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Caso Rossi: Marini, Rossi, Nastasi (e tre libri)

- 08/04/22

Cosa davvero in parte distonica, quella di dovere scrivere un altro pezzo sul Caso Rossi, con tutto ciò che accade in Europa e nel mondo: scrivere di un suicidio – rectius: del più analizzato e sviscerato fra i suicidi eccellenti italiani -, a fronte di civili, quelli sì massacrati mentre aspettavano di prendere un treno per Leopoli. Ma tant’è…

AUDIZIONI PREGRESSE: PM MARINI E ROBERTO ROSSI

La nota “operazione militare speciale”, sic, ci ha impedito di ragguagliare sulle ultime audizioni delle settimane scorse della Commissione monocamerale di inchiesta sul Caso Rossi; a nostro insindacabile parere, le più stimolanti sono state, fra quelle marzoline, la Marini (bis) e quella del dipendente MPS, nonché ex giornalista, Roberto Rossi.

Il Procuratore Nicola Marini – risentito il 24 marzo – ha tenuto il punto delle indagini (le prime), da lui stesso svolte: “era una scena che parlava da sola”, ha detto fra le svariate altre cose, ribadendo – a favore ormai degli irriducibili omicidiaristi – che non esisteva alcuna concreta e seria possibilità alternativa, da esplorare a livello di indagini.

E i fascicoli, in Italia, si possono aprire solo sulla base di concreti indizi, non su dicerie o mere suggestioni: quando poi si insedierà Putin, di certo il Codice penale verrà debitamente modificato, in modo che basti un sospetto per attivare l’azione penale. Per ora, purtroppo per molti Commissari, il nostro Codice non lo prevede. La tattica comunque di controbattere colpo su colpo ai Commissari più aggressivi, ancora una volta, ha pagato.

Il 31 marzo, poi, è stato il turno del succitato Roberto Rossi; deciso e disinvolto, ha contributo a smontare tutta la dietrologia terrapiattista che i soliti noti erano riusciti a creare financo su chi avesse chiamato chi, quella sera. Fu Roberto Rossi – il quale per la banca aveva svariati contatti istituzionali, nel 2013 -, dopo avere ricevuta la telefonata dell’amico e collega Giancarlo Filippone, a chiamare varie persone (fra cui il Colonnello Aglieco, che merita un capitolo a parte), tra le quali Paride Minervini (perito balistico, consulente della Procura), il quale a sua volta chiamò il PM Nastasi, che avvertì il PM Marini, quella sera di turno.

Tutto qui, niente di più e niente di meno: telefonate – fra persone per bene -, dietro le quali non c’è proprio niente di dietrologico; come, alla fine, ci pare abbiano dovuto ammettere anche i Commissari, sempre onorandi…

L’AUDIZIONE DEL PM NASTASI

Ieri, poi, c’è stata l’audizione del Sostituto Procuratore della Repubblica Antonino Nastasi, oggi in forza alla Procura fiorentina: il magistrato attaccato con veemenza da Renzi 48 ore prima, giusto per capirsi; per comprendersi anche meglio, colui che era stato messo ex abrupto sul banco degli imputati, a dicembre, perché secondo il colonnello Aglieco avrebbe risposto all’onorevole Santanché con il cellulare del povero Rossi, e si sarebbe reso colpevole di non si ricorda più quante altre cialtronerie (Renzi, pressoché in tempo reale, uscì fuori con le bandiere, pro domo sua: i lettori attenti ricorderanno il nostro pezzo sul “Patto del ricciarello”).

L’audizione (bis anche questa) del dottor Nastasi è stata sintomatica dell’unico motivo concreto e serio per cui questa Commissione, nel marzo del 2021, fu votata all’unanimità: per randellare – ognuno con il suo stile – la Magistratura, sulla scia di programmi televisivi sui quali – almeno quello – proprio in Commissione alla fine si è fatta luce.

Abbiamo assistito ad uno scontro duro con l’onorevole Migliorino, il quale come al solito ama randellare tutti coloro che non siano convinti che Rossi sia stato scaraventato di sotto dalla finestra; scontro durissimo con l’onorevole Claudio Borghi, il quale ha dato una interpretazione – ci pare di potere dire – un po’ estensiva del Diritto parlamentare, arrivando a sostenere che un onorevole può tranquillamente dire, ed insinuare, ciò che vuole, nell’esercizio delle sue funzioni. Il clima, insomma, è questo; come detto tante volte, 30 anni fa la società civile scendeva in piazza per molto meno, oggi è diverso. Parecchio diverso: e la Commissione è stata creata per consolidare questo stato di cose.

La parte più stimolante dell’audizione di Nastasi, è stata però quella in cui ha voluto ribaltare il tavolo, passando dalla pars destruens a quella construens: vi sembra così strano il suicidio? Bravi, provate a pensare voi, e a dire, a come sarebbe andata se fosse stato ucciso, allora…maniera giusta, sacrosanta per ridicolizzare i terrapiattisti. Fatti, da una parte; zero probatorio dall’altra.

Nel nostro piccolo, sia nel libro “Cronaca di un suicidio (annunciato)”, che soprattutto nel blog, questa tecnica l’abbiamo sperimentata con grande successo anche noi: quanti lettori si erano presentati, infervoratissimi, a discettare che “no, ma te lo immagini…ma come si fa a non vedere che l’hanno fischiato di sotto?”; richiesto di formulare la sua teoria su come sarebbero andate le cose in concreto, il terrapiattista medio si dilegua. Evanescit.

I Commissari, invece, non desistono, e anche noi, ormai, ci siamo un po’ affezionati a loro: ora che – con le nuove riprese televisive – lo spettatore li può anche vedere, è davvero un piacere nel piacere, il seguirli…

 

TRE LIBRI (PER DIRE LA STESSA COSA?)

In questo incipit di aprile 2022, si sta verificando un autentico ingorgo libresco sul Caso Rossi (con ripercussioni temiamo non felici per l’esito commerciale, ma tanto per i soldi il libro su Rossi lo ha scritto solo lo scrivente, quindi va bene lo stesso): esce David Vecchi con il sequel del suo primo (ce ne sarà anche un terzo?); arriva in libreria Pierangelo Maurizio – inviato di Quarto grado, il quale da anni segue la vicenda -, con un taglio forse appena appena diverso dal prevedibile; last but non least, arriva l’autentico pezzo da novanta: il libro del fratello del povero David, Ranieri Rossi. L’unica cosa certa è questa: se da questi tre libri tre, non scappa fuori il nome del (potenziale) assassino, è veramente carta buttata via (con la crisi delle cartiere, un autentico peccato!).

Lo scrivente – a differenza loro – piano piano ne parlerà e ne scriverà: vanno prima letti, e con la dovuta attenzione, e poi debitamente comparati con cosa si è detto e scritto anni prima: questo sarà il precipuo piacere intellettuale. Sarebbe curioso assai, se – trattandosi del Caso Rossi – ci fossero cose diverse da quelle vergate anni prima, no? Wait and see…

Per adesso, ci si limita a pubblicizzare – fra gli ultimi, ma speriamo sempre graditi – l’evento di domani alle 18 all’hotel NH, evento che si terrà per la presentazione del libro del fratello di Rossi; e si coglie al volo l’occasione per rilanciare l’invito rivolto una dozzina di volte dalle colonne del blog e sulla stampa: facciamolo, questo benedetto incontro fra lo scrivente e qualcuno della famiglia (anche un paio insieme, meglio ancora).

Domani è giusto che l’autore se la suoni e se la canti senza contraddittorio, magari senza affermare – come sui giornali locali di oggi – che alla fine ha voluto dire la sua: dopo avere concesso interviste su interviste per anni, la circostanza pare davvero ultronea; comunque adesso – a maggior ragione dopo che si fa uscire un libro sull’argomento – sembrerebbe curioso il rifiutare la decentissima proposta. Mezz’ora ad ognuno per dire ciò che deve, poi la parola al pubblico: queste potrebbero essere degne regole di ingaggio. Apertura, confronto, pluralismo: vale a dire esattamente tutto ciò che è sempre mancato nella narrazione del Caso Rossi. Non certo per colpa dello scrivente.

Il buon Danielito Magrini – il quale domani condurrà l’evento – per lo scrivente può andare tranquillamente bene, come moderatore per un incontro polifonico. Si resta, ordunque, in trepidante attesa; da parte nostra, è arrivata solo documentazione, da parte della famiglia insulti: sarebbe, forse, l’ora di cambiare registro, no?

 

 

7 Commenti su Caso Rossi: Marini, Rossi, Nastasi (e tre libri)

  1. Vedo nero e basta scrive:

    Un parere sui libri recentemente pubblicati sul caso David Rossi? Solo una triste iniziativa per ricavare qualche soldo dalle vendite, o un po’ di notorietà; la valenza di quanto c’è scritto è quella della carta usata al wc. L’unica versione credibile e coerente e quella dell’Eretico, il resto è solo fuffa, fumo e poco arrosto, una triste operazione commerciale. E lasciamolo stare il Rossi e la sua famiglia perché è stato un suicidio, facilitato dal suo stato psicologico per la paura di finire in carcere o forse, caso limite, istigato da qualcuno, ma nessuno l’ha buttato dalla finestra.

    • Vedo nero e basta scrive:

      Insomma la famiglia se ne faccia una ragione, anche se la verità è dura a sopportare. E’ stato un suicidio.

    • Eretico scrive:

      Caro Vedo nero,
      il tuo parere vale doppio, perché sei uno di quelli che, a dir poco, manifestavano seri dubbi sulla versione della Magistratura.
      Comunque, tranquilli: the show must go on! Le Iene – mi dicono – erano infatti presenti all’Artemio Franchi, un paio di ore fa…

      L’eretico

  2. casmar scrive:

    Caro Eretico,
    sino a quando la Commissione Rossi audiva persone informate sui fatti e venivano poste domande, le risposte alle quali concorrevano a chiarire le sequenze dei fatti, lo spettatore era anche portato ad attribuire un senso ai lavori della commissione. Quando vengono auditi i magistrati, risulta evidente la disparità fra la preparazione di questi e i limiti manifestati dai commissari. Nessuno dei commissari ha mai svolto indagini in vita sua e né ha a disposizione immediata gli organi di polizia; al più può ordinare perizie. Pur armati di buona volontà, manca loro la necessaria professionalità. Palese, per quanto sopra, è il cambiamento dell’umore percepibile del presidente: egli adesso mostra insofferenza, manifesta l’urgenza di chiudere, e ci credo ! Se si convoca due volte un magistrato (il cui lavoro quotidiano è prezioso e concitato) si spera che lo si faccia per porre domande veramente determinanti. Insomma lo spettatore (che è anche contribuente) si è sentito molto a disagio.
    Semmai, i lavori della Commissione mi sono stati molto utili nel confermare che la città è sempre e ancora condizionata da legami non trasparenti fra le persone. Quante secretazioni sono state richieste ? e quel testimone che, alla domanda “quali legami ha con il G.O.I. ?”, replica risentito: “Non rispondo a domande personali in una audizione pubblica !”

    • Paolo Panzieri scrive:

      In realtà la commissione d’inchiesta non era volta – nella sostanza – tanto a ricostruire i fatti ormai molto risalenti (il che ormai sarebbe praticamente impossibile), ma sopratutto a valutare l’operato (tanto discusso) della Procura di Siena.
      In questo senso, a differenza di altri cui è stato consentito – come all’epoca – di fare gli splendidi (come se nulla fosse successo), i magistrati auditi, per una volta, sono quasi stati messi sul banco degli imputati.
      Una esperienza – per carità – anche utile e formativa (nessuno dovrebbe mai sentirsi legibus solutus …), ma alla quale hanno risposto, ognuno secondo il proprio stile, inevitabilmente da addetti ai lavori.
      Mi sarei stupito semmai del contrario.
      Quanto alla opportunità della secretazione, ha deciso discrezionalmente volta per volta la commissione.
      Una cosa – penso – inevitabile.
      Riguardo, infine, ai grembiulati, personalmente non ho mai capito perché gli iscritti al Rotary, al Lions ed al Dopolavoro Ferrovieri siano effettivamente pubblici e loro invece no.
      Ma questa è un’altra storia …
      Questa storia qui – purtroppo – è stata, come c’era da aspettarsi, soltanto un’inutile perdita di tempo e spreco di danaro pubblico.

  3. Roberto scrive:

    Sul tema suicidio o omicidio non ho una idea preconcetta. Ammetto che non ho seguito tutta la vicenda nei particolari. Che i magistrati rivendichino davanti alla commissione la bontà del loro operato mi pare normale: non potrebbero certamente ammettere errori od omissioni se pure ne avessero commessi. In tutta questa vicenda ho solo un grosso dubbio: mi pare di aver capito che le immagini delle telecamere a circuito chiuso non siano mai state visionate perché quando qualcuno ci ha pensato di chiederle era troppo tardi ed erano state cancellate. Ora, da persona comune io, e penso chiunque altro, anche te caro Eretico, la prima cosa che avrei fatto una volta giunto sul luogo del delitto, sarebbe stata di sequestrarle per visionarle.
    Gli inquirenti hanno mai spiegato questa dimenticanza. Immagino sia un tema già dibattuto, ma i magistrati hanno giustificato questa mancata visione? O hanno semplicemente detto che essendo convinti del suicidio, sarebbe stato inutile o superfluo vederle?

    • Eretico scrive:

      Caro Roberto,
      permettimi di risponderti così: nel mio libro, ho dedicato un intero Capitolo alla questione delle telecamere: non ti resta che leggerlo…

      L’eretico

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