Eretico di SienaCaso Rossi: la bufala continua (e un Ps)... - Eretico di Siena

Caso Rossi: la bufala continua (e un Ps)…

Questa settimana, avremmo voluto scrivere qualcosina di geopolitica (lo faremo la prossima, ovviamente): fra ciò che potrebbe accadere in Groenlandia (specie dopo che qualche Stato europeo ci avrà mandato truppe proprie), ciò che è accaduto in Venezuela (almeno c’è l’ottima notizia della liberazione di Trentini e degli altri ostaggi, sebbene ne manchino ancora alcuni) e soprattutto con il pogrom di manifestanti civili in Iran (con relativa, davvero tiepidissima, mobilitazione delle italiche piazze), capite che ce ne sarebbero voluti due, di pezzi.

Viste, però, le ultime risultanze sul Caso Rossi, riesce davvero difficile – per chi da 13 anni segue in modo documentale il tutto, e ci ha scritto un libro – non aggiungere almeno qualche commento, diciamo così…

 

CHI SONO I CONSULENTI CHE AVREBBERO RIBALTATO IL CASO

Entriamo nel contesto, come sempre fondamentale da capire: la seconda Commissione parlamentare sul Caso Rossi – presieduta dal meloniano onorevole Gianluca Vinci – doveva in qualche misura giustificare se stessa, ed i soldini che costa ai contribuenti.

Il colpo di scena, dunque, era dietro l’angolo: sia perché una terza Commissione verosimilmente non ci sarà (ma tutto è ormai possibile, sia chiaro), sia dal momento che tutto ciò che serva per creare dubbi sull’operato della Magistratura, di questi tempi va benissimo, con il Referendum alle porte. Garlasco, con la sua Garlascheide, è di gran lunga la punta di diamante della campagna politico-mediatica (“mai più un Caso Garlasco!”), ma insomma anche il Caso Rossi non è così male, suvvia…

Ecco che si arriva ad un mese fa, in particolare al 9 dicembre 2025, quando viene fuori una ennesima accelerazione del Caso in questione (dopo quella del 2017, con la vicenda dei festini; dopo quella dei presunti errori dei PM, poi archiviata, e si potrebbe continuare): con eccellente azione sinergica, vanno in Commissione il Tenente Colonnello dei Ris, Adolfo Gregori, ed il dottor Robbi Manghi; i quali – ribaltando tout court sia la perizia della luminare Cattaneo, che quella della precedente Commissione! – non ha esitazioni di sorta: di omicidio si è trattato, punto e basta. All’insegna dunque del “qui si ribalta la Storia”, il Presidente Vinci non esita ad affermare che siamo di fronte ad un omicidio bello e buono.

Il Colonnello dei Ris – il quale avrebbe quindi sbugiardato il suo collega della pregressa Commissione, en passant – da fonti aperte risulta però essere un esperto di Chimica, e non a caso è Comandante della sezione Chimica, esplosivi ed infiammabili dei Ris. Ora, va bene che il Caso Rossi è politicamente e mediaticamente più che infiammabile, però con la dinamica concreta di quel 6 marzo di certo la Chimica e gli esplosivi ben poco ci entrano. Se è dunque lecito porre una semplicissima domanda al Presidente Vinci: quale è stata la procedura di scelta, per questa perizia, di un luminare della Chimica? Semplice domanda, davvero: che ad un rappresentante del popolo italiano crediamo si possa fare (specie se non gliela fa nessun giornalista).

Insieme a lui, c’è il dottor Robbi Manghi: anch’egli – sempre da fonti aperte – pare essere un luminare, ma di geriatria e gerontologia; e di certo David Rossi non era anziano, e soprattutto non è morto di vecchiaia. Anche in questo caso, dunque, una domanda, giusto per sapere: perché non chiamare in Commissione, per sentire cosa ne pensi dopo avere svolto una consulenza ad hoc, la dottoressa Cattaneo, la quale passa la sua vita professionale sui cold case, invece che affidarsi ad un luminare della geriatria? En passant, il dottor Manghi era ospite di Massimo Giletti, lunedì sera, e state tranquilli che, a breve, ci sarà anche il Colonnello Gregori.

Lo stesso 9 dicembre del tandem Gregori-Manghi, infine, nel prime time partono le Iene, le quali ritornano sul Caso Rossi: non c’è più Antonino Monteleone, non ci sono più le troie – e soprattutto l’ottimo Trojo -, ma una altra consulenza (a cura dell’ingegner Giuseppe Monfreda), la quale arriva alle stesse conclusioni: fu omicidio, senza ma e senza se.

Tutti e tre i luminari, da par loro, atomizzano il momento della precipitazione (come a loro richiesto, ci mancherebbe), come se il contesto in cui essa è maturata non esistesse: e non vi è nessuno che glielo faccia notare, né in Commissione, né nello studio di Massimo Giletti…

 

ECCO COME SAREBBE ANDATA PER LA COMMISSIONE

Bisognerebbe per intanto sapere che ci sono due consulenze pregresse, le quali avevano dato esito del tutto altro, vale a dire suicidario: una, ordinata dalla Commissione di inchiesta I, sempre dei Ris, la quale concludeva per la piena legittimità del “gesto anticonservativo”; ancora prima, la Superperizia disposta dalla Procura di Siena, la quale propendeva – anche quella – per il suicidio. Formulata dal tandem Zavattaro-Cattaneo: sì, proprio quella anatomopatologa così celebrata (di cui si aspetta il responso per Garlasco), il cui parere nel Caso Rossi sembra non essere di alcun peso. Considerata come una tirocinante, e neanche di quelle brave. Davvero curiosa, anche questa circostanza; cari amici convinti dell’omicidio, io un pochino ci rifletterei: possibile che la Cattaneo sia considerata una luminare a livello nazionale, e non solo, mentre invece sul Caso Rossi ciò che ha vagliato sia acqua fresca? Con le vostre acute menti, ponetevi questa domanda (e magari qualche altra).

Nonostante il computo finale di due a uno, proviamo comunque a dare per buona e definitiva l’ultima perizia: Rossi ammazzato, previa colluttazione, spenzolamento dalla finestra e giù per terra. Come in tante altre altre occasioni, il giochino è sempre quello: si atomizza un passaggio, si prende insomma solo quello, e lo si isola dal contesto. Il quale, da solo, basta ed avanza per superare ogni dubbio: pur di pensare con la propria testa, avendo le sinapsi mediamente funzionanti (senza alcun bisogno della logica deduttiva di Sherlock Holmes, ecco).

Ci sarebbe stata una colluttazione, dunque: ecco la Verità della Commissione – ed ovviamente della “figlia” Carolina Orlandi -, ripetuta fino allo sfinimento. Primo punto: se c’è una colluttazione, la stanza ove essa è avvenuta, dovrebbe essere se non a soqquadro, almeno in confusione. Assolutamente niente di tutto ciò, invece, è nei fatti. Il Pm Nastasi – in Commissione I, 7 aprile 2022 – ha detto testualmente: “se non ci fosse stato il corpo di sotto, non ci sarebbe stato niente di strano in quel luogo (la stanza del suicida, Ndr)”; niente era stato spostato, a quanto fosse constatabile dai 3 PM presenti in loco. Una colluttazione fra gente ordinata, si dirà: capace di ammazzare, previo spenzolamento della vittima, ma con la massima cura dell’ambiente circostante (ove sarebbe potuto entrare chiunque da un momento all’altro, essendo un luogo di lavoro, per quanto in orario particolare).

Secondo punto: nessuno ha sentito niente; secondo il Presidente Vinci, la cosa sarebbe sfuggita di mano agli aggressori, quindi ci sarebbe stato un litigio, una incazzatura: ma nessuno ha sentito grida, urla o che altro. Neanche del Rossi stesso, mentre veniva penzolato di fuori. Avrà pensato ad altro. Anche qui: assassini, ma ovattati, rispettosi della quiete altrui sul luogo di lavoro. Si badi: il braccio destro di Mussari – come da analisi tossicologici – non aveva altro che un po’ di caffeina, in corpo; nessuno lo aveva narcotizzato, tanto per capirsi. Avrebbe potuto benissimo urlare, gridare: invece niente di niente.

Terzo punto: nessuna traccia di Dna di terzi sul corpo di Rossi (consulenza Cattaneo-Zavattaro); siamo dunque di fronte ad una colluttazione, la quale avviene in modo mimato, o giù di lì, giacché Dna altrui non sono stati trovati. La Garlascheide si gioca, forse anche troppo, sulla questione del DNA: qui, in compenso, la questione dirimente in altri casi, diventa sic et simpliciter inesistente. Trasmissioni che fanno ore ed ore di trasmissioni sul Caso Rossi, sul DNA in questo contesto diventano silenti. Chi ragioni con la sua testa, anche in questo caso dovrebbe essere consequenziale.

Quarto punto, tante volte richiamato (ma ormai uscito dalla narrazione televisiva e della Commissione): secondo il Presidente Vinci, la cosa è scappata di mano, Rossi previa colluttazione è stato spenzolato, e giù per terra. E poi ci sono le ferite sul viso, certo incompatibili sia con la caduta che con l’autolesionismo (pur documentatissimo sull’avambraccio, come detto e ridetto dalla moglie e da Carolina Orlandi, prima di dimenticarsene): le quali – come da consulenza della luminare dei cold case Cattaneo – sono dovute allo sfregamento con il materiale antipiccioni, durante il suicidio con esitazione (modalità suicidaria non rara, la quale rappresenta una manna dal cielo per i redattori di certe trasmissioni).

Come si concilia però tutto ciò, con le tre lettere suicidarie lasciate dal suicida? Scritte di proprio pugno – come verificato da perizia voluta dalla famiglia, la quale però ha smesso da anni di parlarne -, durante la succitata colluttazione? Crediamo che se uno sostenesse una cosa così in un contesto di normalità, verrebbe preso per minus habens, mentre qui funziona financo questo: Rossi scriveva (tre lettere), mentre lo picchiavano; per questo, ne ha scritte tre: sarebbe difficile per tutti, lo scrivere durante una colluttazione, ergo si prova e si riprova. Lo ripetiamo: in un contesto diverso, questo basta ed avanza per chiudere le discussioni; qui, invece, si smette di parlarne, e si fa finta che le lettere non esistano.

Quinto punto (poi ci si ferma, ma rimando al mio libro per ulteriori dettagli): si è capito che entrare in Rocca Salimbeni, in quel marzo 2013, non era come entrare a Fort Knox; ciò detto, che due persone, da una qualsivoglia entrata, abbiano fatto il loro ingresso, siano saliti, abbiano spenzolato Rossi, siano usciti dalla stanza e, poi, da chissà quale recondita uscita, senza essere mai visti, è un po’ curioso, diciamo così. Ma per gli standard delle verità alternative del Caso Rossi, è grasso che cola…

In conclusione di questa parte, si fa altresì notare questo (ad oggi, ovviamente): a fronte di tutto questo vociare che “Rossi è stato ucciso, ora è sicuro”, la Procura competente non ha riaperto alcunché. Si fa giusto per dire…

 

GILETTI, GIUSTI, GIOVANNA

Pur sapendo assai bene che Massimo Giletti tornerà ancora plurime volte sul Caso Rossi, proviamo a fare il punto sul suo modus operandi giornalistico relativo al caso di specie.

Come in tutte le altre trasmissioni nazionali, sul Caso Rossi Giletti non utilizza in alcun modo il contraddittorio: e si potrebbe finirla qua, tanto la cosa è acclarata. Solo ospiti favorevoli alla linea omicidiaria, con le sfumature del caso. Giletti, il quale – all’insegna del pluralismo, e dello share, ha ospitato nel suo studio gente di ogni risma -, sul Caso Rossi non crea alcun contraddittorio. Se la ridono e se la cantano, gli ospiti. Eppure, pensate il botto: ospitare uno che va in studio, e prende una posizione diversa; gli farebbe fare almeno discreta audience, magari però toglierebbe qualche certezza, smonterebbe qualche caposaldo. A scanso di equivoci autoreferenziali: io vedrei benissimo, come potenziali ospiti, la succitata dottoressa Cattaneo, oppure la dottoressa Ilaria Dalla Riva. Meglio lasciare stare. Peccato: come peccato che nessuno della famiglia abbia mai accettato un pubblico confronto con lo scrivente (noi siamo sempre prontissimi, sia ben chiaro).

Un’ultima cosa: se si presenta una testimone come l’ottima Giovanna Ricci, è un po’ curioso che la si presenti come “ex vigilessa”, senza aggiungere dei precedenti penali a suo carico, fra l’altro anche legati al suo ruolo in questo contesto. Fra le altre cose, anche gli arresti domiciliari, en passant.

Giovanna Ricci, dunque. Io l’ho conosciuta, di vista, anni fa, ad alcuni eventi legati al blog e ai miei libri di inchiesta su cosette senesi; lei, poi, ha iniziato a considerarmi un traditore, perché nel Caso Rossi, a suo dire, se uno non è convinto che sia stato ucciso, è automaticamente un colluso con il peggior potere (sfumo le espressioni). Credo dunque di avere capito che mi ritenga un traditore della causa, in quanto non avvaloro la tesi omicidiaria, anzi la critico con nettezza: per essere contro il Potere, per essere duri e puri, bisogna dire che Rossi è stato penzolato e giù per terra. In attesa della mia prossima – ma non imminente, diciamo – conversione omicidiaria, a dicembre – come auguri natalizi alternativi – mi ha definito “mentecatto patetico ricattato”, aggiungendo poi il movente per cui avrei una mia idea (peraltro basata sui fatti e sui documenti) riguardo al Caso Rossi: “ricattato che per vedersi ritirare le querele a suo carico, ha ritrattato un mare di cose scritte nei suoi libri. Manco li cani”. Penso interessi a pochi, ma non sono mai stato – né lo sono adesso – ricattato da alcuno: anche perché lo direi, e lo scriverei, a chiare lettere.

Ebbene, questa persona – che, a differenza sua con me, mi guardo bene dall’offendere, avendo invece qualche argomento da proporre – è la teste che avrebbe portato finalmente la Verità sul Caso Rossi, secondo la Commissione II e Massimo Giletti; egoisticamente, da una parte la devo davvero ringraziare (anche se da domani tornerà di certo ad insultarmi pesantemente sui social, che ci volete fare): in primo luogo, ciò che fa non è rivolto ad un vantaggio economico, ed è una delle poche a poterlo rivendicare, in questo contesto; in più, dopo che per anni ho chiesto da queste colonne che gli omicidiaristi facessero il nome o i nomi degli assassini, lei finalmente ha smosso le acque, senza infingimenti: così ognuno – a partire dalla Magistratura – potrà prendere atto…

Dispiace solo che ci sia andato di mezzo una persona che conosco da una ventina di anni, con la quale politicamente sono stato spesso lontano (lui è stato un militante della Lega, quando a Siena il Partito era costituito solo da un minuscolo numero di persone, pur agguerrito), ma che è stata una delle poche figure che – in momenti ben diversi dagli attuali, in cui tutti chiacchierano a costo zero – si sia esposto a mio favore: il buon Francesco Giusti.

Il quale, ormai, è diventato “l’uomo del vicolo di Monte pio”, quello che si è affacciato: se non l’assassino, almeno il complice, il palo dei penzolatori (invisibili). Lui dice di avere numerosi testimoni, per dimostrare dove fosse quella maledetta sera, e non solo familiari: ma cosa conta? Ormai l’uomo del vicolo è lui, visto che già in un precedente servizio di Giletti si era trovato un signore – debitamente oscurato, eh – il quale diceva che l’uomo del vicolo era il Giusti.

La Commissione di inchiesta pare adesso volere fare una perizia antropometrica su di lui; e noi, visto che di soldi pubblici se ne sono spesi già tantini, ci siamo presi la briga di anticipare la consulenza, per il Bene pubblico, e di fare un piccolo scoop: siamo pronti a fornire i dati essenziali del complice dell’assassino di David Rossi.

Il Giusti è alto 1 metro e 67 centimetri, e nel 2013 pesava – a suo dire, eh – 61 chili (oggi, un po’ inguaiato dagli anni, è arrivato a quota 70); aggiungiamo che, all’epoca, lavorava in Viale Toselli, all’ex Call center del Monte dei Paschi. Per chi non lo sapesse, poi, Giusti ha una grande passione per il baseball: nel 2013, infatti, allenava la formazione Allievi del Siena baseball Monteriggioni.

Un insospettabile, in fin dei conti uno che si era esposto, e non poco, contro il “groviglio armonioso”: ma se Giovanna Ricci lo ha riconosciuto, è colpevole, poche storie…

 

ALLA FINE DELLA FIERA…

Grazie a questa nuova narrazione, dopo l’ennesima giravolta, forse si cristallizza la versione definitiva (forse, eh): prima era colpa dei blogger, sic, quando Rossi si era suicidato per tutti, a partire proprio dalla famiglia, e bisognava pur trovare un capro espiatorio; poi, mano a mano, ecco le verità alternative: i festini con i magistrati, con Trojo all’uopo incorporato (Processo contro le Iene in corso a Genova, per inciso); dipoi, il collegamento con la povera prostituta ammazzata in Vallerozzi qualche giorno prima della morte di Rossi, con l’assassino – drammaticamente reale – della poveretta, il quale si autoaccusa anche dell’omicidio del manager d’alto bordo (la pista più spassosa, va detto); infine, dopo averla già adombrata per anni ed anni (ricordate i famosi colpi di pistola, con gli inquirenti a cercare i fori delle pallottole sul muro più analizzato dell’Italia contemporanea?), viene adesso propinata la pista senza ombra di dubbio più fascinosa, quella delle sponsorizzazioni (novità assai relativa, peraltro), con condimento di quella politico-mafiosa, ‘ndrangheta in particolare.

Cercando in tutti i modi di fare riaprire il caso a livello giudiziario (e sarebbe stimolantissimo capire se, oltre alla ricerca della Verità, ci fosse ben altro), non ci si esime dal fare passare David Rossi per uno che trafficava con denaro a dir poco sporco, per non dire laido: ipotesi alla quale neanche lo scrivente – che lo attaccava, su questo stesso blog, quando lui era ben vivo e ben potente, a differenza di chi lo descrive così post mortem – si era mai spinto.

Di solito, quando accade una cosa similare, una famiglia si mobilita – ed anche in modo deciso – per salvaguardare la dignità e la onorabilità di un congiunto, specie se scomparso ormai da 13 anni: querele, proteste forti e quanto di altro, in difesa della sua memoria; in questa caso, invece, niente di niente. Anzi.

E la cosa davvero amaramente curiosa è che la stessa famiglia che si lamentava della pressione mediatica negativa che era stata esercitata, da vivo, su David Rossi, quando invece sono altri – magistrati, Filippone, Giusti e chissà chi in futuro – ad essere messi di mezzo, non fa una piega: senza pensare al fatto che David Rossi qualche critica sul suo operato l’avrebbe anche dovuta mettere in conto – visto che era il bracco destro di Mussari ed il contesto in cui ci si trovava -, mentre Filippone e Giusti non hanno certo la rete di protezione che aveva lui illo tempore. Poi, ci sarebbe anche tutta la questione del “turismo del Vicolo”, non si sa se più morboso o penoso, ma lasciamo perdere.

Dispiace solo per i soldi pubblici impiegati (fra complesse indagini, Commissioni, consulenti e via discorrendo), e soprattutto, per l’appunto, per chi finisce nella rete: 13 anni fa, toccò allo scrivente, ma almeno si era a caldo, a suicidio appena avvenuto, e ci poteva anche stare (peraltro nessuno ha mai chiesto scusa, ci mancherebbe); poi, è toccato ai PM che avevano indagato, di vedere la loro professionalità messa in forte dubbio (tutto archiviato, ma il danno mediatico?); per anni ed anni, dipoi, è stata una persona davvero perbene come Giancarlo Filippone ad essere sulla graticola (e siamo lietissimi che ora venga lasciato in pace), mentre oggi abbiamo come new entry Francesco Giusti: domani, chissà.

Se comunque siete passati per Via dei Rossi quella maledetta sera – come decine di persone, peraltro – date retta allo scrivente: trovatevi alla svelta un buon avvocato, perché siete tutti a rischio (forse, anche se non ci siete passati)…

 

Ps Franka Ludwig – donna di origine tedesca, 51enne, fra l’altro neomadre – è stata trovata morta durante una escursione di trekking sul Falterona, il 2 luglio 2025; il tutto era stato confezionato come un incidente stradale, peraltro in maniera davvero assai maldestra (qualcuno ricorderà il film “Fargo”).

Le indagini hanno ieri portato alla verità, fino ovviamente a prova del contrario: era un assassinio, e il mandante era il marito, lo chef stellato Emiliano Milza – nomen omen, verrebbe da dire -, mentre la killer era la amica Simona Hirsch, 59enne che risulta “organizzatrice di mostre dedicate ai bonsai” (non poteva che finire così, sic). La donna ha in pratica lapidato la vittima, con un masso, dopo che era stata ben gonfiata di benzodiazepine; dipoi, le è passata sul corpo con la macchina. Movente? La super polizza che avrebbe fatto intascare, al marito, la rotondissima cifra di 3 milioni di euroni: purché la moglie morisse, ovviamente.

Morale della favola, drammaticamente nera: primo, diffidare il più possibile dei grandi cuochi, più che dei maggiordomi, quasi estinti; secondo: cosa non si fa, per cercare di incassare in qualche maniera i soldi delle polizze sulla vita (altrui)…

10 Commenti su Caso Rossi: la bufala continua (e un Ps)…

  1. VEDO SEMPRE PIU' NERO scrive:

    Sul caso Rossi: secondo mio minimo parere, se ucciso o se si è suicidato, Rossi di casotti ne ha fatti diversi, dalle sponsorizzazioni a Viadana, i giri strani ed altro elencati nelle varie trasmissioni dedicate. La teoria del certificato di Viadana intestato ad un malvivente calabrese è solo uno dei tanti dei punti neri nella sua carriera. Era il fiduciario di Mussari, che non ha certo avuto un passato nel Monte molto encomiabile; quanti altri “altarini” scopriremmo se andassimo a spulciare tutta la gestione dell’avvocato banchiere di Catanzaro, un vaso di Pandora. A Siena c’è stata un po’ di gente che ci ha guadagnato in carriera con il duo Mussari-Rossi ed ora conviene tacere. Qualcuno forse sta agendo per confondere le acque tirando in ballo persone, come il Giusti. Ora si parla di sponsorizzazioni e andrà a finire che verrà nominato anche l’ex presidente della Mensana ricordando le passate malefatte finanziarie confendendo di più le cose. Ripeto che è come un Vaso di Pandora, più si apre e più escono problemi. Il “poro” Rossi, con il suo principale, rimestava in tante iniziative torbide e alla fine è rimasto vittima dei suoi sporchi giochi e non ha retto psicologicamente. La sua brutta fine è la conseguenza. Parere personale, non arriveremo mai alla verità, ci sono troppi giornalisti, affamati di colpi di scena e il cui obiettivo è avere più ascolto sui media, troppi personaggi che sono entrati in scena solo per confondere le indagini in modo che non vengano fuori certi nomi e ostacolare il giusto operato di altri per arrivare ad una soluzione. Dispiace solo per la famiglia, ma ci sono troppi sciacalli ed iene in questa faccenda (mi scuso per gli innocenti animali qui nominati). Sono leggermente complottista e sfiduciato.

  2. Adolfo rossi scrive:

    Ma il certificato al portatore con il numero 49….?

    • Eretico scrive:

      Caro Adolfo,
      non ne ho scritto, perché sembra una cosa nuova, ma è vecchia parecchio (ne avevo scritto anche nel mio libro, uscito nel 2021!: tipica furnatina della bufala Rossi, quella di ritirare fuori roba vecchia, presentandola come nuova; lo spettatore medio, ovviamente, non se ne ricorda, e abbocca subito.

      Per due dirigenti della Tim, quel numero non corrisponde assolutamente a ciò che viene detto da Giletti e dal buon Montigiani: se avesse ragione il Montigiani, non si capisce poi perché i due succitati Dirigenti non siano mai stati indagati per false comunicazioni ai PM. Faranno parte del complottone anche loro, in tutta evidenza.

      Ah, dimenticavo: anche la perizia Ros Racis Ris della Commissione I, ha stabilito con nettezza che fosse una cosa tecnica, insomma niente a che vedere con alcun certificato al portatore. Anche i Ros Racis Ris della prima Commissione, dunque, saranno parte del grande complotto per coprire l'”omicidio”? Uno creda a ciò che vuole, ci mancherebbe: basta non pretendere di essere persone razionali, magari.

      L’eretico

      • Gp scrive:

        Più che altro se anche avesse avuto un conto allo ior, o un certificato al portatore, o se anche avesse casualmente contribuito a distruggere una banca ed una fondazione plurimiliardarie… che attinenza avrebbero queste cose con le ‘prove’ di un omicidio?

        • Eretico scrive:

          Caro Gp,
          domanda ovviamente più che legittima, la tua: ma sai ormai sin troppo bene che i canoni della razionalità (scusate, davvero: a tratti mi verrebbe da dire della semplice intelligenza), nel Caso Rossi, vengono sistematicamente bypassati.

          Siccome so benissimo come andrà tutto a finire (basta sapere aspettare), io faccio così: mi limito a registrare, a conservare materiale, e poi – quando tutto, per forza di cose, prima o poi sarà evaporato – a divertirmi ben bene dopo (diciamo nel 2028), a mettere i responsabili di fronte alle loro azioni e frasi, tirate fuori quando avevano il vento – politico e mediatico – in poppa. Cambiato quello, sarà un autentico spasso.

          Come scritto nell’odierno pezzo, dispiace solo che persone per bene ci vadano di mezzo: spero solo che qualcuno, invece di guadagnarci, debba pagare, ma pagare proprio soldarelli seri…

          L’eretico

  3. Spettatore Critico scrive:

    Il Teatrino delle Sponsorizzazioni e il Torpore dei “Sani di Mente”
    Io penso che chi viene chiamato in causa in questo modo dovrebbe seriamente cominciare a querelare: qui non c’è nulla, assolutamente nulla, che possa giustificare un loro coinvolgimento. Eppure, si continua a rompere le scatole a chi non c’entra, altrimenti lo averbbero capito i PM e la commissione precedente. Dire basta è un segnale di dignità di chi segue questa storia ormai da troppo anni. Alla “ricerca dell’omicidio perduto”… leggendo la cronaca locale poi, pare che l’unico sport nazionale sia ancora quello di girare ossessivamente intorno alle sponsorizzazioni come movente, come se il problema fosse il colore dei volantini.

    Ma davvero non è rimasto nessuno sano di mente che vada finalmente a chiedere al Monte: “Scusate, ma quali erano esattamente le autonomie decisionali di Rossi?”.

    Possibile che si bevano la favoletta secondo cui Rossi potesse disporre liberamente, come fosse il portafoglio di casa sua, di un budget da 50 milioni di euro assegnato alla sua area? Siamo all’esercizio di fantascienza gestionale estrema.

    Nessuno che si svegli da questo torpore collettivo e prenda finalmente atto di una realtà elementare: oltre certi limiti di delega, il Rossi doveva per forza salire ai piani superiori per ottenere le autorizzazioni. Quelle decisioni non dipendevano solo da lui, non potevano e non dovevano!

    Ma a che livelli siamo arrivati? Siamo al livello in cui si preferisce ignorare la catena di comando e le firme necessarie (che non nascono dal nulla) pur di non guardare dove la logica e le procedure porterebbero naturalmente. È più comodo puntare il dito in basso che leggere un organigramma.

  4. Anonimo scrive:

    Scusate ma chi è questo Montigiani che a dichiarato : ho cercato su Google il numero 49…. e e’ saltato fuori il famoso certificato. La cosa fa solo ridere.

  5. UNO DI STROVE scrive:

    Carissimo Eretico,
    sto facendo girare il tuo magistrale pezzo (uno dei migliori di sempre) fra tutti i miei contatti: sono uno di campagna, ma nel mio contado mi pare che la gente, almeno quella che conosco io, abbia ben chiaro che su questa storia c’è chi ci marcia. Forse noi gazzillori siamo più lucidi di tanti di città?

    Come hai messo in evidenza, la narrazione sulla morte del povero Rossi è cambiata almeno tre o quattro volte, e la famiglia ha sempre avallata quella di turno, come sta facendo oggi la “figlia” Orlandi: ma se era giusta la prima, o la seconda, come fanno ad essere giuste anche la terza o la quarta? Questa è logica da scuole elementari, di campagna.
    Hai proprio ragione: in questo caso, non si usa neanche più la semplice intelligenza. Prendiamone dunque atto.

  6. Pingback: L'Eretico torna a criticare la Commissione parlamentare sul caso Rossi | Gazzetta di Siena

    • Eretico scrive:

      Pubblico volentieri questa segnalazione, e siccome noi siamo sempre per l’apertura ed il pluralismo – e soprattutto tendenzialmente non si insulta nessuno -, segnaliamo con vivo piacere anche il pezzo di Simone Bernini sul blog Wiatutti (rispetto al quale, ovviamente, non concordiamo su alcunché).

      Per il resto, si accettano scommesse: andrà il Colonnello Gregori ospite da Massimo Giletti? Secondo noi, sì, ed anche presto: wait and see; ma è indubbio che, a questo punto, la fonte più autorevole e stimolante è la testimone oculare, vale a dire Giovanna Ricci: è andata in Commissione, speriamo che vada anche a “Lo stato delle cose”…

      L’eretico

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