Vacanze ereticali (II): Vienna (poi MPS, bufala Rossi, Guccini)
Eccoci al nuovo appuntamento con il blog, dopo il ritorno da Vindobona (sulla quale – come promesso da Vienna stessa – si scrive la seconda parte del reportage); ad Hormuz, accordo trovato fra Iran ed Oman: vediamo cosa farà Trump, sic; fra Russia ed Ucraina, continua la drole de guerre (Kramatorsk a concreto rischio di sfondamento russo, nel Donbass; al contempo, il cuore della Russia mai così colpito dagli ucraini); il 15 agosto, infine, la Spagna ritiene probabile una nuova nuotata di massa verso Ceuta, magari abbinata a qualcosa di simile a Melilla.
Insomma, meno male che ci sono anche buone notizie: questa estate è meno calda delle prossime, eh…
L’AGIOGRAFIA DI KAISER FRANZ JOSEPH
In Austria – questa non è certo una novità, sia ben chiaro – esiste un autentico culto di colui che di fatto ha liquidato il gloriosissimo Impero asburgico: l’immagine di Franz Joseph era presente anche nel caffè ove sono andato più volte a fare colazione, accanto a quella della povera Sissi della quale si è scritto nel pregresso pezzo; il palato si gustava la morettiana sacher, gli occhi invece avevano davanti da una parte il Volkstheater e, dall’altra, le icone imperiali.
Ve lo immaginate voi un bar nostrale, con le immagini di Vittorio Emanuele (II o III), o della pur popolarissima Regina Margherita, consorte di Umberto I? Eppure, i lettori ci pensino: quando l’Impero asburgico si affloscia definitivamente – alla fine della Grande Guerra -, la nostra Monarchia è ancora del tutto in sella, e lo sarà ancora per quasi un trentennio.
Andando a vedere il Palazzo imperiale di Hofburg, si ha davanti agli occhi un classico esempio di agiografia: non propaganda, perché l’Austria odierna non ha ovviamente più niente a che vedere con l’Impero (non è come la Russia putiniana che, per pura propaganda, riabilita financo Stalin).
Franz Joseph instancabile lavoratore, capace di dare udienza fino a 100 persone due volte alla settimana (neanche De Mita a Nusco ai tempi d’oro?); il Kaiser che dorme pochissimo, per vegliare sulle sorti magnifiche e progressive del suo Impero (di fatto, morto con lui, però); Francesco Giuseppe che fa consumare 9 portate di cibo in 45 minuti, perché il tempo è prezioso, e via agiografando. Forse, questi aspetti sono anche veri: nessuno può immaginare Franz Joseph come un bighellone, ovvero un mezzo strullo che va in giro per cotanto palazzo con il suo caratteristico cappello stiriano.
Resta però un problemino, e non proprio da pochissimo: di tutte le guerre perse dal Kaiser (due di Indipendenza con l’Italia, per dire, per non parlare della devastante austro-prussiana del 1866), non vi è traccia alcuna; di più: niente si dice sullo scoppio della Grande Guerra, su cui esiste un dibattito storiografico immenso, quanto a responsabilità; ma che l’ultimatum alla Serbia l’abbiano deciso a Vienna e non a Pontedera, neanche la ormai imperante post verità lo potrebbe negare.
Insomma: va benissimo che una visita ad Hofburg è un qualcosa che attiene al turismo di massa e non deve certo diventare una conferenza o una lectio sulla finis Austriae, però…
CHE MARAVIGLIA IL KUNST (SENZA RIENTRO, SIC)
Come si fa ad andare a Vienna, e poi non visitare – o rivisitare, come nel mio caso – il Kunst Historisches museum”, di grazia?
Inaugurato nel 1891 – dunque sotto Kaiser Franz Joseph: in questa caso, chapeau! -, è un museo davvero straordinario: già alla fine della monumentale scalinata di ingresso, uno si trova la mastodontica statua canoviana del Teseo che sconfigge il Minotauro, con calibratissimo uso della ponderatio applicata all’eroe (il Canova l’aveva pensata per Napoleone, poi gli Asburgo l’hanno fatta propria: i curiosi giri della Storia…).
Diciamocelo subito, venendo all’asse Siena-Vienna: i cosiddetti “primitivi” non ci sono, ma c’è uno strabiliante Sodoma (“holy family with Saint John”), e un insospettabile Tiepolo alle prese con una estasi della nostra Santa Caterina. Correva l’anno 1746.
Non c’è ovviamente tempo e modo di ripercorrere la cornucopia di pittorica bellezza cui ci si trova innanzi: Bruegel (soprattutto il Vecchio), con una strage degli innocenti ambientata in un paesaggio nordico, innevato; varie “cosette” di un certo Caravaggio; i ritratti di Velasquez; Arcimboldo, sempre tale da lasciarti a bocca aperta; e che dire di Rubens e di Rembrandt? Notevole anche la parte greco-romana, e forse ancora di più quella egizia, purtroppo vista troppo rapidamente.
In più, è un museo ben fruibile: ottime didascalie (tedesco ed inglese), capaci di raccontare anche il contesto, non limitandosi solo al nome dell’autore ed alla datazione; comodi divani quasi in ogni sala, per riposare le eventualmente stanche membra.
Vogliamo fare un appunto? Facciamolo! Dopo circa 4 ore di visita, avevo voglia di uscire un po’, tornare alla mia temporanea dimora – vicino al museo -, e dopo, con calma, spararmi una altra oretta, oretta e mezzo prima della chiusura delle 18. Chiesto se fosse possibile, mi è stato detto che lo era, senza problemi: purché uno rifacesse il biglietto (24 euroni); ho risposto con il linguaggio corporale, manifestando un polemico stupore, e forse è stato meglio limitarsi a questo tipo di risposta…
“CASH ONLY” ED ORARI: DUE SORPRESE AUSTRIACHE
Per salutare l’Austria, la lasciamo con due autentiche sorprese, che mi pare possano delineare una discontinuità con ciò che ricordavo dei pregressi passaggi.
Primo: gli orari di apertura dei caffè; nel centro di Vienna – zona dei musei, fra il Parlamento ed il Comune -, non si trova un caffè aperto prima delle 8, ed il sabato e la domenica si arriva bellamente alle 9 (!); anche nella sosta durante il viaggio di andata by car, vicino a Villach, la medesima cosa: possibile che gli austriaci siano più dormiglioni degli italiani? La cosa un po’ sorprende, visto che ne avevo un ricordo del tutto altro: comunque sia – tanto per gli orari, che per i prezzi -, ho assai rivalutato gli italici e financo senesi “barri”. Nel complesso, siamo meglio di loro, date retta…
Seconda questione: il contante. Ho leggiucchiato che nel Parlamento viennese se ne è discusso assai, negli ultimi anni, in ogni caso un elemento è sorprendentemente certo e garantito: in Austria, il cash è preferibile e preferito rispetto ai pagamenti digitali. Disincentivati sia in modo diretto (varie attività espongono il “cash only”), comprese attività pubbliche (l’orto botanico – la parte a pagamento -, accanto al Belvedere), che in modo indiretto, con procedure aggiuntive le quali, alla fine, fanno tirare comunque fuori il contante.
Sapevo che i Paesi germanici usavano molto il contante, non ricordavo però a questo livello: e lo dico da fervente sostenitore – da buon passatista quale sono – della libertà di uso del contante.
Nella felix Austria, dunque, contanti ancora a go go; quantomeno, non ti dicono che il Pos non funziona: ti scrivono direttamente – con asburgica chiarezza e determinazione – che non accettano pagamenti digitali, ecco…
Ps 1 Veniamo alle cosine di Sienina, che poi tanto “cosine” non sono: questione MPS, dunque. Che cosa aggiungere? Se si legge il Frankfurter allgemeine o altra grande stampa internazionale, non ci saranno particolari problemi per Intesa a fagocitare la banca fu sanese, specie dopo il fatal 31 luglio; nel frattempo, giusto stamattina Il Fatto di Travaglio ci ricorda che su Luigi Lovaglio è in corso una indagine della Procura di Milano, la quale vorrebbe acquisire le chat per la questione dell’acquisizione montepaschina di Mediobanca (11 fra parlamentari e Ministri rientrano nel tutto, loro non indagati). La lunga estate calda montepaschina non è finita qui…
Ps 2 Lunedì si sono tenute due audizioni, in seno alla Commissione Rossi: quella del custode Massimo Riccucci e quella di Gian Carlo Filippone; audizioni del tutto inutili – visto che i due non potevano che ripetere ciò che avevano detto e sottoscritto quando convocati dalla Commissione I -, se non per qualche spunto, in particolare il sasso lanciato da Filippone: chi avrà mai fornito al NYP, nel giugno del 2016, quel video – presentato, tagliato ad arte – in cui si vedeva Filippone davanti all’amico morto (senza mostrare tutto il resto, con il solo intento di creare un alone di sospetto su di lui), inizio della sua personale Via crucis? Mumble, mumble, mumble…
In ogni caso, con agosto si cambia registro: da adesso in avanti, quanto alla bufala italiana del secolo, ci si limiterà al minimo del minimo sindacale, sul blog (alla audizione di Gian Carlo Filippone ci sarebbe stato da dedicare un intero pezzo monografico, che invece non si farà); c’è da scrivere l’ultima parte del libro, il quale si vuole fare uscire entro il 2026: chi fosse interessato a conoscere la realtà effettuale e i vari passaggi che documentano la bufala stessa – se lo vorrà -, si potrà aggiornare leggendo quello…
Ps 3 Ieri ci ha lasciato, a 86 anni, Francesco Guccini: non solo cantautore (che già sarebbe bastato, peraltro), ma anche poeta nonché apprezzabilissimo giallista (8 romanzi con Loriano Macchiavelli). In Sala storica, il 21 settembre (17,30, as usual) lo ricorderemo, in tutte le sue sfaccettature: save the date!









Guarda caso… il giorno della semestrale. Siena pronta a tornare feudo rosso sotto coop/unipol.
…con l’avallo dei neri al governo
Quando il governo ha provato a lanciare il terzo polo cedendo il 5% a bpm la magistratura milanese si è messa di traverso… nel giirno della semestrale record ha reso un immenso sicuramente involontario…) servizio agli ‘scalatori’ rossi, vedremo come andrà a finire, basta che non si dica che il pd non ha rovinato banca, fondazione e città perché senza quella scellerata gestione ora parleremmo d’altro
I rossi sul MPS, in un mondo normale, dovrebbero avere il pudore di tacere…….almeno a Siena!!!
Fausto
Chiaramente lei può scrivere quel che gli pare, ma nel merito sulla situazione attuale niente da dire? Poi ovviamente, quando siete a corto di argomenti, se qualcuno osa mettere in discussione l’operato della destra, in qualsiasi campo, diventa automaticamente “comunista”. Se ha la pazienza di cercare sul blog i miei interventi sulla distruzione della banca, avtmra la sorpresa di scoprire che sono stato fra i primi a denunciare la fine della banca dopo la notizia dell’acquisizione di Antonveneta, che, almeno all’inizio e per lungo tempo è stata olaudita anche dalla destra senese, tant’è che fu premiata con l’assegnazione della presidenza di Antonveneta, se lo ricorda?
Quando il governo s’è mosso è partita la procura di milano (questo è il pm: https://www.liberoquotidiano.it/news/giustizia/32313804/giovanni-polizzi-pm-milano-vittime-solo-centrodestra-lista/ )
Il giorno della semestrale record che avrebbe potuto concorrere a salvare siena esce a mercati aperti la richiesta sui 9 parlamentari.
Il governo deve fare qualcosa o no? Dov’erano questi attenti controllori mentre la gestione piddina si sfracagnava 18 miliardi?
Comunque è una fase in cui il silenzio sarebbe d’obbligo e secondo me qualcosa potrebbe succedere
Fuori le chat di Del Mastro, fuori i documenti sui 100 mln regalati al camerata Bianchi.
Caro Roberto,
permettimi di chiosare così: su Delmastro, concordo con te. Non ci si può appellare a Paolo Borsellino, e poi non pretendere al contempo la maggiore chiarezza possibile sui rapporti fra chi è al Governo ed una figura come quella di Caroccia. Nessun dubbio.
Sarei assai più cauto sui 100 milioni: quella transazione comunque ha fatto risparmiare all’erario pubblico più del 50% di dindini pubblici (oggettivamente sperperati), e soprattutto in quel caso ci sono due figure (l’avvocato Di Donna e Domenico Arcuri) sui quali credo sia più che legittimo offrire al popolino sozzo la massima trasparenza. Cosa che Conte si è ben guardato dal fare, per ora: vediamo il 14 settembre…
L’eretico
La storia delle chat di Del Mastro è abbastanza surreale. I suoi legali le hanno già messe a disposizione, ma Lo Voi (reduce dal grande successo del processo a Salvini …) insiste lo stesso per l’acquisizione integrale, generale e dunque generica. Se ho capito bene, le vorrebbe tutte. Anche quelle che riguardano altri soggetti.
Il Parlamento, quindi, avrebbe deciso di resistere non tanto per difendere le proprie prerogative, quanto per evitare l’ennesima “pesca a strascico” stile intercettazioni nei riguardi di soggetti terzi estranei all’indagine.
Del Mastro – peraltro – non è neppure indagato … probabilmente è soltanto il solito sciocco.
Se fossi nell’opposizone, quindi, considerati tutti questi fattori, non so se davvero la cavalcherei questa faccenda.
Sento odore di un’altra ripurga … e ad ogni buon conto la storia non solo italiana ormai insegna che non si vincono mai le elezioni per via giudiziaria, anzi.
Sulla commissione COVID il discorso sarebbe assai più ampio ed interessante, mi piacerebbe che l’Eretico le dedicasse uno spazio monografico tutto suo.
Rispondo ad entrambi:
All’Eretico
Io non metto in dubbio a priori la questione del risparmio, e quindi, se fossi al posto del Governo sarei corso a rendere pubbliche le carte che contengono i presupposti per cui sia stato conveniente patteggiare i 100 milioni. Invece si sono precipitati a secretare tutto, senza giustificazione. A me puzza lontano un miglio.
A Paolo Panzeri
Innanzitutto il cellulare con le chat è di Caroccia, indagato per camorra, per cui lo “strascico” di cui lei parla sarebbe più che giustificato.
La richiesta di Lo Voi al parlamento è del tutto giustificata, perché le chat non sarebbero comunque mai utilizzabili processualmente e l’utilizzo eventuale anullerebbe la validità di qualsiasi processo futuro.
Il fatto che DelMastro abbia dato il suo consenso, per me è solo teatro, sapendo già benissimo che i suoi avrebbero posto il veto.
Ma poi le chiedo: ma lei non vorrebbe che venisse fuori la verità sui rapporti di Del Mastro è tanti altri soggetti di FDI con questo soggetto?
Caro Raffaele,
nel ricordare il multiforme ingegno di Francesco Guccini in Biblioteca non ti scordare anche l’insolita collaborazione fumettistica intrattenuta con il grande Bonvi (quello delle Sturmtruppen e di Nick Carter … n.d.r.per i più giovani) che ha dato vita alla serie “Storie dello Spazio Profondo”. Satira e comicità in salsa fantascientifica. Un divertissement che non ti aspetteresti. Non so se questo volume sia disponibile presso la Bilblioteca Comunale … Ad ogni buon conto mando per WA la copertina dell’Oscar Mondadori che gelosamente conservo nella mia, proprio accanto ai classici imperituri di ogni tempo..
Caro Paolo, grazie: di certo ne farò prezioso tesoro.
A me spetterà soprattutto ricordare il Guccini scrittore, a Massimo Biliorsi il cantautore, in particolare legandolo ai concerti senesi…
L’eretico
In genere un popolo tende a esaltare i grandi riferimenti del passato, a maggior ragione nei periodi di declino/irrilevanza.
Fa eccezione l’europeo medio attuale (in particolare quello occidentale): pigro & molle, convinto di vantare un diritto naturale a un trattamento di favore, pensa che saranno sempre gli altri a risolvergli i problemi.
Può funzionare fino a quando si riesce a mascherare le proprie debolezze. Quando diventano palesi, ti trasformi in una ghiotta opportunità. Perfino il Marocco si sente in diritto di bullizzarti & ricattarti.
I barbari sono alle porte.
In Italia si è sempre sopravvalutato il modello tedesco (gli austriaci sono i terroni di Germania).
Popolo sicuramente strutturato, ma di scarsa adattabilità in contesti mutevoli.
Al netto delle omeriche dichiarazioni di Lovaglio, la rotta sembra tracciata.
Avviene con un decennio di ritardo, ma è la naturale conseguenza della fallimentare gestione da parte dei senesi. Difficilmente si assisterà a una macelleria sociale. Sarà un lento ma inesorabile svuotamento.
Caro Eretico, sono un tuo appassionato lettore, e ti voglio fare i più sinceri complimenti per la qualità di scrittura del tuo blog.
Ho appena finito di leggere il tuo romanzo “Quattro croci a Siena”, trovandolo il migliore libro letto da tempo, e soprattutto il miglior libro senese da decenni. Spero venga valorizzato come merita, perché non ti imbarazzare ma lo penso sul serio: lo preferisco alle tozziane tre croci.
Complimenti davvero.
Quando hai chiesto al Kunst se potevi rientrare nel pomeriggio, usando lo stesso biglietto d’ingresso, in che lingua gliel’hai chiesto, in inglese o in italiano? Te lo chiedo per capire se c’è stato un problema di comunicazione, o se veramente sono così severi nei musei asburgici. Grazie se vorrai rispondere.
Cara M.C.,
ovviamente ho chiesto in Inglese, non certo in Italiano; il Tedesco, purtroppo, lo conosco pochissimo: in prevalenza frasi o espressioni legate alla Storiografia, al Nazismo in particolare…
Grazie a Don Lurio per le bellissime parole sul mio romanzo “Quattro croci a Siena”: forse, fra qualche settimana, ci sarà anche qualche novità, a cotal proposito…
Buona settimana a tutti i lettori!
Mps: si è salvata dello spezzatino quando era in piena crisi, grazie anche all’aiuto dello Stato. Oggi che è una realtà solida, rischia invece di scomparire sotto l’Opas di Banca Intesa. Lo stato ovviamente se ne lava le mani, pur detenendo una quota che potrebbe essere decisiva…confidiamo nelle sette vite del buon Lovaglio, mi pare l’unico dotato di lucidità in questo momento.
Caro Eretico, in attesa del tuo abituale pezzo sul Palio, scusa questo offo topic che rende il clima: si può dire che il drappellone della Axente rappresenta una figura mariana un po’ fluida?
L’assenza dei cavalli non mi disturba affatto, e non sono certo un particolare devoto della Vergine, però mi pare che l’iconografia dovrebbe ancora avere un senso. Al Cardinale andrà benissimo di sicuro.
https://www.radiosienatv.it/palio-lojudice-sul-drappellone-piu-confronto-con-la-chiesa-prima-della-realizzazione/?amp
Tradotto dal cardinalese sembrerebbe invece di no.
Il drappellone del Palio di Siena è un’opera d’arte profondamente legata alla fede. La Madonna Assunta in Cielo è il cuore della festa. Condivido il richiamo dell’arcivescovo a custodire l’immagine sacra della Vergine senza alterarla.
Il Palio non è una festa pagana – anche se qualcuno ci prova a tirarla verso il paganesimo – è un rito religioso vivo dove la devozione mariana deve restare centrale e mai marginale. Vi immaginate a chiedere a Sua Eccellenza il Cardinale Lo Judice, Vescovo di Siena, di benedire una festività pagana? Io no.
Il drappellone unisce arte, storia e fede cristiana.
La Madonna Assunta (nell’ evento agostano) è la vera Regina e protettrice di Siena. I simboli religiosi non sono un semplice decoro laico o folcloristico.
Rispettare l’iconografia mariana significa onorare la tradizione della città.
Cambiare troppo la figura della Madonna svuota di senso il rito religioso. La Contrada corre per la Madonna, non solo per la gloria terrena.
Ridurre il Palio a paganesimo ignora la storia viva dei senesi e dei loro parroci.
E ricordiamo che la liturgia della benedizione dei cavalli e del drappellone sono atti di affidamento a Dio.
Se poi vogliamo proprio laicizzare il Palio, va benissimo, ma allora togliamo di mezzo la Madonna di Provenzano, la Madonna Assunta in Cielo, il Te Deum, e spogliamola una volta per tutte della religiosità che ne era il fulcro.
Dedicheremo la festa a un martire della resistenza, o a un premio Nobel per la pace nel mondo. E magari si va a cantare l’inno della vittoria (laico, mi raccomando eh) nel Palazzo Pubblico che ne sarebbe certo sede più rappresentativa.
Sono abbastanza scettica in ordine ai benefici che la “cancel culture” si propone di elargire. Ecco.