Elezioni, Russia, Albanese (e 4 Ps)
Eccoci all’appuntamento settimanale con il blog. Uno degli argomenti forti della settimana scorsa è stato senz’altro quello della clamorosa inchiesta milanese sull’operazione Monte dei Paschi-Mediobanca (ne riparleremo, ovviamente): non essendo più al pezzo su Mps come una quindicina di anni or sono, non ho niente da aggiungere a ciò che si trova sulla stampa (intercettazioni imbarazzanti comprese); resta solo da dire che – come nell’operazione Antonveneta, la quale portò via la banca da Siena – anche a questo giro c’è di mezzo Francesco Gaetano Caltagirone (oggi, financo indagato), colui che riuscì a fare maritare la figlia davanti al Buon governo lorenzettiano: non c’è verso, la passione di Caltagirone per Sienina non ha proprio limiti…
LE ELEZIONI REGIONALI
Novembre si è portato via l’ultima tornata elettorale amministrativa del 2025, la quale ha confermato le posizioni pregresse: 3 Regioni per parte (la Valle d’Aosta fa oggettivamente storia a sé, per quanto spezzoni della maggioranza nazionale siano entrati in Giunta), con l’aggiunta che le Regioni più popolose sono andate all’opposizione nazionale. Ed in effetti, l’unica Regione che sembrava vagamente contendibile – vale a dire la Campania – è stata stravinta dal centrosinistra, con un distacco nettissimo.
A livello nazionale, salvo perdersi in sondaggi che valgono fino ad un certo punto (se guardiamo alle coalizioni, l’opposizione un po’ più vicina; se guardiamo la distanza fra Pd e Fratelli d’Italia, differenza ancora ben marcata a favore della Meloni), resta soprattutto il nodo della leadership: ed è qui, che la attuale maggioranza ha l’obbiettivo vantaggio di non avere dubbi sulla domina, giacché quella della Meloni non è in alcun modo in dubbio. Salvini vuole visibilità, è in campagna elettorale perenne, ma si accontenta di restare leader della Lega, nonché di rimanere medaglia d’argento della coalizione (il 2019 – con le folle in delirio per la sua sola presenza – è ben lontano, e non tornerà più), e Tajani a sua volta – con ben altro aplomb – porta avanti lo stesso gioco.
Il dramma dell’opposizione è invece proprio quello della leadership: Elly Schlein ha goffamente sbagliato ad enfatizzare una vittoria comunque abbastanza scontata (“uniti non si vince, si stravince”, sic); poi, ha gestito davvero male – salvo sorprese last minute – la questione Atreju: dopo avere fatto bene a proporsi per un incontro a due con la Premier, una volta entrato in campo – accettato ben volentieri da Fratelli d’Italia! – il guastatore Conte, lei doveva comunque accettare di andare alla kermesse di Fratelli d’Italia. Punto e basta. Alla fine, invece, i riflettori saranno solo e soltanto per il devoto di Padre Pio, a livello di opposizione. Il mettersi a dire alla Meloni che lei scappa, poi, è puro infantilismo politico: la leader di Fratelli d’Italia ha tanti difetti (fra i quali un rapporto assai difficile con la stampa), ma è una che è andata a parlare in casa della Cgil, in partibus infidelium; ed a “scappare” da Atreju – giusto un anno fa – era stata proprio la Schlein, come ben noto: giocare la carta della altrui paura per un confronto con lei (con la Schlein, eh: non con Golda Meir), è cosa francamente risibile.
Giuseppe Conte, alias “Giuseppi”, è da par suo la autentica, quotidiana spina nel fianco, per la Schlein: il cui autentico paradosso è rappresentato dal fatto che la numero uno (lasciando stare come ci sia arrivata) del Partito nettamente maggioritario dell’opposizione (capace di doppiare, come voti, i pentastellati), non ha la forza e la capacità di affermarsi come esplicita candidata alla poltrona più ambita. Curioso, nevvero? E – come Montepulciano insegna – anche coloro che sono esplicitamente con lei e per lei, fra le righe le vogliono fare capire che, senza di loro (Franceschini, in primissimo luogo; in seconda battuta Orlando e Speranza), sarebbe lei stessa ad andare ben poco lontana; e la Elly nazionale – dopo avere imbarcato i De Luca ed i Mastella, pur di stravincere in Campania – non può neanche più giocare la carta del rinnovamento serio, neanche dentro casa sua…
PUTIN HA VINTO?
Nei giorni scorsi, forte soprattutto per lo scandalo corruzione che interessa l’entourage presidenziale ucraino (repetita iuvant: Zelensky la battaglia contro la corruzione – per la quale era stato eletto – l’ha purtroppo perduta, come dimostrano le dimissioni di Yermak, suo principale collaboratore), è stato Putin – figura notoriamente incorruttibile, eh – ad alzare il tiro, parlando dal Kirgizistan con toni da pieno vincitore, da trionfatore indiscusso della guerra di aggressione contro l’Ucraina.
Il senso del discorso è molto semplice: o gli ucraini si ritirano, e subito, dal Donetsk, oppure li distruggiamo e ci prendiamo magari anche qualcosina di più dell’Estremo oriente ucraino, che non fa mai male; poi – ci mancherebbe altro – noi russi siamo aperti alla diplomazia: purché si faccia, in tutto e per tutto, come torna meglio a noi, magari previa spedizione di documento, in cirillico, da spacciare per statunitense…
Questa arroganza assoluta, presuppone un solido lavoro di propaganda alle spalle, in particolare l’idea che la Russia abbia vinto boots on the ground; Stalin parlava con siffatti toni, nel maggio del 1945: ma la sua Armata rossa aveva – come ben noto – issato la bandiera sovietica sul nazista Reichstag: cosa che Putin avrebbe voluto fare a Kiev, da par suo, sin dal 2022, ma senza alcun successo. Purtroppo, anche per tanti putiniani inconsolabili di casa nostra.
Comunque vada a finire la tragedia del popolo ucraino, in qualsivoglia maniera si sviluppi la diplomazia (disonesta) impostata dai moscoviti come se avessero vinta la guerra, magari di questo non minuscolo argomento ricordiamoci: forse Putin vincerà la Pace (non ce lo auguriamo, ma grazie anche a Trump è possibilissimo), ma la Guerra – quella sul campo – non l’ha vinta di certo…
CHIAGNI E FOTTI: FRANCESCA ALBANESE
Ciò che è accaduto venerdì scorso nelle sede de La Stampa – storico quotidiano torinese – è a dir poco gravissimo: riveste purtroppo un valore storico, pari alla autentica devastazione subìta dalla sede romana della Cgil ad opera di militanti neofascisti, nel 2021. Con una differenza: dopo quell’attacco – violentemente squadristico – contro la sede della Cgil, non ci fu nessun esponente (parlo di figure note a livello nazionale, ovviamente) a sostenere che, in qualche modo, i sindacalisti se l’erano cercata, che insomma quello doveva essere un “monito” per loro. In seguito, sono arrivate condanne penali dure – e giustamente – per gli autori dello scellerato gesto.
In questo caso, invece, ci ha pensato la relatrice Onu Francesca Albanese, con parole a dir poco sconcertanti, a dire la sua: si fa notare che la succitata, è stata insignita e premiata nelle scorse settimane da svariati Comuni (Bologna le ha conferito financo la cittadinanza onoraria, Firenze si è tirata indietro last minute); lei, da par suo, ha ricambiato ridicolizzando il Sindaco di Reggio Emilia (proprio mentre lui la premiava!), ha attaccato in modo duro la senatrice Liliana Segre, ed ora – con una escalation che pare irrefrenabile – ha usato il termine “monito” per il comportamento dei Pro Pal nella redazione de La Stampa: badilate di sterco buttate in loco, sede devastata, cori e scritti con minacce di morte ai giornalisti, all’insegna del “monito” per i giornalisti che non racconterebbero le piazze gaziste esattamente come pretende lei.
Ci rendiamo conto della gravità del suo comportamento? In parte sì, in parte temiamo purtroppo di no, quantomeno fino in fondo: e questo ci fa un po’ di paura. Lei, assai furbescamente, adotta la tecnica del “chiagni e fotti”: ieri sera – da Giletti, sic – era in versione piagnucolante, a dire che sente il peso dell’aggressione mediatica su di lei, per la estrapolazione – a suo dire malevola – della parola “monito”. Mentre è proprio il contesto in cui la ha pronunciata, a condannarla senza attenuanti per il concetto espresso. Noi, la solidarietà la diamo – davvero a priori – alla 28enne cronista de La Stampa, la quale forse sonni tranquillissimi non li sta dormendo, dopo avere scritto sul suo giornale del provvedimento contro l’imam torinese giustificazionista di Hamas (del quale i vandali chiedono l’immediata scarcerazione).
Oggi, sul quotidiano torinese, c’è una intervista al figlio di Carlo Casalegno, grande giornalista torinese caduto sotto il piombo terroristico: correva l’anno 1977, 29 novembre (il vile agguato era del 16, poi l’ex partigiano restò agonizzante per 13 giorni). Mai siamo stati tanto vicini a riviverli, quegli anni per tanti versi ottusi: le premesse ci sono davvero tutte, speriamo non si arrivi alle conclusioni…
Ps 1 In settimana scorsa, ci ha lasciato Paolo Petreni, dopo una malattia che invece di risanarsi tendeva sempre ad allargarsi; persona buona nel senso più genuino che si possa intendere, aveva due grandi passioni: la Chiocciola e la musica. Una volta, in Fortezza, dopo un evento letterario cui aveva assistito, mi venne a parlare di un concerto dei Nomadi, mi pare sull’Amiata: e gli occhi, per l’emozione del ricordo, si inumidirono…
Ps 2 Nicola Pietrangeli ci ha salutato, ieri: l’età c’era davvero tutta, il sapersela gustare lo stesso (solo la tragedia della morte del figlio, è purtroppo distonica rispetto al resto); mi sia concessa una notazione, che mi porta indietro a quando, da fanciullo, iniziai a giocare a tennis: il mio maestro mi diceva di impostare il rovescio “alla Pietrangeli”, ovviamente ad una mano sola. Era lui, il modello fondamentale cui rifarsi. Oggi, se vedesse giocare Sinner (ed altri, certo), il mio maestro si incazzerebbe, e di brutto: per il rovescio bimane, certo, ma – essendo a quello ormai abituato, dai tempi di Borg! – anche e soprattutto per l’impugnatura del dritto, esteticamente inguardabile. Pietrangeli era la quintessenza dell’eleganza, e vinceva anche parecchio (perfino in doppio, con il funambolico Sirola); il monegasco-tirolese, invece, vince parecchio, ma è l’antitesi dell’eleganza tennistica. Sinner macina milioni di euroni e di dollaroni, Pietrangeli invece giocava quando dindini ne giravano parecchi di meno, nel tennis. Chi sia più simpatico, lo lasciamo decidere ai lettori…
Ps 3 In attesa dell’udienza di giovedì (pronostico: entro Natale, i bambini torneranno con i genitori), la famigliola anglo-australiana ha saputo sfruttare al meglio la clamorosa bagarre politica e mediatica da loro stessi aizzata: da ieri, i genitori si sono bellamente sistemati in una autentica villetta – di solito, non a caso, affittata a turisti -, sita in mezzo al bosco, ma dotata di tutti i lussi delle famiglie turbocapitaliste aduse alla consumer society, tv a maxischermo compresa. Loro, fra l’altro, la villetta l’hanno ottenuta in comodato gratuito, grazie alla generosità di un imprenditore autoctono, non come i coglionazzi, i quali prima la prendevano in affitto, a pago. Niente da dire: un’operazione perfetta, chapeau; essendo divenuti ormai italiani nel più profondo dell’anima, non si esclude che la coppia anglo-australiana (dopo avere in precedenza chiesto 150mila euroni per fare sapere se i figli fossero o meno vaccinati) chieda una 104 volante, magari per lo stress psicologico cui sono stati sottoposti…
Ps 4 Con oggi – incontro davvero stimolante sull’Intelligenza artificiale, con un divulgatore di qualità – inizia la programmazione dicembrina in Sala storica; il clou – mi si perdoni l’autoreferenzialità! – ci sarà il 10, il prossimo mercoledì: in una kermesse fatta di parole ed anche un po’ di musica, lo scrivente presenterà il suo nuovo romanzo (giallo) “Quattro croci a Siena”, ambientato nella Siena del 1979. Il 29 aprile di quell’anno, per Santa Caterina, in tre luoghi diversi vengono trovate ammazzate tre persone diverse, le quali non si conoscevano neanche fra loro (la quarta croce arriverà, invece, solo in seguito): nella città in cui non succedeva mai niente, c’è un serial killer, ovvero tre diversi assassini? La civitas, ad ogni buon conto, precipita nel terrore collettivo; nel frattempo, una anonima bibliotecaria 50enne – con un suo amico e collega – inizia ad indagare, a partire da un librone presente nella Biblioteca comunale degli Intronati…









Stando ad alcune fonti che reputo professionali e competenti sembra negli ultimi mesi, l’Ucraina abbia consolidato una struttura difensiva multilivello : barriere cemento, campi minati, trinceee, droni che creano un ambiente operativo che rallenta ogni tentativo di avanzata in profondità della Russia, le cui avanzata ha proceduto per altro molto più lentamente di quanto faccia intendere la propaganda.
Anche sotto l’aspetto economico la situazione della Russia non è roseo, visto che la sua è economia
sostanzialmente ed esclusivamente di guerra, tanto è vero che si vede costretta a dismettere riserve auree.
Concordo pertanto sul fatto che, allo stato, la Russia non ha vinto la guerra. Per quanto riguarda la pace, solo una posizione unitaria e forte dell’Europa, potrebbe evitare che questa su trasformi, purtroppo, in capitolazione.
Nella Repubblica delle banane una come la Prof.ssa Albanese avrebbe trovato eco, forse, in qualche testata o tv a livello locale.Detto questo, nel nostro democratico paese, non sono tanto le parole usate dall’Albanese ad essere raccapriccianti, quanto il fatto che nessuno degli esponenti di spicco della sinistra abbia preso nettamente le distanze e sia sia dissociato da quelle affermazioni…….ma tutto si tiene ed il trend è il solito: si sottovaluta gli assalti alla stampa, si sottovaluta la violenza sulla polizia, si sottovaluta la violenza dei centri sociali, si sottovaluta posizioni filo Hamas….Speriamo bene.
Fausto
Le tue fonti non sono le stesse del fatto putiniano, su cui l’autorevole travagliov scrive che le truppe russe sono ormai ad un passo dal dilagare in tutta l’Ucraina….solo la misericordia dell’amorevole Putin le trattiene, perché lui sí che è un cultore della pace, non come i guerrafondai di Bruxelles. Spero sinceramente che tu c’abbia azzeccato.
Caro Superciuk,
mi fa davvero piacere che tu tiri fuori un refrain assai ben oliato de Il Fatto: Putin non ha (ancora) stravinto, solo perché ha voluto dosare i suoi tempi; Pokrovsk, per il tandem Orsini-Travaglio, sarebbe caduta in mano ai russi (nelle cui accoglienti mani cadrà, ci mancherebbe) circa un annetto or sono…e quello che fa più specie, è che se il popolo ucraino resiste – dimostrando autentico eroismo resistenziale -, è un popolo di mezzi coglionazzi i quali, invece di arrendersi a fronte di chi tanto vincerà, vanno al macello sobillati dall’Ue, mentre ai macellai di Hamas non si è mai chiesto di alzare bandiera bianca, a fronte di un esercito sin troppo più forte…
L’eretico
Palestina = Ukraina, ma senza esercito Israele = Russia.
Io sto con Ukraina e Palestina. Hamas = Brigata Azov
Caro Roberto,
non concordo su quasi niente.
In Palestina, la democrazia purtroppo non sanno ancora bene cosa sia, mentre in Ucraina – con tutte le difficoltà immaginabili – un po’ sì: non a caso, Zelensky nel 2019 fu eletto in modo democratico, ed oggi la Magistratura fa dimettere pezzi da novanta dell’entourage presidenziale (cosa che in Palestina non avviene mai, neanche con Abu Mazen e Fatah, figuriamoci con i macellai di Hamas).
Peggio ancora, l’equiparazione fra Azov ed Hamas: per brevità, gli azovisti – ultranazionalisti di estrema destra – non hanno mai fatto alcunché di paragonabile al 7 ottobre di Hamas (ciò che accadeva in Donbass nel 2014, era sic et simpliciter drammatica guerra civile: scatenata da Putin nell’immediato post annessione della Crimea); inoltre ed infine, gli azovisti non prendono in modo sistematico i civili come scudi umani, e non a caso sono considerati da tutti – a denti strettissimi, dai russi stessi – valorosi resistenti…
L’eretico
Ero certo che la pensassi diversamente, forse su Russia = Israele forse siamo più vicini.
La non-avvocatessa Albanese si esprime come si esprimeva la sinistra ufficiale (leggi P.C.I.) nei primi anni 70, all’alba della svolta violenta di parte del movimento studentesco: si, insomma, la violenza non è bella, ma sono pur sempre compagni che lottano contro il “fascismo”. Sbagliano dei metodi, ma non nei contenuti. Bisognò arrivare al 1977, quando PotOp e BR iniziarono prima a gambizzare e poi uccidere sindacalisti della CGIL (chi si ricorda dei bulloni contro Luciano Lama?), per finalmente condannare senza se e senza ma la lotta armata.
Quando ci metterà la Schlein o il buon Landini a condannare senza se e senza ma? Watch this space!
s/quando/quanto.
Fuori tema ma non so esimermi: ma che fortuna che hanno alcuni: una compra un Villone con piscina accatastato come villino, con notevole risparmio di tasse, un altro compra un palazzo di circa 500 mq se non sbaglio, 28 vani a 2000 a mq, quando il valore in zona è il doppio (coincidenza, il notaio del rogito è lo stesso del ponte). Direte: è solo invidia. Si , lo ammetto, invidia e non poca.
Magari sono soldi suoi e non ha rublato nulla
Caro Gp,
il tuo “non ha rublato nulla” – a meno che non sia involontario, e non lo credo proprio – è davvero geniale: chapeau…
L’eretico
E chi lo ha messo in dubbio. Magari puoi averlo pensato tu. Io ho sottolineato la fortuna….a loro insaputa.
La relatrice ONU Albanese dovrebbe ritornare nella Striscia di Gaza, così si renderebbe utile a qualcosa. Finora si sta dimostrando in linea all’Ente inutile, l’ONU, che rappresenta.
Carissimo Eretico, avrai visto che anche in terra di Arezzo è venuto fuori un caso simile a quello abruzzese.
Questi genitori proprio rifiutano lo Stato in quanto tale. Di mandare a scuola i figli, figuriamoci. E pensare che viviamo in uno Stato così slabbrato, che ad alcuni non va bene neanche quello.
Una domanda ai miei “colleghi” commentatori: se questi – senza mica augurarglielo – si ammalano di brutto, secondo voi si curano con le bacche medicinali?
Visto che ci hai chiamato in causa, ti dico che non mi meraviglierei se rifiutasseo le cure ordinarie.
Caro amico,
ieri i giudici competenti si sono presi ulteriore tempo per valutare il da farsi, ergo stiamo a vedere (secondo me, entro Natale i bambini saranno a casa – quella iperaccessoriata, nonché a gratis -, e ci sarà l’happy ending).
Nel frattempo, il Corriere della sera di ieri dà notizia che agli uffici del Comune di Palmoli non è ancora arrivata alcuna comunicazione di inizio lavori nella “casetta di pietra”, pare perché i genitori, fra le altre cose, rifiutano un water close come quelli di noi pervertiti capitalisti inquinatori, uno di quei Wc – giusto per capirsi – che uno tira l’acqua e le cose brutte spariscono…
L’eretico
Rispondo a Uno di Strove, a Roberto, e a Eretico.
La vicenda della famiglia di Caprese Michelangelo credo sia molto più complessa e controversa in paragone con la famiglia di Palmoli.
Intanto però è interessante, riguardo alla casa nel bosco di Palmoli, che sia emerso quanto segue:
1) perizia del geometra conferma che l’abitazione non è pericolante e non c’è criticità statica
2) la pediatra conferma che i bambini godono di ottima salute psicofisica, non hanno subíto abusi né violenze
3) i bimbi avevano già fatto i vaccini esavalenti (quindi non siamo di fronte a un caso no-vax)
4) la famiglia ha una vita sociale vivace, in paese sono conosciuti e ben voluti da tutti; tant’è che tutto il paese si è schierato con loro (tranne il sindaco, per ragioni che ignoro), geometra e idraulico amici loro so sono resi disponibili per lavorare gratis, un ristoratore ha messo a disposizione una casa per il tempo necessario ai lavori do ristrutturazione dell’ abitazione nel bosco. Insomma, non sembra una famiglia isolata, ecco.
5) i bambini andavano regolarmente al parco giochi a giocare con i loro coetanei. Ci sono un’ altra ventina di famiglie neo rurali. E anche parecchi inglesi che hanno acquistato immobili come buen retiro e Palmoli.
6) il Ministero dell’ Istruzione ha confermato che sono in regola con gli esami home-schooling. Infatti la bimba più grande ha superato l’esame per passare alla classe III elementare.
7) del wc a secco (si era già detto) è normato dalla Comunità europea. Spesso incoraggiato dai comuni delle comunità montane, boschive, e difficilmente raggiungibili dalla rete fognaria. È igienico, ecologico, compostabile.
8) hanno pannelli fotovoltaici, conformemente all’ agenda green europea.
9) riscaldamento a legna. (e temo che molte famiglie dovranno ricorrervi, visti o prezzi del gas!)
10) l’acqua del pozzo proviene da una falda acquifera, di cui non ho le analisi microbiologiche, ma ci scommetterei un mese di stipendio che è microbiologicamente più pura e certamente meno contaminata dell’ acqua di città.
11) il primo progetto di ristrutturazione che i geometri del comune avevano proposto, presupponeva l’uso di materiali inquinanti e tubature in plastica. Rifiutate dai coniugi Trevallion, in quanto consapevoli del rischio della contaminazione da microplastiche (peraltro allarme lanciato anche dal Parlamento Europeo, microbiota marino fortemente contaminato, microplastiche ormai presenti melle feci umane, nel sangue, addirittura nel cervello a rischio ictus e altre patologie). Quindi, direi che i Trevallion sono molto attenti alla salute dei figli.
12) il secondo progetto del geometra amico della famiglia, insieme con l’idraulico anche lui amico (ma non s’era detto che non avevano rapporti sociali?) prevede tubature di materiale biocompatibile, e l’adattamento della stufa a legna con tubature che riscalderebbero il resto dell’ abitazione.Non è stato ancora depositato perché stanno ancora cercando materiali biocompatibili.
L’ allontanamento di minori dal nucleo familiare, secondo il ns ordinamento giuridico, è previsto solo ed esclusivamente nei seguenti tre casi: violenza, abuso, rischio immediato di vita. Non sussistendo nessuno dei tre casi sopracitati, si potrebbe intuire un eccesso di zelo da parte degli assistenti sociali.
Apprendiamo inoltre che le case famiglia, gestite dagli assistenti sociali, percepiscono 200-300€ (mica pochi eh!) al giorno per ogni minore ospitato. Viene da pensare che potrebbe esserci un interesse a prolungare il soggiorno in casa famiglia per i tre bambini.
Per il momento i fatti sono questi.
Se poi verranno fuori altri aspetti, al momento non noti, ne riparleremo volentieri.
Cara M.C.,
alcune delle cose di cui scrivi sono “fatti” (su alcuni ci sarebbero svariate chiosature da fare, ma – scusandomi – non ho davvero tempo per farle); del tutto a memoria, comunque, mi sento di aggiungere che – come già scritto – i lavori di ristrutturazione della “casina nel bosco” non sarebbero neanche cominciati (forse la villetta iperaccessoriata non fa poi così schifo?), e soprattutto un “fatto” che curiosamente ti sei dimenticata di citare: perché i bucolicissimi genitori hanno richiesto denaro (e non poco: 150mila euroni) per fare sapere se i loro figli fossero vaccinati o meno? Figli i quali – grazie alla mitica homeschooling in mezzo alle caprette che fanno ciao – come da tutti affermato non sono neanche in grado di parlare la lingua del Paese scelto dai loro bucolicissimi genitori…
L’eretico
Vedo che non si è capito il senso del mio post. Vedo che si dà più importanza ai 150k € (che peraltro non credo proprio siano stati erogati) che alla salute psicofisica dei bambini. È molto importante tenere presente che i traumi vissuti in età evolutiva restano nell’ imprinting dei bambini per il resto della loro vita con conseguenze. Gravissimo, dunque, imporre lo stress psicologico a dei minori per punire i genitori. Molto molto grave non capirlo. Nel frattempo è arrivato il vice console australiano che si sta interessando della vicenda. Diventerà probabilmente un incidente diplomatico. Intanto al Comune di Palmoli questa bravata sta già costando €5000 che sono finiti nelle tasche della casa famiglia.
Cerchiamo di ricondurre la riflessione su un piano di realtà.
(p.s. i lavori nella casa non sono iniziati perché il progetto non è stato ancora depositato, c’è un iter da seguire. Inoltre è probabile che non inizieranno mai se i Trevallion decideranno di tornare in Australia).
Siccome tu non hai il “tempo”per aggiungere le tu “chiose”, ti do una mano io: i fatti che ho esposto sono tutti documentati e reperibili nei media main stream financo nei siti governativi. Niente di inventato. Può darsi che tu – come invero affermi – non abbia avuto il tempo di approfondire, e dunque avrai informazioni un po’ approssimative. Ma, giustamente, lo sappiamo che sei molto impegnato e magari qualche dettaglio è sfuggito. Mica puoi sapere sempre tutto, dico bene?
Il primo pensiero, sulla vicenda Mediobanca, è la difficoltà strategica del paese a difendere gli interessi nazionali (nel caso specifico Generali e la gestione del risparmio). L’azione giudiziaria, probabilmente, aprirà la strada ad una cordata alternativa a trazione straniera.
Ci si dovrebbe chiedere come siamo arrivati al punto di dover affidare la difesa di interessi vitali ad un palazzinaro. Allo stesso modo, bisognerebbe ammettere che l’economia, la finanza non sono altro che un modo diverso di farsi la guerra.
Ed in fondo, alla guerra come alla guerra.
Gli ucraini hanno pagato e pagheranno ancora un prezzo altissimo, l’augurio è che, alla fine, ottengano quello che hanno sempre voluto: la liberazione dal giogo russo.
Il pericolo fascismo, la marea nera…e poi da mesi assistiamo alla sudicia violenza di neocomunisti & pacifisti che sbagliano.
Il fatto secondo me è che i palazzinari non possono controllare le assicurazioni. È che, come tutti immaginavano senza dover essere dotati di chissà quali poteri divinatori, la motivazione, mai dichiarata principale, della conquista di Mediobanca era il controllo di Generali. Da qui l’indagine, che poi chissà come andrà a finire. La salvaguardia dell’interesse nazionale c’entra fino ad un certo punto.
Mi sono imbattuto nel cv del pm, che trovo esemplare ed eloquente… comunque la banca non è indagata e l’ops non è in discussione
Credo anche io. Al massimo si arriverà al “congelamento” delle azioni Generali “controllate” da Calta&Co, nel senso che saranno considerate investimento finanziario, senza poteri di voto in assemblea.
Ah, una nuova star della magistratura.
A breve nei salottini televisivi a sentenziare: “HA STATO LICIO GELLI!!! L’ERA SCRITTO NELLA LETTERA FASULLA DI GIOVANNI FALCONE!!!”.
Sono abbastanza stufo di leggere ogni giorno: io sto con l’Ucraina, io con Hamas, io con Isreale, io con Putin, io invece con Trump.
Noi siamo italiani e, se non siamo completamete fessi, dobbiamo stare con l’Italia. Finché (e se) ci conviene con l’Europa, ma mai con la Cina e meno che mai con la Francia di Macron, che è ormai una nazione fallita sotto tutti i punti di vista: politico ed economico. Molto, ma molto peggio di noi.
Aver evitato che Generali, uno degli asset più importanti cui ancora disponiamo, cadesse in mano francese (come BNL, FIAT etc. e fare la stessa fine) in un paese “normale” dovrebbe fruttare una medaglia e non già un avviso di garanzia.
Ma qui da noi (compreso questo forum) c’è chi tifa (ancora) per il papa straniero.
Non solo Prodi (che infatti adesso insegna a Pechino) o Letta (che invece adesso insegna a Parigi), ma pure diversi onesti commentatori di questo blog.
A livello inferiore (Senese – absit iniuria verbis) qualcuno aveva portato la Banca al fallimento e sembrava inevitabile una vendita (i.e. svendita) o meglio l’ennesima privatizzazione (regalo) ai soliti amici, magari con uno spezzatino che l’avrebbe poi di fatto (come al solito) annullata, distrutta, polverizzata.
Tutto ciò per fortuna (ma la fortuna in realtà non esiste …) qualcun’altro, piaccia o no, ha tenuto duro ed ha evitato questo immane disastro.
Certo non è più la Banca di un tempo, non è più tutta “nostra”, come la consideravano coloro che l’hanno portata alla rovina, ma è ancora saldamente in piedi e fortunatamente (…) genera (ancora) occupazioe e ricchezza.
Anzi ha pure contribuito all’operazione di salvataggio di Generali di cui sopra …
Criticare e remare contro ricorda istintivamente quello che scriveva quel perfido fiorentino: “Eran li cittadin miei presso il Colle in campo giunti co’ loro avversari, e io pregava Iddio di quel ch’e’ volle”.
Un tempo i traditori della patria venivano passati a fil di spada e andavano dritti all’inferno.
Adesso non siamo più sicuri che l’inferno esista, la patria è fuori moda, ma almeno (come dicono in Sicilia) non ci rompessero i cabasisi.
Scusatemi.
Se lasciamo da parte la politica internazionale francamente sono d’accordo con te. Pur essendo molto critico con questo governo su questo punto specifico penso che Giogetti si sia mosso in modo avveduto, e onostamente non credo che a sinistra siano in grado di muovere critiche, per quanto riguarda le banche farebbero bene a stare in silenzio perchè insomma li risparmierebbe qualche figuraccia (poi è anche vero che la memoria degli italiani è corta). Non sono un fan della finanza, ma insomma questa vicenda dovrebbe insegnare a tutti una cosa: quando ci sono in ballo gli interessi nazionali bisogna anche non aver paura di infrangere qualche regola, ecco, mi piacerebbe che questo ragionamento fosse fatto anche per altre materie che probabilmente porterebbero benefeci reali ed immediati al popolo italiano. Detto questo, su questo specifico argomento, mi sento di dire che il governo si è mosso nella giusta direzione.
Giusto, aggiungo che le manovre francesi a mio avviso non sono di mercato peopriamente libero. Dal gruppo natixis/Bpce provengono diversi collaboratori e consulenti dei governi francesi; nel board checavrebbe diretto il nuovo gruppo erano previsti 2 francesi e zero italiani. Il ministro (ormai ex) delle finanze Lombard era n. 1 di Generali france.
Mi ricordo anche altri episodi , oltre a bnl, che sono le nomine con lo zampino di Mediobanca di Mustier (francese ovviamente) in Unicredit e di Donnet (francese) in generali. Mustier vendette Pioneer, ad Amundi [francese, con un certo Enrico Lettà (francese?)nel board] e Donnet doveva finire il lavoro.
Forse sarò un pò cattivo, ma con la scusa della patria, alcuni fanno affari d’oro, molti plaudono e se la pigliano costantemente in quel posto. Per la patria abbiamo per esempio costretto centinaia di migliaia , se non milioni si poveracci che non sapevano nemmeno cosa fosse la patria ( per molti era il conquistatore piemontese), a morire nella prima guerra mondiale, per nulla, un piatto do lenticchie chiamato alto Adige, abitato da austriaci, che ancora oggi si sentono tutto,meno che italiani. Per la patria ora vogliono mettere le ma i anche sull’oro della BDI
Allo stato dovrebbero interessare gli interessi nazionali, e perdere il primo cliente privato del ns debito pubblico (generali) credo che costerebbe caro a tutti. Negli ultimi anni abbiamo perso pezzi importanti e guarda caso i nostri ex pdc sono quasi tutti agiati conferenzieri pagati dall’estero (Monti, Prodi, d’Alema, Renzi, Letta, Draghi ecc… Conte ancora non lo vuole nessuno).
Tu fai bene a credere che l’interesse nazionale sia stato la guida che ha ispirato questa operazione, ma io invece penso (male…ma spesso ci si indovina), che senza gli enormi interessi privatissimi economico-finanziari di certi personaggi l’operazione non sarebbe nemmeno nata. Infatti, mi chiedo, se ci fosse stato un italianissimo DeBenedetti (faccio un nome a caso inviso alla destra), il governo si sarebbe mosso allo stessa maniera ? mmmmmhhh. Come al solito il motto dio, patria e famiglia (in questo caso dio non c’entra) è usato per intortare i gonzi.
Il mondo è complesso. Ogni attore nell’operazione ha avuto la sua ‘guida’. Uno dei motivi e conseguentemente degli effetti sarà che il ns debito pubblico probabilmente non perderà un cliente strategico
non ci credi nemmeno tu
Pur condividendo parola per parola, mi vengono in mente altre operazioni, guidate dalla politica, sempre in nome dell’interesse nazionale, che si sono poi risolte in autentiche tragedie….purtroppo non basta un fine condivisibile per raggiungere lo scopo, specialmente se i promotori dell’azione sono incapaci. Ma non sará il caso di Giorgetti, che giá Napolitano nominò nel famoso comitato dei saggi nel lontano 2013(!) quando non si riusciva a formare un governo… segno di un apprezzamento bipartisan, che al giorno d’oggi, in una politica che premia solo l’appartenenza, è raro
Quella su Albanese “me la rivendo…
E’ un periodo sempre più confusionario. Trump ha scaricato l’Europa ed anche l’Ucraina; Putin ha ormai mano libera e conquisterà anche il Donbass. Gli Usa non sono più nostri fidati amici e garanti di pace. L’Europa è sempre più sola e presto inizieranno le fratture trai vari membri. Era una cosa bella l’idea di un’Europa unita e solidale, ma poi le cose sono andate diversamente. Ricordiamo le risatine della Merkel e Sarkosy alle spalle di Berlusconi, poi le cose, specie per il francese, sono andate diversamente. Non scordiamo la politica vampiresca della La Garde tutta a favore della Germania. La sudditanza assurda dell’UE alla politica assurda di Biden di non cercare un compromesso con Putin prima di peggiorare la crisi e poi la guerra in cui gli ucraini ne sono vittime ormai da anni; “obtorto collo” ora la soluzione sarebbe l’accettazione della vittoria di Putin. In tutto questo casino c’è anche la fregatura che interessa direttamente l’Italia. Sapete che l’Italia è terza padrona mondiale di riserve d’oro, siamo ricchi? No, grazie all’Unione Europea. Perché? Perché dal momento che siamo membri dell’UE, la Banca d’Italia, titolare detentrice dell’oro, ha ceduto la sovranità alla BCE che ora puo’ decidere su cosa fare del nostro tesoro. C’è un proverbio poco conosciuto che descrive la situazione Ue-Italia: “Quel che tuo è mio, e quello che è mio, forse, facciamo a metà”. Uno dei guadagni ad essere entrati nell’Unione Europea senza essersi presi degli accordi più precisi e sicuri. Non dimentichiamo l’oneroso e sfavorevole cambio Lira-Euro in cui ci siamo entrati ed ancora ne paghiamo le conseguenze; uno dei tanti regali del centrosinistra con la regia del “Professore Mortadella”, che ancora ha il coraggio di pontificare.