Eretico di SienaIl Palio ai tempi del Covid (e Vitello) - Eretico di Siena

Il Palio ai tempi del Covid (e Vitello)

- 02/07/21

Nel momento in cui si scrive, ci si starebbe avvicinando all’ora X, ed invece siamo sempre all’ora Y, e ci si resta: per la terza volta, niente Palio.

Quello che sarebbe stato il consueto dilemma antropologico di giornate come questa (per i “duri e puri”, si vive solo di carriera e post carriera, fanculo il calcio, Italia compresa; per i “meno duri e, soprattutto, spuri” – quorum ego -, carriera ma anche – salvo belle sorprese – uno sguardo alla partita della Nazionale), oggi non si pone tout court: il Covid 19 ci toglie anche questo problema, suvvia…

 

PILLOLINE DI HISTORIA

Si può restare alieni dalla retorica, parlando di Palio in terra di Siena? Molto, molto difficile: vale almeno la pena il provarci, però. Per intanto, anche a margine di quanto scritto altrove su questo “non Palio” (segnalo un pezzo, denso di cose su cui riflettere, di Wiatutti, per esempio), solo una precisazione, un po’ da feticista delle date, ma non solo: quando si riprese a correre il Palio nel 1945, il 20 agosto (Palio molto intenso, diciamo così), la guerra era certamente finita sui fronti occidentali, ma non su quello del Pacifico. Il Giappone, infatti, si arrese solo il 2 settembre 1945.

Così come, durante la Grande Guerra, nel 1914 – con la violenza che divampava, eccome se divampava – in Europa, il 16 agosto 1914 si corse lo stesso, fregandosene altamente del contesto: la Tartuca arrivava prima al bandierino, mentre i tedeschi entravano a Liegi, in attesa di essere fermati ai primi di settembre sulla Marna dai Francesi.

Si fa per chiacchierare, ovviamente…

PIOVENE AL PALIO

Oggi, quindi, niente Palio, per la terza volta (e ad agosto – come deliberato in settimana all’unanimità dal Consiglio comunale – sarà la stessa, identica cosa): non gaudeamus, igitur. Capisco che sia un ripiego – forse lo è sempre, la Letteratura – ma personalmente, in questi “quattro giorni di non Palio”, mi sono ripreso in mano una stimolante antologia di testi su Siena e su ciò che una volta si faceva il 2 luglio ed il 16 agosto: “Siena la città del Palio – Le affascinanti vicende di una delle più famose e travolgenti manifestazioni popolari italiane rivivono in un’accattivante panoramica di scritti, aneddoti, personaggi e atmosfere”. Il tutto, ad opera del selvaiolo Mario Verdone (Newton Compton editore, 1986: non so se ancora reperibile).

Difficile scegliere l’autore giusto (il Tozzi su Fontebranda, per esempio? Me lo tengo per altra occasione, suvvia; il Curzio Malaparte sulla differenza fra la parlata senese e quella fiorentina? Idem); alla fine, ho optato per un evergreen come Guido Piovene, grande affrescatore di viaggi, nonché figura che andrebbe se non riscoperta, di certo riletta e gustata. Giusto un paio di assaggi, per ricreare l’atmosfera paliesca (di un Palio che ovviamente non è più quello: se sia meglio o peggio, ognuno stimoli i neuroni che ha).

“Ho assistito a una festa di contrada. Raccolto nel sagrato davanti alla chiesa, vedevo questo popolo che in Italia è il più pittorico, nel senso che ogni individuo, bello o brutto che sia, ha una bellezza pittoresca, anche i deformi; tutti precisi, come incisi, e quasi ricavati dai modelli dell’arte. Nei canti, nei giochi, nell’allegria tutti assumono naturalmente lo stile dell’aristocrazia popolaresca”.

Retorico? Un pochino sì, ma glielo concediamo.

Dopodiché, il buon Piovene descrive il suo incontro con una nobildonna senese (d’altro canto, allora l’aristocrazia stava esalando il suo, sempre più flebile, canto del cigno: si era nella seconda metà dei Cinquanta):

“E una signora, aristocratica questa, mi diceva nel suo palazzo: “é una malattia invincibile; ci sono stata dentro sin da bambina. Tante volte ho creduto di avere superato il Palio intellettualmente. Ma quando, negli ultimi giorni, sento i tamburi che passano nelle strade, e so che la Lupa corre, divento pallida, è più forte di me”. Come i primi giocattoli dati alla monaca di Monza furono immagini devote, qui i primi giocattoli dati ai bambini sono bandiere con i colori della contrada”.

CONTRADAIOLI, GIOVANI E MENO GIOVANI

Efficacissimo, questo collegamento con il Capitolo IX del capolavoro manzoniano; anche inquietante, se vogliamo: in quel caso, c’è da preparare la fanciulla in fasce, Gertrude, ad un futuro di monacazione coatta, mentre tutto sommato, a Sienina, se un ragazzo vuole allontanarsi dalla Contrada, dopo averla frequentata un po’, non pare che le forze dell’ordine vadano a raddrizzarlo.

Così come tanti arrivano da adulti, da grandicelli, a fare vita di Contrada, dopo non averci messo piede da ragazzi: e da una parte sono i migliori, perché arrivano determinatissimi nonché pieni di voglia di attivarsi; dall’altra, spesso si dimostrano temibilissimi, a rischio di puro fanatismo (“talebanismo contradaiolo”?), come sempre avviene a chi scopra certe cose – non faremo altri esempi di scoperte tardive, per carità di Patria… – solo qualche anno, o decennio, dopo l’età abituale per farlo.

Insomma, che dire in conclusione? Speriamo che il lungo digiuno possa avere almeno fatto bene alle Contrade, le quali per esempio hanno rafforzato il loro lodevole aspetto solidaristico, Covid regnante; augurandoci, as usual, un Palio futuro, complessivamente inteso, fatto più di  Contrade e meno di fantini; per il resto, ad majora!

 

Ps Caso Rossi, prima audizione in Commissione parlamentare (monocamerale) di inchiesta: ieri è stato a lungo sentito il Procuratore Capo di Siena, dottor Salvatore Vitello. La sua ricostruzione – che pure ha messo in luce alcune “incongruenze” (spiegabilissime con il contesto dell’indagine, peraltro: nel mio libro, in uscita il 9 luglio, si spiegherà nel dettaglio il perché), non è piaciuta per niente alla famiglia; ci rivolgiamo al fratello di David Rossi, Ranieri, che è un ricercatore, una persona che immaginiamo abbia una forma mentis scientifica: perché affermare – come riportato dall’odierno Corriere di Siena – che la consulenza Cattaneo Zavattaro indicherebbe una colluttazione fra il fratello e qualcun altro (lasciamo stare la televisione, andiamo per tabulas), visto che così non è assolutamente?  Se Ranieri Rossi ha letto il documento in questione, e con attenzione, non può che concordare con il dottor Vitello; se non l’ha letto, allora è, ovviamente, tutt’altra questione…

6 Commenti su Il Palio ai tempi del Covid (e Vitello)

  1. Il resiliente scrive:

    Una rinascita di Siena passa anche dalle contrade e da un differente approccio al Palio.
    La mostra degli “assassini” e la tradizionale messa del fantino (in assenza di giostra) non sembrano andare in questa direzione.
    Tanti giovani, finite le superiori, lasciano Siena per andare a studiare altrove (estero, Milano, Roma ecc): torneranno?
    La sensazione è che queste saranno generazioni di “quattrogiornisti” con la città lasciata definitivamente in mano a pensionati ed alle loro badanti

  2. Daria gentili scrive:

    Mi sembra che anche sopra il Palio aleggi un venticello……ho la sensazione che manchi un po’ di quella di sana libidine di una volta e che anche nelle contrade prenda piede il fenomeno degli chic. Già il Palio ( e non mi riferisco solo alla corsa in se) si trova ad affrontare tanti nemici esterni, non vorrei che questi nemici, invece di trovare una realtà unità ed anche un po’ i…….a, trovassero chi apre loro le mura dall’interno.
    Saltando di palo in frasca, ma che poi a ben guardare non è che un altro lato della stessa medaglia, la fine che ha fatto il Monte dei Paschi ancora non insegna nulla?

  3. Ranieri Rossi scrive:

    Caro Eretico, io gli atti li ho letti tutti e molto bene, e li so anche interpretare dal momento che molti di questi richiedono competenze scientifiche. A parte questo giusto un esempio, ti sei informato se il Dottor Vitello e i PM abbiano mai utilizzato per le loro indagini e conclusioni le foto in digitale della scientifica? Foto che si possono ingrandire e che sono di qualità nettamente superiore a quello che mi risulta abbiano usato loro (foto di bassa qualità di una relazione in pdf della scientifica). Questo lo sapevi? Giusto per fare un esempio, poi forse non avrebbero scambiato muschi e licheni per tracce di scarpe e qualche ferita in più l’avrebbero notata. Scommetto che quelle foto non le hai manco tu, sbaglio? Per quanto riguarda Zavattaro lo dice lui della colluttazione mica me lo sono inventato io, ascolta qua https://drive.google.com/file/d/1ewN7jASvJJZ_sjE6AnLKMOaYEwVKJlww/view?fbclid=IwAR1_zQdewU6XUhZkoxaoJJ17yxMUnRDW7i1050iFCK9ZIt6xDqWcOCO71Y0

    • Eretico scrive:

      Caro Ranieri,
      per intanto apprezzo quantomeno il tono – civile e pacato – del tuo intervento, ben diverso da altri cui ti sei abbandonato (uso il “tu”) in giornata. Davvero alquanto differente.
      Io credo che prima di criticare un libro, lo si dovrebbe almeno leggere; in ogni caso, scusa se te lo dico, ma mi stai dando ragione in pieno: il Colonnello Zavattaro – che peraltro non è un medico legale, come certamente benissimo sai – a Quarto grado prese quella posizione, che segnali ai lettori. Peccato che, nella consulenza Cattaneo (lei, medico legale)-Zavattaro, la colluttazione venga nei fatti esclusa, come infatti ha testè ricordato davanti alla Commissione il Procuratore, dottor Vitello. Mi stupisco, mi meraviglio davvero che questo “dettaglio” ti sia sfuggito.
      Io sono ancora all’antica: per me, ciò che è scritto sulle consulenze date ai Giudici, vale più – molto di più – di ciò che si dice in prima serata, a favore di telecamere; è uno dei tanti difetti che ho, che ci vuoi fare? Tu forse preferisci la Giustizia gestita dai palinsesti televisivi, io no (pur riconoscendo l’importanza che la Tv può avere in certi casi, purchè l’uso delle fonti sia realmente serio ed il pluralismo garantito)?

      Buona domenica, l’eretico

  4. Ranieri scrive:

    Caro Eretico,
    come fanno tanti che non hanno argomenti, non hai risposto alla mia domanda, svicolando su altro. Quindi mi immagino che tu non abbia visionato le foto dell’autopsia, quelle della scientifica, che tu abbia mai letto i verbali dell’udienza camerale, quelli di Genova ma che tu ti sia semplicemente limitato solo a quello che è stato messo on line dalla Procura in risposta alle trasmissioni televisive. Per quanto riguarda le affermazioni del Colonnello del RIS Zavattaro vorrei farti notare un paio di cose che peraltro dovresti conoscere bene:
    1) se un Colonnello del RIS va in televisione a fare certe affermazioni è stato autorizzato a farlo da parte dell’Arma che evidentemente è della sua opinione, quindi queste affermazioni pesano come un macigno
    2) di possibili ferite da colluttazione nella consulenza Zavattaro-Callaneo (lei medico legale) si parla a pag. 163 “…tali lesioni, se non giustificabili da eventi accidentali o volontari, potrebbero far pensare ad un intervento da parte di terzi (ad esempio una colluttazione) avvenuta prima della precipitazione”.
    Poi naturalmente nella pagina successiva (Dr Cattaneo) afferma che dal momento che non si è trovato DNA di terzi sotto le unghie o sul corpo di David l’ipotesi della colluttazione non è verosimile.
    Orbene, vorrei solo obiettare che non è prassi graffiare le persone quando si è aggrediti e soprattutto che il DNA dopo 3 anni per processi di saponificazione in un cadavere mal conservato tende a degradarsi, quindi impossibile da trovarsi anche se ci fosse sul corpo di David. Infatti in alcuni di quei campioni prelevati dal corpo di David in corrispondenza delle lesioni (si pensa in corrispondenza perché non erano più visibili) non è stato neanche trovato il DNA di David stesso! Se i PM si fossero abbassati a leggere la consulenza della Dr Marina Baldi (la consulenza sul DNA non l’ho fatta io ma ci siamo avvalsi di uno dei migliori biologi molecolari forensi e non medico legale che di DNA non ci capisce un h) forse le cose avrebbero preso un’altra piega. Come vedi ci sono molte cose che non sai e potevi informarti decentemente prima di scrivere un libro.
    Ultimo ma non meno importante, ho detto che a Siena questo tipo di libri lo possono scrivere solo due persone, chi ha interesse affinché non si indaghi ulteriormente e chi ci vuole far soldi sopra. In realtà forse c’è anche una terza categoria, quelli che vogliono ritagliarsi una fetta di visibilità. Per certo eviterò in futuro ulteriori commenti sul tuo libro, potrei solo aumentare le vendite o la tua vanagloriosa popolarità.

    • Eretico scrive:

      Caro Ranieri,
      come vedi, anche tu devi dire che la dottoressa Cattaneo (che è la medico legale, a differenza del pur ottimo Zavattaro) NON ritiene possibile la colluttazione, e Zavattaro stesso, nella da te citata intervista a Quarto grado, dice espressamente che nella stanza tutto era in ordine. Colluttazione, e poi si mette tutto a posto per benino? Ah già, si sono fatte riscrivere tre volte le lettere di addio, ergo ci sta tutto…
      Comunque, scusa te lo dico: è un tutto un “se i Pm”, poi il “medico legale che di DNA non capisce un h”: ci sei solo tu a capire, evidentemente; in più, sembra che il contesto di totale smarrimento presuicidario in cui versava tuo fratello non conti niente, nonostante dello stato psicologico (drammatico) tu stesso abbia riferito ai tanto bistrattati procuratori. A rischio del Codice penale.
      Quanto a quella che definisci la mia “vanagloriosa popolarità”, ho già detto e scritto che non sarà certo questo libro a darmi quella poca o tanta visibilità, che – forse eri impegnato a fare altro, e non è un problema – ho immeritatamente guadagnato da circa 15 anni. Mi pare siano ben altri, coloro che si sono ritagliati popolarità – prima davvero inesistente – dopo il 6 marzo 2013.
      Peccato smettere di dialogare: avevo anche una mezza idea di proporti un confronto pubblico, visto che, se si è arrivati a questo triste punto, è proprio perché del Caso in questione non si è mai potuto (perché, di grazia?) parlare in un contesto di contraddittorio…ma se non lo si vuole, me ne farò agevolmente una ragione.

      L’eretico

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