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Il mercoledì scolastico:i forconi di oggi, e quelli di ieri

- 11/12/13

Ultima ora di lezione: ci sono da spiegare i moti insurrezionali che infiammarono l’Italia, da Sud a Nord, nell’ultimo decennio del XIX secolo. Il raffronto con la attualità è inevitabile, nonché didatticamente assai fruttifero.

A pensarci bene, nonostante l’ovvia premessa che la Storia non si ripete mai uguale a se stessa, alcuni punti in comune, anche clamorosi, ci sono: 120 anni fa, c’era un forte, fortissimo malcontento popolare, aggravato dall’inasprimento fiscale (la Destra non era più al potere, ma l’imposizione fiscale restava altissima, nonostante l’eliminazione dell’odiosa tassa sul macinato); la sfiducia verso la classe politica era altissima, soprattutto a sinistra, di fronte ad una figura come quella crispina, passata dall’essere garibaldina a ipermonarchica (percorso non isolato, peraltro). Allora c’era la Monarchia (Umberto I), mentre oggi abbiamo un Presidente della Repubblica che interpreta il suo ruolo in senso sempre più marcatamente “monarchicheggiante”. E si era appena reduci da un clamoroso scandalo finanziario (la Banca romana).

Di diverso, rispetto ad oggi, c’era per esempio la questione, allora sentitissima, della leva obbligatoria, nonché – è bene ricordarlo – un contesto di gerarchizzazione della società oggi inimmaginabile (e difatti la repressione manu militari fu drammatica, e non solo a Milano con Bava Beccaris, ma anche in Sicilia ed in Lunigiana).

Il potere monarchico chiamò, a reprimere i moti, l’uomo forte del momento, il bismarckiano Francesco Crispi; giusto 120 anni or sono, il 15 dicembre 1893, Crispi fu chiamato dal re Umberto I (dopo la sua precedente esperienza governativa 1887-1891) a governare, e a “sistemare le cose”.

Allora, dietro le proteste, oltre a tanto spontaneismo (come oggi, in parte), c’era la sinistra, soprattutto quella meno facilmente incapsulabile, quella anarchica, con Bakunin e Cafiero come punti di riferimento.

Oggi, a quel che si capisce, c’è dietro piuttosto ciò che resta della destra e Grillo, in coerenza con la sua linea di opposizione al Governo Letta ed al duopolio Pd-Pdl (nella attuale versione bicefala).

C’è solo da sperare che il movimento sia incanalato su una via non violenta, dopo i deragliamenti iniziali; resta però un fatto, di decenza politica: non siano, per piacere, i responsabili politici (dunque, morali) a chiedere o pretendere di abbassare i toni. Li conosciamo questi metodi, li vediamo bene in città: prima, in modo scientifico, demoliscono il tessuto economico di una città, poi si offendono se uno glielo fa notare, e si appellano al Bene comune.

Questo – forconi o non forconi – non è più possibile tollerarlo.

 

Ps Onde evitare speciose letterine di mammine su quotidiani locali, quest’ultima parte barricadera dell’articolo NON faceva parte della lezione di questa mattina. Inutile cercare di allertare il Provveditorato, dunque…

3 Commenti su Il mercoledì scolastico:i forconi di oggi, e quelli di ieri

  1. Anonimo scrive:

    Si chiedeva un filosofo (Friedrich Nietzsche) se la conoscenza della storia sia di aiuto all’uomo nellla comprensione della realtà sulla base della casistica del pregresso (Vom Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, 1874).
    Alla fine riteneva di no perchè il vero artefice della storia, il cosiddetto Übermensch, ha necessità di reinventerla senza i condizionamenti od i limiti rappresenati dalla conoscenza degli eventi passati.
    Probabilmente seguendo tali dettami qualcuno, che guarda caso si riteneva un superuomo, tentò di invadere prima l’Inghilterra e poi la Russia senza tener conto di quanto occorso ad un generale Corso, pure superuomo in pectore, un secolo prima, finendo, come costui, parecchio ma parecchio male ….
    Quindi, se Letta ed Alfano, ma anche Re Giorgio, certamente non possono dirsi superuomini, e raggiungono tutti a mala pena la soglia minima di povertà intellettuale dell’uomo medio, probabilmente a costoro una rilettura dei libri di storia, come quella proposta in questo articolo potrebbe fare solo bene.
    A dire il vero anche la storia di Francia del ‘700 laddove Nobili e Clero si disinteressavano delle sorti del popolo ….
    Oggi ai Nobili si sono sostituiti i politici ed al clero il sindacato (ah, la sacralità del lavoro ….), ma il popolo, compresi gli ex borghesi, è incazzato uguale …..
    E questi invece di cercare soluzioni praticabili ai problemi della gente cazzeggiano tra leggi elettorali, decadenze nanesche e ci prendono per il culo su cuneo fiscale (già supercazzola preferita di Prodi) ed IMU (già supercazzola nanica).
    Almeno se come un tempo si mangiassero le brioches e basta …. farebbero meno danno.
    Bokassa Jr.

  2. anonimo scrive:

    Penso che sia un periodo simile alla rivoluzione francese , in cui una casta piena di privilegi non si rende conto dei privilegi che ha, peggio se acquisiti con leggi non eque. Perfino la scorta è vista male, figuriamoci il resto. I disoccupati non hanno più niente da perdere. La ex classe media non ha più le risorse per fare da ammortizzatore sociale ai figli. Ed ecco perché avviene il mix sociale destinato a esplodere. Uno della classe media che prima pensava al patrimonio personale, di fronte alla disoccupazione e alla mancanza di avvenire dei figli, inizia a dirsi che non ha fatto niente anche se ha da vivere dignitosamente. Poi inizia ad odiare quello che è stato il suo brodo sociale il liberismo e tutto quello che è liberale. Il socialismo lo ha sempre odiato quindi non fa da argine, e poi se prendera con la democrazia , e con ciò che viene considerato un furto a se stesso, il privilegio. La religione e fuori gioco e non può fare niente, anche perché spesso è vista connivente con il sistema. La politica i sindacati, le associazioni di categoria sono irriformabili. Allora reggetivi forte.

  3. Marco Burroni scrive:

    che esagerazione citare Nietzsche e la rivoluzione francese…Si tratta solamente di mestatori che vengono da una categoria, quella degli autotrasportatori, che rappresentano un comparto ipersussidiato che non ha mai accettato di aggiornarsi e modernizzarsi: mentre nel resto del mondo l’autotrasporto è svolto da grosse compagnie in Italia sono rimasti centinaia di migliaia di piccoli “padroncini” e ora che non ci sono più i soldi per mantenere questo sistema inefficiente e disfunzionale e i “padroncini” scoprono che senza i sussidi sono fuori mercato protestano contro tutto e tutti, e insieme a loro si coagulano i professionisti dell’antagonismo,dai centri sociali a Forza Nuova, sempre pronti a cercare motivi per menare le mani.
    Del resto basta sentire le loro proteste per capire che questo movimento no andrà da nessuna parte, ognuno ha i suoi obbiettivi: le tasse, far cadere il governo, combattere la globalizzazione, addiritura i banchieri ebrei… tra qualche giorno queste proteste si sgonfieranno e i forconi resteranno un ricordo.

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