Eretico di SienaLa domenica del villaggio: Parigi, il franchismo e tanto altro... - Eretico di Siena

La domenica del villaggio: Parigi, il franchismo e tanto altro…

- 23/11/15

 

C’è molto, moltissimo da scrivere, anche questa domenica: come non tornare – in qualche modo almeno – sui fatti parigini (e belgi, ed israeliani)? Ma non solo: fra i vari anniversari storici importanti della settimana, abbiamo scelto i 40 anni della morte di Francisco Franco, dittatore di una Spagna che fu (e che ancora, in parte, è). Per concludere, una considerazione sull’uso giornalistico della notizia delle minacce mafiose al Ministro dell’Interno Alfano…

Buona lettura, dunque!

 

“FRANCO HA MUERTO!”

Dopo 36 anni di ininterrotto potere, il Caudillo Francisco Franco morì, quel 20 novembre del 1975: sono passati giusto 40 anni; da allora, con una transizione ben pilotata dal monarca, la Spagna è tornata una democrazia. Ha avuto Governi di destra – come l’attuale -, e di sinistra (Zapatero, e non solo). Una democrazia, dunque, ma con l’ombra di Francisco Franco che, almeno per ora, non è matura per stare solo nei libri di Storia, come sarebbe magari auspicabile che fosse. Franco ed il suo sistema di potere aleggiano ancora, e per una certa Spagna le ferite della Guerra civile (1936-1939) sono tutt’altro che sanate.

Dopo 40 anni, ci sono ancora fosse comuni non svelate, c’è ancora chi nega il diritto all’identità di tanti (quanti?) desaparecidos, e c’è, infine, tutta una Spagna caudillista che non ha nessuna intenzione di seppellire la figura del Caudillo “per grazia di Dio”.

Certo è che Francisco Franco tenne la Spagna sotto un regime (clerico-fascista, o all’insegna del nazionalcattolicesimo che dir si voglia) che fu un unicum, con quello portoghese di Salazar, nell’Europa nera: gli altri scendevano a patti, con la Chiesa cattolica, magari partendo da originarie posizioni anticlericali (Mussolini ed Hitler). Il Caudillo no: lui deteneva il potere in modo consustanziale – è proprio il caso di dire! – alla Chiesa cattolica. Solo in Portogallo e nella Slovacchia collaborazionista si arrivò a qualcosa di simile: ma la Spagna fu certo il caso più eclatante.

Va da sé che certi settori non solo dell’estrema destra, ma anche del mondo cattolico, alla luce dell’oggi (Isis), guardino con occhi gonfi di simpatia all’esperienza franchista: ci sarebbe, in fin dei conti, da stupirsi del contrario…

In questa sede, si aggiunga solo questo: comunque la si pensi, dal suo punto di vista il capolavoro del Caudillo fu tenere la sua Patria fuori dal mattatoio della Guerra 1939-1945.

Morì dunque nel suo letto, Francisco Franco; quando fu pronunciato il “Franco ha muerto”, era l’età che se l’era portato via (83 anni).

Domanda delle cento pistole: e se Benito Mussolini non fosse entrato in guerra, in quello sciagurato 10 giugno 1940? Quanto ancora sarebbe rimasto al potere?

 

PARIGI, L’ISLAM E LA VENDETTA DEL LATINO

Con Bruxelles sotto coprifuoco, con Israele teatro di attacchi quotidiani (anche oggi) di “lupi solitari”, anche donne, che accoltellano il primo ebreo sotto tiro (o provano a metterlo sotto con la macchina), Parigi tenta di riprendere la normalità. La SUA normalità.

Ed in settimana vari organi di stampa hanno fatto emergere una curiosità che non possiamo non sottolineare: è ritornato, più in auge che mai, l’antichissimo (bassomedievale) motto latino della città, riferito al rapporto Parigi-Senna.

“Fluctuat nec mergitur”, naviga fra le onda senza affondare, dunque.

“Qualcuno cercava uno slogan per battezzare la resistenza al terrore di Parigi, ora c’è”, scrive Anais Ginori su Repubblica di venerdì. La scritta è stata inserita sul profilo Twitter del Sindaco Anne Hidalgo, è ripresa da svariati murales e via dicendo.

E pensare che proprio in Francia, proprio a Parigi, nei mesi scorsi si era vivacemente discusso di eliminare il Latino dalle materie scolastiche obbligatorie…

 

ALFANO: MARTIRE O ALTRO?

 

Le intercettazioni uscite nelle scorse ore a proposito del Ministro dell’Interno Alfano pongono svariati problemi; in questa rubrica, a noi interessa sviscerare quello legato alla modalità di diffusione della notizia.

Raramente infatti si era visto un uso tanto scopertamente disonesto di una serie di intercettazioni: chi non ha letto con attenzione certa stampa (Il Fatto e poco altro), e soprattutto chi ha ascoltato solo i servizi televisivi di Rai e Mediaset (cioè la stragrande maggioranza della popolazione italica), avrà pensato ad Alfano come ad un galantuomo minacciato da Cosa nostra per il suo ben fare.

In realtà, le intercettazioni di un gruppo di pretoriani ancora legati al mito di Totò Riina comunicano che Alfano ha, sì, ben lavorato nell’azione di contrasto alla Mafia (41 bis soprattutto), ma questo dopo che – a loro dire – era stato aiutato elettoralmente dai mafiosi stessi per arrivare a Roma. I quali mafiosi lo avrebbero volentieri ammazzato, in quanto il Ministro non avrebbe mantenuto i patti (alla Salvo Lima nel marzo 1992, per capirsi).

La disonestà intellettuale di certo giornalismo (tra l’altro pagato dai cittadini contribuenti) non ha davvero limite…

 

 

 

 

2 Commenti su La domenica del villaggio: Parigi, il franchismo e tanto altro…

  1. Edoardo Fantini scrive:

    Ti dispiacerebbe, Eretico, spiegare cosa sarebbe il clerico-fascismo? Nei miei ultimi trenta anni passati a studiare il Ventennio non mi è mai capitato di incontrare un sistema politico simile. Circa l’ingresso dell’Italia in guerra il 10 giugno del 1940 per spiegare tutto avrei troppo da scrivere. Comunque sappi che nel settembre del 1939 appena giunti a Varsavia i tedeschi andarono al Ministero degli esteri di Polonia a curiosare fra i documenti diplomatici. Vi trovarono delle note intercorse, naturalmente prima dello scoppio della guerra, fra la Polonia, la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti, nelle quali quegli ultimi tre paesi affermavano la necessità di abbattere i due sistemi totalitari di Germania ed Italia. Hitler comunicò questi ritrovamenti a Mussolini (si ritrovano nel XXIX volume dell’Opera omnia) il quale non si meravigliò delle quelle intenzioni. Perché? il motivo sta tutto nella creazione dell’Asse Roma-Berlino, che era una collaborazione economica volta a risolvere il problema del petrolio di Italia e Germania, un progetto di autarchia che in queste due nazioni nel 1939 era già avanzato e addirittura volevano esportarlo in tante altre zone d’Europa, dato che all’infuori della Romania questo continente è praticamente privo di oro-nero. I tedeschi avevano due brevetti, Bergius e Fisher, per produrre petrolio e benzina sintetica a partire dal carbone, l’Italia poteva coltivare molti vegetali zuccherini, sopratutto nelle colonie africane, per produrre etanolo che mischiato alla benzina, nella proporzione del 20%, poteva garantire un buon risparmio e sopratutto poteva far finire la dipendenza nei confronti dei paesi possessori di petrolio: Stati Uniti, Inghilterra e Russia. Hitler nel 1939 invase la Polonia per riprendersi le miniere di carbone, che il trattato di Versailles aveva tolto alla Germania nel 1919, perché quel minerale doveva esse trasformato in petrolio sintetico, e guerra fu. Chiese la pace a Churcill nel giugno e nell’ottobre 1940 ma la risposta fu che finché in Germania c’era il nazismo di pace non se ne doveva parlare (lo scrivono due americani, Langer e Gleason ne “La sfida all’isolazionismo”). Il 29 settembre 1943 al punto 30 del lungo armistizio firmato a Malta da Badoglio, gli alleati vergarono che in Italia non vi doveva più essere nessun istituto fascista. Nel marzo del 1945 chiesero al governo del Re di liquidare l’AGIP che ci serviva a trovare il petrolio (lo scrive Lo Martire in un suo libro su Mattei). Il 28 aprile 1945 Mussolini fu ucciso in maniera più che segreta: aveva avvertito che avrebbe svelato al mondo le vere ragioni della seconda guerra mondiale. I documenti che aveva con sé furono trafugati e mai resi noti. Nel trattato di pace dell’ottobre 1940, al punto 17 gli alleati ribadiscono che in Italia il fascismo non dovrà mai più essere. Dopo Mussolini toccherà a Mattei, anch’esso provò a svincolare l’Italia dai padroni del petrolio e fece la stessa fine. Nel disegno dell’autarchia Europea non è mai entrata la Spagna e per questo fu neutrale.

  2. Paolo Panzieri scrive:

    VIVA ESPAGNA!

    Se si potessero scambiare i dittatori come facevano in TV un tempo coi fustini del detersivo, non credo che sarebbero in molti a rifiutare lo scambio…..
    Naturalmente col senno di poi ed in mancanza di meglio.

    Sulla Religione di regime.
    Nella cattolicissima Spagna ebbero luogo veri e propri moti sanfedisti in esito alla chiusura delle chiese ed all’eliminazione degli annessi sacerdoti da parte dei repubblicani, che evidentemente avevano sottovalutato la reazione popolare rispetto a questa drastica applicazione della dottrina rivoluzionaria.
    Vere e proprie milizie cattoliche i “requetes” http://www.requetes.com/ combatterono per i nazionalisti con fanatismo senza pari.
    Di qui l’indissolubile unione tra franchismo e religione.

    Su quel vero e proprio mattatoio che fu la guerra civile spagnola, sulla “limpiezza” che entrambi le parti praticarono scientificamente, sul ruolo dell’Italia, dell’unione sovietica, di Togliatti, raccomando nuovamente un agile librettino di Arrigo Petacco , Viva la Muerte, asciutto e sostanzialmente imparziale.
    Ci sono ancora molti lati oscuri da scoprire.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.