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La Siena di Augusto Mattioli

Martedì scorso, in Comunale, si è svolto uno stimolantissimo incontro, che ha visto protagonista assoluto il buon Augustino Mattioli, da molti simpaticamente conosciuto come “Pinguino”; l’occasione era data dalla pubblicazione dei volumi denominati “Augusteide” (edizioni Il leccio), che raccolgono foto – tutte quante rigorosamente in black and white – della Siena dei Settanta, degli Ottanta e dei Novanta: niente del XXI secolo, dunque. Vediamo di fare qualche riflessione su questi volumi, e soprattutto su certi aspetti della vita della città, ovviamente.

OPERAZIONE NOSTALGIA, CERTO; MA NON SOLO…

Come si è chiesto opportunamente Luca Luchini – insieme allo scrivente, intervenuto a presentare l’opera in questione – è stata, questa di Augusto Mattioli, un’operazione nostalgia? Certo, certo che lo è stata; dirò di più, aggiungendo una cosa che mi sono dimenticato di dire l’altra sera (mea maxima culpa): è un’operazione perfetta per solleticare, per vellicare il narcisismo dei senesi, sempre desiderosi di partecipare al giochino del “vediamo chi c’è”(e di certo, morettianamente, in questi volumi si nota di più chi appare in foto, rispetto a chi invece è “silenziato” dalla macchina fotografica di Augusto).

Ciò detto, le decine di foto presenti nei volumi – solo una goccia, nel mare, nell’oceano delle circa 400mila scattate da Augusto in questi decenni – hanno un valore storico immenso: ci ragguagliano di una Siena “sgarrupata” (il copyright è mio), del tutto inimmaginabile oggi. Il rischio di cadere nella laudatio temporis acti, come sempre in queste occasioni, è altissimo, ed invece va evitato (il ricordo degli Anni di piombo e di alcuni drammatici fatti di cronaca nerissima come il sequestro-omicidio Ostini fra gli altri, possono aiutare, a tal proposito); fermiamoci e limitiamoci al dire che era semplicemente un modo di vivere la quotidianità del tutto diverso, rispetto all’oggi: si pensi solo all’evento catalizzatore per eccellenza, il Palio. Le foto di Augusto – a partire da discrete cazzottate d’antan – lo dimostrano in modo impietoso (ve lo immaginate un fotografo che, oggi, si mette a fotografare gente che mulinella le mani, di grazia?).

Le pasoliniane lucciole non esistono più, e da tempo: da una parte, molto meglio così, e ringraziamo di non avere fatto nascere noi, il coronavirus, invece che Wuhan; quando c’era la “semaia” ed i pargoletti si mettevano nel Campo – “ogni precauzione deposta”, parafrasando l’Alighieri – a dare il chicco ai portatori di salmonella, forse non ci siamo andati troppo lontani, eh…

SIENA NEGLI ANNI DI PIOMBO

Oltre alla vita di Palio (con pochissimi fantini e tantissimi contradaioli), nei volumi di Augusto ci sono tante altre cose: lo sport, anche quello ruspante e genuino, non ancora viziato dai troppi soldi (finiti poi nelle aule di Tribunale, sic), con la ormai scomparsa Atletica leggera; ci sono le attività commerciali, attività di una città meno turistica e più vissuta; c’è, soprattutto, la politica. Con contorno avvelenato del dramma degli Anni di piombo: chi si ricorda, per esempio, che insieme all’Upim – quell’11 aprile del 1978, nel cuore del sequestro Moro – erano stati bruciati anche i magazzini della Coop in Via Mameli? (Eh sì, i due principali incendi della recente storia senese  – questo dell’UPIM e della Coop, 1978; quello in Curia, 2006 -, sono entrambi rimasti senza colpevoli). E poi la storia di Beppe il bugiardo, che ci vedeva poco e che di solito inventava tanto, ma che quel 15 marzo 1978 (the day before) sentì anticipare del rapimento di Moro con strage della scorta annessa, andando subito a raccontarlo ad amici e moglie, ovviamente venendo trattato come lo zimbello di Via dei fusari? E che dire dell’attentato subìto dal povero Pierpaolo Fiorenzani, allora pezzo importante della Dc senese, che si trovò un ordigno sotto la macchina, in quel di Collinella? Il sangue, quello, sarebbe arrivato dopo, 4 anni dopo, all’uscita da Monteroni…

AUGUSTINO, CHE DISSE NO A BABBO MONTE

Insomma, oltre a vellicare l’insopprimibile narcisismo dei senesi, il meritorio lavoro di Augusto fa ricordare e rivivere tanti momenti della civitas senensis, momenti che uno scatto fotografico può rappresentare in modo apodittico; e siccome – come diceva Umberto Eco, scomparso giusto 4 anni or sono – la”memoria è la nostra anima”, come si fa a non essere grati al piccolo, grande Augustino? Uno dei pochissimi senesi che, pur avendo un parente stretto (ed al momento giusto) che era Capo del personale Mps, decise di andare a lavorare non al Monte, bensì peregrinando per le scuole, da docente di Educazione fisica: quanti, a Sienina, possono dire di avere fatto lo stesso?

 

Ps A proposito di Mps, sebbene tutto sia inevitabilmente focalizzato sull’uscita di Marco Morelli dalla poltrona di dominus effettivo (se ne va di sua spontanea volontà, o per pressioni?), facciamo un discorsino comparato: si faranno davvero le nozze fra Intesa ed Ubi? Comunque vada a finire, vedete come funziona, fra pezzi grossi della finanza e del cosiddetto risiko bancario: si presenta l’idea, la si offre all’opinione pubblica e agli azionisti, si ascoltano pro e contro; magari, si fa anche la due diligence. Noi, invece, a Sienina vi ricordate come si fece, in quel novembre 2007, quando Mps inglobò la derelitta Antonveneta? Mumble mumble mumble…

16 Commenti su La Siena di Augusto Mattioli

  1. Daria gentili scrive:

    Chi ha mangiato, come me, la cecina, la pizza e i bomboloni dello “ Zozzo” e ha comprato i primi jeans dal Niccolai, non può non provare nostalgia a sfogliare i volumi del Pinguino, nostalgia anche per una città – anche come comunità di persone – che non esiste più e che sarebbe stato meglio se fosse rimasta un po’ più uguale a quella di una volta. Se si perde l’anima……

  2. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Futuro del Monte? Brutto come quello del maiale. Un pezzo diventa prosciutto, un altro spalla ed altro porchetta e così via non si butta via niente. E così il Monte; il pezzo peggiore, il ramo ex Antonveneta, verrà svenduto a prezzo stracciato, gli sportelli toscani e dell’Italia Centrale verranno dimezzati e venduti. Il centro elettronico svuotato per affidarsi ad aziende esterne per varie fasi in funzione al progressivo totale pensionamento dei montepaschini. Si salveranno forse gli sportelli nelle grandi città e nelle zone più redditizie; alla fine di questo spolpamento, pronto in tavola, tutto sarà divorato col matrimonio con qualche grossa banca italiana o straniera, poco importa. Ed a Sienina cara? Resterà la Sede storica colla facciata scritta Monte dei Paschi (non più di fatto) tanto per fare un po’ di fumo negli occhi a chi ancora ci crede; certamente rimarrà una rappresentanza di pochi eletti (i soliti raccomandati) a custodire i tesori della Rocca ed a ricordare ai visitatori gli antichi fasti della Banca. Gli altri concittadini, se vogliono lavorare all’ex Monte, in gran parte lo dovranno fare fuori sede con dubbi ritorni a Siena. La stanza dei bottoni non rimarrà certo a Siena e così secoli di oculata gestione bancaria saranno chiusi per sempre. Sic transit gloria mondi e grazie a quella parte politica principale responsabile di questo disastro. Piccola divagazione: grazie alla stessa parte politica -tra cui il governatore regionale ed assessore alla Sanità della Toscana- che ha tacciato di allarmismo e di “fascista/sovranista” chi aveva immediatamente dato l’allarme del pericolo del coronavirus ed ora ci troviamo tutti in pericolo. Grazie, ce ne ricorderemo alle elezioni.

    • Giacomo rossi scrive:

      Bravo!
      Cerca di ricordarti anche di tutte le promesse fatte da questa amministrazione e non mantenute, da tutti gli atti emanati dai governatori di Veneto e Lombardia…poi se hai tempo vai a votare….si, libera il tuo cervello da pensieri limitati, superficiali…bloccati le dita prima di scrivere e pensa x 10 secondi a tutte le variabili alternativa alla prima c(azzata) osa che ti viene in mente

      • VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

        Allora vai facciamo entrare tutti senza nessun controllo sia sanitario, sia di provenienza economica o di profugo. Magari appoggiamo anche i no vax. Poi tiriamo le somme e vediamo che succede. Stavolta i governatori ci avevano visto giusto e in una cosa molto importante attacchiamoci al politicamente corretto dai andiamo avanti così, continuiamo a farci del male.

  3. Il Giaguaro scrive:

    Si,la Siena di una volta non esiste più.
    Dove si può leggere ora quell’avviso appeso all’uscio di bottega:”recapito del vetraio:se non so qui so dal vinaio”.?
    Si,quando si perde l’anima è per sempre….

  4. Lucia scrive:

    Vedo nero e’ il classico lupo travestito , per buonismo, da agnello!
    Talvolta lascerebbe intendere umanità, ragionamento…magari va in chiesa e fa la comunione,forse fa anche beneficienza( per placarsi la coscienza), poi dietro lo pseudonimo emerge la sua vera natura!
    Siamo in tanti ad avere questa maschera, solo che in alcuni la rappresentazione propria si manifesta con gli atteggiamenti più biechi, irresponsabili e autoritari.
    Sono sempre curiosa dell’ età delle persone , per poter immaginare il livello di riflessione cui poter raggiungere…..

    • VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

      Non capisco questo intervento. Il signor Burioni Roberto stimato virologo studioso, insomma uno del campo, venne tacciato giorni fa dal nostro “amato” Governatore della Toscana di essere un fascista/leghista per avere consigliato precauzioni più severe contro l’infezione del coronavirus, infatti criticava il suddetto governatore e l’assessore alla Sanità per non avere messo in quarantena tutti i cinesi provenienti dalla Cina, in particolare quelli residenti a Prato. Il nostro “Sua Sanità” Rossi ci era andato molto pesante. Oggi vediamo cosa sta succedendo al nord Italia ed è presumibile che presto la cosa interesserà anche la Toscana. Tutto qui, vogliamo dire bravo al nostro Governatore? Invece di metterla in politica non era meglio pensare seriamente a questa emergenza sanitaria?

      • Veritas scrive:

        Basterebbe la pandemia fosse SELETTIVA,ed in Itaglia(volutamente scritta così)i problemi sarebbero risolti.

        Prendesse solo chi minimizza,i buonisti,gli “accoglitori”,che meraviglia!!!

  5. Stefano pardi scrive:

    Non voglio parlare dell’ ignobile sciacallaggio di certa destra( non tutta fortunatamente) sull’emergenz corona virus( cui si dovrebbe vergognare anché il sedicente sindaco civico), ma userò questo democratico spazio per salutare il prof Alessandro Finetti, maestro di basket alla Virtus, docente di ginnastica alla Mattioli; grande persona e vero personaggio, che ha condiviso con Augusto la palla a spicchi!
    Ci lascia una memoria della pallacanestro, sincero e diretto nelle sue affermazioni, mai istintiva ma sempre corroborate da cognizione di causa .
    Un abbraccio alla moglie Enza e alla famiglia del fratello ex rettore del brucone.

  6. Roberto scrive:

    Su Coronavirus: leggo dal sole24ore, parole della direttrice del laboratorio analisi dell’ospedale Sacco di Milano : in una sola settimana per influenza normale in Italia sono morte 217 persone in media al giorno, quasi 1500, in una sola settimana!!! Più morti di quanti ne fa il Coronavirus in Cina. Io penso che siamo tutti matti.

  7. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Riguardo i libri di Augusto Mattioli; belli, tutti, molto commoventi, fanno pensare alla Siena di un tempo quando si pensava di più alle Contrade, al Palio, s’era tutti più ruspanti ed intanto da altre parti costruivano strade, ferrovie e noi sempre col trenino, le strade dell’800. C’era però una sicurezza una presenza rassicurante che ci difendeva da tanti problemi, il Babbo Monte che con la Fondazione erogava tanti soldi per qualunque capriccio che Sienina si voleva togliere, tanti progetti finiti nel fumo o a pro di qualche pseudo associazione. Le Contrade vivevano un’epoca d’oro intanto però c’era lo stillicidio che portava tanti senesi fuori delle mura a causa di un piano regolatore suicida salviamo le belle mura, ma lasciamoci crescere tanti capperi e fichi. Meglio fecero i nostri antenati che buttarono giù le mura a San Prospero per farci un nuovo quartiere, ora guai a toccare le mura, ma non si bonificano nemmeno; c’erano tantissimi passaggi ora tutti chiusi. La gente che vedo in quelle foto sono la generazione bruciata che ha portato Siena alla rovina o non ha fatto nulla per evitarla. Preferisco di non guardare quelle foto perché più che la nostalgia mi viene la rabbia per le tante occasioni perse e non più recuperabili. E poi il clima festoso di ottimismo e di reciproca fiducia che c’era allora, era in tutto il territorio nazionale, principalmente nelle città di provincia. Il mondo è cambiato per tutti, ma noi avevamo un tesoro che abbiamo sperperato senza cervello e quindi è inutile guardare al passato cerchiamo di pensare al presente ed al futuro e sfruttare al meglio le poche risorse che ci sono restate.

  8. Fa tenerezza vedere ancora gente che si ricorda le erogazioni della Fondazione sul territorio negli anni 2000-2008… quel miliardo andò soprattutto ad associazioni, i cali azionari della Banca negli anni successivi e soprattutto la conversione delle obbligazioni (le subordinate non ristorate) del 2016 penso abbiano fatto quasi pari, essendo stati bruciati oltre venti miliardi di patrimonio (complessivamente), inoltre adesso ogni contribuente (senese) ci perde un altro centinaio d’euro, pochi ma propri, non le associazioni dell’epoca.

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