Eretico di SienaVe la do io l'America (I), e Conte - Eretico di Siena

Ve la do io l’America (I), e Conte

- 28/05/18

Oggi a pranzo, essendomi rifiutato di dare 12 euro abbondanti per un piatto di pasta al farinettiano (i cui gabinetti ho comunque usato, tiè), l’eretico è entrato per un’insalata al Burger king vicino al Memorial dell’11 settembre (ingenuamente, dopo anni che non entravo in un fast food, ritenevo che si potesse mangiare un’insalata “normale”, ma mi sbagliavo: la stessa era abbinata a dei brandelli di pollo – pollo? -, malamente fritto in chissà che cosa), allorquando mi arriva la non fake new della rinuncia dell’incarico da parte del professor Conte, con tutti gli annessi e connessi, fino alla minaccia salviniana di scendere a Roma.

Che dire? Visto dall’altra parte dell’Oceano, fa sempre un’altra impressione (e qui hanno Donald Trump, a scanso di equivoci); in ogni caso, ne scriveremo a tempo debito, appena di nuovo italioti. Il pubblico dei lettori del blog sarà diviso, come è inevitabile e fisiologico che sia: per tutto il resto, è davvero il caso di dire che speriamo bene…

VIAGGIARE ARABO

Per la prima volta, ho viaggiato con quelli che Goffredo di Buglione (e tanti altri, dopo quel 1096) chiamava gli infedeli: volo Malpensa-JFK di New York City, sabato pomeriggio, by Fly Emirates; servizio impeccabile (multietnico all’ennesima potenza, ma non certo con prevalenza araba); cucina egregia, per l’essere in quota (un pollo – halal – niente male, un dolce al caramello da bis); puntualità pressoché svizzera; il tutto, ad un prezzo tutt’altro che alto (ovviamente nella favoleggiata prima, si spende parecchio di più).

Una considerazione, fra le tante partorite durante i 6,400 km. di viaggio (Terranova, con i suoi ghiacci: che spettacolo!): i voli per gli USA, insieme a quelli per Israele, sono i più a rischio attentati, per ovvi motivi, dopo l’11 settembre; non è forse curioso che, al contempo, sempre più turisti/viaggiatori attraversino l’Atlantico con mezzi di proprietà dei potenziali, futuri attentatori? Evidentemente, una volta tanto il capitalismo-consumismo vince sulla paura, e sulla criminalizzazione aprioristica: gaudeamus igitur, dunque…

UNA DOMENICA A LOWER MANHATTAN

Tempo inclemente e straordinariamente variabile, in questo fine settimana a NYC: sabato sera alle 10 in magliettina, la domenica ci sarebbe voluta la sciarpa, senza enfatizzazioni; a parte questo, Lower Manhattan – la sede del Financial district, della Borsa e di tutto ciò che si può immaginare – è sempre Lower Manhattan: vale a dire la parte più antica, l’autentico centro storico della città, la antica New Amsterdam di inizio Seicento. L’unico luogo in cui si possano trovare reperti del XVII secolo, per capirsi (si pensi a City Hall, il municipio). Il luogo ove la finanziarizzazione del mondo capitalistico si è antropizzata, ad un tiro di schioppo dal Ponte di Brooklyn e dalla Statua della Libertà, ad Ellis Island.

Lower Manhattan era ed è il simbolo del capitalismo stars and stripes, e Osama Bin Laden decise di colpirne i due simboli, quel maledetto 11 settembre del 2oo1; accanto al Memorial, gli americani hanno fatto costruire un enorme centro commerciale (Oculus, lo chiamano), che ha un suo fascino non negabile anche da chi – come lo scrivente – è allergico al consumismo e ai centri commerciali.

La risposta è stata questa, da parte USA: il capitalismo, la consumer society, sa risorgere dalle sue stesse ceneri. Così è, se vi pare…

I TASSISTI DI NYC

Incredibile a dirsi: oggi si è trovato un attempato tassista Wasp (invece che indiano o pakistano), il quale in più conosceva ad amava la Toscana (la figlia ha studiato fra Nizza e Roma); un’autentica rarità antropologica, come chiunque abbia preso un taxi nella neversleeping city ben sa.

Tutti i lavori più umili, a Nyc, sono svolti da “stranieri”, certo non da White anglo-saxon protestant. Anche in questo, la Grande mela ha aperto una strada?

7 Commenti su Ve la do io l’America (I), e Conte

  1. Alex scrive:

    2011 2001

  2. Yama figlio di Mefisto scrive:

    Wasp spiegalo,in pochi leggono Tex

    • Eretico scrive:

      Wasp: White anglo saxon protestant, per chi, appunto, non lo sapesse.

      Fatemi sapere quando ci sarà la Marcia su Roma, mi raccomando, che spargo la voce anche in loco…

      Dal Financial district di Lower Manhattan, l’eretico

  3. Anonima1 scrive:

    Devo dire che ebbi la stessa impressione già una quindicina di anni fa a NYC. A Manhattan si ha l’impressione che non esistano bianchi wasp lavoratori. Sono tutti stranieri. I bianchi lavorano ai piani alti dei grattacieli fino a tardi, per questo non li vedi. I low-end jobs sono esclusivo appannaggio di alcune etnie, non di altre. I cab driver, tutti pachistani, in effetti. Una rarità che tu abbia trovato un bianco alla guida di un taxi. A Singapore, mi dicono, ci sono corporazioni di gruppi etnici che fanno esclusivamente un certo tipo di lavoro, cinesi, indiani ecc. i manovali, pare, abbiano addirittura specializzazioni e tariffe in base all’etnia di appartenenza. Mi vengono in mente le caste indiane. Credo che per il momento alle nostre latitudini questo non succederà: abbiamo fior di commesse, hostess, e cassiere dei supermercati laureate e dottorate, che ormai preferiscono consegnare i curricula per candidarsi a mestieri che un tempo venivano svolti da dipendenti che avevano la terza media. E’ curioso come stia cambiando il tessuto sociale, come cambino le aspettative, come siamo diventati ben disposti ad abbassare il livello delle nostre ambizioni, ad abdicare alla nostra dignità pur di accettare uno straccio di lavoro stagionale sul quale nessun futuro sarà mai edificabile.
    Ho voglia di citare questi versi gozzaniani:
    O pàpera, mia candida sorella, | tu insegni che la Morte non esiste: | solo si muore da che s’è pensato. | Ma tu non pensi. La tua sorte è bella! | Ché l’esser cucinato non è triste, | triste è il pensare d’esser cucinato.

    • manunta scrive:

      Anonima 1
      te li riarrangio sull attuale , stesse rime stesso metro stessa struttura, Gozzano du’ palle, sicche’ stando all attuale , propongo un ermeneutica puondiana(no casa) ,stile dell isolotto.

      o popolo venne novita’ bella/ or sai, democrazia piu’ non esiste /qualcun piu vispo sempre l ha pensato/ e la tua sorte sara’ sempre quella/illuditi e poi votale le liste / dagli strozzin sarai sempre ‘nculato.

      • manunta scrive:

        Cosi’ savon dell aspen fu’ cassato
        del mattarella la gran genialata
        ruina dello spredde ha provocato

        la situazione l era ingarbugliata
        todeschi s eran molto preoccupati
        macron a conte fece telefonata

        dicendosi sicur dei risultati
        che la franchitalian novella intesa
        avrebbe i todeschi contrastati

        sicche’ lesta la decision fu’ presa
        ed ai todeschi padronia fu’ resa

        der mattarellen sa’ chi ci comanda
        quando berlin ci mette sull attenti
        l’italia riempie sempre la mutanda

        inutile vole’ fare altrimenti
        poi ora ottigher c’anche avvisato
        dice mercato un vole cambiamenti

        ed a votare bene ha dichiarato
        l italia sara’ costretta dalla borsa
        e dallo spredde su’ titoli di stato

        strinta dai debito dentro la morsa
        dia retta e lo faccia anche di corsa

        terzine sto’ viaggio a undici strofe, fatte ai volo, mentre saliva i caffe’,gozzano , a lui un gni riuscivano, ed era un palloso innocuo e scontato come dimorti poetucoli cacasotto.
        viva le rime ruspanti viva belli trilussa e burchiello.

  4. Hannibal scrive:

    Sono stato al Farinetti vicino al Memorial dell’11 settembre (a NYC ce n’è anche un altro), e devo dire che, nonostante l’antipatia che ho verso il furbone con il baffo, è un gran bel posto. Per l’americano medio (ignorante come una capra, come l’italiano medio) l’Italia si identifica ormai con Eataly: sempre meglio che con Cosa nostra, ormai declinata anche nell’immaginario targato USA…

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