Eretico di SienaLa domenica del villaggio: USA, Milite ignoto, Vitti (e 2 Ps) - Eretico di Siena

La domenica del villaggio: USA, Milite ignoto, Vitti (e 2 Ps)

Eccoci alla consueta rubrica cultural-domenicale del blog; quest’oggi partiamo con un tema ormai pluridecennale, quello della sudditanza culturale italiana rispetto agli States (in concomitanza con il Biden romano e con Halloween); poi, spazio al centenario del Milite ignoto, anche in preparazione della importante conferenza-incontro di giovedì prossimo; prima dei due Ps, spazio alla rubrichetta “Pubblicità-regresso”, oggi dedicata ai 90 anni di Monica Vitti (quindi, con poco regresso).

ITALIA-USA: ALLEATI CERTO, SUDDITI (CULTURALI) ANCHE NO

I lettori ci scuseranno, giacché molte delle cose che stiamo per scrivere le abbiamo – in anni ed anni di pubblicazioni bloggeristiche – già scritte ovvero dette in pubblico, ma il combinato disposto della visita del Presidente USA Biden, in occasione del G 20, a Roma, e di Halloween, è un’occasione davvero troppo ghiotta per non approfittarne.

Facciamo un esempio concreto: Rainews di venerdì, tg delle 14; pressoché tutto centrato sulla visita di Biden – in Italia, in effetti, non succedeva quasi niente: la Finanziaria, la Sicilia sott’acqua, la pandemia, qualche morto sul lavoro -, con financo una inviata a Piazza Venezia, avente il ruolo precipuo di fare cosa? Di avvertire immediatamente, non appena fossero passate le 30 macchine blindate che dovevano portare il Presidente stars and stripes dal Vaticano al Quirinale. E poi: ma dal Papa, quanto c’è stato? “90 minuti, più di Trump, ma anche di Obama”, wow…

In più, stanotte i nostri fanciulli saranno dediti all’ormai canonico “dolcetto-scherzetto”, creato dalla consumer society USA, e, nell’ultimo quarto di secolo, da noi ignobilmente introiettato (la colpa non è certo dei bambini, mentre qualcosina qualche adulto potrebbe anche chiedersela, tra un like e l’altro…).

Insomma, noi siamo filoatlantisti di ferro, anche guardando chi c’è di là: W gli States, ora e sempre (magari si può anche incidentalmente rafforzare dal punto di vista militare l’Europa, ma questo è un altro discorsino); ciò detto e ribadito a titoli cubitali, non è che si debba diventare ancora più sudditi di quanto non siamo già, inevitabilmente, dai tempi del Piano Marshall. Non ce lo chiedono neanche loro, più di tanto: siamo proprio noi, ad avere un habitus di servi.

Alleati sì, dunque; sudditi, sì e no: militarmente, ahinoi indubbiamente sì; culturalmente, proprio no (anche perché abbiamo un passato remoto un pochino più alto, del loro): ma pare che ci divertiamo sempre di più, a mostrarci i servi che siamo…

 

IL MILITE IGNOTO, UN SECOLO DOPO: UN APPUNTAMENTO DA NON MANCARE

Il fatto, in primissimo luogo (temendo che non tutti lo conoscano): 28 ottobre 1921 (ovviamente nessun legame con la Marcia su Roma, che avvenne esattamente un anno dopo), basilica di Aquileia; una madre come purtroppo tantissime altre, Maria Bergamas, la quale aveva perduto il suo unico figlio nella Grande Guerra, ha davanti a sé 11 bare, ovviamente anonime: ne deve scegliere una – sarà la decima, per la cronaca -, quella che passerà alla Historia come quella del celebre Milite ignoto. Dopo quel penoso, ma denso di significati, passaggio, la bara scelta dalla donna partirà, in treno, verso Roma, verso l’Altare della Patria. Stazione dopo stazione, l’Italia del post 1915-1918 accompagna, con un clamoroso e condiviso trasporto emotivo, questo anonimo caduto in guerra: la bara del quale, pirandellianamente, appartiene ad uno, a nessuno, a centomila (in realtà, circa 600mila…).

Forse, anzi probabilmente, fu questo il momento in cui – dopo un Risorgimento portato avanti di fatto da minoranze ed adiuvato da forze straniere -, il momento in cui davvero nacque l’Italia, in cui l’amor patrio fece davvero presa, unendo il Nord al Centro, ed entrambi al Sud. Quattro giorni di viaggio, prima di giungere a Roma (Capitale da soli 50 anni, si badi bene), dopo 120 tappe nel complesso. Come quasi sempre, l’Italia offre il meglio di sé nel momento della difficoltà, per non dire dell’autentico dramma. Sin da subito fu così.

Esattamente come un secolo or sono, quel che resta della Sinistra continua a snobbare un passaggio di enorme importanza per la italica Historia: nella stampa progressista, abbiamo trovato solo pochi contributi, su questo fondamentale centenario; il rischio di venire identificati con il “virus nazionalista”, evidentemente, è ancora forte. Dall’altra parte, fra tanta retorica d’occasione, segnaliamo un equilibrato pezzo di Marcello Veneziani (La Verità, 27 ottobre, pag. 16), che poteva essere scritto da qualche intellettuale progressista, senza che nessuno poi lo lapidasse.

Benissimo venga, dunque, l’appuntamento di giovedì prossimo – ore 17,30, ovviamente nella Sala dei mutilati -, promosso dall’Anmig senese, con chiacchierata di Gabriele Maccianti e dello scrivente: ci sarà spazio per tanti fatti – da ricordare o da fare conoscere -, conditi da ben poca ideologia. Come dovrebbe sempre essere, in siffatti incontri: ma come si continua, purtroppo, a non fare abbastanza…

TANTI AUGURI, MONICA (CHE FACEVA ANCHE GLI SPOT)!

Il 3 novembre, Monica Vitti compirà 90 anni, e questo blog le fa ovviamente i più sinceri auguri: che, nonostante i problemi di salute, possa godersi gli ultimi anni con il massimo della serenità possibile; ma perché ne parliamo nella rubrichetta della “Pubblicità-regresso”? Perché nel 1992, la Vitti fece causa ad una ditta di divani che aveva usato una sua sosia per pubblicizzare il suo prodotto, tra l’altro vincendola.

La Monica nazionale sosteneva, fra l’altro, di non avere mai fatto pubblicità in vita sua (da Repubblica, 3 novembre 1992); non solo, però, nel 1993 avrebbe fatto un famoso spot della Lavazza, ma soprattutto in redazione abbiamo trovato una sua presenza in una pubblicità della allora avveniristica (era il 1961!) Fiat 1800, 6 cilindri (“può arrivare a 140 km orari senza sforzare il motore”). La Vitti compare tanto all’inizio, quanto alla fine del lungo spot.

Insomma, nel 1992 la Monica nazionale disse una cosa un po’ discutibile (Internet non c’era, e gli sbugiardamenti erano più difficili); ma noi, ovviamente, vista la sua bravura, bellezza e simpatia, gliela perdoniamo ben volentieri…

 

Ps 1 In settimana, ci ha lasciato – alla veneranda età di 97 anni – il critico letterario Luigi Blasucci; esperto di Dante, Ariosto e Montale, ma in primissimo luogo di Giacomo Leopardi. Come i grandi attori che muoiono sul palcoscenico, aveva solo pochi giorni fa licenziato il suo ultimo saggio, dedicato ai “Canti” leopardiani (II volume), dopo un trentennale labor limae. Diceva, su se stesso, di essere un “diligente micrologo”, per la acuta puntigliosità con cui dissezionava i versi leopardiani, e non solo quelli del recanatese; oltre alla straordinaria acribia filologica, suo merito precipuo – lui che veniva da una famiglia povera di Altamura -, è stato quello di approcciarsi a Leopardi in modo pressoché esente dagli schieramenti ideologici che ne hanno avvelenato la lettura nel Novecento. Chapeau per tante cose, fra cui questa.

Ps 2 Per finire, solo un accenno – davvero inevitabile, in questo caso – alla politica: ieri Alessandro Di Battista era a Siena a lanciare il suo nuovo movimento, assai critico con Draghi (infatti al suo fianco c’era tal Villarosa, che fa parte del Governo, sic), e con il mondo istituzional-finanziario (Mps dovrebbe restare una banca pubblica, dedita all’economia green, per il Dibba nazionale: possibile nessuno ci avesse pensato prima, per Zeus?). Ne riparleremo, probabilmente a breve.

Nel frattempo, non si può non segnalare – come doverosamente fatto dalla stampa senese – la presenza in loco del tandem Carolina Orlandi e Antonella Tognazzi. Dibba ha subito chiarito che, per quanto gli consta, si è trattato sicuramente di un omicidio (fonte primaria, a quanto lui stesso fa intendere, Le Iene); qualcuno avrebbe potuto forse avere dei dubbi, sulla posizione del Che Guevara italico?

18 Commenti su La domenica del villaggio: USA, Milite ignoto, Vitti (e 2 Ps)

  1. Il resiliente scrive:

    È convinzione tipicamente italica dare per scontato che la soluzione arrivi da altri, arrivi dall’esterno.
    A livello interno periodicamente emerge la figura del salvatore della patria (Draghi è remake di film già visti).
    A livello esterno si tramuta in una sudditanza totale ed acritica:
    sono vent’anni ad esempio che ci raccontiamo che l’Europa risolverà tutti i nostri problemi.
    Quella dell’esercito europeo è solo un’altra chimera. L’Europa è soft power in purezza, citando Rampini, è potenza erbivora (in un mondo di lupi).
    In un contesto del genere snobbare la ricorrenza del milite ignoto è esercizio prevedibile, collettivo. Parecchio più interessante il salmone all’aneto di Mattarella o la cacio&pepe di Draghi.

    • Vedo nero e basta scrive:

      L’UE vaso di coccio tra vasi di ferro. Un esercito europeo, proponeva qualcuno, ma figuriamoci, è un’illusione se non c’è coesione trai Paesi membri UE nemmeno in cose più semplici. Poi quelli ex cortina di ferro, che fanno i propri interessi alla faccia degli accordi dell’UE, ma dove vogliamo andare? Siamo divisi ed ancora sudditi degli USA, ma Putin purtroppo ci è vicino.

  2. Gp scrive:

    Abbiamo basi militari e circa 80 bombe atomiche a stelle e strisce in Italia. La storia ci relegherà giustamente a provincia dell’impero a seguito della sconfitta in guerra.
    Ho l’impressione che il loro controllo/influenza sia più invadente di quel che ti sembri; senza voler apparire ‘complottista’ è possibile intravederlo in episodi come il caso Moro (puoi smentirmi, vista la tua conoscenza della vicenda), gladio, P2, forse anche mani pulite, per arrivare alla strana caduta del governo Conte 2.
    Comunque meglio loro di Stalin o Tito

    • Eretico scrive:

      Caro Gp,
      figurati se il controllo USA non è influente (ieri in chiave anti-URSS, vedasi Caso Moro, quando mandarono un personaggetto della Cia a gestire il tutto; oggi in funzione anti-Cina, viste le simpatie grilline); io facevo un discorso prettamente culturale: se i sudditi anche non celebrassero Halloween, ai padroni non importerebbe poi tanto: ma noi, vogliamo proprio fare vedere di essere sudditi fino in fondo, uniformandoci a loro anche con le zucche gialle, sic…

      L’eretico

  3. Cecco scrive:

    Sulla storia di Halloween non sono così catastrofico, in epoca di globalizzazione era normale che questa festa simil-pagana prendesse piede anche da noi. L’importante è riuscire a conciliare le tradizioni con la novità, in fondo anche Babbo Natale, e perfino l’Albero, sono cose di importazione (i nostri genitori e nonni erano più orientati verso l’Epifania …)eppure convivono pacifiche con le tradizioni più antiche. Negli Halloween contradaioli per esempio si prendeva l’occasione per far incontrare i pochi residenti (spesso anziani) con i giovanissimi, che nell’era pre-covid erano sempre pronti con sacchettoni di caramelle e cioccolatini, ma mentre elargivano i dolci si informavano su chi fossero questi cittini, chi fosse il figlio di quello o il parente di quell’altro ecc… Una festività non proprio tradizionale diventava lo spunto per aprire le proprie case ai più piccoli anche fosse solo per un saluto di qualche minuto, magari sarebbe più corretto creare occasioni ad hoc per far incontrare giovani e anziani, ma meglio di niente va bene anche questa stupidaggine d’oltreoceano … in fondo secondo me, debitamente rivisitata, negli anni può diventare un ennesimo appuntamento “tradizionale”, e comunque volenti o nolenti è già stata sdoganata, tanto vale volgerla a nostro favore.

    • Vedo nero e basta scrive:

      Hai ragione, non ci avevo mai pensato a quest’aspetto. Prima di dare pareri affrettati bisogna sempre pensarci due volte considerando con calma l’argomento. Ora questa festa, importata dagli USA ed un po’ farlocca, la considererò con meno pregiudizi.

      • Eretico scrive:

        L’aspetto evocato dal nostro Cecco, in effetti, è lodevole (senza ironia): ormai ci vuole “dolcetto-scherzetto” per sapere chi vive nel rione, ergo ben venga; il problema di fondo – nazionale, ovviamente -, resta però tutto, intatto. Certo, non siamo gli unici sudditi USA, se questo ci consola…

        Su Dibba: Michele Pinassi giustamente ha rinfacciato a Di Battista di essersela cavata con un “era Di Maio a decidere”, peraltro corretto nella sostanza.

        L’eretico

  4. Daria gentili scrive:

    Nasce il partito – ennesimo individualista – di Di Battista, che, oltre all’appoggio di Casaleggio, ha ricevuto la benedizione nientepopodimenoche di Mario Monti. Strano mix.
    Da Siena, intanto, mi sembra giusta la critica del buon Pinassi penta stellato della prima ora, che si vide bocciare il candidato a sindaco, Furiozzi, per le elezioni amministrative del 2018, quando il Di Battista faceva parte del gruppo dirigente grillino.

  5. UN ORGIASTICO,ANCHE PERVERTITO scrive:

    Sarò di certo presente all’incontro sul Milite ignoto, come detto dall’Eretico misconosciuto dalla sinistra, che onora solo i suoi morti (e tace di quelli provocati, ovviamente non nella Grande guerra). A parte Veneziani, ho letto qualcosa di Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, per il resto mi pare buio pesto (i lettori sinistri del blog mi correggeranno se ho sbagliato).
    Dibba l’ho visto ieri sera su Retequattro (nel servizio di apertura c’era anche l’Eretico), secondo me il suo sarà un altro partitino personale che otterrà poco più di Renzi, ma i media se lo coccoleranno parecchio, perché lui usa bene il mezzo e poi spacca ulteriormente i grillini.

  6. alberto bruttini detto "Il Cacaccia" scrive:

    Abbi pazienza ma, se ne sai qualcosa, hai voglia e hai tempo, mi puoi delucidare su la “querelle” Comune – Franci.

    Grazie

  7. Holden Caulfield scrive:

    Sul centenario del milite ignoto, segnalo questa bella pagina del Foglio del 31 Ottobre:

    uno per tuttiuno per tutti https://edicola.ilfoglio.it/webplayer/aviator.php?newspaper=ilfoglio&edition=weekend&issue=20211030&issue_date=2021-10-30&startpage=1&displaypages=2&articleId=18196

    • Eretico scrive:

      Caro Holden,
      anche se ho difficoltà tecniche a leggerlo, grazie comunque per la segnalazione ad hoc sul Milite ignoto: io giovedì parlerò dello scenario internazionale (non siamo stati noi italiani, i primi ad avere l’idea), e di quello nazionale; il buon Gabriele Maccianti di quello senese, con considerazioni storico-architettoniche sull’Altare della Patria.

      Ad Alberto, sulla scuola Franci: ne ho già scritto, augurando che si arrivi ad una composizione fra il Comune (che detiene gli immobili in questione), e l’Ente, ora presieduto da Anna Carli; ricordando che, di mezzo, c’è anche il problema degli spazi per gli alunni del comprensivo del Classico, per capirsi. Nonostante tutti gli irrigidimenti, sono ancora ottimista: wait and see…

      L’eretico

  8. Vedo nero e basta scrive:

    Bello Bolsonaro che in coincidenza del summit a Glasgow sul clima, come l’emergenza Amazzonia fosse di un’altra nazione, lui va a fare il divetto nel paese di origine della sua famiglia. E brava quella giunta comunale che gli ha dato la cittadinanza onoraria. Una delle sue ultime esternazioni è stata: “L’Amazzonia non brucia perché è una foresta umida”; certo, ma se tu la deforesti non rimane nulla e nemmeno l’umido. Che mente tarlata, che tristezza.

    • Paolo Panzieri scrive:

      Anche l’ottimo Winnie Pooh made in China non mi pare che scherzi con tutto il carbone che estrae e brucia ogni giorno come se non ci fosse un domani …
      Almeno, però, bisogna dire che ha avuto la decenza di rimanere a casa sua e non ha inquinato per partecipare di persona a questti happening sostanzialmente inutili.
      Gli 80 Suv corazzati del seguito di Biden ed i 27 di quello della moglie di oggi parlano da soli …
      Ma visto, che come cantava il buon Guccini, nel 2070 noi non ci saremo, non potremo – putroppo – verificare quanto ci hanno preso, ci prendono e ci prenderanno per il culo (scusate il termine tecnico) tutti quanti.

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