La squola riprincipia (e Ps sulla bufala Rossi)
Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; inizialmente, si era iniziato a vergare qualche considerazione di Politica estera (in particolare, sul Canada del Premier Carney, che si aggrega all’Unione europea – con scorno clamoroso di Trump -, con Australia e Nuova Zelanda in stand by), poi, però, ha fatto irruzione sulla scena politica e mediatica il dibattito sulla scuola – con tanto di indiretta polemica fra Presidente del Consiglio e della Repubblica -, il quale ha dunque prevalso sul resto…
UN INIZIO D’ANNO CON IL BOTTO
In questi giorni di inizio d’anno, la scuola è tornata all’improvviso di grande attualità: purtroppo, però, solo per propaganda politica e per la violenza subìta da una docente. Tant’è…
Della docente laziale ferita – e salvata con coraggio da uno studente, di origine congolese: un ragazzino che ha davvero attraversato mari e monti per arrivare in Italia -, colpita prima con lo spray al peperoncino e poi di striscio dal coltello del 13enne (alla fine solo 7 giorni di prognosi, fortunatamente), si è detto molto. Forse anche troppo (il rischio emulativo è sempre dietro l’angolo). Per quello che conta, le arrivi la solidarietà piena da parte della redazione del blog.
Ciò che proprio lo scrivente non riesce a capire è come, addirittura a caldo, una docente ferita da un suo studente, possa subito dopo perdonare il suo feritore, dicendosi desiderosa financo di abbracciarlo quanto prima (il marito pare pensarla in modo differente, peraltro…). Anche in questo, tant’è.
Domenica, poi, Giorgia Meloni di fronte ai giovani di Fratelli d’Italia è tornata a parlare di scuola; ponendo una questione sacrosanta, che la sinistra, da par suo, fa malissimo a trascurare oppure giustificare: quella della presenza di ragazzine più o meno velata nelle aule, e soprattutto la presenza di classi in cui gli italiani – nel senso vannacciano del termine, per capirsi – sono una minoranza. La percentuale nazionale è sull’11%; esisteva già una circolare ministeriale (Gelmini imperante), del 2010: tetto del 30%, percentuale superata in molte scuole. Problema assai serio e concreto, cui non basta dire – come la Schlein – che ci vuole “un insegnamento di qualità per tutti”. Certo che ci vorrebbe questo, eccome se ci vorrebbe: ma fare un discorso così, vuol dire non mettere più i piedi in una classe dai tempi della propria scuola.
La Premier però sbaglia, da par suo, quando eccede nella demarcazione fra il “noi” ed il “loro”, mettendo fra l’altro nello stesso calderone ragazzi “stranieri”, ma che conoscono benissimo la lingua (spesso nati in Italia), e studenti appena arrivati da chissà dove: loro sì, un problema enorme, per il quale ci vogliono docenti ad personas. Hai detto niente, con i tempi che corrono…
Infine, visto che giustamente ci si richiama alla laicità dell’ordinamento scolastico per la questione del burqa e del niqab, perché non mettere finalmente mano al perdurante scandalo dei docenti di Religione pagati dallo Stato, ma vidimati dai Vescovi? Il Concordato su questo punto è stato cambiato già una volta (Governo Craxi, 1984), si potrebbe fare un bis, no? Nel momento in cui si chiede – più che giustamente, lo si ribadisce – ai nuovi arrivati di essere laici, iniziamo ad esserlo in tutto e per tutto anche noi: specialmente dove conta di più, vale a dire nel portafoglio…
IL PROBLEMA DEI PROBLEMI
Il problema cruciale della scuola odierna, l’autentico problema dei problemi non è però quello degli “stranieri” (pur da non sottovalutare affatto, lo si ribadisce); non è quello dell’edilizia scolastica (sebbene ben presente, ci mancherebbe), non sono altri ancora, pur cogenti: la questione dirimente è di natura diciamo antropologica. E concerne la filiera educativa (poco educativa) fra genitori, docenti e ragazzi.
Potrei ovviamente fare esempi ad libitum, andando a tirare fuori qualche ricordo dei più di 20 anni di pregresso insegnamento, ma mi limito a ieri mattina; due maschi e due femmine, sui 15,16 anni: accanto a me a fare colazione, al bar vicino alla loro scuola.
Nessuno avrebbe potuto pretendere che facessero come me – neo 57enne, dipendente, forse in modo patologico, da rassegne stampa (cartacee) sin dal cappuccino -, ci mancherebbe altro; sarei stato magari contento di vederli parlare guardandosi negli occhi, invece i relativi smartphone hanno letteralmente monopolizzato per circa mezz’ora le dinamiche relazionali fra loro. Uno dei rari momenti in cui uno dei due maschi si è messo a parlare guardando negli occhi la dirimpettaia, sapete di cosa ha discettato? Dei problemi tecnici avuti il pomeriggio del giorno precedente con non so quale videogioco…
Chiunque – anche senza alcuna esperienza didattica – capisce che tutto il resto deriva da questa forma mentis, oggettivamente diversa da quella delle generazioni precedenti: la quale crea evidenti deficit di attenzione e concentrazione durante le lezioni, impoverisce ulteriormente il vocabolario mentale dei giovani (ridotto, ormai, ai minimi termini), li fa confondere sempre di più fra il reale ed il virtuale, come testimoniato financo dalla cronaca nera (le sorelline di Caltanissetta, giusto per citare l’odierna stampa). Una ecatombe neuronale, come dicono ormai svariati studi.
Bene ha fatto l’Australia prima, ora anche la Unione europea, a cercare di limitare per legge questa deriva: ma è chiaro che senza il combinato disposto di famiglia e scuola, non ci sarà alcun passo in avanti. Sarà sempre peggio, al quale – come noto – limite non c’è.
E benissimo vengano le direttive – quelle più direttamente pedagogiche, lasciando stare le scivolate su Harry Potter – del Ministro Valditara: ritorno alla memorizzazione dei testi, poetici e non; scrittura il più possibile in corsivo; il Latino anche come straordinaria palestra della mente, oltre al resto. Il problema – anche qui, soprattutto qui – sarà poi metterli in pratica, questi sacrosanti propositi.
Bisognerebbe essere consapevoli che questa sarebbe l’unica strada per cercare di recuperare qualche punto: non certo per risolvere il dramma antropologico della “ecatombe neuronale”, ma per almeno iniziare a risalire la china. Il cervello degli umani – ci ha insegnato per prima Rita Levi Montalcini – ha una sua enorme plasticità, anche da vecchi: qualche speranza dunque per i giovani esiste sempre, se la si persegue con un minimo di intelligenza…
UN LIBRO IN SALA STORICA…
La settimana scorsa, in Sala storica, si è tenuta la presentazione del libro “La pubblica (d)istruzione” (Paperfirst, 2026), scritto dal maestro-giornalista-scrittore- viaggiatore Alex Corlazzoli (registrazione dell’evento, come sempre, presente sul sito della biblioteca Comunale).
Dico subito che Corlazzoli – che conoscevo solo attraverso i suoi scritti – è persona davvero simpatica ed affabile; aggiungo che, nel momento in cui l’ho chiamato per venire in Sala storica, sapevo benissimo quali fossero le sue idee sul mondo della scuola, di cui è narratore critico da anni. Come sempre convinto che si debbano confrontare punti di vista ed opinioni anche diametralmente opposti, sono stato dunque felice di averlo chiamato.
Ciò detto a premessa, la visione di scuola pubblica di Corlazzoli – che si richiama esplicitamente a don Milani, e la Introduzione a firma di Eraldo Affinati lo dimostra all’ennesima potenza – e la mia sono davvero antitetiche. Andando in concreto, lui vorrebbe l’abolizione dei voti (o giudizi), a me piacerebbe (sarebbe piaciuto, ormai) che si tornasse ad essere selettivi, abbandonando l’8 politico tanto in voga negli ultimi anni (così nessun genitore o Preside o Consiglio di classe rompe all’insegnante, ed il 23 del mese si riscuote tranquilli); Corlazzoli vorrebbe l’abolizione della lezione frontale, dunque gerarchicamente ex cathedra, ed è favorevole – per dirne un’altra – all’immagine del professore o maestro “amico”, anche fuori dall’orario scolastico, degli studenti: sommo errore, a mio modo di vedere. Si potrebbe continuare, ad libitum.
Corlazzoli – uomo di sinistra, ma critico con molte cose della sinistra stessa – è piuttosto radicale: ma nella scuola il suo pensiero è maggioritario; se non politicamente, di certo nei fatti, nella ordinaria quotidianità. Ho perso ore, negli anni di docenza, a cercare di convincere colleghe e colleghi che non si può fare Historia senza imporre lo studio delle date, per dire: ma non c’è stato verso, sic.
I penosi risultati degli italici studenti – compresi i test Invalsi – ne danno piena conferma; riprendendo il Nanni nazionale: continuiamo così, a farci del male…
Ps 1 Lavori della Commissione di inchiesta Rossi bis: ieri giornata densa assai, con ben tre auditi, ma – come i lettori abituali ben sanno – lo scrivente non approfondisce più, sul blog, le tematiche, peraltro gustosissime, analizzate dalla Commissione: l’appuntamento è con il libro, entro il 2026 (a Dio piacendo, come sempre).
Per pura cronaca, ieri l’imprenditore edile mantovano Antonio Muto – quello vero, non colui che si sarebbe presentato di fronte all’avvocato Goracci – ha ovviamente detto di non avere mai conosciuto, in alcun modo, né l’avvocato Goracci, né David Rossi, toh; ma l’aspetto più sfizioso è contenuto, as usual, nelle parole del Presidente Vinci, il quale si meraviglia che l’uomo che si sarebbe presentato nello studio dell’avvocato Goracci, presentandosi falsamente come Antonio Muto, sia poi evaporato per sempre. Finito nel nulla.
A maggior ragione dopo avere, a suo dire, fornito dettagli precisi e financo riscontrati (riscontrati?!?) in seguito dalla Commissione bis. Ah, per capirsi, e basandosi sull’intervista che Goracci stesso diede al Corriere di Siena (6 novembre 2017, a firma di Susanna Guarino): dunque il “colpo d’arma da fuoco” sentito da Mister X sarebbe stato riscontrato? Da chi e quando, di grazia? L’assalto alle spalle “di tre o quattro persone” a Mister X, all’ingresso del vicolo, sarebbe stato provato? Da chi e quando, di grazia? Ah, sentite quale fu il titolo dell’intervista prima citata: “Goracci sul nuovo giallo “Storia difficile da credere, ho pensato ad un mitomane””. Poi, però, pare sia stato tutto riscontrato, a sentire il Presidente Vinci: e noi ne siamo lieti, anche perché prima o poi ci dirà come e da chi. Restiamo in trepidante attesa.
Ancora una volta, e mai abbastanza: lunga, lunghissima vita alla Commissione bis…









Come tu stesso Raffaele hai detto, l’argomento del numero di stranieri in classe è già stato oggetto di circolari (peraltro anche di Mattarella), segno che la questione è semplicemente amministrativa, non politica, e che il principio si ispira al semplice buonsenso, non a Vannacci. Eccoci quindi per l’ennesima volta a discutere del nulla, se non dell’ennesima trovata propagandistica della Meloni, che non riuscendo a governare cerca per lo meno di polarizzare….nei cinque minuti in cui la premier, ospite di un acciaccato Vespa, ha difeso il “principio” (non provvedimento perché mai diverrà tale) mi è parsa in affanno, farfugliante e a mio avviso poco convinta. Immagine perfetta di questo governo ormai al capolinea, perché non ha semplicemente nulla da dire (e nulla è riuscito a dire e fare per quattro anni). Il problema è che dall’altra parte imperversa il trasformista amico del Cremlino (e innamorato della poltrona) giuseppi, con la schlein che, ad essere benevoli, diciamo che non è mai pervenuta….
Chi fa da sé fa per tre.
Le famiglie più previdenti ormai si rivolgono agli istituti privati (internazionali, bilingui, cattolici).
Già se ne fanno pochi, pensa farseli lobotomizzare davanti a uno schermo che trasmette la rotta della flottiglia.
Ai docenti della cgil il privilegio di far sorgere il sol dell’avvenire, istruendo i pargoli dei beduini.
Il Pakistan è potenza nucleare, è presente nei grandi tavoli geopolitici eppure ci onora, permettendoci di mantenere ed istruire i suoi figlioli.
L’è proprio vero, esistono i furbi perché ci so’ gli strulli.
6 o 7 giorni di scuola (media)… il mi figliolo ha già visto due film sull’immigrazione
Pensa quando gli toccherà Patriarcato I e Patriarcato II..
Alla fine della fiera, il prof migliore è il terrone che prende l’incarico al nord e poi si mette in malattia tutto l’anno scolastico.
Fotte babbo stato ma almeno un travia questi poveri figlioli
Cari lettori,
premesso che il linguaggio di questi primi 4 interventi è un po’ vannacciano (ma l’aggettivo “terrone” non lo userebbe neanche lui, in quanto contro l’identità nazionale!), devo dire che molti spunti, oltre che divertenti, sono dal mio punto di vista apprezzabili.
E ribadisco che il vulnus principale della attuale squola – già da molti anni, ma le cose sono andate davvero a precipitare – è l’8 politico (almeno nell’immediato post ’68 vi era il 6 politico: roba oltrepassata, ormai): un autentico win to win, in cui vince lo studente (che raccatta molto più di ciò che merita); il genitore (il quale pensa di avere un figlio formidabile); il docente (che non avrà giramenti di palline, come detto decine di volte); il Preside (il quale non avrà davanti genitori incazzati).
Tutto un formidabile gioco delle parti, sulla pelle dell’altra, assai illustre, vittima della squola odierna: la dantesca “canoscenza”…
L’eretico
Mia figlia si è affacciata all’insegnamento da due anni, ma ha già capito l’andazzo da te tante volte denunciato, visto che incontra più problemi con i genitori che con i ragazzi!
Che bei tempi quando i ragazzi crescevano allo stato “ brado” e i genitori vigilavano con la giusta distanza.
Fausto
Fateci caso, il decreto legge sulla scuola annunciato DOPO l’inizio dell’anno scolastico: per quest’anno non se ne fara’ niente, se ne riparla tra un anno pero’ l’annuncio si fa ora, esattamente come per il bollo, sospeso per un anno (ma non cancellato). Si vede proprio che tra qualche mese ci saranno le elezioni…
Caro Marco,
il tuo è un giusto, anzi giustissimo, rilievo; resta il fatto che forse – dicasi forse – il bollo verrà eliminato, mentre questo Decreto legge – purtroppo o fortunatamente che si pensi – cambierà ben poco, nella italica squola: su cui ormai ogni potenziale pessimismo è lecito, fin quando durerà la forma mentis dell’8 politico. Che Valditara vuole eliminare, ma senza poterlo fare; gli altri,da par loro, neanche lo dicono o ci provano…
Nel frattempo, sono tornate alla grande Le Iene, giovedì sera: neanche la condanna per diffamazione a Monteleone le fermano, anzi; attacco frontale a Gian Carlo Filippone, con Antonella Tognazzi, la quale – sentita da questa iena Roberta Rei – insinua financo sul fatto che, una volta entrato nella stanza dell’amico, Filippone sia andato verso la finestra (ovviamente aperta), invece che andare a cercarlo al bagno o altrove.
Su Filippone, segnaliamo anche un sobrio commento della superteste della Commissione bis Giovanna Ricci: “che schifo di gente. Che figura meschina. Squallida e infame”.
Chapeau dunque alla giornalista Roberta Rei per l’equilibrio e la misura del suo servizio, assolutamente non sbilanciato sulla tesi omicidiarista.
Visto che nessuno fa niente, e le condanne poi arrivano con i biblici tempi della Magistratura, che dire? Continuate pure: fortunatamente, i servizi e ciò che scrive sui social resta, ad perpetuam rei memoriam…
L’eretico
Raffaele, ‘ad perpetuam Rei memoriam’ è meravigliosa !
Cari lettori che mi riempite di complimenti,
vi ringrazio, giacché gli stessi fanno sempre molto piacere: specie quando sono gratuiti, nel senso che non sono certo fatti per ottenere qualche vantaggio, di qualsivoglia genere.
Nell’augurare una buona settimana a tutti i tanti lettori, vi raccomando caldamente di guardare almeno l’incipit de “Lo stato delle cose” di Giletti stasera (21,15, Raitre); si parla – pensate un po’ – della bufala Rossi, e come sempre il pluralismo delle voci ed il contraddittorio fra le parti sono pronti a trionfare, immortali: in studio, dice che saranno presenti la “figlia” Carolina Orlandi ed il Presidente della Commissione bis – onorevole Vinci -, formidabile elogiatore di se stesso (ma stasera anche il felpato Giletti sarà prodigo di complimenti nei suoi confronti, state tranquilli).
Si scommette che i test che si stanno svolgendo al Foro italico stamattina concluderanno a favore della tesi omicidiaria? Piace vincere facile, eh…
L’eretico
Caro Eretico, mi permetto un off topic. Uno dei partecipanti alla Passeggiata della Battaglia di Camollia che hai fatto stamattina è stato davvero entusiasta della cosa, e mi ha detto di farti i complimenti, quindi complimenti.
I senesi sono fermi a Montaperti, ma come sottolinei sempre quel 1526 a Camollia c’erano solo senesi, senza fuoriusciti fiorentini alla Farinata e gente mandata da altri sovrani come in riva all’Arbia colorata in rosso.
Oggi, invece, siamo solo un popolo capace solo di premiare banchieri che annunciano esuberi e ad organizzare grandi Feste, per generare un fatturato capace di gonfiare il portafoglio dei soliti noti. Cosa molto triste, prendiamone atto.