Vacanze ereticali: Vienna (e Franco Baresi)
Mentre a Sienina è appena arrivata la ferale notizia che la liason con BPM è definitivamente terminata, spianando in modo perentorio la strada ad Intesa (era del tutto ovvio che sarebbe andata a finire così, come da tempo scritto su questo blog, e auguroni per il Mangia a Lovaglio: candidatura completamente sbagliata sul nascere come metodo, ed ora anche più difficile da difendere nel merito), lo scrivente è agli sgoccioli della sua settimana viennese. Iniziamo dunque a tirare qualche somma (ed anche sottrazione: città davvero cara, la meravigliosa Vienna)…
SISSI, UNA ANTICIPAZIONE DI DIANA
Dopo tanto tempo, sono tornato a vedere il palazzo imperiale di Hofburg, voluto dal Kaiser Franz Joseph, ove visse ovviamente anche la moglie Sissi (letti ed appartamenti rigorosamente separati, eh…), sposata dal Kaiser quando lei aveva diciassettenne anni.
Rispetto all’ultima volta che c’ero stato (2002), è stata allestita – con sagace operazione di marketing, ovviamente – una parte iniziale della mostra monograficamente dedicata alla kaiserina triste, morta ammazzata il 10 settembre 1898 per mano di un anarchico italiano: il quale – a sentire l’audioguida – le avrebbe fatto quasi un piacere personale, ammazzandola con un’ arma bianca, tanto era malinconica e depressa. “Sisi museum”, è denominato il tutto: ormai da decenni, infatti, l’imperatrice è un brand di sicurissima presa.
In vita, però, non era affatto così: il mito della bella Sissi nasce subito dopo l’ammazzamento, che aiuta sempre a fare nascere miti che mai si sarebbe immaginato potere essere tali; poi, si è con i decenni assai rinvigorito, fino alla definitiva esplosione dei Cinquanta del Novecento con la kaiserina interpretata da Romy Schneider (la quale ebbe una vita triste come quella dell’imperatrice, specie dopo la morte del figlio). Con un curiosissimo paradosso, da segnalare: Sissi, moglie del rigido Imperatore, la quale diventa l’icona della ritrovata libertà repubblicana austriaca, dopo la decennale occupazione – non troppo dissimile da quella berlinese, se non per l’esito finale – fra il 1945 ed il 1955.
Sissi viene presentata al pubblico come Lady Diana: insofferente alla corte e ai suoi rituali, proprio come l’inglese; non interessata alla politica, ma con un ruolo quasi filantropico a favore dell’affrancamento dell’Ungheria dall’Austria (1867), così come Diana si impegnava contro le mine antiuomo; entrambe, non solo attente alla bellezza, diciamo pure maniacali (Sissi è stata un’anticipatrice della vigoressia femminile, sfiancandosi a cavallo e nella micropalestra allestita in una delle sue stanze, con tanto di sbarra ed anelli appesi!); infine, entrambi infelici, depresse, sempre più solitarie se non misantrope.
Quanto alla fine: quella di lady Diana, provocò una fiammata di straordinario clamore (1997), con giorni e settimane di attenzione morbosa, ma poi tutto è evaporato piuttosto in fretta, con Queen Elizabeth a recuperare terreno perduto; il mito di Sissi, invece, è più vivo che mai.
Non ho detto alcunché su Francesco Giuseppe, e me ne dispiaccio assai: se farò un secondo pezzo su Vienna, ne discetterò, e a lungo; di certo, nei 90 minuti di stimolantissima full immersion ad Hofburg, io il cappello non me lo sono mai tolto…
COME GESTIRE UN MONUMENTO (ANZI DUE): A VIENNA LO SANNO BENE…
Vienna può dare veramente il migliore esempio possibile di come gestire i tortuosi meandri della Historia, quando essa – come spesso avviene – si monumentalizza. Fra gli altri, mi permetterò di fare due esempi, a dir poco significativi: la statua a Karl Lueger (borgomastro della Vienna fra Otto e Novecento, enfaticamente ammirato da Hitler – nel suo periodo viennese all’Accademia delle Belle arti – per il suo feroce antisemitismo), e quello fatto edificare da Stalin per ricordare la “liberazione” di Vienna dagli ex alleati nazisti , nell’aprile del 1945.
Vienna ha saputo assestare un colpo meraviglioso ai due opposti estremi: ai fanatici, ipodotati mentali, della cancel culture (quelli che volevano buttare giù le statue di Colombo, per dire), ma anche ai nostalgici dei dittatori, Stalin o Hitler che fossero. Chapeau.
La statua di Lueger si trova vicinissimo al Museo delle Scienze applicate; cosa hanno fatto le amministrazioni viennesi, con l’ingombrantissima statua del borgomastro antisemita di più di un secolo or sono? L’hanno lasciata “vivere”, in quanto espressione del suo tempo; in più, però, hanno installato un cartello didascalico – in tedesco ed inglese – con cui spiegano, senza autocensure, chi sia stato il signore in questione. Senza tacere dell’ammirazione di Hitler per lui: d’altra parte, chi abbia letto il Mein Kampf (lo scrivente è uno dei pochi ad averlo fatto, in modo integrale), lo sa bene. Lo hanno storicizzato, insomma. Qualcuno, ha vergato la scritta “shame” sulla statua, non saprei dire quando: il Comune non lo ha fatto rimuovere, per ora. Chissà se lo farà mai…
Il monumento sovietico – a due passi dall’entrata bassa del Belvedere di Eugenio di Savoia – non lo avevo mai visto, ma ne conoscevo bene la vicenda: il vederlo dà i brividi. Un semicerchio fatto da colonne, magniloquenti, con una altissima statua, sulla cui cima troneggia un soldato sovietico con scudo dorato; per rimarcare come fosse opera più di conquista (anche solo potenziale), che di libertà, vi è la questione della lingua: tutto è scritto solo e soltanto in cirillico. Monito per i viennesi: attenti, magari un giorno si torna…
Dietro quest’opera magniloquente e minacciosa – che per trattato gli austriaci sono costretti a manutenere – c’è un lungo muro, privato, di proprietà del discendente di un celebre militare asburgico. Cosa ha fatto, nel 2022, quest’uomo? Ha fatto dipingere con i colori dell’Ucraina il succitato muro, dall’inizio alla fine; non pago, ha dato mandato ad uno street artist di inserirvi due murales rappresentanti Alexsey Navalny: uno dei due, è diventato un luogo di raccoglimento in suo onore. Colmo dello scorno, nelle immediate vicinanze ci sono le sedi di rappresentanza di Sberbank e di Rosneft, vale a dire dei due colossi economici – con Gazprom – della Russia.
Sì, perché quello che si respira in loco è, ancora una volta, questo: i filorussi, i filoputiniani (che non ammettono mai di esserlo) stanno sempre lontani dal confine con la Russia; a Vienna – che i russi in casa li ha avuti per 10 anni, con comportanti predatori quotidiani – gente che ammira Putin ve ne è poca. Non sono intelligenti e raffinati come noi, è gente sempliciotta, cerchiamo di capirli…
I CANI AUSTRIACI NON DEFECANO?
Sono viennese ormai da domenica, quindi da quasi una settimana: ho camminato in lungo ed in largo per ore ed ore, ed ho anche un po’ corso; che i lettori ci credano o no, così è: non sono riuscito a trovare una deiezione canina! Da martedì o mercoledì, ammetto di averla anche un po’ cercata: invano.
Posso assicurare – come sanno i tanti lettori che un pochino conoscono la capitale del fu Impero asburgico – che cani ce ne sono, e non pochissimi; e posso aggiungere che, da parte mia, non vi è certo una austrofilia a prescindere (un paio di cosette negative inaspettate le ho notate: se del caso, se ne riparlerà): anzi, nonostante la generale cordialità, per me in qualche misura restano i nemici risorgimentali, ovvero coloro i quali, in massa, corsero ad abbracciare il loro conterraneo Hitler durante l’Anschluss del 1938.
Diamo però ai viennesi ciò che è dei viennesi: deiezioni per terra non ce ne sono proprio; non potendo immaginare che gli amici a quattro zampe non defechino tout court, oppure che li facciano defecare intra moenia, resta una terza possibilità: che i proprietari raccolgano i prodottini lasciati dai loro amatissimi Argo. Che dire, dunque? Felix Austria, ove le deiezioni non albergano…
Ps Ci ha lasciati un autentico campione del calcio, di nome Franco e di cognome Baresi. Nel calcio italiano, in cui un mercenario che abbandona la Nazionale solo per i soldi (arabi) tornerà a fare il Ct come nulla fosse stato, con Baresi siamo di fronte ad un giocatore talmente attaccato alla maglia del Milan, da restarci anche in serie B (due volte!), pur con la possibilità di andare a giocare davvero dovunque: anche se pare che, alla fine, nessuno neanche lo chiedesse, sapendo che lui non avrebbe mai abbandonato il suo Milan.
Al Mondiale del 1994, si schiantò un menisco con la Norvegia; si fece operare negli States, e dopo 24 giorni (non settimane, giorni!) era già di nuovo in campo, per una finalissima – quella con il Brasile di Romario e Bebeto-, che lui giocò in modo divino, pur sbagliando il calcio di rigore (come Massaro e Baggio, peraltro).
Figlio di contadini bresciani, calciatore con valori seri in campo; per restare al suo ruolo di “libero”, l’Italia annoverava gente come lui, come Gaetano Scirea, e – permettetemi di aggiungere – come il veronese Tricella, certo un gradino più in giù. Ai Mondiali non sempre si vinceva, ma si andava sempre, e si era comunque protagonisti.
Che Franco Baresi possa volteggiare, in cielo, con lo stesso mix di classe e potenza che aveva in campo: il “tackle di Dio” ci ha lasciato, ma i suoi mirabolanti interventi difensivi restano…









Caro Eretico, allora buon finale viennese!
Su MPS e Lovaglio (persona che ha provato a fare il suo, non riuscendoci) hai avuto ragione tu, ancora una volta.
Tu sai leggere i contesti meglio di altri, non c’è verso: e così gli altri vincono i premi, mentre tu ti prendi soddisfazioni diciamo intellettuali (forse anche storiche, visto il tornante che Siena sta attraversando).
Ai posteri, rimarrà almeno la figura di uno che l’aveva detto e scritto, a fronte di tanti che lo pensavano e non lo dicevano.
I francesi di CA sono ormai in Italia da così tanto tempo da capire che quella per MPS non era una partita da giocare.
La decisione, come è giusto che sia, spetta a chi ci ha messo i lilleri (gli azionisti). Il resto può fare solo da spettatore.
A Siena come a Madrid, il buongoverno dei neocomunisti è garanzia di danno.
Grazie a pedro, si certifica l’immigrazione irregolare come un pericolo per la sopravvivenza dell’Europa
Mi hai ricordato la vicenda giudiziaria della dama d’oro di Klimt. Esempio dell’approccio furbesco sviluppato dagli austriaci dopo la seconda guerra mondiale.
Fu bpm, graziata dal golden power, a scrivere a mps una proposta di fusione poche ora prima che intesa formulasse l’opa che smembrerà la più antica banca del mondo. Francesi che edprimendo 4 membri nel cda, non possono certo pretendere che si possa credere alle loro dichiarazioni di ieri. Secondo me la vicenda riserverà comunque altri colpi di scena. Ai politici, amministratori, dipendenti, sindacati ecc… che riempono media e social di belle parole vorrei chiedere: quante azioni avete comprato? Dove depositate i vostri soldoni? Perchè se volete fare qualcosa di concreto quella è l’unica via e il resto solo chiacchiere.
Ricordo che mps al momento è l’impresa con più occupati della toscana, e che sarà smembrata da quella unipol di proprietà delle coop rosse che verrà a finire il lavoro iniziato nei primi del secolo.
Del mangia d’oro non me ne frega niente, per me lo possono dare anche a Bircolotti
Concordo in toto!
Con il paradosso che l’evento finale della Banca più antica del mondo rischierà di mettere in ombra le cause che l’hanno provocata, a cominciare da B 121 per finire – con il colpo definitivo – Antonveneta.
Fausto
Senza Antonveneta etc. un MPS “sano” sarebbe stato fagocitato giá 6-7 anni fa.
….si, ma senti, con una Fondazione che non avesse dilapidato il proprio patrimonio?
Vediamo se ora si scopre che Antonveneta è stata un affare e non ha influito sui destini del Monte!
Fausto
Senza antonveneta e assurdi aumenti di capitale conseguenti la banca sarebbe stata ancora in maggioranza della fondazione (salvo altri modi che il piddì avrebbe senz’altro studuato per perderla)
O Eretico, ma te cogli Austro-ungarici c’hai proprio una love-hate relationship!
L’anno scorso ti eri irritato coi poveri sudtirolesi, da noi ingiustamente culturalmente e socialmente oppressi per decenni, nonostante non l’avessero chiesto loro di fare parte del belpaese, e mo’ invece (quasi) tessi le lodi degli austriaci, loro si che hanno compiuto per secoli un bagno di sangue nei confronti degli italiani, non solo nel nostro suolo ma anche in Istria e Dalmazia. Ma ste cose nelle scuole si insegna ancora? Ne vogliamo parlare? Lo vogliamo far notare? Perchè loro a noi ci fanno notare ogni nostro piccolo e grande difetto.
Per quanto riguarda un presunto senso di maggiore senso civico degli austriaci, chi capisce un po dell’idioma alemannico si vada a guardare la serie televisiva “Alltagsgeschichte” di Elizabeth T. Spira, girato tra la fine degli anni 70 e i primi del 2000. Lì c’è da mettersi le mani nei capelli: razzismo, ignoranza, violenza! Gli italiani venivano e vengono ancora chiamati “Kanaken” (andatevelo a cercare su Wikipedia).
Scusa lo sfogo e ovviamente non ce l’ho con te, Eretico, ma certe volte mi scappa di mettere i puntini sulle i. Poi io non sono nessuno, anzi sono un esempio negativo di comportamento…
Caro Ottavio,
ti ringrazio per la provocazione sul love-hate relationship…gli è che sic et simpliciter cerco di vedere la complessità: comunque mi ero tenuto i colpi negativi in canna per il post rientro, se mi riesce di trovare il tempo per scriverne, ovviamente.
Il mio non togliere il cappello dentro i palazzi imperiali, è stata un’azione – del tutto simbolica – di polemica: figurati se uno che forse qualcosa in più della media sa di Risorgimento, può essere filoaustriaco a priori, dai. Come hai fatto solo a ipotizzarlo, di grazia?
Oggi, per esempio, mi sono incazzato nero, al Kunst: museo davvero straordinario, in cui non entravo da più di 20 anni; fatta la fila (poca), pagato il biglietto (24 euroni), dopo 4 ore di estasi intellettuale chiedo se si possa uscire e rientrare, nello stesso giorno. Risposta: no. Maledetti austriaci: riprendetevi Sinner…
L’eretico, viennese (per poco, sic)
Caro Eretico, complimenti per il tuo sempre intellettualmente stimolante blog. Sul Caso Rossi sei davvero l’unica voce forte e documentata da ascoltare e non solo a Siena.
Sull’Austria, avrei alcune cose da precisare, ma forse a differenza delle tue non interesserebbero a nessuno.
Su MPS vorrei fare invece notare un aspetto ovvio, ma che nessuno dei tuoi commentatori ha scritto: la politica locale cosa pensa, cosa dice, che posizione ha su ciò che sta accadendo? Abbiamo un Sindaco, abbiamo deputati e senatori (maggioranza ed opposizione), abbiamo la Provincia: sono tutti in ferie?
Una provocazione: Siena non fa il Palio e i soldi destinati ai fantini (soprattutto ad uno) li mette in azioni. Gesto simbolicamente e non solo di mostruosa rilevanza, che verrebbe ripreso dai giornali di tutto il mondo.
Ottima analisi su Sissi, l’infelice moglie dell’Impiccatore Francesco Giuseppe. La Schneider in una sua intervista confessò che si vergognava un po’ della mielosa serie cinematografica su Sissi, la considerava un peccato di gioventù, un’occasione per iniziare la sua carriera di attrice. Per annullare in parte quella sceneggiata interpretò in “Ludwig” di Visconti nuovamente la parte di Sissi, molto più reale e aderente alla sua personalità. Di Diana che dire? Brava persona, ma inadatta al ruolo di regina. La colpa è della Regina Elisabetta che forzò il matrimonio della giovane con Carlo ostacolando l’amore tra suo figlio e Camilla fin dalla loro prima gioventù; poi quest’ultima si sposerà, ma l’attrazione e l’amore reciproco non smetteranno. Se Elisabetta non avesse fatto questo pasticcio, ma favorito il matrimonio tra Camilla e Carlo senza tante riserve, avremmo avuto tre persone felici i due amanti e Diana. Quest’ultima avrebbe facilmente sposato qualcuno con un carattere più affine a lei e tutti vari pasticci incomprensioni e tradimenti successi non sarebbero mai esistiti. Poi è andata a finire che Camilla ha sposato lo stesso Carlo, i figli di Diana hanno accettato la situazione anche perché la donna si è dimostrata di buon carattere ed all’altezza della nuova carica istituzionale. Elisabetta che aveva sempre ostacolato la relazione Carlo-Camilla era poi diventata amica di quest’ultima; quella che aveva sempre osteggiato. Molte volte sono apparse insieme in eventi pubblici e sportivi, avendo ambedue molti gusti comuni e rispetto dei complicati cerimoniali della Corte inglese al contrario di Lady Diana che li odiava considerandoli solo regole troppo rigide e formali. Insomma Diana era una brava persona, si è sempre distinta in numerose iniziative umanitarie, ma inadatta al ruolo di Regina che le avevano imposto. Il suo mito, purtroppo, si sta sbiadendo, oscurato dalla figura della giovane Kate Middleton moglie del Principe William e futura Regina già amata dagli inglesi.
Fuori tema: al palazzetto della mensana qualcuno ha avuto la brillante idea di tagliare alberi e arbusti, esponendo ancora di più le due strutture ai raggi diretti del sole. A me pare una follia. Qualcuno sa la ragione?
NESSUNA levata di scudi da parte del Governo e della stampa e tv di regime sull’episodio di antisemitismo vero e originale in Bulgaria: e già, se sono camerati che sbagliano si mette la sordina….
Ho letto titoli inquietanti… ‘aggressione’, ‘attacco’, ‘assalto’… ed ero così indignato che ho cercato video ed articoli… il massimo che ho trovato è stato il video di 5 personaggi che fanno il saluto nazista per strada… in certe cose gli ebrei sono maestri
Non mi meravigli
Meno male! Ma te sei in grado di spiegarmi letteralmente cosa è successo a Sofia a parte i 5 imbecilli che hanno fatto il saluto nazista davanti all’albergo?
Ciao Raf,
non so se hai avuto modo di vederla ma l’audizione di Giancarlo Filippone, presso la commissione d’inchiesta parlamentare sul caso David Rossi, sarebbe da incorniciare. Un trattato sulle conseguenze della diffusione di notizie artefatte. Me lo ricordo il video diffuso dal New York Post. Eravamo nel giugno del 2016.
In realtà il video appariva subito artefatto, in parole povere niente più che una bufala.
Tanto che in redazione decidemmo di non pubblicarlo. Poi arrivò la precisazione della Procura di Siena che confermava le nostre convinzioni.
Solo allora decidemmo di pubblicarlo mettendo i nomi delle due persone che apparivano nel video, già sentite dalla magistratura. Persone del tutto estranee alla morte del Rossi ma che stavano finendo nel tritacarne mediatico grazie a un video rimontato in maniera differente rispetto a quello originale.
Purtroppo quanto scrivemmo non contribuì in alcun modo a fermare il linciaggio digitale e non contro Filippone.
Un linciaggio di cui giustamente la vittima si è lamentata durante l’audizione. Il presidente della commissione gli ha espresso la propria solidarietà considerandolo una vittima dei tempi televisivi. Che è come credere agli asini che volano.
Insomma Filippone sarebbe stato vittima di una scelta tecnica. Siccome il video originale è molto più lungo ma lo spazio in tv è di pochi minuti, chi lo ha rimontato ha dunque scelto di creare una nuova sequenza di immagini dove si vede la caduta del Rossi subito seguita dall’arrivo di Filippone e Mingrone nel vicolo di Monte Pio. Arrivo che invece si verifica molto tempo dopo la caduta del dirigente montepaschino. Ad occhio mi sembra una scelta che di tecnico ha ben poco, in quanto tende a mutare la sostanza dei fatti e può danneggiare la reputazione delle persone.
Carissimo Pino,
contento di rivederti al pezzo!
Certo che l’ho vista, l’ho anche rivista: come preciserò nel prossimo pezzo sul blog, da questo agosto del Caso (rectius: bufala) Rossi scriverò quasi esclusivamente sul libro – che voglio fare uscire entro il 2026 -, non più sul blog.
Più si va avanti con i lavori della Commissione bis, più mi rendo conto di quanto sia necessario pubblicarlo (ci saranno alcune chicche davvero notevoli): avevo in cantiere tutt’altro, quanto a pubblicazioni, ma quando è troppo, è troppo…
A Sauro: io non so alcunché di ciò che sarebbe accaduto al SMS, se ritieni scrivine pure…
L’eretico
E nessuno, nessun media, né social, né blog sull’incontro causato da fuochi d’artificio sullaterrazza del santa maria della scala, dico santa maria della scala!
Avrà influito su questo silenzio l’appartenenza di certi esponenti politici? Poi non venite a parlare di censura putiniana
dai sauro, è stato un incidente risolto in pochissimo tempo. Sono cose che accadono in momenti di euforia, subito sopita con l’interruzione dei festeggiamenti e l’annullamento della serata. Non era bisogno di creare strascichi. Non è da questi episodi che emerge ĺ’opacita e l’incoerenza dell’amministrazione!
Come l’aumento del 3,5% della già carissima tari per giustificare i nuovi ( belli ed efficienti)cassonetti , pagati però coi fondi pnnr! O il ripristino dei tutor stradali ” chiesti dai cittasini”! Sarei curiosa di sapere chi e quanti sono questi richiedenti!
Ma oramai siamo tutti assorbiti in un trumpostan collettivo per cui ci sdegnato solo se sono i comunisti a distinguersi…per gli altri c’è il” fino ad un certo punto”!
Cari Sauro e Gianna,
potreste dire – magari con un minimo di precisione – cosa sarebbe successo, di grazia?
L’eretico
Un piccolo incidente al SMS subito domato, probabilmente un’autoçombustione senza conseguenze. Magari verrà fatta più attenzione la prossima volta. Quando passa molto tempo si perde dimestichezza con i giochi
Cara Gianna,
grazie della precisazione: temibilissime, le autocombustioni!
Lo scrivente vive in campagna, con una vicina la quale ha la perniciosa abitudine di bruciare sterpaglie, anche d’estate, sic: siamo tutti pronti a digitare il 115…
L’eretico