Eretico di SienaLa domenica del villaggio: Raffaello, Galli, osti (e 2 Ps) - Eretico di Siena

La domenica del villaggio: Raffaello, Galli, osti (e 2 Ps)

Dopo la pausa dovuta alle feste in tempo di Covid (in cui comunque il blog non è certo andato in vacanza), si riparte con la consueta rubrica cultural-domenicale; apertura per un certo Raffaello, in particolare per uno dei suoi capolavori (“La Madonna del cardellino”); dopodichè, spazio per un ricordo di un grande intellettuale italiano, spentosi a fine 2020: il politologo e storico contemporaneo Giorgio Galli; dipoi, riprende anche la rubrichetta manzoniana: il Capitolo VII vi aspetta!

Un paio di Ps a guarnire il tutto, as usual. Ah, quasi dimenticavamo: l’8 gennaio 1921 nasceva, a Racalmuto, Leonardo Sciascia. Siccome il di lui magistero non ci riesce proprio di sintetizzarlo in poche righe, ve lo faremo centellinare senza fretta, in questo cupissimo 2021 (nel frattempo, ieri sulla sempre benemerita Rai Storia ci siamo visti – per l’ennesima volta – un autentico capolavoro del tandem Petri-Volontè, da Sciascia tratto: “A ciascuno il suo”, con enorme piacere dell’intelletto e degli occhi, grazie ad una Irene Papas al massimo della beltade)…

 

RAFFAELLO, E UNA MADONNA UNICA

Il 2020 è stato l’anno dell’anniversario della precoce scomparsa di Raffaello Sanzio (1483-1520, per l’appunto); il “maladetto Covid” ha ovviamente penalizzato i vari eventi, ma fortunatamente le opere, i capolavori del maestro urbinate non attaccano il coronavirus (anche se, per qualche virologo e politico, pare proprio di sì, stante la perdurante chiusura dei musei).

Nel pregevole volumetto edito da Giunti e distribuito dal Corriere della sera in settimana (quello con l’introduzione di Daverio, per capirsi), mi sono imbattuto nella visione di uno dei massimi capolavori di Raffaello, che dal vivo – agli Uffizi, ovviamente – non vedo da un po’; l’unico vantaggio di vedere le opere sul web o sul cartaceo, oltre alle didascalie ovviamente più esaustive, è il fatto che non ci sono limiti di tempo, né si soffre di quella cornucopia di beltade che inebria, ma che, dopo quattro o cinque ore che uno trotterella, inizia a fare sentire anche un po’ di umana stanchezza.

“La Madonna con il cardellino”, dunque; opera del 1505 o 1506 (Raffaello era ancora abbastanza fresco del passaggio senese alla libreria Piccolomini, del 1502-03), in cui, nel contesto di un paesaggio retrostante tanto mirabile quanto non originale (il morbido sfumato che si staglia in lontananza ricorda molto da vicino Leonardo), si vedono tre figure: un Giovannino, che porge il cardellino – simbolo della Passione di Cristo – ad un paffutello Gesù (in nudità integrale, senza aggiunte posteriori a coprire le pudenda), il quale lo accarezza; ma è soprattutto la figura mariana, a colpire per la sua originalità: la Madonna, infatti, con la mano sinistra non accarezza nessuno (con la destra Giovannino), bensì tiene un libro (!). Venendo, così, rappresentata come autentica sedes Sapientiae: cosa invero assai rara, anche se non certo unica (al vicino museo del Bargello, c’è una scultura mariana di Tino di Camaino, databile 1320, con l’aggiunta cinquecentesca della succitata scritta latina).

Non solo non erano ancora arrivati i tempi della ipercupezza controriformistica, con lo scuro a prevalere sul chiaro ed i teschi onnipresenti a ricordarci che dobbiamo morire, ma si era evidentemente in un tempo, in cui la figura mariana si avvicinava alla Sapienza, pur senza rinunciare in alcun modo alla sua grazia ed al suo amore per il figlio (ed anche il nipotino): è cosa così ereticale, il dire che noi preferiamo di gran lunga questa Maria – placida e lettrice -, a quella posteriore, financo contemporanea?

GIORGIO GALLI: L’INTELLETTUALE ONESTO

Negli ultimi scampoli del 2020, ci ha lasciati una figura di grandissimo intellettuale, capace di un’onestà di fondo che pochissimi viventi, all’interno della categoria, ancora conservano: Giorgio Galli, milanese della classe 1928.

Uno che ha attraversato tutta la Sinistra, sempre da liberissimo pensatore, dunque ostracizzato in continuazione: uno che, per dirne una, vergò una stimolante “Storia del Pci” nel 1953, per poi venire accusato – facendo parte di quel versante che annoverava i Tasca, o i Silone – di “bordighismo”, che all’epoca era accusa grave (domenica prossima scriveremo dei cent’anni del Pci, e ne riparleremo); poi si avvicinò al Psi, ma fu fra i primi a denunciarne la corruzione purtroppo diffusa, nell’epoca della (sua) “Milano da bere”.

Un autentico riformista senza tessere, insomma; capace di muoversi fra i filoni più vari, abbinava la capacità di modellare i suoi studi sia sull’hic et nunc della politologia (celebre il suo “Il bipartitismo imperfetto”, uscito per Il mulino nel 1966), che sui tempi medio-lunghi della Historia, soprattutto novecentesca.

Razionalista, weberiano convinto, ad un certo punto arrivò ad occuparsi delle componenti esoteriche, occultistiche della Storia, in particolare producendo studi, forse definitivi, sul Nazismo magico, guardati con perdurante sospetto da quella comunità accademica cui lui stesso peraltro apparteneva (in Facoltà, a Trento, aveva a suo tempo fatto lezione anche “ad uno svogliato Renato Curcio”, ci ricorda Raffaele Liucci sul domenicale del Sole 24 ore del 3 gennaio, pagina 6). Fu anche giornalista, editorialista: una sua rubrica su Panorama, illo tempore, è stata per anni seguitissima.

Infine – per quanto su Galli, come su Sciascia, torneremo, eccome se -, Giorgio Galli è stata una figura di intellettuale italiano capace di ammettere l’errore personale: quasi un ossimoro antropologico, visto il contesto; per esempio, all’inizio innocentista su Sofri per l’omicidio Calabresi, al momento della riapertura del caso (1988); poi, fu capace di ammettere che Sofri e gli altri di Lotta continua erano stati condannati al termine di “un processo serio e rigoroso”. Siamo proprio sicuri, che fosse un intellettuale italiano, questo Giorgio Galli, di grazia?

PROMESSI SPOSI 4.0 (CAPITOLO VII): GLI OSTI MANZONIANI

Il Capitolo VII del capolavoro manzoniano è un momento di passaggio verso il successivo, il Capitolo in cui ci sarebbero dovute essere due eventi di fondamentale importanza: il cosiddetto “matrimonio a sorpresa” ed il rapimento di Lucia ad opera dei bravi; con abile montaggio parallelo, Manzoni nel Capitolo odierno mostra i preparativi per l’una e l’altra impresa.

C’è un momento in cui le due fasi preparatorie vanno ad incontrarsi: nell’osteria del villaggio, troviamo alcuni bravi da una parte, e Renzo – con gli ospiti Tonio e Gervaso – dall’altra; il nubendo giovanottone chiede all’oste chi siano gli sconosciuti avventori, ed è in questo momento che si invera la descrizione dell’ideal typus weberiano dell’oste, secondo il Manzoni ovviamente. Il quale oste viene descritto come interessato solo al suo tornaconto personal-imprenditoriale; ciò che gli sta a cuore, è che il cliente modello (il “galantuomo”) non si lamenti della qualità del vino, che paghi subito e senza farla tanto lunga e che, se ha voglia di tirare una coltellata a qualcun altro (si ricordi che anche Renzo gira con un taglierino), vada all’esterno del locale a compiere il fatto di sangue.

Ma sentiamolo dalla sua viva voce, questo oste che li rappresenta un po’ tutti, in almeno un passaggio significativo: “…la prima regola del nostro mestiere, è di non domandare i fatti degli altri: tanto che, fin (perfino, Ndr) le nostre donne non son curiose”. Massima discrezione da parte degli osti, dunque: i quali riescono financo a castrare la curiositas insita nell’animo femminile. Manzoni sessista e misogino, per Zeus? Amen, and awoman, direbbe qualcuno oggi negli States (fra quelli “buoni”, tra l’altro; pensiamo un po’ cosa dicono e fanno i “cattivi”…).

Ps 1 Federico Enriques: il 5 gennaio del 1871, a Livorno, nasceva questo geniale matematico, entrato, dopo la Normale, all’Alma mater bolognese (ove fece arrivare anche Einstein per una celebre conferenza) come docente di Geometria proiettiva; è l’uomo che provò a coniugare le humanities con le discipline scientifiche, ottenendo lo scorno sdegnato di Gentile e Croce (che lo definì, con insopportabile saccenza, uno che “con zelo ma scarsa preparazione si diletta di Filosofia”). Una tragedia culturale e formativa, questa della compartimentazione dei saperi, che l’Italia ancora sconta.

Ps 2 Oggi La Nazione Siena, con Riccardo Bruni, torna sulle lapidi dantesche che il Sindaco del 1921 Rosini fece fissare negli otto luoghi deputati (un paio vanno risistemate, come iniziato a scrivere sul blog anni or sono); senza tanti voli pindarici e guest stars extra moenia, si potrebbe ripartire anche da qui (se non SOPRATTUTTO da qui), per celebrare degnamente l’Alighieri.

34 Commenti su La domenica del villaggio: Raffaello, Galli, osti (e 2 Ps)

  1. Vedo nero e basta scrive:

    Sulle lapidi dantesche non ci sono dubbi; vanno ripulite e restaurate dove c’è bisogno. Penso che sia anche una iniziativa poco costosa, ma con molti ottimi ritorni di immagine. Cerchiamo di salvare il salvabile in questa Città. Di Sciascia ho letto “Il giorno della civetta” E “Ad ognuno il suo”. Ottimi libri da cui sono stati tratti due ottimi film. Li consiglierei come lettura, ma anche i film, a molti giovani costretti a stare a casa così fanno girare un po’ le rotelline celebrali intorbidite dai telefonini e social. Se uno ne avesse voglia, basta scaricarli anche dal pc e se li vede senza la malefica pubblicità a rovinare tutto.

  2. Hannibal scrive:

    Altro pezzo da applausi a scena aperta. Siccome sugli altri argomenti non mancheranno i commentatori, voglio unirmi all’Eretico nel ricordo di Giorgio Galli: in lui il garantismo si collegava in modo rigoroso alla lezione dei Beccaria (sempre al Manzoni si torna), perchè il suo è stato un garantismo serio, rigoroso e coerente, tale da valere per tutti ma a partire dai deboli, non dei soliti noti con stuoli di avvocati al seguito.

  3. Burchiccio scrive:

    Giorgio Galli
    Un sacco di libri molto interessanti,tra l altro caro Raffa anche lui ha scritto per la kaos edizioni.
    Chi crede che sia stato solo un politologo dedito ad illustrare la storia “ufficiale” dei partiti, scorrendo la sua bibliografia potrebbe restar sorpreso.
    Galli evidentemente era concorde con quanto Benjamin Disraeli ,pluri primo ministro dell impero britannico, fece dire ad un personaggio del suo romanzo coningsby aka the new generation.
    Certe favine lesse commentaioli dell ovvio panglossato ,che si sorbiscono i cazzarumi librari di trombonai politologi alla montanelli o magari osannano il topo gigio della storia Barbero,farebbero bene a dare un occhiata ai libri di Galli,quelli scritti da lui e quelli ai quali ha collaborato.
    Ma credo siano ormai troppo assuefatti alle sceneggiate tv di sparaminchiate come chicco mentana ,Galli potrebbe shockarli.
    Ricordare Galli e citare il bimbominchia divin provvidenziale manzoni,
    ci da’ un angolo di 180° d ampiezza tra due maniere di considerare le cause degli eventi storici e la politica.
    Probabilmente il manzone castrato di cervello ,non lesse i romanzi del
    pur coevo Disraeli, Galli credo invece che di quei romanzi abbia fatto tesoro.
    Notare bene, uno( manzone) era un derelitto lezioso sbiasciostiante ai margini del teatro della politica ,l altro( Disraeli),in quel teatro ha recitato a lungo,ne e’ stato uno degli attori principali, avendo modo di conoscere, sceneggiatori registi e produttori,gente che finanzia organizza e dirige le rappresentazioni (politiche)da presentare al pubblico ,senza apparire sul palcoscenico.

    So you see, my dear Coningsby, that the world is governed by very different personages from what is imagined by those who are not behind the scenes.” (Sidonia speaking) from the novel coningsby or the new generation.

    Ps. Manzoni= inutile e deleterio,ma propedeutico per diventar un pinchellone
    Capisco che gli insegnanti sian costretti dai programmi ministeriali a sciorinarlo ai poveri citti, ma farne addirittura le lodi, e’ da pinchellone recidivo o da colluso nell opera di rimbecillimento delle…
    new generation.
    Tertium non datur .

    Pps In jerry fletcher mi sembra di riconoscere lo stile narrativo di qualcuno che ho conosciuto di persona, saluti e fatti vivo .

    • Jerry Fletcher scrive:

      ppps ti facevo più sveglio, per fortuna non ci si conosce di persona, ma ad un saluto si risponde…alla prossima!

      • Burchiccio scrive:

        Ora m incuriosici, lo stile mostrato potrebbe essere dovuto al la frequentazione passata di altro( oltre a questo) blog sotto altro nick?
        Il film era da vedere per un unico e validissimo motivo ,julia roberts al meglio del suo splendore
        In caso bentornato.

    • Vedo nero e basta scrive:

      Ammetto che non ho la tua conoscenza culturale, ma prendersela con Manzoni non lo capisco. Sarà un po’ troppo baciapile, Bacchettone, ma vuoi mettere le descrizioni dei luoghi, le storie ispirate in parte a fatti veri che ci danno un quadro di come era la Lombardia ai primi del ‘600. Ci sono stati scrittori e poeti peggiori nella storia della letteratura italiana, pensa al Marino, al Metastasio, delle nullità al confronto. Poi avercela col povero Barbero, ed un tempo criticasti anche Cardini, a me sono sempre piaciuti per come espongono chiaramente e senza giri di parole i vari argomenti storici. Semmai è quel Mieli che qualche volta sembra che pensi ad altro invece di partecipare alla trasmissione. Infine, forse sbaglio, noto una sottile critica a Montanelli i cui scritti ho sempre letto ed apprezzato. Sono ignorante in materia, è vero, perché non conosco gli scritti di Giorgio Galli, ma rimedierò comprando qualche suo libro. Ringrazio l’Eretico per la sua segnalazione, è importante ascoltare e sentire sempre le diverse opinioni per allargare le proprie piccole conoscenze.

      • Burchiccio scrive:

        Non ho nulla da dire, o meglio l avrei solo in positivo sullo stile letterario del manzo e su come usa la lingua…toscofiorentina, idem su come dipana le vicende e descrive i personaggi, ma non mi piace essere cullato dalla ninna di chi scrive quando leggo,ne’ mi piace chi vuol dar consolatoria poccia divin provvidenziale ai lettori.
        L accenno a Barbero( e a cardini ,grazie dello spunto) era voluto e motivato, dal riferimento a Disraeli e al suo romanzo.
        Ovvero barbero (e anche cardini a mio parere)e’/sono vergognosamente omissivo e retorico, proprio riguardo agli aspetti economico ,finanziari e debitori degli stati europei nel periodo storico in cui si svolge la”novella” di Disraeli.
        Il periodo dell unita’ d italia,sui cui retroscena ,economico finanziari ,barbero tace.
        Cardini e barbero si dilungano spesso ( barbero in particolare) a far gossip storico affabulatorio, le storielle sui rapporti di parentela tra i regnanti e altre robe da novella 2000 della storia.

        Lo stile letterario del manzo e’ un bell involucro per un consolatorio ciccolatino pro ossitocinico,personalmente la poccia di mima’ l ho auta fino ai 16 mesi d eta’ d ossitocina ho fatto il pieno bastantemi pel resto della vita.
        La tosca/fiorentina maniera ,non nasce per cantar ninna nanne ai citti come fa’ manzoni, ne’ a strombonare sotto il monumento a se stesso come fa’ il trombatore di 12cenni abissine, non nacque per quello.
        Ma, nb, si tratta solo del mio personale punto di vista.
        Ognuno abbia e si tenga il suo.

  4. alberto bruttini detto "il Cacaccia" scrive:

    domandina semplice semplice:

    Oltre a Pfizer e Moderna sono in arrivo le autorizzazioni per almeno 5 vaccini anti-covid.

    Chi deciderà quale scegliere il vaccino per gli Italiani ?

  5. Silvia Tozzi scrive:

    Ho bei ricordi di Giorgio Galli. L’ho frequentato negli anni Sessanta a Bologna, dove era stato chiamato dal gruppo dirigente del Mulino. Ogni settimana veniva in treno da Milano per dirigere la rivista, seguire gli incontri e occuparsi delle prime ricerche dell’Istituto Cattaneo. Semplice e concreto, centrava gli argomenti senza giri di parole. Bastava ascoltarlo per imparare sempre qualcosa di nuovo: aveva un modo colloquiale di distribuire le sue conoscenze. L’ambiente del Mulino, aperto al confronto di idee e alle novità delle scienze sociali, gli si confaceva perché Galli non era fedele a nessuna parrocchia ideologica. Aveva scritto libri importanti sui partiti- PCI, PSI, DC- ma si interessava al mondo. Col Mulino aveva pubblicato “I colonnelli della guerra rivoluzionaria”, e intanto scriveva anche su ABC. Seppi da lui che esistevano I Quaderni Rossi, e facendo una ricerca sul Parlamento italiano ebbi la prova che DC e PCI potevano essere avversari in aula pur collaborando nelle commissioni.
    Più tardi l’ho incontrato di nuovo, quando ha fatto l’introduzione a un libro scritto da me con un’amica -Enrica Chiaramonte (attrice, poi insegnante di filosofia in un liceo di Roma)- pubblicato da Elèuthera nel 1991: del nostro “Donne senza Rinascimento” gli interessava il mancato incontro tra medicina popolare, pratica medica delle donne, e medicina naturale colta. Repressione antiereticale e antimagica, sovrapposizione di medichessa e strega, combinandosi
    con i nuovi assetti della professione medica nel ‘500, hanno avuto conseguenze che ancora si scontano nella nostra modernità.

    • Eretico scrive:

      Grazie, cara Silvia, del prezioso contributo che hai portato a proposito di Giorgio Galli (anche a Manunta, che peraltro continua la sua polemica con il Manzoni, sic): pur non avendolo conosciuto che dai suoi libri, credo in effetti fosse persona che “aveva un modo colloquiale di distribuire le sue conoscenze”, e che fosse davvero un intellettuale che prestava volentieri le sue energie anche per riviste o libri magari di diffusione limitata, ma stimolanti assai.

      L’eretico

  6. C.F.O. scrive:

    Doverosa segnalazione per il numero dei commenti (69) al pezzo precedente.
    Credo si tratti di una delle migliori performance ereticali e del blog.

    C.F.O.

    • Eretico scrive:

      Beh, ora siamo a 69 (va detto che non pochi scrivono due o tre volte, ma, certo, la grande parte dei lettori non scrive tout court!); all’avvocato Panzieri: gli stessi versi danteschi, pur ormai in parte purtroppo illeggibili, sono in Via della Diana, in una delle 8 lapidi dantesche poste nel 1921.

      L’eretico

      • Burchiccio scrive:

        Le grandi rappresentazioni teatrali,in particolare quelle in mondovisione attiran sempre pubblico e commentatori
        Pubblico che ama immedesimarsi ,schierarsi e fare il tifo, ignaro di cio’ che non e’ visibile dal loggione o dalla platea.
        Il titolo dell articolo/recensione sullo spettacolo,poi era accattivante ,washington brucia,titolo degno delle riprese mandate in onda da chicco mentana sulla 7( peccato fossero tratte da un film)
        Passando dal teatro ( visibile ) ai produttori teatrali ( invisibili)
        Lettura consigliata,Giorgio Galli:

        Il golpe invisibile. Come la borghesia finanziario-speculativa e i ceti burocratico-parassitari hanno saccheggiato l’Italia repubblicana fino a vanificare lo stato di diritto, Milano, Kaos, 2015. ISBN 978-88-7953-272-3.

      • Paolo Panzieri scrive:

        A dire il vero, Raffaele, io ricordavo questa https://piazzadelcampus.it/la-diana-leggenda-senese-6111/

        Una versione ridotta ed anche purgata, politically correct, in stile Twitter …

        Tuttavia, mi immagino quel Fiorentino oggi cosa ci direbbe di Antonveneta ed Ampugnano (le rime qui di solito le fa Manunta e non mi ci provo …).

        Chissà …

  7. Paolo Panzieri scrive:

    « Tu li vedrai tra quella gente vana
    che spera in Talamone, e perderagli
    più di speranza ch’a trovar la Diana;
    ma più vi perderanno li ammiragli. »
    (Dante, Purgatorio, Canto XIII)

    Questa è la lapide che campeggia sul bastione di Talamone.
    Una specie di marchio di infamia per quei due o tre senesi fuggiaschi (come del resto il sommo poeta), che lasciato Follonica ed i più audaci (i.e. agiati) Castiglioni, avevano raggiunto quell’approdo estivo ancora un po’ selvatico durante gli anni ’70 del secolo scorso.
    Forse anche per questo forse mi è sempre stato un po’ antipatico quell’Alighieri …

    Tuttavia le lapidi, pure quelle dantesche, dovrebbero essere tutte conservate e preservate.
    Sono la memoria di un popolo, un collegamento diretto ed immediato, una specie di link ante litteram, tra la Storia ed un luogo, cultura allo stato solido.

    • Burchiccio scrive:

      Mai fu’ruffiano e mai la simpatia
      Che dei ruffiani maneggioni e’ il mezzo
      Mostro’ ,schifando quella piana via

      Sicche’ avvocato un fare i citto lezzo
      Durante stessa moneta uso’ co tutte
      Fosse fiorenza siena pisa arezzo

      Chi del campanilismo se ne fotte
      Sale e discende le foreste scale
      Ed avvezzarsi deve ai pan..coi sale

      Ci misuro’ e pago’

      • Burchiccio scrive:

        Restando, avvocato se permette
        Legato a’ i’ paradiso diciassette
        Ottavo queste mie rozze rimette

        La simpatia con l onesta’ e l acume
        Non e’ parente neanche alla lontana
        L onesto ha spesso i gusto dell agrume
        Durante pres una strada poco piana
        La rischiaro’ con di ragione i lume
        La simpatia che piace a gente vana

        L’e roba dorce come i maritozzi
        Dante l’e’ agro come..i vostro Tozzi

        Chi sol di burro* e panna lui s ingozzi
        Legge i sonetti che pubblica i Betti
        E chi con tale dieta non l abbozzi
        Chi vole solo i chicco ed i confetti
        Fa come fanno ni torrente i ghiozzi
        Nascosti in tana sotto l agghiaiotti

        Ghiozzi n pescaia a cantare diana
        Con la regia d una persona vana*

        *
        http://www.sienafree.it/palio-e-contrade/palio/91082-la-diana-canta-siena-lo-spettacolo-alla-fonte-di-pescaia

        Rime alla burchia, sicche’ come al solito pe’ voi sanesi metto traccia pe’
        favvi intender la metafora, che l endecasillabo alla fiorentina a voi pe’ intendilo vi va’ data bussola e carta geografica,senno’ vi ci perdete.

        Con simpatia..ma anche no.

  8. alberto bruttini detto "il Cacaccia" scrive:

    x Manunta

    A merenda a Recenza verrò di molto volentieri e porterotti, oltre al “Rosso di Montalcino”, conservo ancora qualche bottiglione, anche un libro.
    Non sarà “La cazzarìa” tradotta in francese – disco fisso del PC rovinato – ma un lavoro che si intitola “Alla ricerca delle parole perdute – il vocabolario dei nostri nonni”. Leccio editore – 1988.
    E’ un long-seller di un autore che conosco molto bene il quale dopo aver saputo di essere l’unico SENESE ad avere un proprio libro presso l'”Accademia della crusca” ha messo su un pettone che pare un culturista.

    E la prossima volta potremmo anche fare due chiacchiere sul Vignali

  9. Burchiccio scrive:

    L ultima e poi mi rime tto in purgo come gia’ feci innanzi natale.
    (Oooh mi rievocaste voi, e in piu’ d uno, sicche’….dovete esse anche…
    masochisti)
    Allora invece di pensa’ alle vane targhe e a imbronciavvi pe’ Talamone.
    Proposta, fattibile anche open air, un canto scelto da’ bloggai, una settimana di tempo ( a me basta e sopravanza) Raffa a anfitrioneggiare,
    Ve lo recito io, giusto pe’ rispetto a i paesano, che feceli pe’ esse recitati da cadenza fiorentina.
    Ma se i vostro grande e stimato maestro d attorialita’ e gestore di laboratori volesse , si potrebbe anche recitarlo due volte una lui e una io.
    Tanto pe’ fagli capi’ che sugli attori italiani …aveva ragione orson Wells.
    Dipoi, commento, venga chi vole, sortin pure fori i meglio vostri professoroni dantisti, due commenti e uno lo fo’ io, e vediamo .
    Invece di seguitare con l esegesi dei capitoli del manzo lombardo castrato.
    Aggiungo all offerta , che son pronto anche a fare il commento in terzine.
    E ad ospitar in open air nelle selve aspre selvagge e forti ,qualcuna o una delle eventuali serate.
    Anzi aggiungo che l idea e’ di cavavvi dalle lastre ,Dante nelle selve,
    Raffa production, io ci metto l idea e la massima disponibilita, di luoghi
    e tempo .
    A costo ZERO , si fa’ i culo a firenze , si fanno vergogna’.
    Raffa non ruzzo, se ti tiri indietro ……..
    Dante ni territorio, le location? Tutte le pievi storiche dedicate a ….
    Vedrai , a San Giovanni battista a chi senno’ , sicche’ pont allo spino, molli,rosia,pernina…….recenza.
    Co’ preti me la vedo io,co’ i sindaco di siena e di …..sovicille ,te la vedi te.
    Citta e territorio se non farassi, a i lorenzetti vor di’ che gn aete fatto butta’ via colori e tempo.
    Bada Raffa fai te, ti lascio anche scegliere se pubblicare il commento o farlo passare per una tua idea , a me m importa sega del merito,di farlo m importa e parecchio ,i merito lo lascio a chi lo cerca.
    A i punto che siamo ora,la medicina po’ esse solo Dante,Manzoni te ne fai una sega.
    Sortirebbe fori roba buffa,ao. Bada Raffa, in citta’ se voglion si potrebbe
    fa’ sotto i cappello delle contrade, si ecco niente sindaci, facciamo gnicosa da i popolo pe i popolo, bada la sto’ pensando mentre la scrivo.
    Fammi o/ fatemi sape’.
    Sete sempre a lagnavvi dello zazzera e a buba’ che areste voluto i Raffa assessore alla cultura, vediamo se sete da pappa scodellata o se aete voglia di cucina’ da soli.
    Aete roba sotto cintura di tra le gambe?
    O vediamo.

  10. Gabriele Maccianti scrive:

    Sono favorevolissimo al restauro delle lapidi dantesche. Tra l’altro, non credo che l’operazione costi molto. Le lapidi sono molto più importanti di quanto si creda, sono un piccolo tesoro di storia e – talvolta – anche di arte e sarebbe molto bello che il Comune, e anche le Contrade (per esempio restaurandone una per territorio, a loro scelta – come ha fatto il Drago con quella di Pannilunghi in via della Sapienza), iniziassero questo lavoro.
    Vederle ingrigite, illeggibili e trascurate mi dà un triste segno di perdita di continuità tra ciò che siamo stati e ciò che siamo. Beninteso, è più che comprensibile che certi ricordi non raccolgano più il plauso che invece avevano al momento in cui furono apposti, ma non di meno segnano il passare delle epoche … che dobbiamo rispettare non dimenticare (e tanto meno cancellare!).

  11. Burchiccio scrive:

    La colpa la dovete da’ al Panzieri
    Fu’ lui a fammi veni’ certi pensieri

    Dopo d aver espresso sua opinione
    A seguito d un verso di Durante
    Che rammentava i vani e talamone

    Mi vien di dar ragione tra le tante
    Di come storia spieghi come mai
    Con vostra gente Dante fu’ frizzante

    De li franzesi, vani voi piu’ assai
    Come li galli vostro poco senno
    Arebbe a ave’ radice in que’ pollai

    Da cui discese e risalette brenno?
    Sareste forse voi galli senoni?
    Que tempi andati la ragione funno

    Del vostro permane’ vani cittoni?
    Che dopo chiusi andaste al fiume allia
    A fa’ battaglia contro le legioni

    La storia narra se non ci si sbaglia
    Che ritornando da citta’ romana
    Su’ per la strada verso senigallia

    Qualcun preso da sete ,fonte diana
    Cercar sopr un crinale lui pretese
    Ricerca e gente ancor oggi..vana

    Se dante v accosto’ a gente franzese
    Regione fu’ ,assieme alla ragione
    Dov’ e perche’ natur sua siena prese?

    Cio’ spiegherebbe anche talamone
    Un porto ma ‘nche un riferimento
    A’ galli senoni e a lor distruzione

    Co’ Dante uno deve stacci attento
    Semina indizzi e tracce da seguire
    Dissimulando gnosi e vero intento

    Ruzzo eeeh ,ma anche no. Diciamo che ci vole attenzione e un minimo di cultura del trivio e quadrivio con Dante, bisogna poi tener conto di come doveva usare la dissimulazione per non finire alla brace.
    Senno’ ci si intende poco e in alcuni casi l esatto opposto,ovvero …capisco il Raffa, vi conosce troppo bene, stomaci e neuroni l aete regolati giusti e precisi…pe’ i castrato( Manzone) bono alla brace , invece la cipolla Dantesca ( da sfogliare) vi garba poco,vivanda povera ma salubre, vi sta’ “antipatica” torna a gola la digerite male e poi fa’ lacrimare, dopo schiarisce l occhi e uno vede meglio , ma li per li frizza.
    Comunque se qualcuno volesse cambiar dieta ,laonde far fare ginnastica neurale al proprio cervello…..

    Lettura consigliata:
    Dante e la gnosi , l esoterismo del convivio
    Adriano Lanza ed. Mediterranee

    Propedeutica per affrontare la Commedia.
    Adriano eeh , non Franco ,un poro professorone appretato quindi inabile all intender Dante e proprio per questo fatto vicepresidente della societa’ dantesca.
    Invece il terzo Lanza ,Antonio ( anche lui membro della societa’ dantesca)
    lui leggetelo, ma non per Dante.
    In caso per le raccolte delle rime di Cecco , ma soprattutto
    per la raccolta da lui curata delle rime di Burchiello ,no scusate , Burchiello e’ troppo.
    Altro dissimulatore seriale, pensate che ,questa e’ bellina , lo sapete il Burchia venne a sienina e pare si sia dato da fare con le vostre sposotte, una notte gni tocco’ scappare pe’ tetti gnudo di buccia ,essendo stato sorpreso dal ritorno nel talamo di uno de’ vostri mastioni ,frequentatore d osterie,pe’ coprissi gni tocco’ mettisi la prima roba che trovo’ stesa a asciugare, roba da donne, di poi fu’ condannato a sei mesi pe’ furto d abiti femminili, il becco ovviamente stette zitto pe’ non fa’ figurette e Il Burchia dissimulo’ , per non essere accusato di trombatura di donna altrui, racconto’ che gni garbava vestissi da donna, da li i soliti doddi sanesi ,avviaron con le novelle sui travesta fiorentini e ancora non hanno smesso.
    Storia vera, ao.

  12. Il Giaguaro scrive:

    L’Avv.to Panzieri ha ragione,tutte le lapidi devono essere conservate ma aggiungo di più, anche tutte le massime murali del ventennio dovevano essere salvate ,a memoria della follia di un intero popolo.Invece pochissime si sono salvate, una molto diffusa nell’Italia rurale ebbi modo di leggerla anni fa su un bellissimo muro a mattoni di un podere(allora vuoto) nelle crete:”E’ l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende.Mussolini”.Infatti…!
    Per quanto riguarda i versi di Dante io ci ho sempre letto un po’ di invidia verso i senesi che a Talamone cercavano di avere un vero porto sul mare tutto loro mentre i fiorentini dovevano accontentarsi di “quel fiumicel che nasce in Falterona” (con tutti i problemi connessi) e lottare con i pisani se volevano arrivare al mare.
    Insomma Dante gufava tramite Sapia.
    Eretico,che ne pensi?

    • Eretico scrive:

      Caro Giaguaro, ne ho scritto tante volte: ti toccherà fare una ricerchina ad hoc sul tuo blog preferito!

      A Manunta: la tua idea sulle lapidi non è male, aspettiamo di vedere ciò che si può fare o meno, e poi dirotti…

      L’eretico

    • Burchiccio scrive:

      Felin,ci voglion fiorentini sensi
      Che sviluppati sian dentro fiorenza
      Per annusa’ quel che Durante pensi

      Chi pe’ natura o poca cognoscenza
      Misura Dante con senese metro
      Con l attorbata sanese scuenza

      Vede attraverso un deformato vetro
      Considerare quindi invidie amare
      E’ per natura da senese tetro

      Voi che c aveste un porto di mare
      Dal mar tenestevi sempre lontano
      Capaci solamente d invidiare

      Chi ebbe Vespucci e Da Verrazzano
      Voi pe’ ammiraglio pigliaste strozzi
      Un fiorentino di seconda mano.

  13. Paolo Panzieri scrive:

    Ringrazio davvero l’ottimo Buricchio dei pregevoli versi, confidando che quando – alla fine – scriverà la sua Manunta Commedia non mi ficchi troppo in giù, dove fa troppo caldo, che lo patisco, ma in qualche girone un po’ più confortevole e agevole, magari insieme a gente simpatica, con cui condividere il peso dell’eternità in serena dannazione.
    Il Giaguaro dice bene. La damnatio memoriae è soltanto indice di debolezza. Chi cancella il passato ha paura del futuro; cercare di cancellare l’avversario sconfitto denota soltanto insicurezza e spesso finisce per ottenere l’effetto contrario. La storia della Roma imperiale lo insegna.
    Tra le lapidi da restaurare, però, inserirei a pieno titolo in cima alla lista anche e sopratutto quelle realtive al divieto ed alle sanzioni di certi comportamenti dalla spazzatura, agli schiamazzi, al meretricio. Sono spettacolari, dateci un occhio, ce ne sono tante, quasi dapertutto.
    Ma per finire, giusto per dar ragione al nostro rimatore fiorentino preferito (… e non parlo di quell’Alighieri), facciamo un po’ di sana autocritica: gente un po’ vana lo siamo davvero, altrimenti non si spiegherebbe nemmeno come sia stato possibile limitandoci all’epoca moderna dal tanto (quasi tutto) che avevamo essere rimasti praticamente con niente.
    E mi sa che col tempo siamo pure peggiorati.
    Infatti, tra sperare in Talamone e sperare in Ampugnano: Talamone tutta la vita.

    • Burchiccio scrive:

      Se patrocinio le mi garantisse
      Aggratise in caso di bisogno
      Nulla sarebbe quel che Dante scrisse

      Ni’ meglio posto nell empireo regno
      La metto a stianto pur ancor in vita
      Se d accetta’ l’ affare mi da’ un segno

      Sulla tastiera mi pelo le dita
      E i posteri di lei avran notizia
      La cosa stia tranquillo e’ garantita

      Ao

  14. Il Giaguaro scrive:

    Eretico dammi almeno un aiutino, dove,quando…?
    grazie

    • Eretico scrive:

      Caro Giaguaro, non ho proprio il tempo materiale di controllare, ma per esempio sotto un Natale (potrebbe essere 2017, o 2018), sono certo di avere scritto un pezzo monografico su Sapìa sanese.

      L’eretico

  15. Roberto scrive:

    Mentre ci si diletta in disquisizione storico letterarie, il Comune ha deliberato di chiedere alla Fondazione di fare causa al Monte dei Paschi (si parla di circa 4 mld). A parte che a mio modesto avviso, se proprio De Mossi ci tiene, dovrebbe far lui (leggi Comune di Siena) causa alla Fondazione che ha supportato volontariamente MPS nelle scelte sciagurate che hanno portato alla dilapidazione del patrimonio.
    A me pare una scelta scellerata. Se dovesse vincere la causa MPS fallirebbe e addio posti di lavoro e indotto a
    Siena per miliardi.Se dovesse perdere, e comunque in costanza di causa (che durerebbe chissà quanti anni) quali voci in capitolo potrebbe avere nell’influenzare in qualche modo il destino del Monte? Il Mef, principale azionista, con quale animo accetterebbe il Comune o la Fondazione come interlocutore?
    Lui dice di intentare la causa per poi sedersi ad un tavolo e negoziare un accordo stragiudiziale. Mah, vedremo. Sbaglierò ma per me la causa è temeraria senza speranza di vittoria: in pratica la Fondazione denuncia se stessa per aver avallato le scelte di Mussari &Co. o per scelta volontaria o per non aver capito quello che stava facendo.

    • Daria gentili scrive:

      La cosa che mi fa arrabbiare è che ora – quando ormai tutti i buoi sono scappati dalla stalla – tutti sono a sdottorare e a parlare di Monte, quando per anni tutti, istituzioni, partiti locali e nazionali, cittadini, ecc. sono stati silenti ed indifferenti rispetto ad allarmi ed alle iniziative portate avanti da un gruppo di persone di associazioni cittadine (tra cui i blogger, sempre presenti)………..

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