Il nuovo mestiere delle armi (e 3 Ps senesi)
Eccoci, dopo il pezzo paliesco, a tornare a parlare di politica estera, nelle sue varie accezioni (soprattutto militari: e la morte di Ratko Mladic casca a fagiolo); ancora una volta, ma mai abbastanza: beati noi, a Sienina, che ci possiamo permettere i fuochi d’artificio. In altre parti del mondo, neanche troppo lontane, quando sentono i botti, bisogna che siano ben dentro ai rifugi…
IL NUOVO MESTIERE DELLE ARMI (E FEDOROV)
Una delle poche certezze di questi perigliosissimi tempi, in cui i venti di guerra spirano più forti che mai negli ultimi (ed anche penultimi) anni, è che il “mestiere delle armi” (citazione dal magistrale film di Ermanno Olmi), con un’accelerazione fra l’altro impressionante negli ultimi mesi, è cambiato in profondità.
Come nel periodo del film di Olmi si era passati dal corpo a corpo, di matrice cavalleresca, alla polvere da sparo (con lo sconcerto di tanti, dall’Ariosto in giù), così oggi siamo alla guerra in modalità ipertecnologica, financo robotica: la parata militare ucraina del 24 agosto scorso entrerà a buon diritto nella Historia, in tal senso. In quella parata, infatti, droni sempre più sofisticati ed autentici robot hanno preso di fatto il posto dei soldati.
Una postilla: il massimo teorico (e pratico) della nuova guerra – con una notizia che ha sorpreso un po’ tutti – lo abbiamo preso noi italiani, come consulente. Quel Fedorov che ha saputo imprimere la svolta robotica alla guerra dell’Ucraina, dopo essere stato estromesso da Zelensky (era Ministro della Difesa), il nostro omologo Crosetto lo ha portato a distruibuire il suo know how a noi: wait and see…
Di norma, il nuovo mestiere delle armi dovrebbe fare diminuire i morti al fronte (che però continuano a morire a frotte, pare: ma dati ufficiali non esistono); di certo, espongono ancora di più al rischio i civili inermi: una delle differenze fondamentali, rispetto alla Seconda guerra mondiale ed oltre, è che oggi si bombarda in modalità stand off, vale a dire senza neanche esporre la propria aviazione militare ai rischi del caso. I primi a provare a farlo erano stati i nazisti, con le V1 e V2: ma era troppo tardi (e meno male)…
In conclusione: moriranno meno soldati (quasi tutti professionisti, anche ben pagati), se non quelli schierati per i macellai alla Putin, il quale del numero di morti nel suo campo si disinteressa (esattamente come il suo idolo Stalin); per quanto concerne i civili, invece, gran brutte notizie: ne moriranno sempre di più; se attaccati, l’eventualità che ti piombi un drone esplosivo di ultima generazione nelle immediate vicinanze è – e sarà sempre di più – ben presente.
Se sia un progresso o meno per l’umanità, non sapremmo dirlo…
LA DIMENSIONE “POST EROICA”, SECONDO LUTTWAK
In un contributo di notevole spessore – comunque la si pensi -, e senza certo allontanarsi dal suo pragmatismo che spesso sfocia nel cinismo, Edward Luttwak (su Il Giornale del 23 agosto), scrive che ormai ciò che lui aveva teorizzato sin dai Novanta, è ormai realtà acclarata: viviamo nella fase “post-eroica” dell’Occidente. Si fanno le guerre, cercando non solo di minimizzare le perdite di militari – come, almeno in teoria, si è sempre cercato di fare (a parte l’Urss, per dire) -, quanto proprio di eliminarle tout court. L’analista statunitense, a scanso di equivoci, è durissimo contro Trump, ed il suo modo di condurre e gestire la guerra all’Iran: per lui, un po’ di marines sugli isolotti intorno ad Hormuz ci sarebbero stati proprio bene, per impedire all’Iran di minare lo Stretto.
Luttwak ricorda come, a fronte di bombardamenti massicci sull’Iran (più di 5mila missioni!), solo due aerei USA sono stati abbattuti, ed i piloti comunque salvati; fino alla provocazione, tipica del personaggio: “i rischi di sorvolare l’Iran sono evidentemente così bassi, da essere quasi paragonabili ai rischi quotidiani che i passeggeri comuni affrontano su alcune compagnie aeree del Terzo mondo”.
Oggi, arrivati alla fase due dell’attacco contro l’Iran (a sei mesi dallo sciagurato inizio), dai missili si passa al blocco economico (o, almeno, ci si prova): e lì, in modo diretto, non muore proprio nessuno, dalla parte USA; sappiamo solo chi ringraziare, quando andiamo a rifornirci di carburante. Era successo anche per l’Ucraina, con il gas in particolare? Certo, ma lì si trattava di difendere una Nazione sovrana aggredita; qui, purtroppo, è un’altra cosa: ed il regime teocratico è sempre al suo posto, più feroce che mai contro i suoi stessi sudditi…
MORTO MLADIC, IL BOIA DI SREBRENICA
Ratko Mladic è morto – solo come un cane, malato da tempo, in carcere -, ed è morto proprio come meritava: senza neanche l’onore delle armi, armi che lui aveva invece rivolto – quasi sempre in modo vigliacco – contro gli altri. Molto spesso civili.
Aveva iniziato a fare macellare gente già ben prima del genocidio di Srebrenica (luglio 1995), durante l’assedio di Sarajevo ed anche ben prima: molti che lo hanno conosciuto ritenevano che provasse piacere, nell’uccidere (bosgnacchi islamici; cattolici croati; potenziali nemici interni, serbo bosniaci come lui). Gli sprigionava le endorfine, il sopprimere altrui vite.
Anche la figlia Ana – saputo della grande bontà del padre – decise non solo di uccidersi, ma di farlo con una pistola a lui stesso appartenuta: studiava Medicina a Belgrado, in prospettiva di salvare vite umane. Antitesi perfetta del magistero paterno.
A Belgrado, lo vorrebbero omaggiare con un solenne funerale di Stato, nonostante la condanna per genocidio e crimini contro l’umanità, e la cosa stupisce solo chi non conosca la polveriera balcanica; i tifosi della Stella Rossa, da par loro, gli hanno già reso degno omaggio: qualificandosi per quello che sono.
Ricordiamoci che l’ipernazionalismo serbo – legatissimo a quello russo e panslavo (ma nei Novanta, la italica russofilia era marginale, a differenza di oggi) – nacque dall’esaltazione di una battaglia (una sconfitta, peraltro) del 1389, usata strumentalmente dalla politica serba, sin dalla fine degli Ottanta, per eccitare gli animi. E non c’erano neanche i social: meditate, lettori, meditate…
Ps 1 Situazione MPS: a livello di Cda, in settimana scorsa è arrivata una mezza (anche due terzi, diciamo) chiusura dal Banco popolare di Milano all’offerta di Lovaglio, dopodiché giovedì si è registrata, invece, una mezza apertura da parte di Generali (assicurazioni), che controlla la maggioranza assoluta della omonima banca (un po’ come, illo tempore, la Fondazione con banca MPS). Come ciliegina, l’intervista di Cimbri, dominus di Unipol: il quale, dando come cosa già fatta la vittoria di Intesa e dunque di Unipol, avrebbe garantito che la senesità del Monte sarebbe comunque, in qualche modo, garantita. Un contentino da dare in pasto ad istituzioni ed opinione pubblica, oppure ci potrebbe essere sostanza?
Ps 2 La settimana scorsa, ci ha lasciati il professor Michele Zappella (classe 1936), luminare della psichiatria infantile, autismo in particolare; nei primi anni della mia presidenza, la sua quasi ieratica figura spesso era presente agli eventi in Sala storica, anche con interventi personali che impreziosivano sempre le conferenze. In Fortezza, un lustro or sono, presentò con me “Bambini con l’etichetta – Dislessici, autistici e iperattivi: cattive diagnosi ed esclusione” (Feltrinelli)”: in qualche modo, credo di potere dire essere quello stato il suo autentico libro testamento. L’empatia la aveva con i bambini, è facile immaginare; ma la praticava anche con gli adulti: la sua pacatezza nell’argomentare era un antidoto alla fogna “socialista”. Mi piace ricordarlo come una sorta di Socrate contemporaneo, nel modo di porsi; e la dedica del suo libro, ben stretta me la tengo…
Ps 3 Mercoledì scorso, evento davvero ben riuscito nell’Istrice, con la presentazione di un articolato volume sulla battaglia di Camollia, della quale – come più volte ricordato – ricorrono quest’anno i 500 anni (25 luglio 1526): libro scritto a plurime mani, con contributi tutti stimolanti (nonché immagini da tenere ben presenti). Chapeau.
A proposito, per la mia Passeggiata del 26 settembre sull’argomento, siamo ben presto arrivati al sold out completo; stiamo dunque valutando di fare un bis: chi fosse interessato, mandi una mail a booking@operalaboratori.com (oppure chiami lo 0577 286300). L’argomento interessa, e ciò fa piacere: il “derby” con Montaperti (ove peraltro lo scrivente parlerà, il pomeriggio del 4 settembre, con la professoressa Cortese e Giovanni Mazzini) è dunque apertissimo…









Unipol (di proprietà della coop) dovrebbe spiegare cosa vuole farci con le migliaia di lauti stipendiati della direzione generale e del centro servizi, se acquisterà solo 600 filiali e tali strutture sono già abbondanti per 1400.
Anche a fronte di delisting e spezzatino, siccome cane non morde cane e sopratutto cane rosso non morde cane rosso, il sempre ottimo Giani s’è affrettato ad applaudire lo ‘chef’ Cimbri, che ci sta servendo un bel menu a base di spezzatino con contorno di tanti piselli
Concordo.
Aggiungo che alle nostre latitudini ( comune, provincia ecc. ecc.) mi sembra che l’incompetenza regni sovrana, anche solo per replicare alle varie esternazioni, in una battaglia in cui Siena conta ben poco
Fausto
Trump rappresenta bene la confusione dell’America attuale: un miscuglio tra la volontà di mantenere una posizione di dominio e il desiderio di tornare a casa ed isolarsi.
Le manifestazioni serbe in onore di mladic ci ricordano che i conflitti balcanici sono soltanto sopiti e che la volontà di aderire all’unione europea è dettata solo da mera convenienza.
Intanto la guerra economica con la Cina è sostanzialmente persa e gli USA pretendono di riequilibrare i conti. Con queste premesse, il futuro europeo (a trazione economica) appare davvero incerto.
Come scrive giustamente l’Eretico, beati noi che ci si può dilettare con i fuochi d’artificio casarecci (non solo il Nicchio).
Non siamo mai stati così vicini, negli ultimi anni, ad un confronto militare fra Nato e Russia: il fatto di Lipsia di inizio agosto pare essere scappato di mano, per così dire. Speriamo si resti al refrain di sanzioni da innalzare e moral suasion diplomatica, perché altrimenti il passo successivo sono direttamente i missili.
A quel punto, fine dei fuochi di artificio post palieschi, e riscoperta di tunnel e gallerie, dove andare tutti insieme, magari ad intonare qualche stornello contradaiolo di una volta, tipo all’inizio del Covid…