Morte del Monte, bufala Rossi (e Tomaso)
I lettori di lunga data del blog immagineranno il dispiacere dello scrivente per dovere quasi tacere sulla Politica estera: in Brasile, la sconfitta e fuga di Bolsonaro junior, con gli USA trumpiani ad accoglierlo, come uno Stato canaglia qualunque, sic; il rebus Israele, con l’auspicata – da queste colonne, si intende – sconfitta di Netanyahu, che lascia invece spazio all’ingovernabilità; la gran bella vittoria del movimento studentesco in Serbia, capace di rendersi credibile anche ai non studenti: magmatico quanto lo si voglia, comunque capace di mandare a casa un dominus corrotto, nonché ex fedelissimo di Milosevic (gli studenti serbi saranno anch’essi a rischio nazionalista, lo sappiamo sin troppo bene: ma brandivano bandiere della loro Nazione, in piazza, non della Palestina…).
LA MORTE DI MPS: LA TEMPESTA PERFETTA
Come era ampiamente prevedibile, ieri si è consumato il game over del Monte dei paschi di Siena: e si è consumato con una bocciatura financo più sonora del previsto, rispetto ai desiderata di Lovaglio (si pensi alla bocciatura di fatto perfino dell’operazione su Mediobanca, per circa un anno considerata un autentico trionfo montepaschino, nonostante la cautela di alcuni osservatori, fra i quali lo scrivente).
Crediamo che riporre troppe speranze nell’antitrust sia veramente un peccato di ottimismo, specie visto ciò che è accaduto negli ultimi tempi. Vedremo, certo: ma senza soverchie speranze.
Per adesso, vediamo lo spettacolo odierno: una città che non sa, che non è capace di attivarsi non per salvarsi dall’offerta di Intesa (cosa realisticamente ormai non fattibile), ma per dimostrare almeno una sua dignitas municipalistica.
Il 21 agosto, nel pezzo post paliesco, ricordavo come le 17 Contrade, nel 1893, si fossero concretamente mobilitate in favore dell’Ateneo senese, a concretissimo rischio di chiusura: ed anche grazie a loro, l’Università restò a Siena, traino di intelligenze e di tanti soldini per la collettività. Di autentica crescita, insomma. Che le consorelle vollero tutelare.
Pur sapendo dove si sarebbe arrivati (a niente), si provò ad agosto a lanciare l’idea di una mobilitazione collettiva e condivisa da parte del mondo contradaiolo. Un evento nel Campo di Siena non avrebbe fatto desistere Messina, ma il segnale – anche solo mediatico – sarebbe stato fortissimo. Vi sembra sia stato fatto qualcosa? Si vede che ciò che si poteva fare nel 1893 (con numeri, relativi ai contradaioli, infinitamente inferiori rispetto agli attuali!), nel 2026 non è stato neanche proponibile. Prendiamone atto.
Assistiamo dunque alla tempesta perfetta, cari lettori: la banca che se ne va – e se ne va davvero, a questo giro -, con una città portata alla ribalta mediatica nazionale come luogo di profonda corruzione generalizzata, di valigette nere con chissà cosa dentro, legami, ferrei e ben consolidati, con la ‘ndrangheta ed un omicidio (che sarebbe un suicidio, ma non importa) eccellente a fare da ciliegina conclusiva. Tutto, per merito di una “allegra brigata” di autentici complottisti e millantatori, e con le istituzioni cittadine che non hanno battuto mezzo colpo per tutelare il minimo di dignità che restava alla civitas.
Ci resta l’enogastronomia, e le meraviglie realizzate dai senesi del passato remoto: si va al santuario di Santa Caterina, al Duomo, un giro di Piazza, infine ci si concede un salto in quel vicolino, tanto si trova bene, c’è anche lo striscione. Quello dove hanno ammazzato quel manager del Monte, dai!
Ci meritiamo tutto, inutile nasconderci…
BUFALA ROSSI: LA (NON) SVOLTA
Dispiace deludere coloro che mercoledì sono usciti con le bandiere, dopo avere saputo ciò che peraltro nell’ambiente giornalistico era nell’aria da mesi e mesi: vale a dire che la Dda di Firenze e quella di Brescia hanno aperto un fascicolo per omicidio, legato alla dinamica della morte del povero Rossi.
Della reazione della famiglia, scriviamo sotto; adesso ci concentriamo sul resto, partendo – da qualche parte si deve pur partire – da ciò che ha scritto sul sito di Siena tv Giovanna Vannetti, la quale risulta essere la Presidente di una cooperativa sociale (Impegno sociale), vicina a Libera di don Ciotti: non un magistrato o un avvocato, dunque, ma neanche una che passa per strada e butta fuori. Le sue parole sono davvero esemplificative, e meritano di essere citate, verbum de verbo:
“Ma il prof Ascheri come farà, anche in questi giorni, ad essere tanto sicuro dell’omicidio (si presume suicidio, ma non sottilizziamo, Ndr), come dichiara in tv locale?”.
Rispondo assai volentieri alla Vannetti: esattamente come ho sempre fatto in questi anni di narrazione mediatica unilaterale (almeno dal 2017 ad oggi), vale a dire con la implacabile forza della documentazione. Che dimostra come si sia trattato proprio di suicidio, guarda un pochino.
A differenza di ciò che stanno propalando in moltissimi, l’apertura di un fascicolo per omicidio, è ovviamente una ipotesi investigativa, direi quasi obbligata dopo 11 mesi in cui una Commissione di inchiesta abbina la morte di Rossi alla ‘ndrangheta, e a canali unificati si dice che è un omicidio legato alla malavita calabrese (“lo dimostra la Scienza”, ci dicono da dicembre 2025, sic): in tutta franchezza, ci sarebbe stato da meravigliarsi del contrario.
Quando arriverà il responso di un Giudice terzo (come accaduto per le due archiviazioni senesi, tre se si considera quella genovese sull’operato dei magistrati inquirenti), se ne riparlerà, assai volentieri. Chissà se allora interverrà, questa Vannetti. Stupisce che una persona che mette la sua immagine accanto al logo di Libera, non sia poi al corrente di procedure di base della italica Giustizia, ma ne prendiamo atto…
Per intanto, giusto due considerazioni: la prima, concerne il fatto che questi fascicoli sembrano proprio indagare sulla pista ‘ndranghetista-mantovana (non a caso, di Dda si tratta, non della Procura di Siena, come invece sperava, in modo esplicito, la famiglia): pista, la quale è ormai, nei fatti, in larghissima parte superata da quella senese-fiorentina (Mussari-Zena), stante la conferenza stampa del Presidente Vinci del 19 ottobre. Le due piste – sia consentito dirlo -, non stanno tanto bene insieme: lo Zena legato alla malavita calabrese? In pratica, la Dda fiorentina – e se del caso quella bresciana – stanno indagando su una pista, la quale non è più quella perseguita dalla Commissione: come la mettiamo?
In secondo luogo: quando una Procura inizia ad indagare, indaga sul serio, e noi abbiamo la massima fiducia nella Dda fiorentina (ed in quella bresciana, si intende); la quale, per arrivare alla verità, dovrà inevitabilmente ascoltare e dunque vagliare – se non lo ha già fatto – i fondamentali testi che legherebbero (unici a farlo, salvo eventuali “pentiti” di cui ben poco si sa) David Rossi alla ‘ndrangheta mantovana: testi – come ben noto ai lettori del blog – di comprovatissima affidabilità come Maurizio Montigiani (con il mitico 4099009, architrave del rapporto fra Siena e Viadana, sbugiardato dai Ris della Commissione I, senza appello), Giovanna Ricci (colei che ha riconosciuto il Giusti “dalle movenze degli arti inferiori”, si ricorderà), Luca Goracci (il quale racconterà, con dovizia di dettagli, dell’incontro con il fantomaticissimo Antonio Muto), con tanto di sedicente valigette nere e spari nel vicolo come gustoso contorno (non Totuccio, salvo che – visto che ci siamo – ci si voglia infilare anche lui…).
Vediamo insomma se qualcosa di concreto finalmente verrà fuori: magari, più che per omicidio, per tutt’altro; con investigatori professionali e seri come quelli della Dda, quando si aprono i fascicoli si sa da dove si inizia, ma non dove e quando, e soprattutto come, si finisce…
UNA FAMIGLIA CHE GIOISCE (PER LA PISTA MAFIOSA)
Lo si ribadisce ancora una volta, tanto è macroscopica la cosa: una famiglia “normale” (che ovviamente non esiste, si fa giusto per intendersi), se viene a sapere che il proprio congiunto è stato ammazzato in un contesto di legami con la criminalità organizzata, come minimo inizierebbe a tutelarne legalmente la memoria, salvo che avesse una notoria appartenenza a qualsivoglia clan.
Il Caso Rossi è un unicum anche da questo punto di vista: non appena mercoledì mattina l’Ansa ha diffuso la notizia che (da mesi, peraltro) la Direzione distrettuale antimafia ha aperto un fascicolo per omicidio, i tre familiari più esposti mediaticamente (Ranieri Rossi, Carolina Orlandi, Antonella Tognazzi) non stavano più nella pelle, e non provavano neanche a mascherare la inebriante soddisfazione.
Strano, giacché con le mafie funziona così: ti ammazzano, se sei uno che le combatte, oppure se sei uno in qualche modo collegabile a loro, ed hai sgarrato o cose simili. Non essendoci terze possibilità – e potendosi senz’altro escludere una coraggiosa lotta contro le ‘ndrine da parte di Rossi -, non resta che prendere doverosamente atto che i familiari sono curiosamente lieti della circostanza di avere avuto, in vita, un parente collegabile alla criminalità organizzata; secondo la fonte della Commissione bis Giampà, Rossi non era “pulito per niente”, anzi gestiva parecchi soldi sporchi, avendo accesso, diretto e personale, ai conti del clan Grande Aracri: robetta mica da poco, eh. Qualcuno della famiglia ha querelato questo Giampà, di grazia? Non risulta.
Partiamo da Ranieri Rossi (Nazione Siena, pagina 7): “…è arrivato quello che attendevamo da tanti anni, per cui ci siamo spesi e che ho raccontato in un libro”; ecco, a proposito di libri: anticipo che, nel mio, la figura di Ranieri Rossi troverà un discreto spazio, e ci sarà in particolare un Capitolo ad hoc per evidenziare una parte (purtroppo solo minima, per mere ragioni di spazio) di arrampicamenti sugli specchi – per non dire ovviamente altro – del biologo fattosi improvvidamente detective.
Poteva mancare Carolina Orlandi? Certo che no: si parla pur sempre di suo “padre”. “Finalmente lo Stato è unanime…siamo felici che l’archiviazione sia stata superata”. Qualcuno che le è vicino, magari, le potrebbe spiegare che l’apertura di un fascicolo – a quanto si sa, senza neanche mezzo indagato – non equivale, neanche lontanamente e vagamente, ad una archiviazione: nessun Giudice terzo ha mai vagliato alcunché. Ripeto: qualcuno glielo dica, anche se risulta un po’ strano che non ci arrivi da sola, con le sue forze, avendo fatto anche la giornalista (sulla scia del Caso Rossi, toh)…
Sul Quotidiano nazionale, infine, intervistona ad Antonella Tognazzi: “da tredici anni sosteniamo che è stato ucciso” (frase facilmente smentibile da svariate carte giudiziarie: nel 2013, vale a dire per l’appunto 13 anni or sono, lei era straconvinta del suicidio, al punto di commissionare una consulenza psichiatrica per cercare di ottenere i dindini montepaschini, partendo proprio dalla sua certezza granitica del suicidio).
Domanda di Laura Valdesi: “A chi ha ventilato che lei agirebbe per scopi economici, cosa risponde?”.
Risposta della Tognazzi: “Uso uno dei motti che in questi anni particolarmente duri ho fatto mio: non tutto merita una reazione. Assicuro che è stato difficile, a volte, non agire d’istinto. Ma non intendevo sprecare le energie per chi non merita considerazione. Le persone che giudicano o screditano gli altri (tipo lei con Gian Carlo Filippone, per fare un esempio eclatante, Ndr), si mettono di traverso, o hanno tanti problemi o forse non li hanno mai avuti e non sanno cosa siano”.
Fine della risposta (che è una non risposta alla domanda), fra una prima parte vagamente zen e le controaccuse del prosieguo: qualcuno dei lettori ha capito cosa abbia risposto Antonella Tognazzi, rispetto alla domanda precisa della intervistatrice (Laura Valdesi)? Ovviamente niente: ha parlato di altro, di tutt’altro. Lei non intende sprecare energie, certo: le sprechiamo invece noi, al posto suo. Giusto per fare sapere come stanno le cose, a qualcuno – pochi o tanti che siano – che si voglia informare sul serio.
E sarà dunque un piacere, nel mio libro, ripercorrere tutti i passaggi (con cifre annesse) da lei intrapresi per cercare di ottenere dalla banca quel denaro che, a suo dire, le spetta di diritto. Se nel 2013 MPS le avesse dato i soldi che lei chiedeva (attraverso il suo avvocato di allora, Luca Goracci), il Caso Rossi sarebbe finito subito: non sarebbe neanche nato, per meglio dire…
Ps Visto che siamo nella tempesta perfetta, ci preme segnalare un pezzo sulla Stampa di oggi (pagina 17, di Irene Famà), concernente un’altra eccellenza senese in grave crisi, nonostante un dominus, formidabile ed irrefrenabile, come il professor Tomaso Montanari: grande frattura fra parte del corpo docente ed il Magnifico, chissà perchè. L’importante è che cresca il numero degli immatricolati, nevvero? Ah, già: se ne riparlerà…









Siena? Sic transit gloria mundi. Era una piccola, ma importante città. E’ stata attaccata tante volte ed è risorta sempre. Qui si cita il tentativo fallito, alla fine del secolo 1800, di rubare l’Università, ma è bene ricordare anche quello nel Ventennio di fare perdere, con la nuova legge bancaria, l’identità cittadina del Monte riducendo decisamente il potere di controllo della comunità locale. La Città, con a capo l’allora Podestà, Fabio Bargagli Petrucci, mise in atto una vera e propria resistenza istituzionale contro le imposizioni del regime e dello statuto centralizzatore che dovette fare marcia indietro. Altri tempi, altri senesi.
fuori tema, ma attuale. Oggi sciopero generale contro il carovita e la guerra, belli i cortei odierni, tutti presenti studenti, lavoratori ovviamente i sindacati, ma in tutto questo c’è qualcosa che non torna. Giusto protestare per il carovita e ripudio della guerra, ma la domanda è questa: “Ma tutte quelle bandiere dei beduini e nessuna dell’Ucraina, quale è il motivo?”; i soliti pesi e due misure. Ormai l’ho detto varie volte che non ho in simpatia i beduini, che protestano, ma non nominano mai la cacciata di Hamas, ligi alla loro pessima religione disprezzano le loro donne, con l’assenso delle nostre pseudo femministe. Come detto giusto meno costo della vita, no alla guerra, ma basta con questa gente che non si vuole integrare, anzi vorrebbero imporci la loro mentalità retrograda e inumana; non dimentichiamo l’emergenza maranza. Poi una frecciata per i senesi: se ci fosse stato qualche corteo in più per opporsi a chi stava decidendo la fine della Banca sarebbe stato molto meglio; invece nulla. Israele di Beniamino-Gaza con Hamas, meglio la mafia o la camorra? Nessuna, due organizzazioni criminali. Stop.
Caso Bufala Rossi? Chissà che non venga una terza commissione? Non mi meraviglierei, purtroppo, sembra ormai tutto possibile in questa triste storia.
Siena città di sogni & di chimere.
Scenografiche fogate sullo zerovirgoladue.
Quando c’è da prendere, il territorio diviene occasione per cianciare. Quando c’è da mettere, cala il silenzio tombale.
Lovaglio si è confermato un ottimo manager, riuscendo a creare extra valore per gli azionisti, ma non è il salvatore della patria perché, banalmente, gli uomini della provvidenza esistono solo nelle menti dei disperati.
Il futuro dipenderà da quei giovani che oggi partono. Se vorranno tornare, in gran parte dovranno inventarsi un lavoro (che un sia bar, ciaccineria, vineria o ristorante perché so’ già troppi e cominciano a chiudere).
Servono idee & competenze tecniche.
Ad essere onesti, le prime “ondate” non sembrano aver riportato grandi risultati ma un bisogna disperare.
Alla scuola di tomaso da Fontebranda ci possono andare solo i beduini.
È vietato inneggiare ad hamas?
Parliamone in comunale con rifondazione islamocomunista
Rifondazione islamocomunista? Vero!
Ma della Chiesa vogliano parlarne?
Sai sull’Islam io sono rimasto alle posizioni del defunto Cardinale Biffi, mentre oggi mi sembra che la si pensi ( vedi Cardinale Zuppi) diversamente, anche se il Vangelo sempre quello è…
Solo un breve commento. Concordo pienamente con le tue tesi. Da suicidio a traffici con la malavita. La famiglia fa un bel servizio alla memoria del povero Rossi. Sarebbe l’ora di lasciarlo in pace o no?
” …..il Caso Rossi sarebbe finito subito: non sarebbe neanche nato, per meglio dire…”(cit). (Invece pare continui). Antonella Nesi per adnkronos.com // Carolina Orlandi, figlia acquisita di David Rossi, ospite per la prima volta in uno studio televisivo insieme alla madre Antonella Tognazzi, nell’intervista rilasciata a Silvia Toffanin a Verissimo, in onda domenica 1° novembre, alle ore 15.45, su Canale 5.
Caro Giuseppe,
grazie della preziosa segnalazione (non sapevo ancora del big event mediatico): in diretta non le guarderò di certo, avendo di meglio da fare, ma dopo, on line, non mi perderò lo show.
Immagino infatti che Silvia Toffanin le metterà alle strette, giornalisticamente parlando: chiedendo loro implacabilmente conto di quando – di fronte alla Polizia giudiziaria, non al barre – descrivevano con minuzia financo le ragioni del suicidio del marito e “padre”. Chissà se anche loro, per il loro coraggio, si sono trovate l’uomo nero incappucciato davanti a casa (come accaduto al Presidente Vinci): nel caso, esprimiamo subito massima solidarietà, ci mancherebbe…
A Vedo nero, sulle manifestazioni: in larga parte, concordo con te; sono a dir poco oscene molte delle bandiere che ci sono (ovviamente per l’uso strumentale che ne viene fatto, non certo in sé), e non parlo solo di quelle palestinesi: possibile vedere ancora, nel 2026, le bandiere con la falce ed il martello, di grazia? In più, risalta la consueta mancanza dell’Ucraina, come già detto tante e tante volte. Ne riparleremo, ovviamente, ma insomma…
L’eretico
Forse ha ragione l’Eretico, nel tempo delle destre al potere (che non riescono a dirsi antifasciste perchè, tranne l’onesto tentativo di Fini con AN, risulterebbero ipocrite avendo ben salde le radici nel MSI) la simbologia con falce e martello fa certamente riferimento ad un’epoca che in molti vogliono dimenticare. Non parlo dell’Unione Sovietica ma più banalmente all’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana dove i partiti che allora si fregiavano del suddetto simbolo erano addirittura tre: PCI, PSI e PSDI. I tempi (fortunatamente?) cambiano ed i discendenti di quel partito che allora si affermava essere fuori dall’arco costituzionale oggi sono addirittura al governo ed esprimono la figura del presidente del consiglio. Tutto regolare, siamo in democrazia, ci mancherebbe altro, ma se qualcuno in una contestazione di piazza tira fuori gli antichi simboli io non ci vedo niente di male, anzi, mi aiutano a riconciliarmi con l’umanità. Probabilmente è un mio problema, premetto che la strada per risolvere i problemi dell’oggi stia a mio modesto parere nel recupero di un sistema socialdemocratico, però per me ieri mancavano le bandiere rossonere degli anarchici, ecco, quando vedo che ancora c’è chi crede nell’Anarchia come sistema politico (lo so che è la più assurda sebbene forse la più antica delle utopie) mi rincuoro e penso che l’umanità ancora non si sia persa per la strada, quella si effimera e banale, dell’egoismo e del denaro quale unico vero dio. Amen
Caro Cecco,
mi fa piacere che le bandiere con la falce ed il martello ti aiutino a riconciliarti con l’umanità: non so come tu faccia – perché non mi sembri affatto un ignorante -, ma ne prendo doverosamente atto.
Io, essendo sempre stato un fan (indegno) di gente come Ernesto Rossi o George Orwell, ho il mal di stomaco a vedere sia le bandiere nere, che quelle rosse: ma so bene, che questi non sono più, ormai, tempi da liberaldemocratici…
Mentre noi si fanno questi discorsi, fra l’altro, ci sono tantissimi adulti (non bambini o ragazzini,eh: parlo di adulti), i quali sono in giro per le città vestiti da autentici pagliacci di Halloween: e questo mi fa paura, quasi quanto il fanatismo politico ed ideologico, sic. Anzi, non so quale delle due cose mi metta più inquietudine addosso, ma tanto è…
L’eretico
Condivido parola per parola, ma, del resto, non era da illudersi che potesse andare diversamente visti i tre gatti – con tutto il rispetto dovuto per chi ha speso tempo e testa e soldini – che già all’ inizio della crisi ( Antonveneta)si erano presi la briga di protestare e/o organizzare qualche iniziativa. Diciamo che la città’ nel suo complesso è stata ( a voler essere buoni)….. indifferente.
Per quanto riguarda Rossi speriamo che le tre Dda scrivano la parola fine alla tragica telenovela .
fausto