Emma ed Oriana: due donne, grandi (e bufala Rossi)
Eccoci all’appuntamento settimanale del blog: siamo in attesa che Putin decida se passare dalla guerra ibrida a quella classica, diciamo tradizionale, nei confronti dell’Est Europa (verosimilmente continuerà con la prima, accontentandosi che le sue quinte colonne agiscano dall’interno dell’Europa stessa), e ci rallegriamo che l’Iran – per il tramite degli Houthi – controlli alla fine anche lo Stretto di Bab el mandeb (completando così il trionfo al contrario di Trump), in modo tale che si possa finalmente arrivare ad una devastante crisi petrolifera, la quale potrebbe superare quella del 1973. Era da tanto, che si aspettava il ritorno alle targhe alterne, le quali ci fanno tornare bambini piccoli.
Oggi, però, scriviamo di due donne. Grandi…
EMMA BONINO CI HA LASCIATI
La scomparsa di Emma Bonino ha lasciato un segno profondo, e gli odierni funerali di Stato opportunamente concessi a questa figura sono più che legittimi: perché la Bonino è stata una radicale davvero sui generis, capace di coniugare battaglie politiche da autentica pasionaria (l’aborto pubblico, da giovane; il Diritto internazionale, da matura), con un rigore istituzionale sconosciuto alla gran parte degli altri radicali di formazione (si potrebbe avvicinarle Francesco Rutelli: il quale, però, abbandonò ben presto la militanza radicale).
Delle battagli radicali, fra l’altro, la Emma nazionale si espose soprattutto su quelle a nostro modo di vedere più nobili (l’aborto pubblico, sottraendolo all’autentico scempio delle cosiddette “mammane” e degli spilloni; i diritti sull’eutanasia, rimasti peraltro ancora a mezza strada), defilandosi da quelle più discutibili (si pensi alla canne fumate in pubblico da Pannella, per dire, oppure a certi eccessi di garantismo sulla Giustizia).
Amata ed odiata dalla Sinistra – che non perdonò mai lo “sgarro” pannelliano del 1994, ed il suo liberismo in economia -, entrò nelle istituzioni europee grazie a Berlusconi, nel 1995; poi, sotto Prodi e Letta, fece parte delle rispettive compagini ministeriali, sempre più lanciata sugli Esteri.
Pacifista genuina, e proprio per questo a favore della guerra difensiva: nei Novanta, chiedeva – come sapeva chiedere lei – l’intervento occidentale contro i macellai serbobosniaci. E faceva bene, molto bene.
Nel 1999, alle Europee, il suo trionfo elettorale: si avvicinò al 9%, una percentuale inusuale per una radicale. Il suo celebre “amatemi di meno, votateci di più”, in quel caso almeno, funzionò.
Amica di figure importanti della Chiesa, e di Papa Francesco in particolare, è rimasta una donna libera fino in fondo: una donna, i cui funerali, infatti, si svolgono in modo rigorosamente laico. Con la destra cattolica la quale, invece, la critica e la deride financo post mortem: bene anche questo, perché vuol dire che aveva lavorato bene.
Sarebbe forse stata una Presidente della Repubblica con i fiocchi, ma forse – come avrebbe chiosato Giovanni Spadolini, con una sua pregnante espressione – il Tevere era ancora, nonostante tutto, troppo largo…
ORIANA FALLACI, 20 ANNI DOPO…
Il 15 settembre del 2006 – 20 anni, giusto oggidì – ci lasciava Oriana Fallaci: nata a Firenze il 29 giugno 1929, tornata a morire nella sua città, per l’appunto, esattamente 20 anni or sono. Quest’anno, dunque, ci sono due anniversari: il ventennale della morte, nonché i 25 anni de “La rabbia e l’orgoglio”, il pamphlet scritto – a caldo, dalla sua residenza di Manhattan – dopo l’11 settembre 2001 (pubblicata dal Corriere della sera, diretto allora da Ferruccio de Bortoli, il 29 settembre 2001). Proprio per questo, lo scrivente terrà una commemorazione di questa poliedrica figura, in Sala storica alle 17,30 (evento con il quale, fra l’altro, si riprende la programmazione degli incontri).
Poliedrica, dicevo: ed in effetti la Fallaci lo fu; giornalista, certo, con (almeno) duplice specializzazione: inviata in fronti di guerra (il Vietnam il più noto, non certo l’unico), ma anche valente intervistatrice (più di una memorabile, prima inter pares quella – finita nobilmente male – con l’ayatollah Khomeini). Nessuna giornalista donna aveva mai ricoperto questi due ruoli, dunque già questo le va riconosciuto. Da inviata boots on the ground (non davanti allo schermo di un Pc, magari a scartabellare l’Intelligenza artificiale), ha rischiato in concreto la vita, plurime volte: a Città del Messico, nel 1968, raccattata in mezzo ai corpi degli studenti macellati dalla polizia politica, all’obitorio locale le avevano già dato l’estrema unzione…
In secondo luogo, Oriana Fallaci fu una scrittrice, capace di scrivere libri che hanno segnata un’epoca; cito tre titoli, fra i tanti: “Quel giorno sulla luna”, 1969; “Lettera a un bambino mai nato”, 1975; “Un uomo”, 1979, dedicato al suo grande amore Alexandros Panagulis, leader della dissidenza anticolonnelli nella Grecia dei Sessanta e Settanta, morto in un incidenti effettivamente sospetto, da lei considerato un omicidio di Stato. Un autentico eroe nazionale della Grecia contemporanea, fuor di ogni retorica.
Con la svolta – che poi non fu così netta come alcuni la hanno bollata, perché da anni la Fallaci era dura contro l’Islam – del 2001, con “La rabbia e l’orgoglio” insomma, la Fallaci degli ultimi 5 anni di vita ha compiuto un percorso antitetico a quello del più grande giornalista (maschio) del Novecento, l’Indro nazionale; lui, passato dall’essere etichettato di Destra (e lo era di certo, ma in senso risorgimentale), dopo la fragorosa rottura con Berlusconi era divenuto un mezzo eroe della Sinistra, invitato, con tripudio dei compagni, alle Feste dell’Unità, ove qualche anno prima avrebbe raccattato fischi se non di peggio (dopo essere stato gambizzato dal terrorismo rosso); lei – staffetta partigiana da adolescente, proveniente dal milieu socialista e del Partito d’Azione, simpatizzante radicale nei Settanta, compagna come detto di un martire della dittatura fascista greca – diventò nel 2001 il prototipo dell’orgoglio occidentale, americano in particolare, versus l’Islam: e fu dunque anatema, da parte di quella Sinistra che, pur con qualche diffidenza (si pensi a “Lettera a un bambino mai nato”, che non era piaciuto né agli abortisti né agli anti!), l’aveva sempre rispettata, considerandola, almeno in qualche misura, da annoverare fra i suoi.
Oggi – almeno lo si spera – si può riconoscerne la piena grandezza, anche da parte di chi non sempre è stato d’accordo su certi passaggi e temi della giornalista e scrittrice fiorentina (avendone toccati così tanti, è praticamente impossibile, peraltro); con un’aggiunta, forse non da poco: Oriana Fallaci sapeva scrivere, sapeva letteralmente avvinghiare i lettori alle sue pagine. Il suo – come quello di Montanelli – era un dono, affinato dall’esperienza: non si impara alle scuole Holden, lo si forgia con il combinato disposto di talento e rigore personale. La Fallaci aveva entrambe questi doti: doti ormai in larga parte smarrite, da parte della grande maggioranza dei suoi colleghi…
DUE DONNE DIVISIVE
Emma Bonino ed Oriana Fallaci hanno avuto svariate cose in comune: la passione, tracimante, con la quale hanno impostato le loro vite, continuando a lavorare perinde ac cadaver; l’abbinare il lavoro politico ed intellettuale al fumo: non una curiosità, un dato prettamente generazionale; soprattutto, l’essere state donne divisive, amate ed odiate ad un tempo. Non sarebbero state loro, se non fosse stato così: chi vuole piacere a tutti, è bene non faccia né il politico né il giornalista…
A dirla tutta, vi è un altro elemento che le accomuna (della Fallaci, lo si può già ben dire, della Bonino solo azzardare, ma è una vittoria facile…): entrambe, nei loro rispettivi campi, non hanno lasciato eredi.
E soprattutto, c’è un altro elemento da tenere presente: entrambe, sono morte da sconfitte, quantomeno per molte delle battaglie combattute. La Bonino, nell’ultimo trentennio, si è battuta in modo particolare per potenziare la Giustizia internazionale, per cercare di fare rispettare i diritti internazionali: di cui oggi fanno strame non solo i dittatori acclarati, ma anche il Presidente degli Stati Uniti d’America; ha creato un movimento-Partito con il nome di “Più Europa”, ed oggi l’Unione europea è oggetto di un tiro al piccione concentrico, che va da Trump a Putin, passando per le quinte colonne presenti sull’europeo suolo. Ha avuto la sventura di vivere quei pochi giorni finali, in cui in Serbia si è svolto il funerale di Stato in onore di Ratko Mladic, il boia di quella Srebrenica per la quale tanto si era mobilitata: in Italia, facciamo funerali di Stato per la Bonino, a Belgrado per Mladic. Meditate, lettori, meditate.
La Fallacci, che accusava l’Islam di essere non riformabile e comunque pericolosissimo, vedrebbe oggi la “sua” New York City avere un Sindaco orgogliosamente islamico, come Londra e non solo: per l’Oriana nazionale, forse anche prima de “La rabbia e l’orgoglio”, una autentica scempiaggine, figlia dei tempi. E chissà cosa avrebbe scritto su Trump, eh…
Proprio perché su molti aspetti sconfitte – e pur con tutti i loro errori -, ce le sentiamo più care e vicine che mai: anche perché, osservando la fauna politica e giornalistica odierna, loro due – con le umane fragilità, con la vanità egocentrica (specie della Fallaci), con le malattie che le avevano così provate – rappresentano due figure di autentiche, e difficilmente eguagliabili, giganti.
Ps 1 Questo pomeriggio – come detto – lo scrivente terrà una conferenza sulla figura di Oriana Fallaci; in settimana, venerdì prossimo, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, si presenta il libro di Alex Corlazzoli “La pubblica (d)istruzione”, edito da Paper first: volume sulle cui tesi sono in più punti in disaccordo, ma proprio per questo ancora più stimolante.. Lunedì prossimo, invece, con Massimo Biliorsi si parlerà di Francesco Guccini, fra parole e musica.
Ps 2 Settimana piuttosto intensa, quella scorsa, per il Caso (bufala) Rossi: come già anticipato, sul blog, sin da agosto, sull’argomento ci limitiamo giusto all’essenziale, in attesa dell’uscita del nostro libro; mercoledì, dunque, è stato il giorno centrale: è arrivata la notizia della condanna per diffamazione del colonnello dei carabinieri Pasquale Aglieco, per alcuni suoi commenti contro le Iene. Per chi non lo ricordasse, Aglieco è colui il quale – dopo avere svolto una lodevole azione polemica contro le Iene, poi in tutta evidenza sfociata in eccesso – con la sua audizione in Commissione I, nel dicembre 2021, aveva fatto mettere i PM senesi sotto inchiesta, tacciandoli di avere inquinato la scena del (non) crimine: inchiesta archiviata poco dopo, non a caso.
A livello di Commissione bis, invece, è stata audita – su sua richiesta – la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi; la quale non ha fatto altro che ripetere ciò che dice dal 2014 (nel 2013, invece, la pensava assai diversamente sulla morte del marito, come carta canta: e non è certo un dettaglio), semmai smontando da par suo, un po’ a sorpresa, la pista mantovana (mai vista o sentito parlare di valigetta nera, per esempio; mai avuto sentore di rapporti in qualsivoglia maniera “strani” con gente di Mantova o Viadana, et alia).
Ha infine visto bene di tirare di mezzo i blogger, rispetto alla morte (secondo lei, per omicidio) del marito: forse non rendendosi a pieno conto della gravità di ciò che ha detto, ma tanto è. Questa audizione – a differenza di quella in Commissione I – è registrata, dunque resta agli atti: ed è assai bene così…









In Italia si è divisivi quando non si è allineati al dogma comunista.
L’eretico che, in conferenza, accenna alla tutela dell’identità italiana rischia anche l’etichetta di fascista.
Come confermato alle ultime elezioni in Svezia, i voti dei migranti (in maggioranza islamici) diventano determinanti. Al solito la sinistra, mentre si preoccupa del breve termine, pone le basi per distruggere il futuro.
Abbiamo dimostrato alla Fallaci di essere anche peggiori: l’italiano medio del 2026 è decisamente più imbelle & vigliacco di quello del 2001.
Se il futuro di New York e degli USA è Mamdani, possiamo prepararci al secolo cinese.
Diritti degli omosessuali, aborto, bioetica, eutanasia, parita’ di genere, parita’ tra etnie, Ius soli, 25 Aprile, Salo’… Ecco, vai a parlarne con i fasci..ehm con la destra italiana per vedere cosa e’ davvero divisivo in questo paese, altro che dogma comunista.
Appunto, chiunque la pensa diversamente è marchiato come fascio.
Immagina di dialogare con i fratelli musulmani sui diritti di donne & omosessuali.
In bocca al lupo
Come il commentatore precedente, anche io ho seguito l’evento on line, trovando veramente di spessore la conferenza sulla Fallaci. L’Oriana di certo usava toni durissimi, e soprattutto non applicabili in concreto: che fare nel 2001 di 24 milioni di islamici americani, come ricordato dall’Eretico? Si potrebbe dire lo stesso di quelli sull’italico suolo oggi.
Certamente la Fallaci aveva però ragione da vendere sul fatto che una identità plurisecolare non si può sottacere o svendere, e i paletti, anche identitari, vanno tenuti alti: sta a chi è arrivato per ultimo rispettarne l’altezza.
Un Ps mio sul Ps ereticale: ho letto sulla Nazione che la Commissione sul Caso Rossi vuole audire addirittura un ex calciante del Calcio storico fiorentino. Credo che l’Eretico, per il suo nuovo libro, avrà ancora da divertirsi…
La Bonino mi pare che abbia campato parecchio di rendita… la rendita delle sue grandi e giuste battaglie giovanili, la rendita del carisma straripante di Pannella, la rendita di chi le ha sempre garantito un collegio sicuro (anche quando, spesso, le sue liste non ce l’avrebbero fatta), la rendita dei contributi elettorali di Soros… più euro che elettori
A Londra e New York, due delle maggiori capitali del mondo occidentale, sono stati, democraticamente, eletti sindaci mussulmana; a Teheran, capitale della più potente nazione islamica, un movimento spontaneo di protesta contro il regime teocratico è stato debellato con il sangue. Differente, no?
Come ha scritto qualcuno ”… il problema è che da noi i fratacchioni predicanti sono spesso islamo-comunisti e non succede solo a New York, ma anche in Italia e Francia dove il tifo propal e le indulgenze verso Hamas si intrecciano con l’adorazione dei sindaci coranici “
La Fallaci si rivolta nella tomba!
Fausto
Oriana Fallaci, negli ultimi anni della sua vita, fu effettivamente uno dei bersagli preferiti, non solo dalla sinistra ma da tutti quelli che credevano nella “societa’ aperta”.
Il motivo e’ semplice, la Fallaci aveva toccato un nervo scoperto, una grossa falla nel concetto di societa’ libera, aperta e multiculturale, la societa’ che in occidente stiamo cercando di costruire da decenni: ora, una simile societa’ e’ concepibile se al suo interno accettiamo elementi che non si riconoscono nei suoi valori fondanti di rispetto e tolleranza reciproca?
I tristi anni che stiamo vivendo ci daranno la risposta, se la nostre societa’ resisteranno per I prossimi 10- 20 anni ci sono buone prospettive per il futuro.
E proprio le ”sconfitte” che citi danno qualche speranza: Khan a Londra e Mamdani nella “mia” New York sono si’ orgogliosamente musulmani, ma non si vedono Burka o Hijab in giro, non viene applicata la legge islamica e non vi e’ traccia di deriva integralista, segno che un altro islam e’ possibile. Che I musulmani delle nostra parti accettano le “regole del gioco” occidentale perche’ semplicemente funzionano meglio.
Del resto non sono solo le civilta’ e le religioni aliene il pericolo, dal movimento MAGA all’AFD al Rassemblemet Nationale sono molti quelli che con i valori di tolleranza e rispetto reciproco ci si puliscono il sedere: poveri falliti disposti a vendere il proprio paese a potenze straniere pur di distruggere idee che non capiscono.
Caro Eretico, ho visto la tua bellissima conferenza su Oriana Fallaci, di cui mi complimento.
Vorrei anche aggiungere un sincero grazie per avere ricordato – dopo la Bonino e prima della Oriana nazionale – Simonetta Michelotti: una studiosa seria, preparata, appassionata della storia della liberaldemocrazia italiana come del tennis, del basket e della sua Lupa. Simonetta ci ha lasciato troppo presto. Chissà che impressione le avrebbe fatto di essere citata insieme a queste due figure. Grazie di nuovo.
Certamente due personaggi di grande spessore, forse avvantaggiate in questo dalla diffusa assenza di spessore degli intellettuali contemporanei (perlomeno quelli televisivi), donne entrambe complesse con le quali personalmente mi trovo d’ accordo solo in parte ma nondimeno questo le svaluta ai miei occhi, anzi, avremmo davvero bisogno di persone del genere nel mondo contemporaneo dove invece prevale la tentazione a semplificare le cose, rendendo così un cattivo servizio alla verità, qualunque verità uno sia disposto a trovare. Per quanto riguarda il pensiero sulla laicità della stato e le libertà individuali (che accomunano entrambe) sono in perfetta sintonia con le due straordinarie donne, un po’ meno quando si scende nel pensiero economico: il liberalismo radicale della Bonino l’ho sempre reputato buono in teoria ma molto meno nella pratica, il solo libero mercato e l’assenza di uno stato regolatore finiscono sempre con il favorire la nascita di monopoli e disuguagliaza sociale, ma d’altra parte siamo in tanti ed ognuno è libero di pensarla come vuole. Per quando riguarda la Fallaci invece credo che la sbandata anti-islamica sia stata molto poco liberale, comunque sebbene non condivida i suoi scritti sull’argomento capisco le ragioni che l’hanno portata a prendere una posizione così estrema (il relativismo culturale se applicato in modo acritico spesso riesce a destabilizzare anche quelli che fanno tutti gli sforzi possibili per comprendere le altre culture). Giusto per rimarcare che anche il Cristianesimo nelle sue forme più conservatrici è ancora oggi (il passato lasciamolo perdere, è terrificante) portatore malato di pensiero oscurantista, questo non toglie che nell’era contemporanea la maggioranza dei cristiani condivida e si faccia portatore sano e convinto dei valori della Laicità dello Stato. Eppure nessuno sano di mente potrebbe pensare che il Cristianesimo, quando i suoi valori sono correttamente applicati, non sia una religione di Pace. Lo stesso a mio modo di vedere vale per l’Islam e la teoria della Fallaci, che sia una religione incapace di moderatismo, fa acqua da tutte le parti, certo che molta attualità sembra dare ragione alla giornalista, ma nel futuro credo sarà più assimilabile a quello che rappresentano oggi i sindaci di New York e di Londra, importante sarebbe continuare a non perdere la bussola dello uno Stato Laico invece di perdere tempo con i crocefissi sui muri degli edifici scolastici, perchè le battaglie di religione non portano a niente di buono dato che in quelle ognuno pensa di avere ragione … Vabbè, poi se a qualcuno piace questo clima di contrapposizione, piacciono le teorie del complotto o quella ancora più delirante della sostituzione etnica pazienza, me ne farò una ragione, anche qui siamo in tanti ed ognuno ha un suo modo di pensare.
Carissimo Eretico, pezzo pieno di stimoli. In questa città così culturalmente asfittica (con due Università che pensano solo a farsi i cavolini propri, e una in particolare che serve come trampolino di lancio nazionale per il suo Rettore), in cui il dibattito pubblico si fa sul mossiere (fra l’altro senza neanche venirne a capo) sei veramente una eccezione, credimi. Continua così.
La Nazione, Siena 16 Settembre 2026 – Si simula l’uscita dalla finestra di Rossi. Verrà audito ex calciante fiorentino. Nelle prossime settimane sarà ascoltato, conferma la commissione d’inchiesta, Gabriele ’Zena’ Ceccherelli. Il 28 settembre l’esperimento al Foro Italico con un pompiere.
Un storia infinita
Ora c’entra anche il calcio fiorentino,
quello in costume, almeno a quel che sento,
lo devo di’, ci capisco pochino,
ma pare la novella dello stento,
il caso Rossi dura un po’ troppino
e a quanto mi risulta so’ convinto
che lui si sia ammazzato, piccinino,
chissà che l’ha portato a quel momento.
Un so che c’entri a Roma di provà
con un pompiere al foro Mussolini,*
voglio vedé che gli faranno fa
e intanto spenderanno altri quattrini
perché in tutti quest’anni so’ soldoni
che si so’ spesi per le commissioni.
* Così fu chiamato il Foro Italico quando venne eretto, nel 1932.
Caro Giuseppe,
come sempre davvero grazie – anche a nome dei lettori – delle tue godibilissime rime, questa volta dedicate alla bufala-Rossi.
Prima che qualche lettore scriva che non si deve ironizzare su un morto, prevengo subito l’obiezione (vale per Giuseppe, come ovviamente per me): si sorride, con grande amarezza peraltro, delle modalità di gestione della Commissione (13 anni dopo il suicidio, sic), non di altro. Ci mancherebbe.
L’irruzione sulla scena della Commissione del calciante fiorentino – o ex tale -, tale Gabriele Ceccherelli, sarà solo un’ulteriore perla, in tal senso: fra l’altro, il Presidente Vinci anticipa sempre tutto, mentre questa volta il perché della futura audizione resta avvolto nel mistero (lo scrivente una sua idea ce l’ha, ma se la tiene per sé).
Come detto e scritto ormai plurime volte: lunga, lunghissima vita alla Commissione bis ed al suo indefesso Presidente Vinci!!
L’eretico
Si definiva atea-cristiana, l’Oriana, “di quel cristianesimo ateo ma totale che lei aveva incarnato in ogni battito, virgola, bestemmia dell’esistenza”. Così la ricorda il suo grande amico Vittorio Feltri. “Lei, a sentir parlare di diritti s’incazzava. Diceva che la libertà, prima di essere un diritto, è un dovere”.
Ospite per un periodo nell’ appartamento di Feltri a Milano, in piazza Duse, si era portata via un bicchiere e un cucchiaino per prendere le medicine nel suo viaggio di ritorno a Firenze ove si sarebbe, di lì a poco, accomiatata definitivamente dalle spoglie mortali.
Un anno dopo, monsignor Fisichella – aveva tenuto la mano dell’ Oriana ateo/cristiana nelle ultime ore di agonia- consegnò a Feltri, in un sacchetto di carta, bicchiere e cucchiaino dietro precise disposizioni della defunta : non voleva che Vittorio pensasse li avesse rubati.
Feltri non cancellò mai il suo numero dalla rubrica.