Eretico di SienaLa domenica del villaggio: Islam, un film, dementi digitali (e Ps vari) - Eretico di Siena

La domenica del villaggio: Islam, un film, dementi digitali (e Ps vari)

Eccoci al consueto appuntamento con la rubrica cultural-domenicale del blog; il menù prevede quanto segue: la figura di Kamel Daoud, intellettuale algerino, il quale, da islamico, ci offre, con coraggio pari alla lucidità, un’immagine politicamente scorretta dell’Islam stesso; poi la recensione dell’ultimo film di Haneke, “Happy end”, con un cast attoriale davvero strepitoso;  infine – per “Il cantuccio del prof” -, una amara riflessione su un gruppo di ragazzi, questa volta non “miei”, ma ascoltati ed osservati per un quarto d’ora in un interno: con esiti davvero sconcertanti, purtroppo…

Per finire, Ps a volontà: e buona lettura a tutti, dunque!

RIFLESSIONI SULL’ISLAM: KAMEL DAOUD

Giornalista e scrittore, intellettuale autentico, coraggioso e lucido come pochissimi altri dall’interno dell’Islam, a Kamel Daoud è capitato un qualcosa di davvero particolare: scampato – per ora…- alla furia omicida degli islamisti che lo odiano, è stato duramente censurato nella sua Francia (lui, algerino, che considera la Francia ed il francese la sua forma mentis culturale ed ideale). Ben 19 specialisti di varie discipline, sul prestigioso Le Monde, lo hanno bacchettato con gravi accuse, l’islamofobia in primo luogo. Meno male che molti sono coloro che, al contrario dei 19, apprezzano il suo “Il caso Meursault”, uscito in Italia da Bompiani, che è la continuazione del capolavoro (di uno dei) di Camus “Lo straniero”.

Perché Daoud scandalizza tanto? Forse perché le sue posizioni si sganciano dalla politically correctness dei rapporti fra Europa e mondo islamico, pensate un pochino; forse perché – ricorda Lara Ricci sul domenicale del Sole 24 ore del 26 novembre – Daoud scrive che “L’islam sta male e l’islamismo sta benissimo”; oppure per le sue riflessioni sul rapporto fra un certo Islam ed il corpo (“Il mio corpo non devo nasconderlo per salvarlo, né detestarlo per amare l’invisibile”), oppure ancora per cosa pensa del ruolo della donna nella vulgata prevalente all’interno della sua religione: “la donna ricorda all’islamista la sua debolezza più profonda e radicata: il desiderio. Il desiderio di vivere, toccare, eternizzarsi nella vita”.

Infine, forse anche per il duro giudizio (come non condividerlo, ci domandiamo?) NON sulle Primavere arabe, ma sul loro esito conclamato: Daoud scrive che, in molti casi, si è passati “dal partito unico al partito dell’Unico”. Che la Francia – che l’Islam violento e stragista ha così drammaticamente conosciuto in questi anni – non sostenga, compatta, una figura come questa, è davvero uno dei misteri di questi tempi, confusi e perigliosi.

“HAPPY END”: HANEKE L’ENTOMOLOGO

Il cinema di Michael Haneke è un cinema non facile: per i suoi tempi (che niente concedono all’ibridazione cinema-tv), ed ancora di più per la freddezza, per la la glacialità con le quali scarnifica, da autentico entomologo cinematografico, le vicende trattate. Non poche sequenze ci mostrano il regista che segue in modo zavattiniano la mera quotidianità dei vari personaggi, con passaggi volutamente scarni a livello di pregnanza diegetica.

Eccoci dunque a parlare, dopo questa premessa d’obbligo, di “Happy end”, suo ultimo lavoro, con il quale ci offre il quadro di una famiglia alto-borghese, che ha fatto fortuna con l’edilizia, in quel di Calais. Haneke (classe 1942), cerca, a modo suo, di fare i conti anche con il linguaggio della contemporaneità: vedasi il rapporto adulterino del figlio maschio del patriarca (interpretato, il figlio-medico, da Mathieu Kassovitz) con l’amante, che si materializza solo attraverso Whattsap, e l’incipit-excipit di cui diciamo dopo.

Diciamo che l’unico personaggio compiutamente equilibrato (il che non equivale a simpatico) della non allegra famiglia è quello della figlia del patriarca, una Isabelle Huppert che, a differenza di altri film di Haneke (si pensi a “La pianista”, 2001),  interpreta qui una figlia-madre che cerca di tirare avanti una dinastia in cui i giovani (in particolare il di lei figlio, che le rovinerà anche la festa finale) hanno non solo poca attitudine al lavoro, ma anche problematiche psicologiche non da poco.

Il lieto fine cui rimanda il titolo è ovviamente solo paradossale, e la pellicola si conclude come era iniziato (ring composition), cioè con la nipote del patriarca (un Jean-Louis Trintignant in grande spolvero, dolente e commovente) che riprende uno spezzone di vita dal suo smartphone. Un happy ending, insomma, alla Haneke: e per chi conosce il regista austro-tedesco, già questo dice tutto…

L’ANGOLO DEL PROF:SCUOLA E DEMENTI DIGITALI

Questa settimana scrivo di un’esperienza estranea alla mia diretta attività scolastica; l’altro giorno ero infatti in un luogo altro, rispetto alla scuola: lo spogliatoio del Campo scuola (la scuolina c’entra sempre!); intento a cambiarmi, stranamente con relativa calma, mi trovo accanto a tre adolescenti (15-16 anni), che erano verosimilmente usciti da poco dalle lezioni scolastiche, ed utilizzavano lo spogliatoio come riparo dalla pioggia ghiacciata che veniva giù in quel momento.

Il fatto è che in 15 minuti circa, i tre hanno parlato solo, solamente e soltanto dei loro smartphone: non hanno parlato, per l’appunto, di scuola (per prendere in giro i loro docenti, magari); non hanno parlato di sport (si era in uno spogliatoio, in fin dei conti); non hanno, infine, discettato di più o meno procaci pulzelle, o di altro ancora.

No, per niente: hanno discettato solo del loro “prolungamento del sé”, al massimo spingendosi fino alla malcelata ammirazione per il padre di uno dei tre (“glielo dà l’azienda –  capito? -, lo smartphone! E non so con quanti giga…”).

Non saranno stati hikikomori – termine nipponico, con il quale si designano gli adolescenti che si autorecludono in camera davanti allo smartphone -, perché non erano in cameretta; ma insomma, non erano neanche troppo lontani…

Pasolini attaccava con la durezza implacabile che sappiamo l’omologante ed appiattente televisione, illo tempore; un osservatore dell’antropologia adolescenziale odierna, cosa dovrebbe dire o scrivere? “Webeti” (Enrico Mentana) è uno straordinario neologismo, e poco sotto troviamo gli “sdraiati” di Michele Serra (oggi al cinema, nel film diretto dalla Archibugi). Personalmente, la cosa che più mi rattrista è che sempre più la scuola, invece che provare a porsi come argine a questo fenomeno di potenziale demenza digitale (in forte, ulteriore aumento), la solletica, la vellica, a partire dal Ministro dal rosso crine. Quos Deus perdere vult, dementat prius (frase che il Ministro, peraltro, non potrebbe comprendere)…

Ps 1 In settimana, è uscito il primo libro dell’avvocato – nonché appassionato lettore e commentatore del blog – Paolo Panzieri (“A causa mia”); ricevutolo a casa, e lette alcune pagine – agili e svelte -, il primo giudizio è positivo: come sanno i lettori, l’avvocato sa scrivere in modo efficace, e nel libro lo conferma.

Ps 2 In evidente conflitto di interessi, segnalo con piacere anche l’ultima fatica sulla Storia del Basso Medio evo senese dell’augusto padre (“Ambrogio Lorenzetti e Siena nel suo tempo”, Nuova immagine edizioni, 96 pagine); e segnalo anche che la presentazione del volume si terrà al Santa Maria della Scala martedì 5 dicembre, alle ore 17,30. Appuntamento da non mancare!

Ps 3 Ultimo libro da segnalare, visto che della figura del giornalista torinese Carlo Casalegno si era parlato pochi giorni or sono, in occasione del quarantesimo anniversario della sua barbara e vigliacca uccisione da parte delle Brigate rosse (16 novembre 1977): è uscito il carteggio fra il grande giornalista e Arturo Carlo Jemolo, giurista ed editorialista della Stampa, di cui Casalegno era vicedirettore; “Gli anni della contestazione e della violenza. Carteggio 1965-1977”, a cura di Alberto Sinigaglia, Nino Aragno editore, pagg. 230. Un distillato di intelligenza del periodo storico in questione, delle sue dinamiche interne, ed anche del pessimismo verso l’Italia che sarebbe venuta (soprattutto in Jemolo). Come dar loro torto, anche qui?

Ps 4 Martedì, per la parte culturale de “Il martedì dell’eretico” (Siena tv, ore 20), Duccio Balestracci interpreterà da par suo il Capitolo VI del libro del Cantagalli sulla Guerra di Siena (1552-1559): quello, fra le altre cose, del fatal (per la Repubblica di Siena) 2 agosto 1554, il giorno della battaglia di Marciano della Chiana.

11 Commenti su La domenica del villaggio: Islam, un film, dementi digitali (e Ps vari)

  1. Lucio scrive:

    Concordo in modo entusiastico sulla questione dei “dementi digitali”, perché credo che, persi nella vita frenetica e compulsiva che facciamo, non ci rendiamo conto della necessità fondamentale di limitare e canalizzare al meglio l’uso delle nuove tecnologie da parte dei ragazzi. Che la scuola li incentivi, invece che aiutarli a dosare, io lo trovo devastante. Senza contare che la digitalizzazione sta facendo, e soprattutto farà, perdere vagonate di posti di lavoro!

    • anonimo scrive:

      Caro Lucio
      Questi mezzi digitali che oramai sono cosi potenti da rendere primo attore, chi possiede tanti giga. E giga vuol dire: velocità del processore, velocità delle memorie, velocita di accesso dati, capienza del salvataggio dati. Ecco che ogni persona può essere protagonista e basta lo voglia.
      Ecco la decadenza di molti lavori compreso lo sport. Oramai non interessa più.
      Ed bisogna dire che non è giusto spendere tutti questi soldi nella scuola dato che nutre oramai un interesse minimo presso gli utenti. Diciamolo al professore che bisogna si prepari come tanti lavoratori alla cassa integrazione.

  2. quello di gracciano scrive:

    Interessante è notare da parte dei media italiani l’esaltazione di luoghi quali il Qatar,Dubai o Abu Dhabi. Dittature totalitarie ben più intransigenti della Siria di Assad,ma lì ci sono i lilleri e come diceva Vespasiano….

  3. VEDO NERO scrive:

    http://www.sunto.biz/2017/12/03/la_legge_che_cancellerebbe_tutte.htm
    Leggete questo articolo da “Sunto” e poi traete le conclusioni. Per me sorge una trista domanda; ma viviamo veramente in una democrazia, oppure siamo sotto un altro tipo di dittatura?

    • Paolo Panzieri scrive:

      Lo sbarramento – pare al 3% – per entrare in consiglio comunale, mi troverebbe favorevole. Basta cespugli e listine unipersonali: non servono proprio a nulla!
      Con l’abbassamento al 41% della vittoria al primo turno, invece, qualcuno che ultimamente ha paura dei ballottaggi (prima voleva il doppio turno persino alle politiche …) dimostra tutta la sua paura di perdere ancora altro terreno.
      Ancora una volta si cambiano le regole del gioco in corsa contro o per qualcuno.
      No non siamo più da tempo in democrazia: siamo in demagogia, esattamente nella dittatura della demagogia.
      http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/comuni_sindaco_primo_turno_elezioni-2575450.html

  4. Magico Vento scrive:

    Rispetto all’episodio degli spogliatoi del Campo Scuola e al riferimento al ministro direi che è in linea con i tempi che corrono. Io conosco la scuola solamente da genitore e non sono stato nemmeno uno di quelli che in qualche modo hanno voluto entrare a/nella scuola a rappresentar qualcosa. Direi piuttosto che assieme a mia moglie ci siamo rivolti
    alla scuola, nelle varie fasi dell’obbligo, come a quell’istituzione a cui poter affidare nostro figlio. Non sono mancati momenti di delusione. Mi ricordo per esempio che nei primi due anni di elementari abbiamo avuto solo insegnanti supplenti ma questo era un male per certi versi comune. In II elementare mio figlio, 7 anni, combina il suo primo malestro, fortunatamente ce ne sono stati pochi altri, assieme ad un amichetto. Non sapendo cosa inventare nell’ora di ricreazione decidono di rifarsela con un rotolo di carta igienica bombardandolo entrambi con la pipi. Le maestre vanno nel panico come la dirigente: mi viene raccontato l’episodio come un fatto di bullismo e poiché non conoscevamo l’accaduto fummo preoccupati all’inizio. Finimmo stupiti e delusi quando i due bambini furono colpiti dal provvedimento disciplinare che prevedeva la sospensione per un giorno senza obbligo di frequenza. Scoprimmo in seguito che alle elementari non si poteva utilizzare questo strumento. Insomma la scuola non sapendo come intervenire demandò l’onere ai genitori. Toccò prendere un giorno di ferie e preparare una caterva di compiti alla sera per il giorno seguente nel quale nostro figlio fu svegliato alla stessa ora e una volta fatta colazione, messo di fronte al lavoro da svolgere. Abbiamo poi saputo che l’amichetto fu lasciato dormire fino a tardi se è vero che l’indomani, tornati a scuola, chiese a nostro figlio: “Oggi cosa combiniamo?”

  5. VEDO NERO scrive:

    Riguardo ai dementi digitali non vi viene il sospetto che certi poteri forti, a livello mondiale, vogliono che sia così, un popolo che non pensa si domina meglio. La cosa è vecchia, dal famigerato ’68, nato forse con intenti nobili e velocemente abortito, partì il primo impulso. Successivamente, principalmente dalla televisione. Cominciarono ad apparire delle trasmissioni sempre più vuote e mentalmente carenti, dalle soap opera, telenovelle, passando da “Beatiful” e arrivando ai “Grande Fratello”, “La Talpa”, “Isola dei famosi” e simili e tanta, tanta pubblicità nel mezzo. Il problema è che purtroppo non sono solo i giovani, ma anche tante fasce di anziani sono ormai rincoglioniti. Le trasmissioni migliori, quando ci sono, vengono programmate a tarda notte. E’ tutto un disegno programmato di non farci pensare di testa propria; dobbiamo solo comprare e consumare.

    • anonimo scrive:

      Caro Vedo nero
      Va sintetizzato bene il novecento e capire bene. La grande guerra ebbe come scopo quello di distruggere i due imperi Cristiani, quellomRusso e quello Autriaco; e l’impero mussulmano Ottomanno. Il sessantto fu orchestrato per distruggere la Famiglia. IL tutto fu esguito da inconsapevoli attori, talvolta eroi inconsapevoli.
      Quelli che chiami i dementi digitali, sono utili attori e servono a distruggere l’ultimo legame che l’uomo ha con la sua realtà. Il propio territorio, rendendolo un vagabondo per il mondo senza più nulla. E questo e già a buon punto.

      • manunta scrive:

        vagabondo per il mondo , era roba da canzonissima, nicola di bari .
        Concordo con le ultime tre righe.
        Ma nicola di bari un si poteva senti’.

        • anonimo scrive:

          Caro Manunta
          Ti leggo sempre volentieri e la tua ironia è veritiera.
          Ti parlo per esperienza diretta, me ne andai da questa amata Regione perché
          Mi resi conto che le politiche dei sinistri era contro di me, cioè il popolo minuto.
          Loro erano pieini di lotte per la civiltà. Peccato che ledevano sempre i miei interessi.
          Comunque me ne andai ed ho fatto fortuna. Però posso dirti per quello che ho visto, gli stati più furbi hanno drenato le persone dagli stati amministrati male. Dandogli momentaneaente un reddito. Poi qualcuno come me ha fatto fortuna mentre gli altri vengono dimenticati nella loro povertà. Tanto non li cerca più nessuno.
          Io ritornerò invece e siccome sono ricco voglio morire come il fato vuole. Non lascio nessun testamento scritto che qualc’altro mi possa togliere la vita. Caro manunta io mi voglio bene e sono anche egoista, anzi lascio ad una persona di fiducia un congruo compenso che indaghi sulle cause della mia morte. Questa è la mia legge di civiltà.

  6. manunta scrive:

    ritornero’ era di lauzi, gia’ meglio di vagabondo di nicola di bari.
    Se c hai roba da lasciare , i caro manunta si rende disponobile ai lasciti
    liquidita’ meglio, senno m accontento di’ che ce’.
    ciao

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