Eretico di SienaLa domenica del villaggio: Strove, Moravia, Rutilio - Eretico di Siena

La domenica del villaggio: Strove, Moravia, Rutilio

Puntata assai ricca, quella odierna della rubrica cultural-domenicale: si parte con un poeta latino del IV secolo dopo Cristo, Rutilio Namaziano; si prosegue, poi, con un ricordo di Alberto Moravia, a 30 anni dalla morte; per la rubrica dedicata ai luoghi del Senese, un giretto in quel di Strove. Ben 5 Ps, infine, per conchiudere il tutto.

RUTILIO NAMAZIANO, POETA DELLA NOSTALGIA

La figura di Rutilio Namaziano, importante poeta di quel periodo che segna il trapasso dalla Latinità pagana a quella cristiana, è rimasta nella storia della Letteratura latina grazie a ciò che abbiamo del suo “De reditu suo” (Il suo ritorno), una sorta di diario del viaggio – fatto intorno al 414 d.C. – per tornare dalla Roma da poco devastata da Alarico (Roma nella quale Rutilio aveva rivestito cariche di grande importanza istituzionale, in particolare quella di Praefectus Urbi, una specie di Sindaco), verso la sua – per origine – Gallia narbonese (grosso modo, l’attuale Provenza).

Dobbiamo ad Alessandro Fo la traduzione dell’opera di Namaziano, e la sua recente riscoperta; dobbiamo a Folco Giusti – zoologo con la passione di Namaziano – la riproposizione del personaggio, in chiave romanzata, nel libro che gli ha dedicato, e che abbiamo presentato lunedì scorso in Fortezza (era in effetti assai freddino, ma le Latinae litterae ci hanno riscaldato, almeno un pochino…).

Giusti è originario di Capraia, e Namaziano anche da lì passa; in quel luogo, trova dei monaci, anacoreti che non esita a definire – con un’espressione davvero pregnante – “lucifugi viri”, uomini che fuggono la luce. Il poeta è formalmente cristiano (l’Editto di Teodosio è di una trentina di anni prima), ma il suo cuore batte ancora, e forte, per l’universo valoriale pagano (come non capirlo, per Zeus?); la Cristianità viene vista come una religione disgregatrice della declinante potenza romana, nonchè tesa a mortificare i piaceri della carne.

Domenica scorsa abbiamo scritto di San Girolamo, di Namaziano coevo: qualche differenza di approccio verso la vita ed alcuni dei suoi godimenti, in effetti, non la si può non riscontrare…

IL GRANDE DIMENTICATO: ALBERTO MORAVIA

Sono trascorsi trenta anni, dalla morte di Alberto Moravia, e non pochi hanno notato la coltre di silenzio che è scesa – soprattutto, assordante a Sinistra – su questo anniversario. Marcello Veneziani, che da giovane non lo ha certo amato, si è chiesto il perchè, arrivando alla conclusione che “Moravia è vittima, oggi, di quello stesso conformismo che gli apparteneva in vita”. O è forse sic et simpliciter il fatto che la scrittura, le tematiche proposte da Moravia nei suoi romanzi e nei suoi scritti sono oggi troppo complesse, difficili, anche per quel 30% di popolazione italiana abitualmente leggente? Purtroppo, nel nostro pessimismo sulla caduta verticale della fruizione culturale nell’Italia odierna, temiamo che ci sia soprattutto questo.

Noi Moravia lo vogliamo ricordare così: come un grande narratore, arrivato al successo giovanissimo (22enne, con “Gli indifferenti”), poi autore di opere che hanno svelato pagine scabrose della storia dell’Italia novecentesca (“La ciociara”, “Il conformista”, da cui Bertolucci ha tratto un film che si staglia nella memoria); autore di resoconti di viaggio (India ed Africa su tutti, ma anche URSS) a dir poco stimolanti; recensore di film (rubrica sull’Espresso), financo oratore funebre, con la celebre orazione in memoria del grande amico Pier Paolo Pasolini, in Campo dei fiori, quel 5 novembre 1975. Fu conformista anche lui, in certi passaggi (nel 1941, si sposò in chiesa con Elsa Morante, officiante padre Pietro Tacchi Venturi – molto, molto vicino a Mussolini -, nella speranza che un matrimonio cattolico proteggesse lui e la moglie, facendo dimenticare le origini ebraiche), ma al contempo lo descrivono come generoso di aiuti ai giovani che gli si rivolgevano.

Quest’estate, ci siamo letti un Moravia minore (“1934”, uscito nel 1982), romanzo autobiografico in cui il giovane autore fa l’antifascista (molto intellettualistico, peraltro) e l’esperto di Letteratura tedesca in crisi esistenziale; per scacciare l’idea del suicidio, cerca di canalizzare il suo male di vivere in una relazione con una giovane tedesca che arriva a Capri, ove anch’egli è in vacanza. Ne scaturisce una relazione che oggi si definirebbe “tossica”, e che il romanziere analizza scandagliando il suo animo fino ai meandri più nascosti: introversione allo stadio puro (peraltro con uno stile essenziale ed asciutto, nonchè molto dialogico).

Ecco perchè Moravia è stato dimenticato, senza alcuna particolare motivazione politica (magari, ci fossero ancora di questi scontri, magari): perchè – scavando a fondo in se stesso, e cercando di conseguenza di fare scavare il lettore – Moravia non appartiene più a questo tempo e al modo di pensare di oggi, forgiato dall’immagine, dai tweet e dai like.

PAESE CHE VAI: STROVE

Come si fa a non spendere l’aggettivo “delizioso”, scrivendo del minuscolo borgo di Strove (Comune di Monteriggioni)? Tutto intorno, impazza la beltade dei boschi del Montemaggio, con i lecci, i castagni e le querce a farla da padroni, nonché con le emergenze carsiche che – a meno che non rovinino le caviglie disattente – rappresentano un valore aggiunto per tutti, oltre che una delizia per i geologi.

Due parole specifiche, però, le merita proprio il borgo di Strove, longobardo in origine, nel XII secolo passato a Siena (i Tolomei sarebbero di qui originari): folgorati dalla bellezza paesaggistica che lo circonda, magari molti non ci si fermano neanche; invece almeno qualche minuto di visita lo merita, il luogo, posto lungo la Francigena, in particolare sull’asse San Gimignano-Siena; la chiesetta – dedicata a San Martino di Tours, quello del mezzo mantello donato al mendicante, esempio di militare romano convertito al Cristianesimo (come poteva durare oltre, l’Impero, di grazia?) -, pur non potendo competere con lo splendore di San Cirino (Abbadia isola, un paio di chilometri verso Monteriggioni), ha un suo fascino, discreto e raccolto.

Il minuscolo centro storico porta verso una agorà – dedicata ai “martiri di Montemaggio”, e ciò ci ricorda che siamo assai vicini a Casa Giubileo – che forse definire tale è eccessivo: si tratta più di un salotto en plein air, si potrebbe dire; la toponomastica è quella del classico passaggio dall’epopea risorgimentale (Via Garibaldi) a quello del pantheon migliore della Sinistra e resistenziale (Gramsci, Matteotti); salendo, lo slargo che porta alla piazzettina principale ha visto la cancellazione della intitolazione alla garibaldina Baldovina Vestri (di cui ci siamo occupati un paio di settimane or sono), a favore di un caduto locale nella Grande Guerra (Giuseppe Uzielli: per capire chi fosse, bisogna avere l’occhio allenato assai alle lapidi).

Insomma, un borgo che merita una sosta; c’è anche – appena attraversata la strada, dall’altra parte del centro storico, verso l’altrettanto minuscola parte nuova del borgo – una bottega che fa bar e ristorante, nonché piccola enoteca. Si fa per dire, eh…

Ps 1 Premio Nobel per la Letteratura alla poetessa americana Louise Gluck, misconosciuta in Italia (qualcuno forse ricorda “L’iris selvatico” del 2003); non conoscendola affatto, ci limitiamo a segnalare che il premio svedese – che è statisticamente filoinglese, nel senso della lingua, ma antiamericano e poco propenso per i poeti – quest’anno è andato in controtendenza. Onore ai due minuscoli editori italiani che hanno avuto fiducia nella Gluck (Giano; Dante e Descartes), quando mai si sarebbero immaginati potesse vincere il Nobel.

Ps 2 Ieri, nell’Aretino, la senatrice Liliana Segre ha tenuto un solenne discorso davanti a tanti giovani: bene così; solo dopo che uno conosce i fatti, si può pensare – come ci esorta a fare Paolo Mieli nel suo ultimo libro – di cercare di non caricare troppo la memoria del passato sul presente; con i ragazzi, però, che niente sanno (ed anche con non pochissimi adulti), il lusso vagheggiato da Mieli non ce lo possiamo proprio permettere.

Ps 3 Solo al volo: è domenica, e venerdì ne abbiamo già scritto; ma mi fate capire il senso di proibire lo sport di contatto amatoriale (che tra l’altro innalza le barriere immunitarie, come ogni attività sportiva), facendo continuare il farsesco campionato professionistico? Faccio un pubblico, e reiterato, peana a chi riesce a spiegare il perchè di questa decisione…

Ps 4 Visto che poi ci sarà chi accusa di essere stati troppo pensosi ed eruditi, questa settimana, scendiamo decisamente, almeno con questo Ps, di tono; rivisto l’altra sera un pezzo de “La liceale seduce i professori” (non per le forme di Gloria Guida sotto la doccia – si capisce -, bensì per vedere come il ruolo del docente e del Preside era visto nelle commediole sexy dei Settanta); ebbene, con tutto il distacco possibile: ma come si fa, a rivalutare una siffatta pellicola, di grazia? Girata male, anzi malissimo; recitata in modo francamente imbarazzante, in una gara ribassista fra Alvaro Vitali e Lino Banfi, dediti ad una recitazione, ad essere generosi, clownesca. Ripeto: è incredibile che negli ultimi anni taluni critici – a partire da Marco Giusti – abbiano rivalutato robetta del genere. Ma tant’è.

Ps 5 Abbiamo parlato di Moravia, e ne riparleremo con piacere martedì (Palazzo Patrizi, ore 17,30), recensendo il freschissimo libro di Francesco Ricci “Storie d’amicizia e di scrittura” (Primamedia), che descrive in modo analitico i rapporti amical-culturali fra autori fondamentali del Novecento italiano (Pasolini e Moravia, per l’appunto, Pavese e la Pivano, Debenedetti e Saba, la Ginzburg e la Morante). Con tutte le norme di sicurezza rispettate, tranquilli (chissà cosa avrebbero scritto Moravia e Pasolini, di questa situazione del Covid…).

 

24 Commenti su La domenica del villaggio: Strove, Moravia, Rutilio

  1. Roberto scrive:

    Non mi è ben chiaro il concetto per cui si debba additare la sinistra se a sinistra nessuno commemori degnamente Moravia, come se esistesse soltanto la sinistra, oppure come se la sinistra debba avere l’obbligo morale di commemorare chichessia. Allora lo si commemori da destra. Sarebbe il caso che la destra la smetta di avere questo complesso di inferiorità (o superiorità?) culturale.
    Perché , poi, non ci si stupisce mai se da destra non vengano commemorati degnamente personaggi cari alla sinistra?
    Ognuno sia libero di commemorare chi gli pare.

  2. Marco Burroni scrive:

    Moravia dimenticato oggi? A me pare che Moravia abbia cominciato a svanire dalla memoria collettiva mentre era ancora in vita. Facendo una breve ricerca in rete trovo un articolo:

    http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2000/09/25/Cultura/MORAVIA-E-UN-GRANDE-DIMENTICATO-E-POLEMICA-TRA-AMICI_154300.php

    In tale articolo Dacia Maraini, Enzo Siciliano e Antonio Debenedetti lamentano appunto l’oblio dell’opera di Moravia. Questo articolo e’ del 2000! Venti anni fa!

    Qualche anno prima Alberto Arbasino scrive su Repubblica che “ la causa della rimozione puo’ stare nell’eccesso di presenzialismo” in vita dello stesso Moravia. L’articolo e’ del 1995!

    https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/09/28/moravia-dimenticato-forse-il-sesso-non.html

    Quindi da almeno un quarto di secolo si lamenta l’oblio di Alberto Moravia: e io mi domando se tutto sommato questo oblio non sia una cosa normale, possiamo veramente ricordarci tutte le migliaia di scrittori e scrittrici degli ultimi 3000 anni? Dopotutto un autore scrive per i suoi contemporanei e probabilmente situazioni, tematiche e personaggi che potevano avere un significato alle meta’ del XX secolo forse non sono piu’ interessanti nel XXI secolo. Forse Moravia non e’ “troppo complesso o difficile” ma piu’ probabilmente i suoi romanzi non sono interessanti per i lettori di oggi, forse Moravia e’ semplicemente sorpassato.

    Lasciamolo dunque in buona compagnia, con le varie Francoise Sagan e Caroline Invernizio, con i vari Maurice Dekobra, Pitigrilli e Saroyan, anch’essi celeberrimi in vita e pressoche’ dimenticati dai posteri; magari tra qualche anno o qualche secolo dei passatisti ne celebreranno di nuovo i fasti, come nel caso di Rutilio Namaziano.

    • Eretico scrive:

      Caro Marco, quello che scrivi mi conferma ad abundantiam ciò che ho scritto giusto ieri, per l’appunto; la domanda è sul perchè Moravia sia superato (“sorpassato”, scrivi), non se lo sia o meno: cosa acclarata, e da te giustamente evidenziata.
      E ribadisco la stranezza: certo che la Sinistra può celebrare chi vuole, e come vuole, ma è curioso che un totem della sua cultura sia stato dimenticato; la Destra, con i suoi scrittori (che sono, come numero, inferiori), mi pare semmai cada nell’errore opposto…

      L’eretico

      • Marco Burroni scrive:

        Guarda che io non ne so mica piu’ di te… Secondo me Moravia e’ superato perche’ il mondo del quale scriveva e’ finito; quella borghesia da lui analizzata e criticata non c’e’ piu’, quella di oggi e’ molto diversa e per descriverla ci vogliono parole diverse. Il suo gusto per il torbido, per gli aspetti oscuri e’ ormai luogo comune, visto e letto in mille altri libri. Il sesso, da lui descritto in modo crudo e realistico e che all’epoca faceva scandalo ormai ci esce dagli occhi; nel mondo di pornhub e delle 50 sfumature di grigio ormai i suoi libri sono roba da educande. E personalmente non l’ho mai considerato uno srittore cosi’ eccelso. Insomma,un lettore giovane di oggi, un 20-30enne – a meno che non sia interessato a conoscere il mondo e la societa’ italiana della meta’ del ‘900 – non ci trovera’ molto che lo riguarda e che puo’ interessarlo.

        E se posso essere malevolo siamo proprio sicuri che, al di la’ dei circoli intellettuali, Moravia fosse davvero cosi’ apprezzato in vita? Arbasino, nell’articolo da me citato parlava di “eccesso di presenzialismo” ed effettivamente io mi ricordo di Moravia da Pippo Baudo, Moravia intervistato nelle trasmissioni culturali, Moravia opinionista sui giornali, Moravia e i suoi reportage di viaggio ecc. ecc. ecc. Moravia era un personaggio pubblico e abbastanza famoso non solo tra gli intellettuali ma anche tra il pubblico generalista, quello stesso pubblico di lettori occasionali che quando vogliono comprare un libro cosa fanno? Comprano quello di Moravia perche’ lo hanno visto in TV.
        Scomparso il personaggio finito il successo commerciale.( in cauda venenum…)

        Quanto poi ai “totem della cultura di sinistra” ce ne sono cosi’ tanti che uno piu’ o uno meno…

  3. alberto bruttini detto "il Cacaccia" scrive:

    All’uscita del libro “Io e lui” PPP commentò: è il colloquio tra due teste di cazzo

    • Burchiccio scrive:

      Sintesi sublime, pescata dal cacaccia.
      Moravia nb. era amico di ppp , il quale in quel occasione da persona intellettualmente onesta,non gli fece sconti.
      I contorcimenti della borghesia vuota e annoiata erano il suo pane, aveva uno stile letterario piacevole, ma narrava di temi che personalmente ho sempre scacato.
      La ciociara una delle sue poche eccezioni, li trattava di altre genti,che non le classi benestanti e annoiate che amava frequentare.
      nmb la ciociara fu’ scritta basandosi sulle persone e le situazioni conosciute da moravia quando da sfollato durante il passaggio del fronte, visse fuori dal suo abituale ambiente.
      I benestanti annoiati,vadano affanculo ,ieri ,oggi ,domani e sempre, loro e chi li descrive.

  4. casmar scrive:

    Un grazie all’Eretico per aver suggerito il libro L’ISOLA DELL’ULTIMO RITORNO e complimenti vivissimi all’autore Folco Giusti. Me lo sono scaricato su Kindle e letto tutto d’un fiato. Dettagliata la ricerca storica; evidente la conoscenza della geografia dei luoghi, a me non estranei (e comunque ripercorsi su google map); suggestiva la descrizione degli assalti e dell’uso delle micidiali armi dell’epoca. I personaggi sono approfonditi in modo da catturare l’attenzione del lettore sino alla fine. La fantasia del lettore è davvero stimolata nell’immaginare gli stili di vita della gente comune del quinto secolo (quanto tempo dovrà trascorrere affinché scienza, tecnologia e organizzazione della società consentano condizioni di vita più evolute ?). Infine, una malignità: ma stante ciò che stava accadendo in terraferma, i purissimi lucifugi, domiciliati a Montecristo, Capraia e Gorgona, non meritavano di incontrare qualcuno che dicesse loro QUO VADIS ?

  5. Vedo nero e basta scrive:

    Moravia non è mai stato il mio autore preferito, ma non posso negare la sua valenza letteraria. Ho letto diversi suoi libri. Sorpassato? Non mi sembra, anzi lo vedo ancora attuale, quante contraddizioni nel vivere esistono ancora nella nostra società. Il fatto è che l’attuale inquinamento mentale di molti media, hanno reso superficiale ogni contatto umano, si vive di like, selfie, non si va più a fondo nel considerare chi ti sta accanto, si vive più di immagine e meno di vero essere. Moravia. idee condivisibili o meno, ha rappresentato le contraddizioni ed anche i compromessi della società del secolo passato, ma anche di questo. Se poi non volete durare fatica a leggere e riflettere su qualcosa, prendete un libro di Moccia e buona lettura.

    • Vedo nero e basta scrive:

      Non solo Moravia trai dimenticati dalla sinistra ed altro: chi ricorda Pavese? Eppure è stato anche lui un grande scrittore. Beccatevi Moccia e Volo.

  6. Vedo nero e basta scrive:

    Sul ps4: a me quei filmetti mi fanno ridere, sono onesti, non ti promettono nulla tranne che volerti fare ridere dicendoti apertamente che sono solo cavolate, non fanno testo. Ci sono altri film che sono presentati dei grandi film e poi sono solo dei grandi mattoni e ce ne sono tanti. Quanti “L’anno scorso a Marienbad” (per dirne uno) ci sono a giro.

  7. Silvia Tozzi scrive:

    Sul De Reditu di Rutilio Namaziano: ricordo ancora il film in bianco e nero che Claudio Bondì ricavò nel 2004 da questo prezioso testo latino. Purtroppo il film ha avuto scarsa circolazione, ma era molto interessante per come rendeva palpabile la tristezza per il disfacimento della romanità pagana (un grande Roberto Herlitzka impersonava l’amico che Rutilio incontra morente dopo che si era tagliato le vene).

  8. quello di gracciano scrive:

    111 giorni che non muore nessuno in provincia di Siena con Covid…ma è la peste del secolo. Un pensierino sulle dichiarazioni del sinistro ministro (sposatosi a Gerusalemme) Speranza?

    • Eretico scrive:

      Fai davvero molto bene a sottolineare questo dato (della 96enne, se ricordo bene), che offre il senso delle proporzioni: tutto ciò, senza nessuna minimizzazione di sorta (vedasi Lombardia e Campania), e toccando tutto il toccabile.
      Non avendo tempo per approfondire, al pari di molti lettori, fremiamo per il gossip sul matrimonio di Speranza: il quale – questo è certo – rappresenta il definitivo superamento del nomen omen…

      L’eretico

    • Daria gentili scrive:

      Ministro della salute, con laurea in scienze politiche, facente parte di un partito – leu – che ha più parlamentari che elettori…….

  9. Vedo nero e basta scrive:

    Fuori argomento del post: il paravento. Non avete notato che con questa emergenza del covid19 i media non parlano più dei numerosi sbarchi a Lampedusa ed il conseguente problema del collocamento dei migranti. Anche da parte dei nostri soci europei non arriva nessun segnale di accoglimento, tutte le promesse di aiuto finora sono restate lettera morta. Oltre a tutto questo, alla faccia delle promesse, si parla di aumentare le tasse, con la riduzione delle detrazioni, al solito ceto medio-alto che già ora è quello che paga la maggiore parte dell’Irpef. Il recovery fund tanto sbandierato al vento? Finora è solo un’idea molto vaga. Non c’è solo il virus.

  10. Daria gentili scrive:

    Scusami la divagazione, ma una notizia di questi giorni mi lascia, come direbbe qualcuno, steriofatta e vorrei che venisse commentata da qualcuno dei piddini che partecipano al tuo blog.
    Che ne dicono della nomina a presidente di UniCredit, del rappresentante parlamentare che hanno eletto a Sienina, Pier Carluccio Padoan?

  11. Burchiccio scrive:

    Exploit nostalgico del ottimo ministro speranza, chiestogli dai giornalisti
    come poter individuare chi violi l’ ottima disposizione dell ottimo dpcm
    dell ottimissimo pdc conte,ovvero come far rispettare il divieto di cene
    tra parenti con piu’ di sei persone.
    Speranza invita esplicitamente alla delazione condominial/vicinale
    Sorge un dubbio, a chi si ispira , come modello del passato recente o lontano, il buon speranza?
    1)ipotesi locale passato remoto , itaglia pnf
    http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1997/07/29/Cultura/FASCISMO-TRA-LE-SPIE-ARRUOLATI-ANCHE-I-PORTIERI-DEI-CONDOMINI_130700.php
    2) ipotesi europoide passato prossimo, ddr stasi
    https://www.investireoggi.it/economia/il-ministro-speranza-vuole-vietare-le-feste-private-e-punta-sugli-spioni-di-condominio/

    Honecker stasi o benito ovra ?
    Tertium non datur

  12. Burchiccio scrive:

    Strano ma vero.

    Il pd propone piu’ poteri al premier, ridurre il numero dei parlamentari(gia’ fatto) e consentire al premier di poter sfiduciare( previo assenso presidenziale) i ministri.
    https://parstoday.com/it/news/italia-i224889-referendum_la_proposta_del_pd_pi%C3%B9_poteri_al_premier
    Ovvero un copia e incolla di Orban coi suoi pieni poteri, poteri che finora conte si e’ preso grazie ai prolungamenti emergenziali.
    Notare bene:
    Il 30 marzo il pd sosteneva quanto segue, riguardo ad Orban
    https://www.repubblica.it/politica/2020/03/30/news/orban_pieni_poteri_reazioni-252717657/
    conclamata dissociazione cognitiva o doppia morale ?
    Tertium non datur

    Mi correggo ,tertium, frutti del agire gesuitico del ottimo pdc conte.
    Datosi che, come riporta il vocabolario treccani ( idem lo zingarelli)come sinonimo dell aggettivo gesuitico:

    gesuitico /dʒezu’itiko/ agg. [der. di gesuita] (pl. m. -ci). – 1. [di gesuita, proprio dei gesuiti: educazione g.]. 2. (fig., spreg.) [che rivela ipocrisia: atteggiamento, comportamento g.] ≈ falso, farisaico, finto, insincero, ipocrita, subdolo, tartufesco. ↓ ambiguo.

  13. casmar scrive:

    Caro Eretico, leggo sul corrierefiorentino della storia fra Moravia e Silvia Piccolomini. Interessante

    • Burchiccio scrive:

      Madonnina, ma te col corriere inviti la lepre raffa a correre l ennesima inesausta carriera di collegare gnuno e gnicosa a sienina.
      Sei un istigatore .
      Di gia’ ci pensa da se’ , o che lo fomenti a fa’?
      Pe una volta che la senese connection gli era sfuggita, te, giu’ tonfa,vai sementa.
      Allora bada ,toccami terzinacci sopra a rondema’
      Premessa link
      http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1996/04/13/Altro/MORAVIA-NON-TI-SPOSO-PERCHE-SEI-EBREO_124700.php
      ( Link datato ma meno omertoso del vostro fogliuccio bono pe’ incartacci i ghiozzi come voi)

      Dove s apprende che ‘l pincherle pianto’ una labbrata santa giustificata e benedetta alla nome omenne piccoladonna dei piccolomini traventandola in un greppo, dopo che ella avendo trombarecciamente frequentato il suddetto, alla proposta di lui d accasarsi
      rispose:
      Ma vaia nini secondo te una discendente di papi ora sposa un ebreo plebeo spiantato?

      Piccoli uomini e donne di sienina
      Tutta la stessa zuppa in quel Paesello
      Vana proterva e sempre meschina

      Lo stigma di sienina e’ sempre quello
      Meglio di merda puzzar che di miseria
      Senza la buccia s ingollo’ l pisello

      Ma la piccoladonna baccelliera
      La legge naturale di sienina
      se la viveva in maniera seria

      Protoesemplare di gente piccinina
      Che l nome omen ben si guadagnonno
      La sua genia ben segue quella china

      Dal bimbo al padre indietro fino al nonno
      E la nobile donna era senese
      E memore di cio’ che sono e funno

      si marito’ col principe borghese

      C’e’ poco da fa’, l etologia senesota un si smentisce mai.

      Voto( a burchiccio me medesimo) 110 cum laude in prosa e rima.
      C’e’ poco da fa’ , o negatelo.

      Casmar l avevi arzata al raffa, ma era troopo alzata bene,scusa se l ho stiacciata io da dietro la linea dei tre metri.

  14. Burchiccio scrive:

    Dio m. L avevo scritta perfetta, poi l ho corretta e resa zoppa.
    Decimo verso
    Protoesemplar di gente piccinina
    O anche
    Protoesemplare di gente piccina
    Ma non
    Protoesemplare di gente piccinina

    L ho corretto e ho cazzato,
    Sicche’ 110 senza lode.

  15. casmar scrive:

    Stiacciata magistrale, Manunta !

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