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La domenica del villaggio: Mantova, Palazzo Te, una cena…

Per questa domenica, la rubrica culturale del blog – come in altre occasioni – diventa monografica, incentrandosi sulla nostra trasferta mantovana dello scorso fine settimana; tralasciamo la cronaca della presentazione del libro “Cronaca di un suicidio (annunciato)”, organizzata dal circolo culturale “Baldassare Castiglione”, per concentrarci invece su alcuni passaggi mantovani…

UNA FAUNA TERRIGNA (E BERSELLI)

Un bar storico di Mantova, con affaccio sui portici di Piazza delle erbe, nel cuore della città; una domenica mattina come tante, brumosa come era inevitabile che fosse a novembre (se ci lamentiamo dei cambiamenti climatici, allora dobbiamo rallegrarci di quando il tempo resta come era illo tempore, no?). Verso le 8,22…

Accanto allo scrivente, un gruppetto di autoctoni che conversano; per un quarto d’ora pieno, si parla di macchine – a benzina, o elettriche, ovvero ibride -, con relativi consumi e prezzi al listino; prende la parola uno che vuol fare vedere di intendersene – e pare intendersene sul serio -, e ricorda che le modalità di guida sono fondamentali per il risparmio (sacrosanto, chapeau); dopodiché, inizia a parlare quello che pare essere il maschio alfa della situazione, con tanto di opinabile sigaro fumato con il bocchino: lui – dice -, va da Mantova a Chieti con un pieno, “fisso a 140, eh”. Passa una bella donna sotto i portici, i signori la guardano, un paio di loro la salutano anche: lo scrivente è pronto ad ascoltare il florilegio di commenti sulla figura muliebre, invece nessuno commenta in alcun modo, sovvertendo ogni luogo comune.

Ciò che comunque emerge, fra le altre notazioni, è il fatto che questi baldi settantenni vengono dal lavoro imprenditoriale, verosimilmente dalla filiera campagna – partita Iva – piccola azienda: Edmondo Berselli ci ha scritto più di un libro, su questo popolo che lui – modenese di Campogalliano – benissimo conosceva. Piaccia di più o di meno, è gente che ha la concretezza del lavoro: nelle mani, come in testa. Se parlano di una macchina, sanno di cosa parlano (magari perché partono dalla conoscenza di un macchinario agricolo). Un popolo in via di estinzione?

PALAZZO TE: IL PAGANESIMO AL POTERE

Ero stato qualche anno or sono, a Palazzo Te, e sono stato assai felice di farvi ritorno, domenica scorsa; perché vari sono i motivi che rendono questo enorme complesso – voluto da Federico II Gonzaga, sotto la regia artistica di Giulio Romano, che lo completò nel 1540 – un luogo dal fascino davvero particolare: la destinazione edonistica – donne, bellezze artistiche, cavalli di qualità -, certo; il fatto che in questo luogo sia davvero passata la Historia, si pensi alla visita di un certo Carlo V nel 1530 (visita che fece molto comodo al dominus, il quale, da marchese, passò ad essere nominato duca su due piedi); il quasi perfetto stato di conservazione dei luoghi, alcuni dei quali indimenticabili (la Camera dei giganti, per esempio).

Il primissimo motivo, però, a mio modo di vedere risiede nel notare che questo luogo promana paganesimo, ed il più sensuale dei paganesimi, da ogni poro; Federigo II visse in loco la sua passione amorosa con la sua amante ufficiale, Isabella Boschetti. Innalzando a tal motivo la salamandra – bestia considerata ignifuga – ad animale simbolo dell’ardore della sua passione amorosa irrefrenabile verso Isabella: “quod huic deest, me torquet”, ciò che manca a lei, avvampa me; e giù, anzi su, con salamandre su salamandre, dipinte in ogni dove.

E poi: ci si rende conto che Giulio Romano – uno che aveva lavorato nella bottega di Raffaello -, a pochi anni dall’inizio del Concilio tridentino, si permette di squadernare, davanti ad occhi tripudianti di meraviglia, nudi – tanto maschili quanto femminili -, scene sensuali di abbandono al piacere dei sensi (si pensi al Salotto di Amore e Psiche, sopra tutto), con continue citazioni da Ovidio, Apuleio ed altri poeti della classicità.

Insomma: di lì a breve, l’Arte figurativa si sarebbe dedicata allo scuro terrorifico, con contorno di teschi, all’insegna del memento mori; a Mantua, a Palazzo Te, invece, si esaltava lo sgargiante piacere sensuale, voluttuosamente paganeggiante. A riprova che a Federigo II Gonzaga, in buona sostanza, era concesso tutto ciò che voleva: anzi, di più…

UNA CENA MANTOVANA (SENZA SMARTPHONE)

Come sempre, tutti i Salmi finiscono in gloria (salmi-salmerie?), figuriamoci poi nel Mantovano, celebre per la rinomatezza del suo cibo. Non è terra da dieta mediterranea, questo credo si possa affermare con nettezza.

Ospite di un caro amico, e della moglie ottima cuoca, sabato sera ho gustato una tipica cena autoctona: la casa ospitante è equidistante fra un allevamento bovino ed uno suino, quindi – lo si capirà con facilità – un vegano sarebbe stato in lieve difficoltà, a dirla proprio tutta.

Non voglio però soffermarmi troppo sulla qualità del cibo (ottimo, nonché abbondante), anche ben innaffiato; vorrei invece sottolineare, con grande e sincero piacere, un aspetto della cena, che riguarda i due figli della coppia ospitante. Un maschio preadolescente, una figlia ventenne; i quali, in più di due ore di orgia culinaria mantovana, si saranno alzati una volta da tavola, e non avevano a portata di mano alcun smartphone. Come quando gli esseri umani vivevano senza essere semidementi digitali (non potendolo essere, ovviamente), vi ricordate quei remoti tempi?

Evidentemente, la mutazione antropologica dei giovani – e di molti, anzi moltissimi, adulti – prevede delle splendide eccezioni. O almeno così ci piace pensare, visti i tempi…

Ps Eccoci ai prossimi eventi dello scrivente: martedì – ore 18,30, al Roxy bar in Piazzetta Luigi Bonelli (accanto al ristorante San Desiderio, per capirsi) – ci sarà una dettagliata ricostruzione del tristemente famoso “Giallo dell’Università”, vale a dire della morte della povera Marta Russo (9 maggio 1997); poi, le tre lezioni leopardiane all’Università popolare (29 novembre, 3-6 dicembre): “Leopardi ed il Risorgimento”, “Leopardi e le donne”, “Non solo Recanati: Leopardi e i luoghi della sua esistenza”.

16 Commenti su La domenica del villaggio: Mantova, Palazzo Te, una cena…

  1. Il resiliente scrive:

    L’Italia è seconda manifattura in Europa e la meccanica è trainante (contribuisce molto di più degli iconici settori moda e prodotti alimentari).
    C’è un concreto rischio estinzione della provincia italiana. In particolare quella non in grado di produrre crescita.
    In TV c’era un servizio sulle Langhe: dalla malora di Fenoglio a patrimonio dell’umanità.
    Non tutto è perduto. Certo se ogni cosa si riduce ad aspettare il babbo, il governo, il partito, il sindaco… Preparatevi a vedere figli e nipoti su skype.

  2. Una collega (in pensione) scrive:

    Caro Raffaele, davvero complimenti per un altro reportage dei tuoi. E grazie per avere, fra le tante cose interessanti, ricordato Berselli, un autore che sapeva analizzare l’Italia stando sempre a metà fra antropologia, sociologia, economia ed attualità, con un uso dosato di ironia che ci sta sempre bene. Mi mancano molto i suoi scritti.
    Grazie, e ancora complimenti per tutto.

  3. Effetto recenza scrive:

    L effetto di recenza non e’ legato alla poco conosciuta localita’ sita nel comune di sovicille

    Trattasi invece di …
    Effetto primacy (o effetto priorità): il ricordo delle prime informazioni è facilitato perché esse sono già passate nella MLT.
    Effetto recency (o effetto recenza): il ricordo delle ultime informazioni è facilitato perché esse sono ancora disponibili nella MBT.

    Premesso cio’, cosa fa’ un abile manipolatore d opinione come Paolo Mieli?
    Si fa’ invitare da un ormai afona e spompicchia annunziata e da maestro par suo le gestisce la trasmissione.
    Mezzora in piu’ del 21/11/2021, la trasmissione 80 minuti di spot a volte esplicito ma in finale subdolo al nuovo Pericle d itaglia ,mario draghi.
    Si parte con le ultime renziadi leopoldiane delle quali il mieli ci da’ cronaca e spiegazione di come il renzi gia’ king maker di draghi pdcm, ben stia operando ponendo un aut aut al pd sulla promozione di Draghi a pdr nel prossimo futuro.
    Ma il capolavoro ( di manipolazione) viene al minuto 58, da li in poi mieli
    comincia a tirar per la giacchetta lo storico Luciano Canfora,studioso di Tucidide e della sua ” guerre del peloponneso” intavolando un paragone tra la peste narrata da Tucidide e l attuale covid,per poi passare al tentativo di estorcere l assioma pericle=draghi al buon Canfora il quale elegantemente ,invita il mieli ad assumersi la paternita’ di tale assioma,
    nei minuti finali poi mielinskj ,strombazza l esigenza, siccome narrata da Tucidide ( sempre in versione mieli) di una democrazia messa sotto sale, momentaneamente eehh, magari per poi(forse) riadoperarla una volta passata l emergenza peste/covid.
    Dunque c era la democrazia, venne il morbo e la democrazia fu’ d intralcio alla gestione oculata e tempestiva della pandemia, nessuno volle sporcarsi le mani, ma lo scaltro rignanese machiavellofilo qual e’ , fece il lavoro sporco,crisi, conte a casa,Draghi pdcm, ma…perche’ costringere il povero Draghi a sfiancanti sedute dove deve aver a che fare con ministri, politici inetti ondivaghi indecisi e annebbiati?
    Lo si faccia Presidente e somma autorita’ dello stato, da li magari con poteri speciali ,dira’ lui al passacartato eventuale pdcm ,il come ,dove,cosa e quando..
    Renzi ,Draghi,Mieli e gli ultimi minuti della summenzionata trasmissione,ovvero i due effetti combinati.
    Inizio trasmissione
    Effetto primacy : Renzi king maker di Draghi per ottimi e giustificati fini
    Fine trasmissione
    Effetto recency : Draghi=Pericle per necessita,giustificata dal momento emergenziale e…da ottimi precedenti storici.
    Canfora nonostante l eta’ pero’ gli ha dato di akido ,e mieli dopo una breve schermaglia c ha dovuto mettere la faccia ( come il culo ) sua.

  4. Francesco da Grosseto scrive:

    A parziale contraltare della tua meritoria promozione pagana di Palazzo Te e non per “beghinismo”, ma solo a titolo di curiosità, nel bellissimo centro storico di Mantova si trova la Basilica di Sant’Andrea luogo simbolo della Cristianità per contenere nella sua cripta i vasi con il sangue di Cristo raccolto dal soldato Longino che lo trafisse con la sua lancia per accertarne la morte dopo la Crocifissione e che nella stessa basilica ha la sua tomba insieme a quella del pittore Andrea Mantegna.
    Un saluto

    • Note teogastronomiche( apocrfo dell artusi) scrive:

      In un testo di incerta attribuzione.ritrovato pare dall Artusi nel mercato delle pulci di s. Ambrogio….

      Narrasi che pazzino de pazzi , sbarcato a talamone dopo le epiche imprese sulle mura di jerusalemme libbberata, avesse tratto seco, non solo le famose schegge del santo sepolcro ma anche altre numerose santissime reliquie.
      Sulla via del ritorno assieme ad altri eroici reduci, tra i quali pare vi fosse un carinziano anonimo gia’ seguace di emicho di leiningen fece tappa in una locanda presso crevole, li avvenne il fattaccio, la chiapparon mostruosa e il carinziano,omo sacrilego e smodato consumatore d arcolici, pe’ fa’ il fenomeno taglio’ a fette l involucro di budello contenente sangue coagulato ,che piu’ santo non si potea avenne e…..se lo ngollo’,
      berciando poi a stesa “besser als wurst” , pazzino che il vino lo reggeva meno del carinziano, era belle ito a sdraioni sotto il tavolo.
      Poi al poro pazzino gni ci vollero due giorni pe’ rigovernassela da come l avea chiappata, sicche’ nel frattempo il carinziano s era belle riavviato verso nord coi resti della famosa reliquia.
      Quest istesimo carinziano ,traverso’ bona parte della toscana, in particolare il lucchese e la garfagnana, dove seguito’ a be’ mostruosamente via facendo e a ripetere in giro per la tuscia , la stessa scena imbastita a crevole.
      Da una contrazione della famosa frase ” besser als wurst “( meglio dei sarciccioli) nacque il nome di buristo in terra senese, siccome biroldo in lucchesia.
      La toscana perse cosi’ una reliquia di sicura grande attrazione pei pellegrini, ma’ guadagno’ una richezza gastronomica tuttora rimasta e che…mi si perdoni, contribuisce a richiamare turisti e pellegrini.
      Ps tale insaccato e’ diffuso solo in toscana poiche’ pare che arrivato in garfagnana risalendo verso casa ,il brigante carinziano lo fini’ all altezza di pontaserchio.

      • Gp scrive:

        Grande Manunta! Stando a certi miti hollywoodiani il carinziano avrebbe dovuto divenire immortale dopo quella libagione. Che sia Berlusconi?

    • Curiosita' reliquiarie mantuane scrive:

      Segnalo che qui si va’ a pesticciare un suolo malfermo ( siccome lo sono le mantovane paludi) ,insomma sto’ longino nei vangeli canonici non viene mai citato per nome, poi ci sarebbe da notare che dal costato in questione, Giovanni ev. ci notizia sia uscita sangue ( poco) e acqua ( dimorta) rendendo abbastanza improbabile il fenomeno coagulatorio.
      Il nome Longino appare in una lettera ( assai presunta) tra erode e pilato.
      Acta pilati, all interno del apocrifo vangelo di Nicodemo.
      L agiografica versione completa della vita opere imprese e morte di Longino
      e’ roba uscita dalla penna d un francescano mantovano nel 1600 tale Ippolito Donesmondi.
      Quanto ai vasi ,sono,due poiche’ uno contiene la spugna imbevuta di posca
      l altro appunto il sangue.

  5. Yama figlio di Mefisto scrive:

    Quando finisce lo stato di emergenza? Chiedo per vari amici

    • Eretico scrive:

      Caro Yama, voglio essere ottimista, dai, con questo bel sole novembrino: diciamo nel 2023, vai (scherzo? Non lo so nemmeno io)…

      A Francesco: benissimo la citazione di Sant’Andrea, ci mancherebbe altro; il fatto è che, per noi pagani dichiarati (ormai siamo in netta maggioranza, peraltro, ma moltissimi lo sono senza dirlo e spesso senza neanche saperlo…), un luogo come il Te ha un fascino davvero speciale, tutto suo.

      L’eretico

      • Yama figlio di Mefisto scrive:

        Per alcuni altri amici chiedo, il Bezzini è, de facto, sempre assessore alla sanità?

        • Eretico scrive:

          Caro Yama: de facto, non lo so, de jure di sicuro…

          Scatenatissimo Manunta: un po’ di prolissità novembrina, ma svariati spunti stimolantissimi, va riconosciuto: diamo a Manunta ciò che è di Manunta, per Zeus!

          L’eretico

  6. Salmi salmerie e salami mantovani scrive:

    Sempre tra religione ( stavolta pagana pe’ par condicio) e gastronomia

    A Mantova l insaccati li fanno mistiati con la carne di miccio,oltre che farci dell ottimo stracotto.
    Abitudine diffusa nelle province di vicenza,padova,trento e in parti appunto del mantovano e del rodigino
    Pare dice che sia un costume assai antico, risalente a culti apotropaici ( ma non solo) d origine egizia , importati dai legionari romani.
    Seth,come tutti sanno ,ha il ciuco come simbolo animale, sicche’ parrebbe che tutto derivi da un simulacro votivo ,che rappresentava la 13esima parte mancante del cadavere d osiride ucciso e fatto a pezzetti dal perfido seth.
    La forma fallica der salame, richiama appunto il pezzo mai ritrovato del corpo d osiride,pezzo che la povera iside dovette rifa’ da se’ ,pare con l argilla del nilo.
    Ma un testo apocrifo di Plutarco ,la racconta diversa…… ovvero, a iside quel pezzo li, gni mancava parecchio, siccome seth pare fosse dotato a mostro ( eccoci al simbolismo dell asino, scelto non a caso),iside un po’ pe’ vendetta un po’ pe’ ovvi motivi evocativi ,insomma via avete inteso….
    Per tale motivio appunto il simulacro ha una doppia funzione, apotropaica ma anche ,pare sembra, votivo propiziatoria.
    Plutarco ,appendice apocrifa Al “De iside et osiride”

    Pare che appunto la Boschetti, dottamente citata dal Raffa, fosse ghiottissima di tale insaccato, cosi’ almeno racconta nelle sue corrispindenze private, il Divin Pietro Aretino ,che in quegl anni era in quel di mantova.
    Idem parrebbe che l apppendice apocrifa al ” de iside et osiride” di Plutarco , sia anchessa in realta’ un parto del Divin Pietro.
    Omo di fertilissima mente et grande cognoscenza che usaa mascherare con burle e lazzi.

  7. alberto bruttini detto "Il Cacaccia" scrive:

    e comunque il buristo del Boa rimane fra i miei ricordi preferiti

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