Sienina, fra MPS e Palio
Come si scrive spesso, beati noi, che ci si accapiglia per una mossa, una monta, una vittoria o una purga paliesca; nel frattempo – giusto per dirne un paio, per mera esigenza di sintesi -, l’Iran dicesi pronto a bombardare le basi militari USA in Europa (anche dalle parti di Livorno, magari?), mentre il Trump – ormai in evidente nebbia mentale – blatera che lo Stretto di Hormuz è sic et simpliciter territorio americano (tipo Canada e Groenlandia?); la Russia putiniana, da par suo, continua a martellare l’Ucraina (scuole e ospedali pediatrici compresi, con stragi annesse), e – cosa per noi ancora più pericolosa – continuano le sue incursioni, le sue azioni di saggio sul versante orientale dell’Europa. Ma tant’è.
Beati, beatissimi noi, dunque, che ci possiamo (ancora) permettere il lusso di accapigliarsi per ben altre cose…
IL PALIO DEL NICCHIO
Onore dunque al Nicchio, da troppo tempo scevro di paliesche vittorie; onore ovviamente al Capitano, Fabio Giustarini: fra le altre cose, un reduce di quel basket pionieristico che seppe portare in alto – grazie a figure come Ezio Cardaioli e Giorgino Brenci – la pallacanestro senese. Altri tempi, davvero.
E un abbraccio ai conoscenti e agli amici: da quel Fausto (con Daria), lettore e commentatore così costante ed appassionato del blog; al Superavvocato Luigi De Mossi, fino agli altri, i quali spesso abbiamo avuto graditi ospiti in Sala storica (Duccio Balestracci, Riccardo Manganelli, Daniele Magrini ed altri ancora, che di certo si dimenticano…).
Fra quelli che non ci sono più, il primo che mi viene in mente è una figura, quasi leggendaria, del rione: Adige Bartolozzi, che ci ha lasciato un quarto di secolo or sono (19 gennaio del 2001, per la precisione); cacciatore indefesso, fumatore incallito, è entrato nella vita dello scrivente perché – chissà poi perché, se non per pura passione calcistica – negli Ottanta allenava i giovanissimi calcianti (spesso scarponi) del Marciano. La sua corsettina con tuta anni Settanta, in mezzo al fangaccio del campino di San Prospero in versione invernale (con annessi spogliatoi, oggi improponibili solo a vederli, non ad utilizzarli), indossando un cappello di lana, tipo marchese del grillo allettato, è rimasta impressa in chiunque l’abbia condivisa…
PICCOLO ZIBALDONE PALIESCO
Veniamo al Palio, con i vari annessi e connessi (del drappellone, con polemiche annesse, qualcosina si è già scritta nel Ps del pezzo precedente).
Va da sé che bisogna evitare il più possibile la laudatio temporis acti: prima era tutto bello e buono, ora è tutto un troiaio, per dirla in modo meno dotto. Atteggiamento sempre censurabile. Al contempo, siccome si ha ancora l’abitudine – almeno un po’, suvvia – di parlare con le persone (di ogni risma, diciamo), non si è mai sentita tanta gente lamentarsi del punto cui è approdato l’odierno Palio. Saranno tutti della Pantera e del Montone? In parte, ma in maggioranza di certo no, non fosse altro che per ovvi motivi statistici.
Non c’è neanche bisogno di dire il perché di cotante lamentele; c’è semmai da sottolineare lo scollamento fra le dirigenze delle Contrade, buona parte degli opinionisti (i quali ci deliziano con il “così è sempre stato”, scambiando il ruolo delle dirigenze del passato, con quello dei fantini di oggi) e, per l’appunto, una parte cospicua del popolo contradaiolo. Di tutte le Contrade. L’abbiamo già detto dopo luglio: Tittia fa il suo, e noi gli facciamo gli auguri di pronta guarigione; è chi glielo fa fare, che ci garba parecchio meno: a tutti i livelli.
Dopo luglio, avevamo provato ad indicare anche delle proposte assai concrete, per superare l’insopportabile situazione attuale (un anno di stop obbligatorio ai fantini, dopo una certa soglia di vittorie: unico modo serio per abbassare, in modo certo e garantito, il flusso di denaro circolante fra i canapi): nessuno pretendeva di cambiare chissà cosa, ma si nota con amaro rammarico che il tema non è stato neanche minimamente dibattuto. Né lo sarà in futuro, stiano pure tutti tranquilli. Eppure, alla fine un fantino più bravo e fortunato degli altri si trova sempre, no? E maggiore onore e gloria, alla dirigenza che lo scopre!
Teniamoci dunque questo giochino, finché dura (si diceva anche del Monte, poi ad un certo punto puffete…): e fra un anno o due – proprio come è accaduto con il mentore del Tittia, Luigi Bruschelli – prepariamoci a trovare una Contrada per fare montare l’Atzeni junior…
14,50 del 13 agosto, poco più di un’ora dall’assegnazione dei cavalli: chiusura delle monte, per le 10 Contrade presenti ai canapi; si potrebbe fare la segnatura direttamente il 13, no? Così il giorno del Palio, così denso di eventi, sarebbe un pochino più libero…
Carriera del 18 sera: neanche un fantino caduto, con “sorpassi” solo nelle lontane retrovie (dunque pressoché invisibili, a causa delle riprese – da Corea del Nord, come detto plurime volte – della regia unica che decide il visibile e l’invisibile).
Appena finito il tutto, ciò che a caldo tutti abbiamo visto (ma poi è stato subito espunto dalla regia nord coreana): in un Palio senza cadute, proprio il fantino vittorioso – nonché di gran lunga il migliore – viene travolto dall’entusiasmo dei suoi stessi osannatori. Un primum che si è risolto con poco – il Tittia stava comunque di certo meglio prima, come si diceva una volta -, ma che ovviamente avrebbe potuto avere ben altre conseguenze.
Una città che è diventata – grazie a chi ben sappiamo: nomi e cognomi – meta anche del turismo del macabro, con il vicolo di Monte pio sempre più apprezzato da frotte di turisti morbosamente attratti dalla fascinazione del luogo (lo ammetto: fossi uno di loro, sarei il primo a farmici portare), fa vedere per centinaia di volte, in prima e seconda serata, la dinamica di caduta di un uomo (suicida, ma in questo caso sarebbe lo stesso anche se fosse stato ammazzato), ma non fa vedere – rectius: rivedere – la caduta di un cavallo, a questo giro con il fantino stesso. Ci pensano ovviamente i cellulari, a fare scontato strame di queste autocensure: ed il tutto aggrava le cose, invece che riuscire a canalizzare. Pensare di imbrigliare la comunicazione in questo modo in questo mondo, è come pensare di prosciugare un Oceano (non un semplice mare) con la paletta ed il secchiello di ordinanza.
Quando una regia unica decide il confine fra il visibile ed il non visibile, siamo al di fuori di ciò che è normalmente statuito nelle democrazie occidentali a livello di comunicazione pubblica; ma noi – come ben noto – siamo i più furbi del baccellaio, e si continua così. E chi non è di Siena, cambi canale: oppure, semplicemente vada sui social…
SIENINA, FRA MPS E CONTRADE
Ultima considerazione, senza neanche usare la frase strafatta – ed in larga parte, alla prova dei fatti, falsa – secondo cui “se ne parla in inverno”: temiamo che ci saranno cose ben più importanti, speriamo non drammatiche, delle quali occuparsi. Soprattutto nel mondo, ma anche a Sienina.
Nella Siena di fine Ottocento (1893, per la precisione) c’era il concreto rischio che l’Ateneo locale chiudesse i battenti; non per chissà quali motivi, bensì sic et simpliciter perché si sentiva il bisogno di razionalizzare la spesa, dato che l’Università era allora troppo piccola. Le Contrade si mobilitarono, insieme ad altre istituzioni: anche in virtù di ciò, alla fine, l’Universitas restò in città.
Ho ricordato questo esempio – un tempo piuttosto noto, oggi non ne sarei così sicuro, anzi – per un semplice motivo: che le 17 consorelle, allora, capirono l’importanza della posta in palio (con la “p” minuscola, ma di fatto ben più importante del Palio stesso).
Pensate un po’: erano tempi in cui prima l’èlite liberale, poi il neonato Partito socialista italiano dicevano e scrivevano in modo aperto sulle Contrade, ponendo in dubbio l’esistenza stessa del Palio. Se qualcuno si azzardasse a proporlo oggi, verrebbe “crocifisso in sala mensa” (copyright Paolo Villaggio, come noto).
Oggi, purtroppo, le Contrade – insieme a funzioni nobili, nonché identitarie – sembrano essere macchine da guerra per fare soldi: ed assai raramente per darli in beneficienza o per il Welfare della collettività, se non per una piccolissima – tanto più lodevole, dunque – parte. Inoltre, a differenza che in altri momenti, le Contrade hanno perso qualsivoglia spazio di manovra all’interno del dibattito cittadino, già purtroppo assai asfittico di suo.
Ieri, con il Cda straordinario voluto da Lovaglio, i giochi sembrano, almeno in potenza, essersi riaperti: lo spazio di manovra montepaschino è aumentato, il dominus della banca – con la sua duplice mossa, verso BPM e Generali banca – ha sparigliato non poco le carte; c’è chi lo ha descritto come un giocatore di poker al buio (Camilla Conti), e la strada resta del tutto in salita: giusto per dirne una, Lovaglio cerca l’acquisizione di banca Generali, il cui 50,01% è in mano alle assicurazioni Generali (oltre alla questione dei francesi che – come noto – controllano circa il 30% di BPM). Hai detto niente…
Wait and see, da qui all’Assemblea sociale – assolutamente decisiva – di fine ottobre. Banca Intesa non solo non lascia, ma in qualche misura raddoppia: oltre al resto, pare pronto un corposo esposto alla Consob sul modus operandi di Lovaglio (il quale risulta anche essere indagato dalla Procura di Milano, come è più o meno noto).
Quando l’Università rischiava di lasciare Siena (1893, come detto), le Contrade si mobilitarono; sarebbe bene che lo facessero anche oggi: niente mobilita come le Contrade, niente può avere un effetto mediatico pari a quello vantato da loro. Piaccia o no, questa è la situazione, almeno potenziale: se la collettività – a partire dai dirigenti delle 17 istituzioni – non la saprà cogliere – non riuscendo ad andare oltre rispetto alla quotidianità di gestione dell’ordinaria amministrazione – non ci sarà che da recriminare con se stessi…
Ps visto che siamo a scrivere di cose senesi (e che il Palio era dedicato alla battaglia in questione!), segnalo volentieri un appuntamento: la Passeggiata dedicata ai luoghi della Battaglia di Camollia (25 luglio 1526), a cura dello scrivente (Passeggiata che fa il paio con la clip, sin da giugno presente on line); per chi fosse interessato, l’evento ci sarà il 26 settembre, alle ore 10 in punto (durata circa 90 minuti), con partenza dal Palazzo delle Papesse. Per chi fosse interessato, chiamare lo 0577 286300: ne riparleremo, ad ogni buon conto…









Siena eccelle in due cose: esibizionismo e omertà… sette persone all’ospedale per venire nelle foto;
neanche un giornale, media, dirigente che faccia notare che il re è nudo con tittia che riceve dai media cittadini esattamente lo stesso trattamento del mussari dei tempi d’oro (tutte leccate e zero critiche) con gente che si inventa anche le peggio castronerie e neologismi (tipo ‘mossa accettata’) per provare a mettere una ridicola foglia di fico sulla triste evidenza.
E’ Nicchio
Erano ventott’anni che un vinceva,
aveva avuto in sorte un bombolone,
i quattrini di certo ce l’aveva,
la volevi una meglio situazione?
Ma proprio tanto tempo ci voleva,
al canape con tanta confusione
per poté dà una mossa che valeva?
Per quel che pòl contà la mi’ opinione,
un era bòna, ché quando il Tittia
ha fiancato il cavallo ed è partito,
la rincorsa non s’era mossa mia,
era appena vicino al verrocchino.
Il mossiere però un ha mosso un dito
così la mossa l’ha data un fantino.
P.S. Se ancora mi ricorda, per favore,
salutami l’augusto genitore,
che, se con la memoria non m’inganno
è più giovan di me di qualche anno.
Caro Giuseppe,
grazie di cuore per i tuoi versi, garbatamente gustosi: per il Palio, bisognerebbe divertirsi, e fa piacere che qualcuno -fra l’altro in modo intelligente -lo faccia ancora…
Con Gp, concordo al 101%, se non per una precisazione: fra questi 7, vi è anche qualcuno che alle Scotte, il 18 sera, è andato per ben altri motivi, e che spero vivamente denunci chi ce lo ha mandato…
L’eretico
L’esibizionismo degenere che ha provocato l’incidente è solo il rovescio della stessa medaglia che porta una persona a giocarsi uno stipendio a palio (fra cenini, palco, sottoscrizione, ecc) e magari rigirare salsicce e costoleccio per due settimane ad una indegna ‘sagra paesana’ per consentire al nostro eroe di comprarsi la porsche… non credo che ci sarà una denuncia
continui a non voler capire, tra questi 7 c’è anche il barbaresco della Selva picchiato da un “gruppetto” di contradaioloni al chiasso largo, più semplice così da capire?
Ovvio che quando ho scritto non lo sapevo…
La cosa che mi fa arrabbiare è che la Contrada, reduce già da un bella squalifica pluriannale, ne rischia un’altra. Saremo trai più eleganti, ma siamo anche trai i più cog…..bischeri. Poi avrò perso qualcosa, ma non vedevo il motivo dell’aggressione, il Tittia non lo riprendeva nessuno, si lottava il secondo posto (figuriamoci), di scorrettezze ne ho viste poche, siamo andati via puliti, il cavallo ha reso al massimo. In definitiva se c’era qualche attrito era meglio fare una riunione tra le due dirigenze e chiarire a quattr’occhi. Sembra che il Palio sia diventato non vincere, ma fare perdere il Tittia, che non è assolutamente una contrada.
Episodio increscioso, però è anche vero che fra i canapi sono sempre più frequenti e palesi le azioni di disturbo dei fantini (non voglio scrivere contrade) verso consorelle non rivali e sempre a favore di un fantino. Anche questo prima o poi potrebbe creare problemi
Il fantino che vince un palio, non può partecipare ai 3 palii successivi. In questo modo il pallino torna nelle mani delle contrade, che attualmente sembrano delle “comparse” o poco più.
1) la condiscendenza ai tempi del groviglio armonioso 2) la sottomissione al Tittia nella speranza che frutti prima o poi la vittoria di un Palio 3) il silenzio quando Lovaglio, dopo aver risanato la banca, stava per essere defenestrato (salvo poi tardivamente e servilmente premiarlo, una volta tornato in auge, con il mangia d’oro). La storia recente di Siena è piena di episodi di autentica codardia…A meno che non si voglia spacciare per coraggio quello dei contradaioli pettoni che corrono intrepidi incontro al cavallo vittorioso (per poi finire spiaccicati).
Commento paliesco. Auguri di pronta guarigione, ci mancherebbe altro, al Tittia. Speriamo che sia individuato e punito presto il microcefalo che ha causato la caduta del fantino e cavallo del Nicchio. Però dopo tutti questi doverosi auguri, spero che il Tittia sia punito dalla giustizia paliesca. Col cambio continuo di posto e relativa partenza fuori posizione, qualche sanzione sarebbe da dare al cosiddetto nuovo “re” di Piazza. Una giusta squalifica per il prossimo anno.
Post per chi viene preso in giro. Trump in evidente nebbia mentale, ma non solo lui. Ci sono giuste sanzioni contro Putin da parte dell’UE. L’Italia si attiene a questi provvedimenti. I prezzi del gas e del petrolio crescono. La fregatura: Spagna, Francia, Olanda e forse qualche altro membro dell’UE, acquistano il gas dalla Russia. Tutto questo con il trucchetto che se questo è gas naturale liquefatto (GNL) e portato tramite navi, non viene sanzionato. Fino a tempi recenti, pur con la guerra Russia-Ucraina in corso, l’Unione Europea non ha imposto un blocco immediato e totale sul Gas Naturale Liquefatto (GNL) per evitare il rischio di un nuovo shock dei prezzi energetici sui mercati comunitari. Certi Paesi si sono sbrigati a contrarre contratti con la Russia. Noi abbiamo dormito, questo è purtroppo vero, ma tutto questo mi sembra che si scontri con la tanto sbandierata e teorica solidarietà europea.
Tittia colono
Tittia cannibale
Resta qualche possibilità solo se trova la rivale tra i canapi.
Paliata che smuove il pil di Siena & (soprattutto) provincia.
Congratulazioni al Nicchio.
Il protagonismo del senesone è il primo nemico del Palio.
Per tutelare il giochino ci vorrebbe pugno di ferro con fantini (big inclusi) & contrade che violano il regolamento.
Un sembra pane per i denti del sindaco attuale.
Speriamo che la sortita su banca generali abbia miglior fortuna di quella tentata da Nagel per mediobanca.
Grazie Eretico!
Dopo 28, lunghi, anni, mi diverto, assaporando la gioia della vittoria nella maniera …….di chi ha ormai una certa età !
Un abbraccio anche a te.
Fausto
Mi pare evidente ormai che le contrade ormai preferiscano “appaltare” la gestione del palio ai fantini per concentrarsi su quello che ormai mi sembra il loro core-businnes”, cioe’ l’attivita’ ludico-ricreativa.
E il Tittia, dopo il ritiro del Bruschelli, gestisce la carriera in modo ormai monopolistico al punto da permettersi pratiche che fino a pochi anni fa sarebbero state scandalose.
Diciamolo chiaramente, chi dice che ” E’ sempre stato cosi'” o non ha mai visto un palio del XX secolo o mente sapendo di mentire.
Si e’ mai visto Aceto ordinare alla mossa di partire in modo cosi’ sfacciato? Cianchino o il Pesse scorrazzare tra i canapi per dare ordini ai suoi? Un mossiere che accetta supinamente tutto questo e dare valida una mossa appena la rincorsa accenna ad entrare? Le mosse sono sempre state accomodate ma mai in maniera cosi’ sfacciata ed evidente.
Il giochino cosi’ rischia di diventare stucchevole e di disamorare molta gente, ma se a tanti va bene cosi contenti loro.
Concordo, ma questo tipo di ‘gestione’ (troiaio) mi pare iniziata dopo la morte del mari piuttosto che dopo il ritiro del bruschelli
Ma non capisco una cosa: tutti a criticare com’è andata, e gli stessi a fare congratulazioni al Nicchio. Ipocrisia regna sovrana com’è sempre…
Caro Roberto,
non concordo con te: uno fa i complimenti agli amici, sapendo la contentezza che li allieta; poi, cercando di analizzare con obiettività anche questo evento, dice o scrive la sua: nella Selvina, il Tittia ha vinto 3 Palii, figurati…
L’eretico
Comincio ad essere attempato e certe cose me le ricordo bene, per esempio mi ricordo bene le polemiche su Aceto vincente, mi ricordo i miei nonni dichiarare che Aceto sarà anche un bravo fantino ma corre sempre sui cavalli boni (questa cosa appariva allora come un vantaggio ingiusto)… All’epoca Aceto non si autogestiva ma si appoggiava sull’Oca la quale tendeva a montare il proprio fantino su qualsiasi contrada potesse essere vincente in modo così da non far vincere l’avversaria, politica che allora forniva il pretesto per mille polemiche e per catalogare qualsiasi contrada sgabella dell’Oca la quale, in virtù proprio del controllo su Aceto, dominava letteralmente il Palio del tempo, oggi questa cosa può apparire come normale strategia ma all’epoca non era proprio percepita così. Con l’epoca Trecciolino le cose cambiano, il giro di contrade a cui il fantino fa riferimento si allarga anche se forse la Tartuca è quella di riferimento, ma soprattutto si autogestisce e comincia a formare intorno a se una corte di fantini, con l’intelligenza che lo contraddistingue offre un pacchetto completo ai dirigenti che lo ingaggiano e si fa promotore, o perlomeno condivide le strategie contradaiole, insomma rompe il tabù che le strategie le fanno i dirigenti. In qualche contrada impone perfino la sua stalla di fiducia, veterinario e maniscalco compresi … Direi un bel salto in avanti rispetto al passato. Tittia prende il modello Trecciolino e lo perfeziona diventando lui stesso stratega oltre che fantino, il gruppo di contrade al quale fa riferimento aumenta e cambia rispetto a quelle dell’illustre predecessore e chi resta fuori dal giro fa di tutto per entrarci (non entro nei dettagli perchè non vorrei urtare qualche sensibilità) nel mentre magari alimenta ipocritamente la polemica sul sistema, se prendiamo il palio di Agosto assistiamo ad un capolavoro di strategia, i due unici veri avversari (Velluto e Gingillo) vengono abilmente controllati mettendo in evidenza che ci sono bravi fantini anche tra quelli che apparentemente sembrano soltanto dei gregari. Certo dal tempo in cui i fantini facevano la questua casa per casa dopo un palio vinto ad oggi le cose si sono trasformate radicalmente, gli innovatori sono stati proprio dei fantini grazie ad intuito ed intelligenza ovvero in ordine cronologico Aceto, Trecciolino e Tittia. L’unico sistema per controbilanciare questo nuovo potere dei fantini non è a mio modo di vedere quello di inserire regole o divieti ma creare sinergie tra le contrade escluse dal giro buono, e qui non vorrei insistere troppo perchè egoisticamente le cose mi vanno bene così, però insomma, ad una strategia si può rispondere solo con una strategia altrettanto efficace o così almeno la penso io.
Caro Cecco,
condivido in larghissima parte ciò che hai scritto (sulla filiazione – pur con le differenze che tu stesso hai evidenziato – fra Aceto, Trecciolino e Tittia), eccetto che per il finale: il tuo augurio sarebbe l’optimum, ma si vede che non funge, purtroppo; ergo, visto che si sono messe norme cogenti per controllare financo le ugole dei contradaioli (non si può più cantare, in certe occasioni), giacché si blocca la pubblica circolazione per giorni e settimane (ieri ho dovuto dare ragione ad un taxista, assai incazzato per i continui cambi di divieti, con conseguenti strade bloccate), perché mai non si possono toccare i fantini? E basta, con questa fantinocrazia…
L’eretico
Le recenti strategie del Tittia esigono due elementi essenziali incompatibili con la festa e (almeno in larga parte) con la storia dei due predecessori.
Intanto la puntuale e copiosa presenza di contrade disposte ad ostacolare palesemente consorelle non rivali al canape; poi la perenne e altrettanto puntuale… distrazione a senso unico dell’addetto all’abbassamento del canape che in barba al regolamento (di lapalissiana e cristallina chiarezza in merito all’ingresso della rincorsa), concede come valide mosse nulle sempre e solo a beneficio del nostro eroe (‘Giovanni’, come lo chiama lui).
Il bravissimo Tittia, a differenza degli altri due, non vince mai con la rivale in piazza (credo zero o uno, correggetemi pure) e non ha rivali all’altezza dall’incidente del Mari.
Carissimo GP, penso che la tua sia un’opinione rispettabilissima e condivisa da molti senesi, personalmente però (la mia è un opinione personale e come tale va presa) non credo che le cose stiano effettivamente così. Mi verrebbe da citare un Palio che mi hanno spesso raccontato i miei nonni (per insegnarmi forse che nella vita non tutto va come si vorrebbe) ovvero quello di Lazzaro nell’Onda su Selvaggia, con dietro un Istrice con Tristezza comprato che faceva il carabiniere e parava chiunque si avvicinasse alla testa della corsa (non necessariamente l’avversaria), per dire che un servizio reso ad una contrada non guarda in faccia nessuno a meno che non ci siano patti specifici di non belligeranza (il cosiddetto nerbo legato). Per la cronaca Lazzaro cadde e vinse l’Aquila con un giovane Aceto. Magari non erano così evidenti certi servizi, magari si tendeva a renderli poco palesi perchè disonorevoli, e però mi sento tranquillamente di affermare che sono sempre esistiti. Altro punto quello del mossiere, ebbene credo francamente che non sia il Tittia ad influenzare Bircolotti ma le pressioni che riceve dall’ambiente esterno ed il Tittia abbia la furbizia di sfruttarle a proprio favore. Come si sarebbe giustificato l’ennesimo rinvio dopo ben due rinvii causa pioggia? Ebbene il Tittia fa in modo che la mossa utile per lui avvenga a pochi minuti dall’arrivo del buio, qualcuno ci vedrà la sudditanza del mossiere mentre io ci vedo l’ennesima furbizia del fantino sardo-tedesco. Oh poi, come diceva sempre mio nonno, il mossiere quando impara i colori delle contrade va cambiato (perchè capisce che alcune contrade contano più di altre) ma insomma, quello sì era davvero un altro Palio. Naturalmente la prematura scomparsa del Mari ha scombinato gli equilibri, e però è anche vero che ci sono bravi fantini anche fuori dall’orbita Tittia e che altresì sembrano incapaci di andare oltre il tentativo personale di tentare la vittoria rendendosi così facili bersagli, ma insomma starebbe alle dirigenze delle contrade tentare strategie diverse invece di continuare questo racconto comodo ma infruttuoso.
Anche io rispetto tutti, in particolar modo chi ne ha viste più di me, però la dimensione, la frequenza, l’assenza di reazioni (tipo la conferma del mossiere) rendono, secondo me, i fenomeni che ho descritto assai più gravi e non paragonabili col passato, specie in assenza di antagonisti
Certi servizi sono sempre esistiti e fanno parte del palio, che un fantino corra tra 7 suoi alleati, dando la mossa da dentro i canapi, protetto dal mossiere ad ogni carriera, francamente non si era mai visto, a questi livelli nemmeno ai tempi di bruschelli. Così è se vi pare, si abbia almeno la decenza di ammetterlo.
02/07/13 Oca Tittia – Torre Gingillo
16/08/13 Onda Tittia- Torre Girolamo (su Polonski)
17/08/22 Leco Tittia- Civetta Columbu
..poi ne ha vinti 3 Nella Selvina (come la chiama il Prof.) 1 nel Drago, 1 nella Giraffa che non hanno rivali
quindi restano i palii vinti senza la rivale (3 Oca, 1 Aquila, 1 Nicchio)
Grazie per la correzione… quindi sono due su 13
3
2… dipende dai punti di vista
2 Oca – Torre + 1 Leco – Civetta …2+1=3 guardala dal punto di vista che ti pare, ma la matematica non è un opinione (e nemmeno un punto di vita!)
Ex mps, mi sa che non eri in ragioneria… o l’oca ha fatto cappotto nel 2013 o sono due. Accetto le tue scuse
vero, ho sbagliato, e ti faccio volentieri le mie scuse, ho confuso Oca-Onda, hai ragione.
Buongiorno a tutti, in particolare all’Eretico, l’unico a Siena che scrive di Palio fuori dalla retorica della stampa senese (quella non senese mi pare che giustamente si occupi più di MPS che della carriera).
Io, da gazzilloro reale quale sono, vi dico che il Palio così non sa più di molto: si sa quando si parte (quando va bene al Tittia), si sa chi vince (statistiche impressionanti), si sa chi lo aiuta a priori e a prescindere dal giubbetto. Leggo le interviste dei Capitani ed è sempre stato un successo per tutti: tanto, c’è l’alibi-Tittia, chiunque non l’abbia montato (9 su 10) può accampare scuse.
Date retta ad un campagnolo, il giochino vi è scappato di mano: la proposta dell’Eretico è l’unica che potrebbe farvi riprendere una minima sovranità sulla Festa…
Pensieri palieschi. E’ vero che il Palio è cambiato, sta evolvendo, forse più regredendo. Abbiamo anche il fantino e mossiere. Già da tempo vediamo mosse da invalidare secondo la vecchia regola che la Mossa è da ritenersi valida quando almeno l’incollatura del cavallo della Contrada di rincorsa verrà a trovarsi all’altezza del Verrocchino. Ultimamente il “fantino-mossiere” è partito lanciato mentre la rincorsa aveva appena iniziato a muoversi, insomma la mossa era stata data da questa nuova figura. Gingillo che ormai s’è infurbito ha capito la tattica guardando il Tittia e non la rincorsa; l’anno scorso gli andò bene e questo ha fatto un buon Palio, nonostante un cavallo non trai migliori. Poi c’è la fuffa delle solite proteste e polemiche; già da tempo questo mossiere ha gestito la mossa in modo discutibile, ma, poi alla fine dei giochi, i Capitani delle Contrade confermano il mossiere. Continuiamo a farci del male.
E alla fine si è stati capaci di farsi portare via anche la festa, che non si dica che è sempre stato così perché si fa ridere i polli se non ci fosse da piangere lacrime amare, indietro non si tornerà più, tenetevi (anzi fatevi tenere dalla fantineria) questo giochino che non sà più di nulla.