Eretico di SienaLa domenica del villaggio: bagatelle romane (e 2 Ps) - Eretico di Siena

La domenica del villaggio: bagatelle romane (e 2 Ps)

A margine della trasfertona romana per la Commissione di inchiesta (della quale si scriverà in settimana), si è approfittato per qualche approfondimento capitolino su Leopardi – in previsione del futuro libro, il quale sta crescendo davvero bene -, andando nella chiesa di Sant’Onofrio, sul Gianicolo, ove il recanatese si recò il 15 febbraio 1823, commuovendosi non poco – a quanto scrive lui stesso – per il sepolcro di Torquato Tasso. Ma Roma è Roma: non vale una messa, ma spunti, certo, se ne trovano a bizzeffe. Ai lettori, ne propongo un tris, lasciando nel taccuino degli appunti tanto altro materiale, peraltro (compreso quello, sempre a proposito del Gianicolo, sull’orgasmo risorgimentale – ci sia consentita l’espressione – che sempre si prova andando in quell’autentico museo a cielo aperto).

IL GIRO DELLE DUE CHIESE…

“Come andare a Roma e non vedere San Pietro”, recita un noto adagio, su cui si potrebbe discutere a lungo; forse, sarebbe meglio dire “andare a Roma e non visitare almeno qualche chiesa”, intendendola come cosa turpe e moralmente indegna. A questo giro ce ne siamo concesse 5, e di 2 scriviamo qualcosa: la chiesa del Gesù, quella di Sant’Ignazio di Loyola per capirsi, e la misconosciuta Santo Stefano del cacco (sì, avete letto bene: del cacco).

All’interno del trionfo barocco della chiesa-simbolo dei Gesuiti, accanto all’altare di Sant’Ignazio di Loyola (nell’affresco a lui dedicato ci sono le personificazioni dei 4 continenti: manca l’Oceania, per ovvi motivi cronologici), c’è una cappella intitolata alla Madonna della strada. Una piccola targa ricorda che Pio IX, nel 1860, concedeva “indulgenza quotidiana di 300 giorni, applicabile anche ai defunti, a chi visita con cuore contrito” il succitato luogo. L’ultimo Papa Re aveva già rotto da 12 anni, e di brutto, con il movimento patriottico-risorgimentale, ai tempi della sua allocuzione in occasione della I guerra d’Indipendenza, e soprattutto aveva una gran paura di perdere il suo potere temporale (a proposito, domani è il XX settembre, anniversario della Breccia di Porta Pia, semper laudabitur: con Siena che continua a non avere una Via a questo evento dedicata). Gli interessava dunque il “cuore contrito” per le preghiere, ma con la testa, lui, pensava anche ad altro: a mantenere la poltrona, si direbbe oggi…

Ma l’autentica sorpresa, dal punto di vista delle chiese romane, è una absolute beginner, a due passi da Piazza Venezia, nel popolare quartiere Pigna, ove ancora si trovano artigiani e librerie di libri usati d’antan: la chiesa di Santo Stefano del cacco; ci entro verso le sette di sera di giovedì, ed è lo specchio dell’odierno Cattolicesimo: l’ambiente è totalmente privo di fedeli – neanche qualche beghina, suvvia -, e nel presbiterio ci sono tre padri silvestrini (famiglia dei Benedettini), due giovani stranieri e l’anziano italiano, i quali salmodiano, peraltro meravigliosamente, i vespri d’ordinanza.

Il tutto sorge ove, un tempo, c’era un tempio dedicato ad Iside e a Serapide; classico sincretismo, no? La struttura è stata poi fagocitata dagli appartamenti, al punto che la piazzetta è un continuum di case, chiesa ed altre abitazioni, con la facciata di Santo Stefano che quasi non si riconosce come luogo di culto (il campanile romanico non si vede neanche, nascosto dalle abitazioni!); soprattutto curioso è l’etimologia di “cacco”, che pare derivare da macaco, in quanto la statua del Dio Toth, visibile fino al XIV secolo, ricordava per l’appunto un macaco. Permanenze plurisecolari romane, è proprio il caso di dire: di una città che non si può vivere appiattiti sul presente – come è l’homo digitalis odierno -, ma che va gustata in senso diacronico, verticale. Altrimenti diventa una città meno unica, oltre che sporca assai…

 

PIAZZA VENEZIA: UNA AUTENTICA ORGIA DI HISTORIA

Non esiste forse un luogo di Roma (o del mondo?), che assorba così tanta Historia come Piazza Venezia, arrivandoci dai Fori imperiali; a proposito del sincretismo di cui sopra, la Colonna traiana, poi cristianizzata con la consacrazione alla Madonna di Loreto (e chiesa annessa, proprio davanti), sembra dire subito al visitatore che, in questo posto, la Storia varca i secoli, e i marmi cambiano padroni.

A sinistra, il Vittoriano, luogo simbolo di Roma Capitale, con l’enorme statua equestre di Vittorio Emanuele II (del Gallori, eh), reso ancora più maestoso dal restyling del 1911, in occasione del 50esimo dell’Unità.

Davanti al primo monarca d’Italia a cavallo, dall’altra parte della piazza, ecco palazzo Bonaparte, ove la madre di un certo Napoleone, Letizia, trascorso gli ultimi anni della sua lunga vita, morendo nel 1836. Infine, palazzo Venezia, fatto costruire dal cardinale veneziano Pietro Barbo, futuro Paolo II (successore del “nostro” Pio II, nel 1464), poi nella seconda metà donato da Pio IV alla Repubblica di Venezia che vi stabilì la sua ambasciata. Infine, dopo la Marcia su Roma, eccolo divenire sede del Governo fascista. Non avevamo mai visto l’ampia corte interna, con un accenno di giardino all’italiana ed una chiesa che promette bene, ma non è visitabile: l’interno del cortile, comunque, è uno dei massimi esempi del Rinascimento romano.

Si esce dal vestibolo, e siamo in pratica davanti a Palazzo Grazioli, luogo romano del potere berlusconiano illo tempore; e certo, viene da pensare – pur ritenendo Berlusconi, fra le altre cose, ampiamente unfit a diventare Presidente della Repubblica – che né Traiano (optimus princeps, per Zeus!), nè Vittorio Emanuele, né Napoleone – tutta gente che qualche scheletruccio nell’armadio ce lo aveva – hanno mai avuto l’onore di vedersi prescritta una perizia psichiatrica. I potenti di oggi, sono sempre potenti, certo; ma un pochino meno dei potenti di una volta, date retta: e Roma serve anche per insegnarcelo…

 

UN TOUR SEGNO DEI TEMPI

Campo dei fiori, mi sto gustando – per lenire il caldo davvero appiccicoso del venerdì romano – un bicchierino di macedonia acquistato, con un investimento di ben un euro, da un premuroso indopakistano: sotto al monumento eretto in onore di Giordano Bruno, ovviamente, che in quel 1889 spaccò Roma (segnalo per l’ennesima volta  il bel libro di Massimo Bucciantini, sulle vicissitudini legate alla costruzione del monumento più divisivo della Roma umbertina).

Vedo un signore che aspetta, un po’ trafelato, ad un metro da me; dopo poco, arrivano tre ragazzotti americani, due fratelli ed un altro: in buono Inglese, la guida inizia a dire qualche cosina sul luogo in cui ci troviamo: niente di particolare, ma per i tre pare già molto, moltissimo. Non sembrano essere così interessati agli eretici. Sono quasi le cinque del pomeriggio. Ecco che la guida tira fuori un calice, racchiuso in un contenitore, per ciascuno dei tre ragazzi, e sento – origliando sfacciatamente – che inizia ad elencare i luoghi ove andranno a fare wine tasting, di lì a breve. Presumo che, dopo un paio di ore o tre al massimo, li lascerà, discretamente caldi, alla mercé di loro stessi, e che i tre continueranno a bere, magari sballandosi anche in altro modo.

Per arrivare in loco, ero passato dal luogo in cui era stato ammazzato – accoltellato proprio da due ragazzotti americani – il carabiniere Mario Cercello Rega, ricordato da una sorta di artigianale lapide fatta affiggere dai commercianti del posto. Credo che non ci sia particolare bisogno di spiegare il perché dell’associazione mentale: si spera di no, ma il timore che il sacrificio dell’uomo (luglio 2019) non sia servito assolutamente a niente è davvero forte. Movida omnia vincit. Fa piacere che almeno la gente del posto, all’ombra del Nolano, conservi un minimo di pietas: consoliamoci così, e avanti verso la prossima tragedia…

Ps 1 In mattinata, ci si era dedicati ad una corsetta nel parco della Domus aurea, sul Colle oppio, ove mai si era corso prima: ben tenuto (in ovvia controtendenza con quasi tutto il resto della città), con oleandri ed anche una bouganville niente male. Ad un certo punto, appare una grande statua di Alfredo Oriani, intellettuale di riferimento del Fascismo e di Mussolini in persona (pur morto nel 1909): l’opera, non a caso, è datata 1935, anno XIII dell’era fascista. Secondo i desiderata dell’ultimo Tomaso Montanari, quello con l’eskimo animato da sacro fuoco iconoclasta antifascista, crediamo che dovrebbe essere abbattuta immantinente. Forza e coraggio: piccone in mano, dunque, si proceda!

Ps 2 Il 19 settembre del 1985 moriva, in Siena tra l’altro, Italo Calvino: ognuno, fra i ben maggiorenni, avrà di ciò un suo ricordo (il mio è legato al Liceo). Inutile dilungarsi sulla qualità letteraria di Calvino, oppure sulla sua statura intellettuale, pur con tutti i distinguo da fare (e ce ne sarebbero, per Zeus!); come abbiamo detto e scritto tante volte, la Sinistra italiana è passata dal leggere Pasolini, Moravia, Concetto Marchesi e Calvino, al farsi dettare la linea politica da Fedez e J-az. Così è, se vi pare…

14 Commenti su La domenica del villaggio: bagatelle romane (e 2 Ps)

  1. Marco Burroni scrive:

    Se i potenti di oggi sono un po’ meno potenti di quelli di ieri, al contrario gli eretici di oggi se la passano decisamente meglio: una volta li bruciavano senza tanti complimenti- vedi il povero Giordano Bruno- invece oggi gli eretici hanno diritto a regolari processi, e magari li vincono pure… e poi si parla male de progresso!

    • Eretico scrive:

      Caro Marco,
      ben detto: infatti, senza scriverlo, pensavo a questo; ed anche al fatto che si continui ad onorare il Bellarmino, per aggiungerne una…

      L’eretico (regolarmente processato)

  2. Il Giaguaro scrive:

    E perfino Santo !
    Appunto S.Bellarmino…
    Speriamo che al Liceo poliziano i ragazzi sappiano almeno chi fu e cosa fece al malcapitato Galilei!

  3. Roberto scrive:

    Elezioni suppletive. So di sicuro per chi non voterò: Letta. Provo a guardarmi in giro, leggo l’intervista del candidato del centrodestra sul cittadino on line
    . Sconforto totale. Poco più del nulla. Mi informerò sugli altri.

  4. UNO DI STROVE scrive:

    Molto godibile il reportage su Roma: secondo me l’Eretico potrebbe diventare, con la maggiore età, un novello Piovene, o Rumiz, perché sa descrivere con il piglio giusto e con i collegamenti culturali opportuni i luoghi in cui, per un motivo o per l’altro (questo era un “motivone”) si reca.

  5. Luciano scrive:

    Marco Rizzo è l‘ unico che si merita il mio rispetto. Per quanto riguarda Letta che dire… Non mi piace e non lo voto!

    • Gp scrive:

      Rizzo mi piace.
      Quello di destra non mi garba per niente.
      Marrocchesi Marzi invece lo conosco poco.

    • Vedo nero e basta scrive:

      Anche se non condivido del tutto le sue idee, lo vedo molto più coerente e sincero dei sinistrorsi. Letta? Tante bugie e dietro il nulla. Riguardo ai vari candidati, se vogliamo veramente fare un’opposizione valida dovremmo avere gente delle nostre parti, il dubbio è che dopo le votazioni questi ringraziano e vanno via. Tranne poche eccezioni sono tutti di fuori.

  6. Luciano scrive:

    Ho letto che i lavoratori della banca MPS in una lettera inviata alla popolazione senese chiedono il sostegno della gente durante il loro sciopero. E per quale motivo vi dovrei dare il mio sostegno? Ma voi durante gli scioperi di altre categorie che sostegno avete dato? Ma soprattutto sono curioso di vedere quanti di voi scenderanno a scioperare… Una cosa è certa… il mio sostegno non lo avrete

    • Gp scrive:

      Con tutto il rispetto, mi sa che anche col suo sostegno le cose non cambierebbero.
      Il problema è che la probabile perdita di qualche migliaio di posti di lavoro a Siena avrà ricadute negative dirette o indirette quasi per tutti

    • Paolo Panzieri scrive:

      Un amico ieri mi ha detto: si sciopera!
      Così presto, all’improvviso? Ho risposto io.
      Stamani ho incontrato uno dei sindacalisti che ha parlato anche al TG3(!), sudato come avesse fatto l’Eroica, con una matassa di bandiere in mano, il fazzoletto, tutti i gadget griffati etc, solo come un cane …
      Qualcuno mi può spiegare il senso di questi sindacati decotti oggi?
      Pare quasi di stare in Polonia prima che qualcuno fondasse Solidarnosc.
      Non credo sia un problema di solidarietà (che non costa nulla e non si nega mai a nessuno), ma di rappresentanza.
      Qualcuno non doveva raccogliere le firme?

      • Gp scrive:

        Molti sindacalisti, non solo mps, si sono venduti o hanno usato il sindacato per carriera o secondi fini personali. La parte sana non è stata in grado di difendersi e di denunciare questo fenomeno, perdendo la fiducia dei lavoratori.
        Per Mps ci sono illustri casi di dirigenti ex sindacalisti, su Google anche casi di mogli dirigenti (giovani) di dirigenti ex sindacalisti…

  7. Senio scrive:

    Direi che lo sciopero, se così lo possiamo chiamare, è stato molto poco partecipato e tiepido. Se paragonato allo sciopero dei dipendenti di GKN verrebbe da chiedersi tante cose… PS Stamani ho letto su un giornale che il candidato senza simbolo alle suppletive di Siena ha tuonato dicendo che loro sono il partito del lavoro e dei lavoratori… mah, francamente certe affermazioni mi mettono di pessimo umore.

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