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La domenica del villaggio: Le Pen, “2019” et alia…

- 14/12/15

Appuntamento cultural-domenicale all’insegna di una riflessione sulla politica francese di oggi – ad un mese esatto da Bataclan -, partendo dal passato, più o meno remoto; in più, una sintesi della fortunata presentazione del romanzo ereticale “2019”, tenutasi venerdì alla libreria Senese, in Via di città.

Infine – come ormai di abitudine -, altra toccatina enogastronomica…

Buona lettura, dunque!

 

FRANCIA: CHI SI MERAVIGLIA, IGNORA…

 

Dunque la barriera antilepenista, l’asse Sarkozy-Hollande ha retto, per ora, alle amministrative francesi: e non possiamo che esserne contenti.

Ma a noi – oggi ed in questa sede – preme piuttosto segnalare un aspetto che è indubbiamente figlio dei tempi giornalistici (tristi assai) che stiamo attraversando: anche (soprattutto?) dal punto di vista storico.

A parte i migliori editorialisti – che hanno fior di preparazione storica alle spalle, di solito – assistiamo a giornalisti,  in generale preparati, che sembrano avere scoperto all’improvviso che la Francia ha ANCHE un’anima destrorsa, che adesso – o nel 2017 alle Presidenziali – c’è il rischio che prevalga: costoro, hanno mai sentito vagamente parlare di Vichy, ma anche di Maurras, o della Vandea, o financo dell’OAS? Davvero incredibile, come giornalisti di quasi tutte le principali testate giornalistiche nazionali (per tacere delle televisioni) si meraviglino di ciò di cui è assurdo meravigliarsi, o presentino come novità, ciò che è sic et simpliciter un’emersione della France eternelle.

A maggior ragione, ad un mese esatto dalla strage del 13 novembre: il giorno – molto più del 7 e del 9 gennaio di questo annus horribilis – che ha cambiato il volto della Francia.

Sarà un caso, che i giovani giornalisti di oggi (intendendo quelli sotto i 50, sic), in linea di massima NON conoscano la Storia, se non per sommi capi (quando va bene)? Pensate ai Montanelli, ai Mario Cervi (scomparso un mese fa), ad un Bernardo Valli ancora ben scrivente, e ditemi voi se ne esista uno “giovane”, in qualunque forma a loro paragonabile. Mai giornalismo e conoscenza della Storia sono stati così lontani: così è, se vi pare…

 

“2019”: UN INCONTRO DAVVERO RIUSCITO

Stucchevole, l’autocelebrazione, ma quando ci vuole, ci vuole: l’incontro di venerdì è stato davvero un successo. Non solo e tanto per la presenza quantitativa di pubblico (che fa sempre piacere, sia ben chiaro), ma perchè si è riusciti a penetrare lo spirito di un libro, senza svelarne i colpi di scena: essendo un thriller a sfondo religioso, era sacrosanto che così fosse.

Merito precipuo di Simonetta Michelotti, che in 21 minuti ha presentato il romanzo; un paio di cose, mi permetto di riprenderle in questa sede.

In primo luogo, in un passaggio la Michelotti ha tirato fuori Umberto Eco: in effetti, un po’ di sana erudizione mistica-storica-civica (se così si può dire) nel libro è presente, e mi fa piacere che sia stata colta dalla relatrice. Il libro ovviamente può piacere o meno, ma è indubbio che questo elemento sia ben presente: con la speranza di avere arricchito la conoscenza del lettore medio, senza averne troppo appesantito la lettura.

In secondo luogo, Simonetta Michelotti ha centrato in pieno lo spirito del libro, allorquando ha puntato sulla guerra di religioni in esso presente: il Dio cattolico, l’Islam radicale ed il Dio denaro.

Stimolanti gli interventi: Simone Poli, che ha citato un passaggio “spagnolo” davvero fra i più emblematici del libro; Alberto Cornice – attivissimo, per quanto tenuto a bada dall’augusto padre – con la sua gustosa provocazione (“non bisogna portare i ragazzi ai musei!”), che ha creato un po’ di trambusto, in una sala connotata da una alta percentuale di docenti di vari ordini e gradi. E che dire dell’intervento finale del Superavvocato Luigi De Mossi? Che chi non era presente, anche per questo ha avuto torto.

A Cecilia Rigacci, che mi ha chiesto se ci poteva essere un messaggio preciso e specifico in questo libro, abbiamo risposto che uno in particolare non c’è, se non quello – ovvio, ma mai così attuale – di vivere il proprio credo religioso in modo alieno da fanatismi.

Suggerimento che vale per tutti: compresi quelli che, al primo posto del loro Olimpo personale, inseriscono il Dio denaro…

 

UN RISTORANTE DA EVITARE

 

Già l’ambiente si presenta all’insegna della più kitsch paccottiglia storica, con simboli e richiami vari ai Templari; ma il peggio non è ancora venuto: il cibo è sì servito in grande quantità (diamone volentieri atto), ma i piatti assaggiati sono unti, intrisi di una quantità di olio che – per restare al tempo dei Templari – sarebbe stata sufficiente a respingere, dalle alte mura, l’attacco di un ben nutrito ed agguerrito esercito.

Come non bastasse, ad un certo punto la musica in sottofondo – fino ad allora, almeno, non invasiva – inizia ad essere sparata a tutto volume. Senza che se ne riesca a comprendere il recondito perchè.

In Strada di Pian del lago 31, in zona “vecchia miniera”, c’è infatti “La braceria dei Templari”; venendo da Pian del lago, è sulla sinistra della strada: ma conviene continuare a dritto, date retta…

15 Commenti su La domenica del villaggio: Le Pen, “2019” et alia…

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  2. Eretico scrive:

    Solo per avvertire che la prevista presentazione del libro di Lorenzoni su Davide Lazzaretti – prevista per domani, alle 18, alla Senese – è stata annullata, a causa di un gravissimo lutto che ha colpito improvvisamente l’autore nelle scorse ore.

    L’eretico

    • Edoardo Fantini scrive:

      Un amico mi chiede di intervenire sul primo paragrafo di questo blog, inerente all’argomento Vichy- Le Pen, e solo per quest’amico scrivo, visto che la Storia (la maiuscola è sua) divulgata dall’Eretico merita sempre meno risposte. C’è da augurarsi che gli scritti di questo “splendido” sito non superino i confini di Siena: Stellino, Taverne d’Arbia, Monteroni…Veniamo a noi. Il regime di Vichy fu un amministrazione retta da soli francesi, relativa ad una zona della Francia che anche se si e era arresa ai tedeschi nel 1940 fu sempre normata da leggi francesi; Il nazionalsocialismo tedesco non è da considerarsi di destra non avendo alcun similitudine con il liberalismo; il movimento dei Le Pen è completamente al di fuori dal nazionalsocialismo e dal fascismo.

      • Eretico scrive:

        Caro Edoardo,
        sentivamo tutti la tua assenza, ed eravamo di ciò quasi preoccupati. Nonchè incuriositi su chi sia l’amico che ti esorta a scrivere: non lo poteva forse fare lui personalmente?
        Vichy fu retta “da soli francesi”: formalmente, non c’è dubbio (curioso che tutti i maggiori storici – a parte il Fantini – lo chiamino “regime collaborazionista”, ma lasciamo perdere); ed in ogni caso, ciò non contrasta in nessun modo con ciò che ho scritto: si potrà almeno dire che Vichy – a quell’epoca gli steccati valevano – era leggermente di destra e vagamente allineato al Terzo Reich?

        Mi dispiace infine per te: il blog arriva molto, molto oltre Monteroni o Stellino, e se a te tutto ciò provoca fastidio, non ti resta che smettere di leggerlo e – come già ti suggerii tempo fa – crearne uno tutto quanto tuo.
        Capace sicuramente di avere più lettori di questo, stanne certo…

        L’eretico

        • Edoardo Fantini scrive:

          Il mio amico non si sente abbastanza ferrato a scrivere di storia, tuttavia non può credere che il nazionalsocialismo sia mai stato di destra e non posso dargli torto: si è mai visto un socialismo di destra? Il regime di Vichy non fu formalmente ma giuridicamente francese, chiedi al Super Avvocato e lui ti potrà spiegare la differenza. Il tuo blog lo leggo anch’io da Torrenieri, evidentemente hai ragione che è seguito al di là di Monteroni!

          • antonio scrive:

            fantastico! vichy fu un una “cosa” voluta dai francesi e da loro liberamente “gestita”… si, così come i tedeschi, andarono in gita premio a Parigi, gli piacque così tanto che vollero rimanerci qualche mese. grande!

  3. anonimo scrive:

    Caro prof
    Non capisco perche prenda posizione contro la Lepen.
    Ti devo dire che non vi è un Francese che mi è simpatico. Anche quando assisto alla partita a scacchi e gioca il francese mi alzo e vado via. Non sopporto quel tipo di parlata e meno apprezzo i modi di fare.
    Ma detto questo, due partiti decotti contro una signora e vincere di misura. Io la chiamerei vittoria di Pirro.

  4. Simone Poli scrive:

    Caro Raffaele

    la differenza implicita che emerge nel tuo romanzo (e qui sta la sublimazione postuma che mi ero prefissato di spiegare dopo la prima lettura) è fra religione dell’aldilà e religione dell’aldiquà.

    L’indifferenza si oppone anche alla religione civile, ma non per questo il relativo impegno di chi la professa, soprattutto con l’esempio, arriverà mai a teorizzare l’assassinio politico. E se non lo teorizza figuriamoci se lo giustifica.

    Sta qui lo iato fra teologia e religione , anche se dobbiamo ricordare la lezione di Schimtt che ha rinvenuto proprio nell’asse amico-nemico lo specifico categorico della politica.

    Amico nemico, soprattutto quando si decide sull’eccezione, sul caso sovrano privo di regole precostituite o semplicemente sui rapporti di forza.

    Rapporti di forza , cioè estremo realismo.

    Spettacolarizzazione , cioè estrema mercificazione.

    La forza mentale tuttavia – quella ovviamente che ha la sua base nel cuore e non nelle viscere – sa distinguere fra corpo a corpo caloroso (dove esistono i fuochi del pensiero) e piaggeria (anche qui le temperature dei corpi si toccano ma prevale l’untuosità, un velo che non ci consente di sentire la nuda carne, di non avere tatto). E infatti, oltre all’abuso di potere, non ha tatto nemmeno il servilismo.

    Chi ha forza calma invece si ritrova in un dettaglio istintivo, immediato : preferire comunque e sempre l’autenticità.

    Sembrerà incredibile in quanto oggetto della conoscenza e non della fede, ma esiste una verità falsa e una verità autentica.

    Faccio sempre quest’ esempio.
    Se esistesse il destino la realtà sarebbe vera ma non autentica.
    E’ autentico soltanto quello che viene vissuto liberamente.

    Senza libertà non c’è autenticità. Senza autenticità non c’è responsabilità. Senza responsabilità non c’è scelta. Senza scelta non c’è giudizio né giustizia. Senza giustizia – senza cioè quell’equilibrio che ci proietta nel bene e nell’armonia di se stessi, non c’è bellezza dello stare insieme.

    E senza quest’ultima non c’è religione, nemmeno quella civile, perché manca appunto un legame, una ragione per stare insieme che come minimo dev’essere una ragione civile.

    Da qui l’impegno come religiosità laica.

    Io ammiro senza condizioni chi fa politica (che non è fare commercio con il proprio potere).

    Fa politica chi si sottomette non a un dio ma al giudizio collettivo ed essendo in buona fede implora il giudizio critico, come unico giudizio che lo rende autentico nel suo spirito di servizio.

    Amo la politica che ama il giornalismo , perchè ne riconosce la funzione fondamentale.

    Il politico che censura preventivamente ogni valutazione ed ogni informazione ha come orizzonte la conservazione del proprio potere (cioè vuole il destino, vero ma falso).

    Il politico che raccoglie le osservazioni, le informazioni indipendenti, esaminandole a fondo, pesandone il nucleo argomentativo e ringraziando per quello che si usa definire contributo per il bene collettivo -l’esatto contrario dell’interesse privato- è il politico della religione civile, lo statista che pensa alle nuove generazioni.

    Mai governerebbe con un’ombra se gli serve la luce, mai rinuncerebbe allo sguardo lungo, al futuro.

    E vuoi sapere precisamente cosa intendo per ombra ?

    Intendo proprio il perturbante, quello che hai messo nel titolo del capitolo citato.

    Il perturbante infatti ci è familiare ma deve stare nascosto.
    Il perturbante è l’evidenza che non vogliamo vedere.

    Sono solito dire che la preghiera musulmana – visivamente – è magnifica in quanto esprime la volontà di una sottomissione che trasforma il basso nell’alto (ribalta la prospettiva).

    Ma non posso affermare che è completa e cioè bellissima, perché mancano le donne.

    Pensa se ci fossero anche le donne !

    L’inchino profondo che omaggia più l’estasi che la potenza (più il ricevere che il dare, più la grazia estetica ricevuta che la richiesta di protezione) è un gesto che ci viene di fronte alle cose belle che ci lasciano senza parole.

    E’ un gesto di compensazione, senza saremmo travolti, spazzati via.
    Lo facciamo nel cuore, spesso (senza pensarci).

    Nel tuo romanzo le donne hanno un ruolo mercuriale , connettivo, di trapasso.

    In apparenza minori, smuovono tutto.

    Smuovono quello che negli uomini sembra affidato al destino (vero ma falso). Seguire la volontà di dio come si segue il destino…

    Le donne fanno la mossa del cavallo (come direbbe Foa).

    Se mi passi l’analogia mi viene da pensare (spalla a spalla) che i falsi fronteggiamenti potrebbero essere smascherati da una donna (che non ha bisogno di percepire la virilità dell’apparenza per farsi piacere un compagno di vita sociale od erotica).

    Non sempre dove mancano le donne manca la pace… (tanto che gli uomini hanno inventato la madonna per angelicarle tutte – vedi Ida Magli ).

    Ma quello che mi sento di affermare senza tema di smentite è che il presupposto teleologico della religione civile è sicuramente l’uguaglianza.

    Quella che tu percepisci in partenza (come dimostra l’impunità degli stupratori) purtroppo coadiuvati dalle figure locali che non hanno venduto soltanto l’utilizzo di una camera ma la dignità.

    Il dolore (sempre lei…) è per un’ uguaglianza di fronte alla legge e al buon senso che sta venendo meno.

    Dove prevale l’interpretazione di comodo.

    Il dolore è per il disimpegno : in una parola per il disincanto.

    E’ un romanzo sul disincanto senese che nemmeno la violenza potrà scuotere o ridestare.

    A meno che (religiosamente) una nuova civiltà senza il destino rappresentato dal potere (il vero ma falso potere dei soldi) non rinasca da queste macerie.

    Il potere è vero ma falso.

    La libertà è autentica (e tu hai mostrato di essere un uomo libero).

    Detto questo mi rimane una considerazione finale : le opere che suscitano una riflessione sulla percezione di sé e della realtà creano una bolla di pensiero capace di autoalimentarsi . Sono un albero che ha le radici universali nel cielo della religione laica.

    E Tu sei veramente legnoso…

  5. Lo Smemorato scrive:

    Il post descrive cose assolutamente evidenti sulla Francia (già note, peraltro, anche oltre Taverne). Chi frequenta il Paese può testimoniare anche un talvolta latente antisemitismo.
    Però a mio avviso questa lettura del fenomeno Lepen è molto riduttiva e lo stesso Fn non è (più) un partito di nostalgici.
    Il Fn è un partito che si oppone fermamente all’ordoliberalismo che imperversa nell’UE e che, dunque, si pone come unica alternativa alle élites attuali. Il front républiquain non ha a che fare con la democrazia, ma come la Grande Coalizione in Germania, o il Patto del Nazzareno in Italia servono a “mettere le decisioni al riparo dal processo democratico” (Monti dixit).
    Per l’Italia, poi, si aggiunge il gatekeeping del M5s e la nuova legge ipermaggioritaria.
    Dove il giochino non riesce, si chiudono le banche e si affamato i cittadini. Cosa succederà in Francia nel 2017, in questo senso, sarà molto interessante.
    Io spero che il Fn vinca. E certo, Dio ci liberi, non sono fascista!

  6. Lo Smemorato scrive:

    OT: 90 licenziati al pastificio Amato.

  7. Off topic scrive:

    Una curiosità Raffaele, che è fuori contesto rispetto a questo post. Stamani campeggia sulla stampa l’assessore alla sanità Saccardi che ha donato un televisore ad una casa accoglienza. Secondo te c’è un modo di sapere se è stato pagato di tasca sua o con i soldi della regione o di uno sponsor? Giusto per trasparenza.

    • Eretico scrive:

      Ad “off topic”: con questa gente, a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre…comunque cercheremo di saperne di più, e la domanda, comunque, è più che legittima!

      All’ottimo Fantini, che scrive per delega dell’amico inabile a scrivere cose storiche (dunque delega a lui): tutto ciò che scrivi, non contraddice in niente ciò che avevo scritto io, che, tra l’altro, avevo incentrato il mio pezzo non certo sulla collocazione politologica del Fn, bensì sul rapporto fra attualità francese e pressapochismo del giornalismo italiota medio.
      Chapeau per avere colto – ancora una volta – nel segno…

      L’eretico

  8. semplici8 scrive:

    Professore, se un giorno scriverai degli Apaches Mescaleros, il Fantini infilera’ un po’ di fascismo anche lì.

  9. Paolo Fioravanti scrive:

    Ha ragione l’Eretico a meravigliarsi della meraviglia sui risultati del FN. Il giornalismo italiano ingolfato da decennni in guerre civili si è sempre occupato di estero con occhiali italioti deformanti. Rara eccezione la Valensise del Foglio. Il giornalista italico, come l’italico medio, dopo un fine settimana a Parigi, credo di pontificare sulla Francia profonda. Il connubio tra questa superficialità e l’ignoranza storica di base sono un’ottima miscela per le castronerie giornalistiche in oggetto. D’altra parte l’Eretico non scherza con il suo cacciucco storico che mescola Vichy con la Vandea (stoccafisso con salsiccia di cinta)..e poi ci si sorprende che la scuola italiana sforni dei Renzi.

  10. ale benve scrive:

    ciao Prof ho finito ora di leggere il tuo libro: mi è piaciuto molto.
    Come MPS connection anche questo libro leggendolo mi genera un senso di angoscia (non è una critica ovviamente); questo sentimento mi viene fuori nel leggere come descrivi la nostra città bella ma dannata per colpa dei suoi abitanti; io la vedo così.
    Alla fine del libro scrivi che l’attentato in piazza aveva avuto un effetto similare a quello della peste ma poi concludi facendo capire che a Siena non può cambiare niente (il comune da il permesso di costruire gli alberghi fuori fontebranda). Quest’angoscia la provo tutte quelle volte che vado per il corso a fare (raramente) la classica giratina con la famiglia; vedo tanta gente sorridente che fa finta che non sia successo niente e sopratutto che non si preoccupa per il futuro dei propri figli che sono destinati “all’esilio” (che forse non è un male). Nell’ultimo capitolo colgo un pò lo spirito di Giovanni Papini “Amiamo la guerra”; a Siena la guerra c’è stata davvero il problema è che non è fregato un cazzo a nessuno…
    Un’ultima cosa: fra i personaggi buoni e onesti in 2019 hai inserito il sindaco e l’arcivescovo; ti mancava di citare il tuo amico della curia e poi erano tutti.

    a quando il prossimo.
    ciao
    Ale Benve

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