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Mercoledì scolastico: Vademecum per i genitori (II)

- 27/11/13

 

Come si immaginava, il pezzo number one sul Vademecum del comportamento docenti-genitori dello scorso mercoledì è stato molto commentato.

Per intanto, e per chi non avesse letto la puntata precedente, la sintesi si può riassumere nei 4 punti di seguito:

1) il docente NON è un confessore, né lo deve diventare;

2) il docente NON è un assistente sociale, pur dovendo cercare di conoscere e capire il contesto di provenienza dell’alunno/a;

3) il docente NON deve (dovrebbe) essere sempre a disposizione del genitore: chi arriva in ritardo o senza appuntamento (peggio ancora!), si arrangi;

4) il genitore deve presentarsi davanti al docente evitando comportamenti oggettivamente maleducati (cellulare acceso, chewing gum biascicato et alia). Ovviamente il tutto deve essere reciproco.

 

Alcuni commenti sono stati stimolanti, in particolare quello di tale Giovanni; quanto agli altri, un paio erano un po’ astrusi, un paio ritiravano fuori il refrain del docente pagato anche troppo per quello che fa (ti pareva…), mentre Edoardo Fantini giustamente sottolineava la sostanziale NON licenziabilità dei docenti di ruolo: e su questo – come sul privilegio “medievale” dei 2 mesi pieni di vacanze, più Natale e Pasqua – piena concordia.

Ma veniamo appunto al lungo ed articolato intervento del genitore Giovanni (chi vuole, se lo legga per intero in calce al pezzo di mercoledì scorso); in particolare, riprendo un passaggio del suo scritto, laddove dice che “sono i genitori, a casa, a doversi sobbarcare molto spesso il peso dei compiti, delle spiegazioni, dei chiarimenti…”.

Tema complesso ed annosissimo, questo, che mi fa piacere sia tornato fuori anche a questo giro.

Come già scritto in passato (l’anno scorso nel pezzo sui cosiddetti “genitori elicottero”, per esempio), a Giovanni sommessamente vorrei dire che il suo atteggiamento di aiuto nei confronti del figlio/a è ovviamente lodevolissimo per l’altruismo e lo slancio genitoriale, ma del tutto sbagliato dal punto di vista della formazione scolastica, a mio immodesto parere. Gli studenti vanno lasciati soli, ad affrontare i perigliosi scogli delle discipline; e se si vede che gli scogli sono davvero insormontabili, si ricorra a figure qualificate, con esperienza di docenza pregressa.

Il genitore, anche se preparato e magari egli stesso docente, NON è quasi mai un buon insegnante per il figlio (ci sono le eccezioni, ma confermanti la regola): tutti noi l’abbiamo sperimentato, no?

Altra cosa – questa sì, davvero fruttifera – è il fare in modo che i figli coltivino interessi culturali: il genitore che riesca a fare questo (con l’impegno quotidiano, con l’esempio personale, con le cose giuste dette nel modo giusto) può dire di avere colto nel segno.

Mi si creda: più, molto di più, di quello che si ristudia le Guerre puniche od il Teorema di Pitagora insieme al figlio.

 

Ps Stimolante il commento di “E-remita”, postato sul pezzo di ieri, ma di argomento prettamente scolastico: lo può riproporre in questa sede, anche per farlo conoscere ad un pubblico interessato a queste tematiche.

12 Commenti su Mercoledì scolastico: Vademecum per i genitori (II)

  1. macchestaiadi' scrive:

    per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, la legge riconosce ai genitori il diritto di attuare la scuola parentale e la domiciliazione scolastica….ne consegue che sono i primi educatori ed “insegnanti” del figlio…….nell’interesse delle future generazioni, si guardino bene dal delegare tutta l’educazione dei figli alla scuola pubblica!

  2. lorenzo bicchi scrive:

    Come spesso accade da una riflessione intorno ad un argomento, si declina sul confronto tra lavoratori, talvolta anche aspro. Siamo sempre molto solerti a stgmatizzare i privilegi degli altri, i loro vantaggi , spesso per coprire le nostre lacune, anche propositive.
    Ogni lavoro ha la sua dignità, sfumata da come viene esperito.

  3. e-remita scrive:

    Ripropongo il mio intervento di ieri, questa volta non OT. :-)

    Da un po di tempo mi viene in mente che potrebbe essere una buona iniziativa quella di fare dei corsi formativi (ovviamente gratuiti) agli alunni delle scuole (superiori ma anche no) in merito a temi finanziari, attività delle banche e via dicendo.
    L’idea prende spunto anche da ciò che è avvenuto a Siena, ma non solo; la normativa europea con il bail in , ad esempio, ed altre innovazioni in arrivo renderà il rapporto cliente banca sempre più delicato: mettere i soldi nelle banche sbagliate potrebbe portare a spiacevoli sorprese, anche e solo per i semplici depositanti. Ovvero il cliente finanziatore della banca dovrà essere in grado di capire se la banca ha capacità di sopravvivenza o meno se non vorrà incappare in perdite anche notevoli del patrimonio. Sulla finanza credo che non ci sia neanche necessità di fare esempi, bastano alcune parole: argentina, parmalat, lehman & brothers ecc.
    Detto questo, ed in virtù del fatto che a siena è nata una delle prime banche al mondo, sarebbe un’iniziativa forse interessante e da prendere in considerazione anche per le fasce di età più giovani.
    Resta inteso che la mia non è una proposta di docenza, sono convinto che tra i genitori degli alunni siano molti quelli in grado di affrontare questi temi con piglio semplice ma accattivante. Secondo me potrebbe essere un occasione per una giornata diversa dal normale ma di elevato contenuto per i giovani; che ne dice il Prof?
    Saluti

  4. MaxVinella scrive:

    Forse sarebbe meglio far seguire dei corsi di civismo e di moralità pubblica ai manager bancari, invece di insegnare ai possibili futuri clienti come proteggersi dai ladri e dai corrotti che operano ai vertici del sistema bancario, lasciando invece i ragazzi a studiare il greco ed il latino !!

    • e-remita scrive:

      rispetto la tua opinione, ma ribadisco che una cultura più approfondita e più diffusa su materie di finanza forse avrebbe fermato questo maledetto meccanismo prima di arrivare ad un nuovo medio evo (se continua così a livello di mondo occidentale ci arriveremo).
      Aggiungo inoltre che la colpa non è solo dei manager bancari; è il sistema dei controlli che non funziona, e questo a mio modesto avviso sarà il cancro che distruggerà completamente il capitalismo ….
      In futuro il greco e latino saranno solo ricordi, non tanto per scelta ma per necessità: se no riesci a sfamarti non risolvi la cosa con lo studio del greco e latino.

      • Ad maiora! scrive:

        Carissimo è vero che lo studio del greco e del latino non ti insegna “materialmente” ad aprire un conto corrente o a depositare i tuoi risparmi in fondi convenienti, tuttavia ti dà quegli strumenti che possono formare un cervello pensante e che ti consentono di essere un pochettino più libero mentalmente. Forse tu non li hai mai studiati, soprattutto il greco e la sua cultura! Bene inteso che qualche rudimento di finanza farebbe bene anche ai pargoli della scuola dell’obbligo!

        • e-remita scrive:

          più che un corso tecnico su dettagli di alcuni strumenti il mio obiettivo sarebbe stato di stimolare una discussione sul più grande nemico della società occidentale (e non solo) e di come ha cambiato e cambierà la vita di milioni di persone, ovvero la finanza dei grossi player mondiali ….
          Ma probabilmente è un rischio che vedo solo io; mi accontenterò del fatto che le mie figlie su certi argomenti saranno abbastanza preparate ……
          PS: nella prossima vita vedrò di colmare questa mia mancanza di conoscenza del greco, a patto che non mi renda ancora più libero mentalmente, che già così come sono è molto faticoso da gestire …..

          • MaxVinella scrive:

            Sul fatto che la finanza dei grossi player mondiali sia il problema dei problemi e su cu va posta la massima attenzione, credo si debba essere tutti d’accordo, ma ciò non deve portare a sottovalutare l’importanza dello studio delle materie umanistiche, tipo quello del greco e del latino !!

            Anch’io credo che sia utile dare ai giovani un’informazione su materie più tecniche e specifiche, tipo quelle finanziarie e commerciali, ma questa esigenza non mi pare debbe essere per forza ritenuta incompatibile con lo studio di quelle umanistiche.

  5. Wolf scrive:

    Visto la “rivisitazione” del punto 2, sono pienamente d’accordo con te, il punto 4 è irritante per me al solo pensiero, mi immagino un prof. che si ritrova davanti un genitore maleducato, strafottente e che dà ragione inevitabilmente al figlio difendendolo all’infinito…. Penso che gli alunni vadano affrontati con serenità e, possibilmente con il sorriso sulle labbra, credo siano molto più disposti ad ascoltare e capire. La rigidità fine a se stessa non ha senso, lo ha quando la controparte non risponde, allora è giusta e indispensabile.
    Sui compiti poi forse c’è la via di mezzo, certo che i ragazzi devono fare da soli, ma alla fine un controllo da parte dei genitori, e se competenti anche un po’ di spiegazione ci possono stare senza fare drammi, sempre genitori siamo.

  6. giacobbe scrive:

    Ha ragione il bicchi, è un tranello in cui ci si cade facilmente quello di criticare i privilegi degli altri lavori e lavoratori per farci fare la guerra tra noi, poveri asini. Dividi ed impera è il motto di coloro che mirano sempre alla pancia del popolo, il quale dovrebbe risp8ndere compatto con l uso della ragione…. ma forse è chiedere troppo!

  7. Anonimo scrive:

    Quello che scrive è giustissimo,la prima cosa da ricordare quando ci si relaziona con un’altra persona è l’educazione.Purtroppo questa manca non solo nei colloqui professore/genitore ma in quasi tutti i rapporti interpersonali.
    Detto questo vorrei aggiungere alcune cosette:
    venendo dalla provincia a parlare con i professori di mio figlio ho sempre prenotato i colloqui,ma è capitato varie volte che il prof.arrivasse in ritardo e una volta era addirittura assente e non ha pensato bene di disdire i colloqui fissati. A domanda precisa ci è stato risposto:come fa a disdirli se non sa usare il tablet?
    Allora vorrei consiglarle un vademecum anche per i professori perchè a volte essi dimenticano che ci sono genitori rispettosi delle regole che prendono giorni di ferie per interloquire con loro e poi quando arrivano trovano una controparte in ritardo o assente.
    Se il genitore che arriva in ritardo si deve arrangiare (giustamente) cosa deve fare il prof che compie lo stesso atto?

  8. ugone scrive:

    i genitori non sono (quasi) mai buoni insegnanti per i figli, ma i docenti che se ne fregano e caricano di pagine da studiare senza spiegarle vorrebbero che gli alunni affrontino da soli i perigliosi scogli delle discipline, ma soli nel vero senso della parola! E i docenti qualificati ai quali rivolgersi lo fanno per spirito caritatevole o per svariati eurini a nero all’ora?
    quanto costa questo a una famiglia che già pena per far studiare un figlio con i propri magri e insicuri stipendi?
    A volte bisogna scontrarsi un po’ con la raelta’….

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