Eretico di SienaLa domenica del villaggio: Kant, divieti di fumo, suicidi scolastici (e 3 Ps) - Eretico di Siena

La domenica del villaggio: Kant, divieti di fumo, suicidi scolastici (e 3 Ps)

Eccoci al consueto appuntamento cultural-domenicale del blog, con il seguente – ghiotto davvero – menu: si parte con la recensione di un libro del filosofo (ed ex Presidente del Senato) Marcello Pera, il quale coniuga da par suo Kant e Cristianesimo (chi legge, vedrà come); poi, un intervento del costituzionalista Michele Ainis sul divieto di fumare all’aperto (a Milano, ed in generale); per la rubrichetta scolastica, dipoi, il tema del doppio, drammatico, suicidio di adolescenti in un Liceo di Monza.

Per finire, 3 Ps, con ovviamente il ghiottissimo programma della settimana in Comunale; domenica essendo, buona lettura a tutti!

PERA, KANT E LA RAGIONE

L’ex Presidente del Senato Marcello Pera, dunque, ha colpito ancora; non pago di averci ricordato che non solo si deve essere cristiani, ma anche perché (“Perché dobbiamo dirci cristiani”, anno Domini 2008: il Cristianesimo è la sola religione compatibile con il liberalismo, sosteneva Pera; vallo a spiegare al Pio IX del “Sillabo”, però… ), il filosofo lucchese è tornato in grande spolvero ad ammansirci, sostenendo oggi che il Cristianesimo è l’unica religione conciliabile con la Ragione, quindi con un certo Immanuel Kant (1724-1804).

Titolo dell’opera:”Critica della ragion secolare. La modernità e il cristianesimo di Kant” (Le Lettere, pagg. 200 – tonde tonde -, 20 euro il prezzo, con denaro che è più fruttuoso dare evangelicamente in beneficienza, ci permettiamo di suggerire; ci si può accontentare della puntuale recensione dello storico Francesco Perfetti su Il Giornale di sabato 8 febbraio, pagina 31).

La fede in Dio – in quello cristiano e basta, ovviamente – è razionale, sostiene Pera rovesciando il “credo quia absurdum” della grande apologetica dei primi cristiani: senza il Dio cristiano, non c’è pensiero positivo; dopodiché, perché il Cristianesimo è l’unica religione che coniuga pensiero razionale e fede, di grazia? Giacché l’affermarsi del Cristianesimo va di pari passo con l’affermazione della civiltà occidentale (con ben pochi cenni a tutti gli sdirazzamenti di questi venti secoli), ed in più – come detto – è l’unica che sia compatibile con il pensiero liberale; di pari passo, per il seguace di Popper, la Rivoluzione scientifica e l’Illuminismo – fra Sei e Settecento – hanno iniziato ad erodere la Fede, dunque il mos maiorum pregresso, fino alla imperante secolarizzazione (magari dipendesse solo dall’Illuminismo, invece che, soprattutto, dal consumismo: staremmo tutti meglio…); ma soprattutto: possibile che ad un non credente (nel Cristianesimo), sia negata anche solo la possibilità di un’etica altra, intrinsecamente laica? Per Marcello Pera, in veste di filosofo, così è: per chi non la pensa così, anatema sia! Basta con il pernicioso relativismo, no?

FUMARE ALL’APERTO?

Michele Ainis, costituzionalista di livello, ha vergato per “Il venerdì” di Repubblica della scorsa settimana un gradevole e stimolantissimo pezzo, in cui – dalla parte dei fumatori – ripercorre le vicende che hanno portato il Sindaco di Milano Sala a vietare, dal prossimo marzo, il fumo anche all’aperto, alle fermate dell’autobus o del tram (che a Milano, a differenza che a Siena, esiste, eccome); Ainis ripercorre con brillantezza vari passaggi: si va dalla demonizzazione religiosa religiosa del fumo, nel Seicento (in Iran ai fumatori si versava piombo fuso in gola!), fino alla crociata salutistica importata dagli USA (a NYC il divieto in questione esiste da anni, non a caso).

Il costituzionalista non vuole certo dire che il fumo faccia bene, neanche quello passivo, ovviamente, ma ricorda che la Costituzione (articolo 32) ci dice che la Salute è un diritto, non già un dovere. La questione che Ainis solo lambisce è quella se effettivamente il fumo all’aperto faccia male agli altri, come francamente ci pare di potere dire, più tutta la questione delle polveri sottili, devastanti a Milano. Senza dimenticare una cosa, su cui tutti – credo e spero – siamo d’accordo: l’ipocrisia dello Stato, che con una mano disincentiva, e con l’altra prega in cuor suo che i 10 milioni e rotti di tabagisti non smettano per nessun motivo di avvelenarsi, giacché esso perderebbe qualcosa come circa 11 miliardi di euro annui.

La chicca finale, a proposito di polveri sottili, ce la offre però Paolo Del Debbio (su Libero del 22 gennaio): secondo l’Human gastrointestinal physiology nutrition department di Sheffield, più del fumo all’aria aperta, per la questione delle polveri sottili, inquinano le flatulenze (azoto, metano, ossido di carbonio, idrogeno ed altre sostanze sono infatti contenute in ogni peto). Naturalia non sunt turpia, ma insomma…

L’ANGOLO DEL PROF: DUE SUICIDI? COLPA DEI DOCENTI…

Due studenti del Liceo scientifico più importante di Monza si sono tolti la vita, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, in settimana; non sappiamo (nel senso che lo ignora lo scrivente) se si frequentassero, e si è letto che avevano avuto percorsi scolastici assai differenti. Ad ogni buon conto, al di là della indicibile tragedia, non è questo che ci interessa, qui ed ora; ci colpisce invece che la stampa – per es., La Nazione di ieri – riporti una lettera scritta da alcuni genitori alla Preside della suddetta scuola, in cui in buona sostanza si scrive che l’istituto in questione è troppo duro, troppo esigente, troppo selettivo, individuando subito un possibil legame causa-effetto con la duplice tragedia.

Ovviamente, non abbiamo alcuna conoscenza diretta di QUEL Liceo Scientifico, in cui magari ci saranno docenti davvero esigenti (da difendere come si diceva un tempo dei panda, peraltro), ma mettiamo pure che così sia: in quel Liceo lombardo, ebbene ci sono docenti assai esigenti. E allora, di grazia? Salvo che venga provata una reiterata vessazione contra personam (in questo caso, contra personas), cosa ci può entrare questo con il suicidio? Il solo fatto che si possa istituire un eventuale, possibile, potenziale nesso di causalità fra le due cose (presunta durezza di taluni docenti e suicidi), fa capire tante cose, anzi tantissime, dell’attuale, devastante, rapporto scuola-genitori (taluni, si capisce).

La scuola italiota, insomma, si merita tanti Ugo Popolizio, che pensano solo a campare in qualche modo fino al 23 del mese, distribuendo voti alti a destra e a manca, e negando in modo sistemico la meritocrazia, unica possibilità di ristabilire un minimo di ascensore sociale (si perdoni l’autocitazione del buon Popolizio); ditemi dunque un po’ voi: come si può fare ad essere anche solo moderatamente ottimisti? Lo scrivente, in tutta franchezza, proprio non ci riesce…

Ps 1 Domenica scorsa, in occasione del meritorio Giorno del Ricordo, ci siamo occupati del dramma delle Foibe; come prevedibile, in settimana, sono fioccati i commenti, ed è venuta fuori l’immagine (falsa) di Pertini che avrebbe baciato la tomba del Maresciallo Tito, in occasione dei suoi solennissimi funerali di ormai 4o anni or sono. Come già scritto, siamo comunque dell’opinione che, mentre i monumenti dovrebbero restare in piedi (per tanti motivi), le onorificenze si possono, per non dire devono, togliere: ecco ciò che si potrebbe fare di quella che il socialdemocratico Saragat Presidente della Repubblica (con Mariano Rumor, democristianissimo Primo Ministro, eh), concesse a Tito nell’ottobre del 1969 (Cavaliere di Gran croce “Al merito della Repubblica italiana”, 2 ottobre 1969).

Ps 2 Uscito in questi giorni un agile volume che – in occasione anche del centenario tozziano, i cui eventi stanno per iniziare – ci permette di conoscere il periodo che Tozzi trascorse a Roma: “A Roma per mano a Federigo Tozzi” (Betti), della sempre puntuale Laura Perrini, con prefazione di Carlo Fini ed un saggio del professor Riccardo Castellana (che avremo a marzo in Comunale, ma a parlare di Pasolini). Per scaldare al meglio i motori tozziani.

Ps 3 Ecco il ricchissimo programma della ineunte settimana in Comunale (sempre 17,30, in Sala storica): per il Martedì senese, Augusto Mattioli – con lo scrivente e Luca Luchini – ci parla delle sue “Augustorie”, i libri fotografici dedicati alla Siena degli ultimi 30 anni; giovedì, big event con l’ultimo noir del commissario Rocco Schiavone, primissimo in classifica: arriva Antonio Manzini con “Ah l’amore l’amore”; si conclude con la conferenza del dottor Giacomo Zanibelli dedicata alla “Battaglia del grano nel ventennio fascista”: un’occasione per approfondire, con rigore storico, un aspetto importantissimo dell’economia italiana, Mussolini regnante (da raccomandare ai maturandi, tra l’altro).

Per non farsi mancare alcunché, segnaliamo anche un incontro per gli amanti della grandissima poesia montaliana, questa volta targato Accademia degli Intronati: mercoledì alle 17,30 si squaderna l’ultima edizione de “La bufera ed altro”, curata da Pierluigi Pellini, introdotto ovviamente da Roberto Barzanti; una delle vette della poesia montaliana, pubblicata per la prima volta nel giugno del 1956. Save the dates!

10 Commenti su La domenica del villaggio: Kant, divieti di fumo, suicidi scolastici (e 3 Ps)

  1. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Riguardo al fumo: da come dice Del Debbio, allora dovremmo fare sparire le piante dei fagioli, cause delle inquinanti flatulenze. Idea balzana. Sarebbe meglio abolire totalmente il fumo perché i soldi non guadagnati dallo Stato con le sigarette ed affini sarebbero abbondantemente bilanciati dai costi minori per la Sanità e le meno ore di lavoro perse a causa delle malattie causate dal fumo, che sono tante dal tumore, passando da quelle cardiache, quelle respiratorie e via dicendo. E poi diciamolo chiaramente il fumo è da accostare alla droga, alla pari dell’eroina, cocaina ecc., perché è causa una forte dipendenza. e poi sono soldi andati letteralmente in fumo che sarebbe meglio spendere in cose più piacevoli e salutari.

  2. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Sul PS1 cosa dire? Per la ragione di Stato quante ingiustizie vengono fatte e quante volte la Storia viene cambiata, voltata e rivoltata. Riflessione sul fatto che, se va bene, nei programmi di storia si arriva sempre di corsa alla prima guerra mondiale, poi a tempo di record si arriva ai giorni nostri con una certa superficialità. Non è che con tutti gli scheletri nell’armadio che ci sono circa il travagliato immediato dopoguerra (la troppo dimenticata vicenda delle foibe, le amnesie sul governo stalinista, Porzus, ecc.) si cerca di evitare di approfondire le cose evitando così polemiche e risvegli di rancori ancora presenti tra le varie forze politiche italiane? Ancora ci sono troppe ferite aperte purtroppo e forse tra 50 anni si parlerà veramente di quello che successe in quei tristi anni. La Storia è una bella cosa, ma spesso è manipolata dai vincitori; l’unica cosa certa è che spesso chi subisce è quello che c’entra di meno, mentre tanti voltagabbana la fanno franca.

  3. Anonimo scrive:

    Lo Stato non è ipocrita nè prega, fa semplicemente pagare ai tabagisti i costi collettivi del loro vizio.

    • VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

      Lo Stato dovrebbe proibire il fumo a prescindere. Ovunque, fine delle sigarette e affini, stop. Sarebbero soldi risparmiati per i viziati fumatori, meno costi per il sistema sanitario, meno ore lavoro perse per malattie e minori litigi tra chi fuma e a chi invece da fastidio il fumo passivo. Quando l’allora ministro Sirchia proibì il fumo negli uffici ci fu un miglioramento per la mia salute, prima del divieto tutti gli anni mi toccava stare almeno una settimana malato o per bronchite o influenza, dopo non mi sono ammalato neanche una volta, salvo qualche banale raffreddore. E come me quanti hanno dovuto subire questa prepotenza dei fumatori. Si parla tanto di inquinamento dell’aria e poi si permette di sfumazzare liberamente, bella coerenza. Aria pulita ci vuole. Aiutiamo realmente l’ambiente.

  4. Anonimo scrive:

    Per quanto riguarda il sig. Ainis, ha tutto il diritto (per ora) di chiudersi in casa ad affumicarsi l’organismo come un salmone, senza appestare i pedoni per strada. Magari tenga chiuse le finestre.

  5. Uno della campagna scrive:

    A proposito del senatore Marcello Pera, concordo totalmente con l’Eretico, che ci offre un’altra lezione di laicità che è un balsamo in questi tempi tristi. Però mi viene da dire: 15 anni fa, le istituzioni erano rappresentate da uomini come Pera, cioè da persone con idee criticabilissime, ma gente che scriveva saggi filosofici. Guardiamo al 2020, se ne abbiamo il coraggio: ricordate il giochino “trova la differenza”?

  6. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Sul ps2 consiglierei di leggere i due romanzi brevi di Tozzi: primo che parla di una gita a Maccarese e l’altro sul Monte Soratte. Molto belli per descrizione dei luoghi e stato d’animo dello scrittore.

  7. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Dalle “Novelle”: “I Butteri di Maccarese”, “Campagna romana” e “Una sera presso il Tevere”. Sono un po’ tristi, ma belli. Li ho letti diversi anni fa e purtroppo la raccolta “Novelle” è rimasta sepolta dai tanti libri che ho in libreria, ma se mi ci metto seriamente la ritroverò. Dovrò fare un po’ di ordine e catalogare il tutto.

  8. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Ho trovato il libro per fortuna.

  9. Un selvaiolo scrive:

    Caro Raffaele, era da un pochino che non ti leggevo: complimenti per la qualità culturale del blog, scusa ma posso dire che mi fa piacere che un cocontradaiolo sia un punto di riferimento intellettuale per tutta la città? Non c’è bisogno che tu risponda.

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