Giulia, Simona, maturandi (e il drappellone)
Eccoci all’appuntamento settimanale del blog (lieve ritardo, ma siamo agostani, suvvia): in attesa del big event di Ferragosto in Alaska fra Trump e Putin (del quale ovviamente si scriverà, ma già si può anticipare – sperando ovviamente di padellare – che sarà il classico trappolone diplomatico pro Putin, per mettere in modo compiuto l’Ucraina con le spalle al muro), nonché sperando che l’occupazione di Gaza city, da parte israeliana, avvenga con uno standard di discontinuità rispetto agli ultimi mesi (e che poi gli Accordi di Abramo possano avere una loro applicazione, concreta e fattuale), ci occupiamo di giovani, con tre storie – due individuali, una collettiva – che in redazione si sentiva veramente l’esigenza di raccontare…
GIULIA, MORTA PER AIUTARE
Giulia aveva 23 anni, e faceva – fra le altre cose – la volontaria per la Misericordia di Terranuova Bracciolini; lunedì scorso, mentre la grande parte dei suoi coetanei si aggirava per spiagge o sentieri montanari (ma lo avrà magari fatto anche lei, o lo avrebbe fatto in seguito), lei – insieme all’autista, coetaneo del padre – stava portando un paziente 75enne a fare un controllo ospedaliero. All’improvviso, dentro l’ambulanza della Misericordia, si è vista piombare addosso un Tir, trasportante ghiaia: nell’impatto, hanno perso la vita il paziente trasportato, l’autista e, per l’appunto, Giulia.
Presunzione totale di innocenza, rispetto all’ipotesi investigativa di omicidio stradale plurimo e lesioni colpose, ma pare proprio che il camionista – un italiano di 57 anni -, stesse smanettando con lo smartphone aut similia.
Come qualunque guidatore di veicolo dovrebbe sapere, sulle strade siamo in balìa di noi stessi, ma anche degli altri, inutile girarci tanto intorno: e la povera Giulia si è trovata nel punto sbagliato, nel momento più sbagliato. Per portare un paziente all’ospedale.
Speriamo che ci possa essere l’umana Giustizia, per lei: per il dolore, solo il tempo potrà, in minima parte, fare il suo corso, come qualunque genitore sa o comunque può agevolmente immaginare.
In ogni caso, l’immagine di questa giovane donna – con i suoi occhiali ed il sorriso appena accennato, fotografata insieme al pater Daniele, con un cane fra loro due – faremmo tutti bene a guardarla, e a imprimerla nella nostra memoria: in mezzo a tante macerie del mondo giovanile (che in questo blog spesso abbiamo criticato e denunciato, compreso in questo stesso pezzo), è sacrosanto segnalare anche esempi come quello di Giulia. Di fronte alla quale, non possiamo che inchinarci: giovani, attempati o vecchi che possiamo essere…
SIMONA, MORTA IN PISCINA
La morte della povera Simona Cinà – la 20enne di Palermo, pallavolista di buone speranze – trovata senza vita all’interno della piscina della villa in cui si consumava una festa di laurea, aveva davvero tutti gli elementi per divenire il giallo dell’estate. “Simona, morta al party in piscina “Una storia con troppi punti oscuri””, titolava l’attempato Corriere della sera del 3 agosto (Lara Sirignano, pag. 19).
Alzi la mano chi non era rimasto colpito dalle dichiarazioni del legale della famiglia: bottiglie e bicchieri “alcolici” letteralmente spariti dal luogo del party; nessuna, neanche minima, collaborazione da parte dell’ottantina di ragazzi presenti, anzi diciamo pure omertà assoluta; Simona trovata stranamente prona, in piscina.
Un paio di giorni dopo, però, ecco arrivare il colpo di scena: dalla competente Procura di Termini imerese fanno sapere che non è andata assolutamente così (l’alcol è stato trovato, eccome; i ragazzi sono del tutto collaborativi con gli inquirenti, un paio di loro avevano provato a salvarla), e l’autopsia – svoltasi giovedì – conferma che non c’è stata alcuna violenza sulla ragazza, morta per annegamento, con i polmoni pregni di acqua. In attesa dell’esito della perizia tossicologica (per sapere se avesse assunto droga, sua sponte o con l’inganno, se del caso), altro non si può dire, se non che Simona è morta per un malore, fra la notte e la mattina di un party che, sui social, veniva pubblicizzato all’insegna del “Vi terremo idratati”, in senso ovviamente alcolico.
Gialli alle porte, dunque, a questo punto sembrano proprio non essercene; questa drammatica storia ci insegna comunque (almeno) un paio di cose: che le dichiarazioni delle famiglie delle vittime andrebbero sempre prese cum grano salis, senza assumerle per oro colato, giacché spesso oltre alla verità si vuole cercare di salvaguardare la moralità della vittima (in questo caso, si tratta semplicemente del fatto che la ragazza possa avere bevuto o altro, per poi avere un malore a contatto con l’acqua); le famiglie – e lo sappiamo così bene anche dalle nostre parti – sono in qualche caso più utili alle narrazioni televisive, che non alla concreta ricerca della realtà effettuale. Facciamo tesoro di questa amara realtà: tanto amara, quanto tale.
In secondo luogo, questa vicenda dovrebbe sollecitare all’ennesimo grado la coscienza di tutti, genitori in primis: tutti noi, infatti, sottovalutiamo gli effetti nefasti degli eccessi alcolici giovanili, socialmente accettati (quante volte lo avremo detto e scritto?). Il fatto di essere giovanissimi, sani e sportivi non rappresenta in alcun modo una corazza rispetto alla tragedia: che il dramma di Simona Cinà possa ribadire a tutti questa verità. Tanto elementare ed ovvia, quanto di continuo messa da parte, esorcizzata, fino a quando – invece della consueta, salvifica, lavanda gastrica al Pronto soccorso – non ci scappa la vittima…
L’ESAME FARSA COLPISCE ANCORA
Dovremmo essere d’accordo almeno su un fatto (ma ovviamente non lo siamo, ci mancherebbe): un esame che promuove pressoché tutti, non è un esame degno di codesto nome; considerazione da scuole Elementare (per noi passatisti, sempre così deve essere chiamata), ma tutt’altro che scontata, nel Paese della demenza diffusa.
Eppure, anche nell’anno della farsa dei ragazzotti che pensano di essere dei Gandhi redivivi praticando la resistenza passiva (consistente nel non rispondere all’orale), con fior di intellettuali a dare loro pienissima ragione (ci piace ricordare l’immarcescibile Tomaso nazionale, primus inter pares), i numeri quelli restano, c’è poco da fare. Parlano, se solo qualcuno avesse il coraggio e la forza di dire l’unica cosa che si dovrebbe fare presente: che a scuola, fra le tante cose da sistemare, la prioritaria sarebbe quella di tornare a fare studiare sul serio (senza regalare voti). Mentre ancora la stampa progressista porta avanti analisi del tutto aliene dalla realtà effettiva delle classi (tale Mila Spicola sul Domani odierno, per esempio: roba da far rizzare i capelli), i numeri parlano.
99,7%: questa la incredibile percentuale dei promossi (cosa tutt’altro nuova); cresce in modo esponenziale la percentuale di chi prende il massimo dei voti, compreso il cum laude: il 7,1% raccatta infatti il 100/100, e poi – udite udite – il 2,8 si porta a casa financo la succitata lode. Cresce in modo ulteriore il divario fra Sud e Nord: secondo i “regalavoti”, il Meridione è una fucina di talenti, giacché in Campania c’è il quadruplo delle lodi della Lombardia. Calabria, Puglia e Sicilia, seguono poco dietro. Chi l’avrebbe mai detto, eh?
Peccato però – come scrive Gianna Fregonara sul Corriere della sera del 5 agosto, pagina 25 – che poi i famosi test dell’Invalsi certifichino boots on the ground l’ignoranza diffusa del corpo studentesco, con valanghe di giovani che, usciti dalla Maturità, non sanno comprendere un testo (italiano, non in sanscrito) di difficoltà mediobassa. Futuri analfabeti di ritorno, garantito al limone.
Una curiosità, infine, anche perché l’unica cosa che si può fare, a questo così disastrato punto, è prenderla sul ridere, per non piangere (l’anarcoide “una risata vi seppellirà” va benissimo): ma quello 0,3% di studenti, i quali sono riusciti nella temeraria impresa di essere respinti alla Maturità, come hanno fatto ad ottenere questo così raro insuccesso?
Ps 1 Marco Bonamico, cestista di un basket che fu, ci ha lasciato, in settimana: 68 anni, 15 stagione in serie A, 154 partite in Nazionale, con la clamorosa vittoria del magico europeo di Nantes (1983) preceduto dall’argento olimpico a Mosca (1980, Olimpiadi senza gli States). Soprannominato il “marine”, ha giocato anche a Siena, in momenti davvero gloriosi della Mens sana; era uno dei pochi che, sul parquet, sapeva difendere al meglio sui migliori “cecchini” avversari: il varesino Bob Morse su tutti, tanto per fare un nome entrato nella mitologia della pallacanestro italiana. Marco Bonamico è stata davvero una bella figura, di sport e – per quello che è dato sapere – non solo per il basket: la terra gli sia lieve…
Ps 2 Ieri sera, presentazione del drappellone dipinto dal pittore palermitano De Grandi: a metà fra tradizione ed estasi dionisiaca – come è stato detto nel cortile del Podestà -, nonché con una figura mariana (financo maliziosamente truccata) la quale, con un altro Arcivescovo, avrebbe di certo creato non poche polemiche. Le quali, a questo giro, invece non ci saranno: giusto o sbagliato che sia, così è…buon Palio a tutti i lettori, ordunque!









È atroce. Sono costernata per queste morti inaccettabili. La fatalità dell’ incidente con il tir, e il party “idratato”. A parte il fatto che l’alcol non idrata, fa esattamente l’opposto. Pur troppo anche qui a Sienina si continua a credere che la sbornia alcoliche in contrada, così come alle feste goliardiche, faccia parte del normale processo di crescita dei ragazzi. Ci si racconta che la sbornia colossale sia (e debba essere) il passaggio obbligato per l’iniziazione alla vita adulta. “È normale” ti dico, “s’è fatto tutti”. Ma a me sembra una piaga sociale. Un’ idiozia. Una prova cui nessun ragazzo dovrebbe mai essere sottoposto. Né a 15, né a 20 anni. Le contrade (come l’ambiente goliardico) spesso e volentieri incoraggiano questa usanza. E il filusè, e il km lanciato, e la vittoria del palio, e la festa. Sono tutte occasioni buone per sfondarsi lo stomaco e il fegato. Ma forse sarebbe l’ora di farla finita con l’idiozia. E forse gli adulti, i genitori, financo i dirigenti, dovrebbero iniziare a riflettere su questa inaccettabile realtà e farsene moralmente carico.
Cara M.C.,
non posso che darti amaramente ragione, e credo che tu abbia colto vari passaggi.
Con un’aggiunta, purtroppo una aggravante (scritta mille volte, sed repetita iuvant): ai tempi nostri, in ogni ambito (scuola, Contrade, giri vari), le ragazze dedite all’alcol erano una nettissima minoranza, oggi è l’esatto contrario. Chi non beve è una sfigata, o giù di lì. Senza un bicchiere di alcol in mano (e lo smartphone nell’altra, sia chiaro), sembra impossibile la socializzazione.
A Sienina su questo – come su molto altro – non cambierà niente: e, verosimilmente, non cambierebbe neanche se ci fosse – Dio non lo voglia – una nostra Simona…brindisino, lalallalallarà, brindisino, lalallalallararà…
L’eretico
… signori non posso che confermare quanto dite
… ho ua figlia 15enne cui, a mio ricordo, le ha sempre fatto schifo l’alcool; ricordo diverse volte, in occasione di festeggiamenti tipo capodanno compleanni ecc., capitava di far “brindare” anche i ragazzi mettendogli mezzo dito di prosecco o vino ecc. ma lei reagiva sempre allo stesso modo appena l’avvicinava al naso più che alla bocca … ahh che schifo!
sperem! … sti ragazzi ormai, in ogni ambito, bruciano le tappe
proprio nei giorni passati ho affrontato il discorso e le ho chiesto se beve o se e chi nella sua compagnia beveva …. mi ha risposto che la prendono in giro perchè ha lo schifo dell’alcool e che, più o meno, lo fanno quasi tutti
Purtroppo si festeggia il vino, fa anche bene al sangue…..la società è pienamente fuori binari……ovvio che le conseguenze sono quelle che viviamo e vediamo
Diedi la maturità il 07.07.2000, quel giorno vi fu,se non erro, il primo gay pride…che dire,cetera desunt
*maturità liceale
Non è colpa della contrada “il bere” ma è colpa della società, altrimenti si rischia di dare colpe alla chiesa se un prete è pedofilo. Società completamente fuori luogo. Penso ci sia qualcosa di diverso possibile. Partiamo dalle famiglie e poi a salire o a scendere
Il diploma con lode, poi la laurea in “linguaggi, cooperazione e diversità” da tomaso da fontebranda e la consacrazione finale con il concorso pubblico da docente della cgil.
Le percentuali anomale dei voti alti nel sud Italia hanno una stretta relazione con quelle delle pensioni di invalidità.
Sintomi del virus “chiagni & fotti”, diffuso in Italia ed endemico nel meridione.
In Sicilia sono già iniziate le proteste: il popolo non vuole il ponte, il popolo vuole più forestali (in smart working e con la 104).
Resto comunque fiducioso sulla capacità del paese di realizzare la maestosa opera: nei cassetti delle scrivanie dei magistrati ci saranno di già gli avvisi di garanzia…
“Aridatece” il buoncristiani!!
Si scherza, eh.
Si farebbe comunque un favore all’augusto cardinale: ormai dà la sensazione di stare stretto, stretto a Sienina.
Buongiorno, premetto che in storia dell’arte sono abbastanza ignorante ed i miei giudizi sui drappelloni si sono sempre limitati ad un mi piace o no. Volevo permettermi di fare una piccola osservazione sul commento ereticale riguardo al drappellone. Credo che il parere dell’arcivescovo si limiti alla parte religiosa e se questa possa in qualche modo offendere la sensibilità dei fedeli. Il fatto che in passato l’arcivescovo (Buoncristiani) si sia rifiutato di benedire un’opera d’arte moderna, brutta secondo il mio irrilevante giudizio, mi è sempre sembrato abbastanza stupido ma il mio è un giudizio da profano. Ora, l’opera attuale, con una Madonna volutamente attualizzata (non è il primo caso tra l’altro) e con una espressione definita di estasi dionisica, ma che confrontata con le estasi mistiche del passato (quella di Santa Teresa del Bernini per esempio), è veramente poca cosa, non vedo come potrebbe offendere qualsiasi fedele, anche il più bacchettone, semplicemente credo che l’attuale vescovo sia meno intimorito dalla modernità del vescovo precedente.
Come al solito, l’Eretico ci regala un pezzo che fa discutere e soprattutto pensare.
Sul Palio, da gazzilloro con i fiocchi quale sono, concordo con il Ps: con Buoncristiani (e aggiungo non solo con lui) questo drappellone avrebbe scatenato polemiche furibonde, ma oggi è tempo da calma piatta.
All’anonimo che tiene fuori le Contrade dall’esaltazione dell’alcol (magari fosse solo il vino), dico che bisogna essere un po’ ciechi, per non vedere cosa succede al loro interno, come in tutte le sagre di paese: i senesi e contradaioli si offendano pure, ma la sostanza è questa.
C’è differenza fra una ragazzina ubriaca sfatta dopo una serata ad una sagra di provincia e una ubriaca sfatta dopo una serata in Contrada, comprese quelle invernali? Se qualcuno mi risponde, se possibile in modo civile e argomentato, lo ringrazio.
anonimo sono io, non era partito il nome..scusate
Le contrade non sono un altro pianeta, quindi pregi e difetti dell’uomo sulla terra arrivano anche lì…
Chi arriva in contrada vive la società attuale, quindi poi viene in contrada. La contrada però fortunatamente crea nel monodo una bolla nuova, più umana. Al suo interno vizi e virtù dell’uomo si esaltano, probabilmente, finalmente, siamo più individui, ci riconosciamo uomini, più che quanto lo saremmo nel mondo, quindi fuori da questa bolla.
Il principio fondamentale là dentro è l’attenzione agli altri, alle persone, alla vita. Nella vita si inciampa, si sbaglia, si continua a sbagliare, si impara o si prova a imparare. Fuori dalla bolla, spesso si inciampa e si cade, ma ci si fa troppo male per rialzarso o avere una nuova possibiità.
Le ragazze ed il vino. Era il lontano 1988 ad una Cena della Prova Generale, avevo vicino un gruppetto di ragazze che bevevano senza tregua, alla fine erano tutte ubriache. Solo una era della contrada, le altre sue amiche erano dei dintorni di Siena. Nonostante le raccomandazioni di smettere di bere, alla fine della cena erano tutte ubriache. Erano tutte di fuori, accompagnavano i cori contradaioli, male come lo puo’ fare un ubriaco, facendo balletti tra le sedie. Una di loro insisteva di volere tornare a casa e tentava di baciarmi, un’altra di farla in un angolo vicino, erano proprio di fuori. Alla fine, la peggio conciata, corse lontano perché doveva vomitare. Io ed altri presenti ci demmo da fare per trovare i genitori o amici di queste sciocchine (voglio essere buono); alcuni di loro erano presenti in un altro settore della cena e scusandosi le portarono via. Concludendo, queste ragazze hanno corso un bel rischio perché se avessero trovato un malintenzionato non so cosa sarebbe successo, specie quella che voleva essere accompagnata. Era il 1988, tanti anni fa. Il malvezzo del bere non è solo di questi tempi, ma è diventata una brutta tradizione e dovrebbe essere controllata; invece nulla. Il fatto strano è che la ragazza, quella che voleva essere accompagnata nonostante non la conoscessi, l’ho rivista successivamente tante volte in Contrada, sobria e lucida, seria e compassata, il contrario della stupidina di allora. Sicuramente si ricorda poco di quella sbornia e di chi l’ha vista, ma tanto da non fare più quelle cavolate; la lezione le è servita.
questo sopra crea, secondo me, la differenza tra una sagra e la vita in contrada. Generalmente ad una sagra, a meno che non sia all’interno di un contesto simile a Siena, non ti riconoscono, non ti conoscono, non sei nessuno. In contrada, a Siena, chi vive la vita di questa città, sei riconoscibile, non hai l’idea dello smarrimento. In ogni famiglia, in ogni contrada, ci sono poi familiari attenti e meno, famigliari stupidi e meno…..La cattiveria dell’uomo sull’uomo non attacca, il menefreghismo non attacca
Conoscevo uno, di Poggibonsi, che diceva: se nasci in Albania e a venti anni vai a Poggibonsi (per dire..), dopo due anni sei Poggibonsese. Se nasci a Poggibonsi e a tre anni vai a Siena, dopo quarant’anni sarai sempre di Poggibonsi. Penso sia abbastanza vero..
Perche’ non si diventa cittadini ma si può diventare contradaioli, non è per diritto di nascita ma per volontà e tempi necessari.
Ci sono moltissimi senesi ma non contradaioli, ci sono moltissimi contradaioli non senesi. Mi sembra ci sia una grande confusione o non disponibilità nel capire o non apertura mentale.
…..se faccio il paragone con i miei tempi vedo che quella che prima poteva essere l’eccezione adesso è diventata la regola ed adesso ogni occasione sembra buona per “ scaldarsi”, “ prenderla bella” ecc., con il particolare da te evidenziato che anche le ragazze si danno da fare almeno quanto i ragazzi, se non di più .
Ma si torna sempre là … una volta che è successo a me di essere accompagnato a casa in condizioni critiche, ho ricevuto il giorno seguente un liscio e busso dal mio babbo che mi è bastato a vita.
Fausto
Solo una considerazione sulla percentuale dei 100/100 : 7,1% non mi pare scandaloso. Se la matematica non mi tradisce, sono circa 2 studenti su una classe di 30 alunni. Chiunque abbia frequentato qualsiasi scuola, sa per propria esperienza un paio di “secchioni” (nel senso positivo del termine) per classe ci sono sempre stati. 7% di 100 mi pare qui di il minimo sindacale.
Sulla percentuale di promossi, forse la selezione andrebbe fatta prima.
Una domanda a tutti: ma non pensate che questa amministrazione si destra e sovranità stia concedendo troppe aperture, mai viste prima, quando governava i buonisti, di negozi etnici nel centro storico? Non siete un po delusi?
Caro Roberto,
per me il discrimine cruciale è il seguente: se lo straniero riempie un vuoto, non solo va accolto, va financo aiutato. Lo dico, fra l’altro, in quanto freschissimo reduce da un robusto taglio di capelli (quelli rimasti, certo: ma, visti tanti coetanei, non mi lamento…) da Hassan (from Pakistan), in Via delle Terme. Ne avevo già scritto illo tempore, dopo la mia prima volta. Ovviamente, con tutti i controlli del caso, ci mancherebbe: per intanto, lo scontrino lo ha fatto…
Stimolante il dibattito sull’alcol in Contrada, specie riguardo alle ragazze (e alle donne non più ragazze, eh): purtroppo, sono più concorde con Fausto e con Rosa che con Leonardo, ma tanto è…
L’eretico
Attento, stai diventando buonista…..si fa per ridere
Per uno che si comporta bene ce ne sono venti che fanno solo danni. Va rispettato e salvaguardato quello corretto, ma gli altri vanno espulsi. Una domanda affine all’argomento: ma le famiglie zingare di quei quattro delinquenti minorenni che con un’auto rubata hanno investito ed ucciso a Milano una povera signora ferma alla fermata del tram vanno capiti, aiutati e nemmeno espulsi? Cosa pensano i buonisti, a cominciare dal sindaco, che amministrano Milano?
Mi chiederei cosa pensa di fare Pientedosi. Mi pare che da quando c’è la destra al governo le cose non siano cambiate di una virgola. Sentiamo da parte del governo solo proclami e indignazione, come se al governo non ci fossero loro.
Contrade fuori controllo. Unico obiettivo bere, consumare, guadagnare.
30 anni fa si beveva per cantare insieme solo vino, e occorreva tanto per lustrarsi. Ora con tre bicchieri di superalcolici si va a gallina.i presidentini lo sanno e veicolano, gli onorandini lo sanno e taccio o per ragioni elettorali. Certi valori di contrada sono svaniti ,col placet delle dirigenze.
Ma veramente scrivete queste cose perchè le avete viste o per sentito dire? certamente l’alcol e altro sono fenomeni molto importanti e gravi e devono essere ostacolati in qualsiasi modo….ma nessun priore, presidente avalla il consumo di alcol?
Cmq…..ancora l’italiano, chi sta sotto e chi sta sopra, è ancora forte del pensiero che un bicchier di vino non faccia male, ma anzi…fa bene.
L’alcol fa male in qualsiasi misura.
Se accettiamo il bicchiera di vino, dobbiamo anche per forza accettarne due, tre, quattro….che un ragazzetto e un non ragazzetto senza cervello possa poi in allegria in compagnia divertirsi possa bere.
Dovrebbe essere fermato prima? per me si….ma non è così, meglio bere in contrada e non al bar? per me si….almeno c’è un controllo
Gentile Leonardo, è sufficiente visitare le ” sagre” di contrada o le discoteche invernali per verificare.
Sinceramente, quello che conosce lei non è la contrada. Sono servizi di intrattenimento rivolti al mondo esterno, perlopiù a chi non vuole conoscere la contrada, ma cerca una festa a Siena o una sagra.
Per i contradaioli sono momenti e occasioni di convivialità, che non fanno certamente male, anzi..
A quanto pare le sagre e le feste in contrada servono molto alla città per intrattenere le persone. Se non le trova divertenti può torvare non divertenti ugualmente i bar, ristoranti, le sale di intrattenimento, i cinema…
Caro Leonardo,
hai ovviamente ragione sul fatto che il problema dell’alcol giovanile (e femminile) esisterebbe anche senza le Contrade: sarebbe ben strano il contrario, peraltro.
Ma ti chiedo, sulla scorta di un po’ di esperienza personale: ti sembra che le 17 consorelle, da par loro, stiano affrontando sul serio, anzi di petto come dovrebbe essere, quello che tutti i medici (e gli operatori del Pronto soccorso, sic) considerano come un’autentica emergenza sanitaria, nell’hic et nunc ed in prospettiva di medio periodo?
Le Contrade hanno ancora un tessuto solidaristico abbastanza forte, come dimostrato durante il Covid e non solo (non come il mutualismo delle Società di fine Ottocento, ma – visto che viviamo in una società iperindividualista – consoliamoci con quel non poco che c’è); hanno negli anni potenziato il loro potenziale culturale (per quanto tantissimo ci sia ancora da fare), ed altro ancora; diciamo che, sul contrasto relativo all’alcol giovanile, siamo un po’ fermi al palo…
L’eretico
Alcool e Contrade. Molti senesi si nascondono dietro ad un dito, labile paravento, parlando della vecchia retorica delle Contrade come diga al malcostume, alla maleducazione di giovani e non. Tutto questo non esiste più, i giovani non ascoltano più i vecchi e se qualcuno li rimprovera la risposta è spesso quella di andare a quel paese se non peggio. La società italiana è cambiata in peggio e Siena non è stata immune.
L’alcol, il vino, vivono e prolificano di vita propria, e non perchè ci sono le contrade. Non uniamo le due cose.
Attaccate le contrade per l’alcol, come gli animalisti attaccano il palio per i cavalli….è fin troppo facile e conveniente
Sono d’accordo al 101% con l’Eretico e con coloro che hanno scritto in modo critico sul tema. Basta davvero che uno frequenti la contrada, anche solo saltuariamente e da genitore non contradaiolo, per vedere cosa da anni sta succedendo.
Figuriamoci se prima la gente non “chiappava le sbornie”, ma come detto dall’Eretico e da altri le ragazze erano al 90% immuni da questo problema, e i superalcolici erano quasi inesistenti fra i giovani. In più, prima almeno un minimo di controllo c’era: mi ricordo bene che dopo una serata allegra da ventenne, un grande contradaiolo che aveva 20 anni più di me e che stava dalle mie parti mi portò lui a casa in macchina, dicendo che era meglio per tutti così. Stamattina sono passato vicino alla fontanina della mia contrada: l’odore che risaltava era quello del vomito, e non in senso metaforico.
Siamo sotto Palio. Le emittenti private ci riempiono di pubblicità locale (d’altra parte è l’unica fonte di guadagno) e di incontri con vari rappresentanti di realtà cittadine. Si parla di musei, mostre, festival di jazz, musica tradizionale ed altro, inclusività (quella c’è sempre) e simili. Tutto bello, tutto gentile, tutto soave, quanto siamo belli e bravi. Sembra di vivere in un’isola felice. Poi il giorno dopo il Palio ritornerà la realtà con i suoi problemi. Non sarò il solito misantropo, pessimista, catastrofico, ma parlare anche di come siamo isolati da tutte le vie principali, da come sta crescendo il problema della sicurezza in Città e che qualche politico regionale sta cercando di scipparci la stazione di Alta Velocità della Valdichiana, ecc., magari un accenno un segnale di allarme, questo no? Ricordate l’Accademia dell’Arcadia, tutta bucolica, leziosa, auto referente? Ecco, in questi giorni è più vivo di sempre questo senso di essere in un ipotetico mondo arcadiano, lontano dalla realtà.
Rileggendo il testo preciso che la critica è per i vari organi di informazione locale troppo lontani dalla realtà, disincantati. Non è per l’Eretico che è uno delle poche voci della Città degna di essere sempre ascoltata.
Ciao Eretico, cosa potrebbe e dovrebbe fare di più la contrada per affrontare il problema Alcol? Probabilmente molto di più ma non negli intenti e obiettivi che vuole e prova ad affrontare. Probabilmente c’è una volontà di sensibilizzazione al problema più in contrada che fuori. Cosa fa la politica? Non riesce ad accettare che l’alcol del vino sia comunque alcol e perciò nocivo. Dalla notte dei tempi, poi le feste chiamano bacco e bivacco con tutto quello che è concesso, in conformità delle regole e anche qualcosa oltre. Non possiamo pensare che poi i giovani e purtroppo molti anche non più giovani possano rinunciare al vizio oltre il convivio
Caro Leonardo, qualcosina più dello zero, si potrebbe sempre fare: ma oggi è Palio, e semmai se ne parla più avanti…
Buon Palio a tutti i lettori, ordunque!
L’artista siciliano ha proposto una Madonna siciliana, o perlomeno iconicamente italiana, sicuramente più pertinente delle tante “Madonne scandinave” dei palii precedenti
Palio dei Capitani-Palio dei fantini 1-0
Bacco tabacco e Venere
Mandano l’omo ‘n cenere? Massì !
Oggi c’è ‘l fumo solo che fa male,
l’avvisi mortuari so’ altr’e lì,
dal tabaccaio, dentro lo scaffale.
Il vino invece è ‘na cosa speciale
e sopra la bottiglia un si pòl di’
che ti pòle mandare a lo spedale
alcolista e cirrotico a morì.
Se poi un briaco lo metti a guidà
spesso ci scappa ‘l morto, ma pazienza!
Quanto a Venere a me mi fa pensà
che sia in ribasso, pe’ la concorrenza
di que’ tali che a fassi marità
ci trovano piacere o convenienza.
Ogni volta che approdo sulle pagine dell’Eretico, mi pento di non farlo ogni settimana, per il piacere di leggere i pezzi e seguire i commenti, sempre piuttosto interessanti, al di là del favore o meno rispetto a certe opinioni.
Parlo da “foresto senesizzato”, appassionato di Palio e canti connessi (sono una specie di nerd, se qualcosa mi piace assai), e pure tutt’altro che allergico alle gioie che la fermentazione alcolica riserva all’uomo (e non solo: ci sono vari libri che parlano di come certi animali siano usi “stonarsi” con alcol e altre sostanze reperibili in natura).
Innegabile che le contrade siano, e possano essere, forme di socialità peculiari, a loro modo uniche, ma la distinzione tra le feste proposte dalle consorelle e le sagre, per com’è stata descritta sopra, mi pare fuorviante e ingiusta: pur non avendo alle spalle tutta la complessità storica e simbolica di una contrada, in molte circostanze la pro loco di un paese, nel momento in cui organizza la consueta festa estiva, gestisce un prezioso momento di aggregazione che, se ben realizzato, rappresenta un’alternativa alla ricerca del profitto (qui si aprirebbe un discorsone, lo so).
La capacità di monitorare coscientemente la situazione (alcolica e non solo) dipende, essenzialmente, dalla qualità delle persone e, pur amando nel profondo Sienona, non posso dire che ci sia per forza differenza, da questo punto di vista.
Immaginiamo, per dire, una contrada in cui, applicando le norme sulla somministrazione alcolica (vietata agli under 16, con la possibilità concessa agli esercenti di non servire pure gli under 18), chiedesse l’esibizione del documento per bere una birra o uno spritz… è lontanamente plausibile uno scenario del genere? Io credo di no.
A mio parere, l’unico sistema assennato per affrontare questo genere di problemi è la responsabilizzazione, sempre e comunque: spiegare, spiegare e spiegare ancora i pericoli connessi alle sostanze e, in seconda istanza, creare ambienti in cui il consumo possa essere effettuato nel modo più corretto e meno pericoloso, sia per chi le assume sia per chi sta intorno.
Si tratta, senza dubbio, di una strada tutt’altro che facile, ma mi pare l’unica che possa minimamente avere senso (i divieti generano, per forza di cose, la dinamica del contrabbando) e speranza di successo.
Non solo: in tal senso, contesti “umani” come le contrade potrebbero essere davvero gli ideali per realizzare quanto sopra…
Ma… poi… i tortellini per il Tittìa e i suoi compari dove si vanno a trovare? :))))
Un saluto pacifico, e complimenti ancora all’Eretico.
Caro Igor,
grazie davvero del tuo contributo – costruttivo e pacato -, nonché dei complimenti.
A breve, troverai il nuovo pezzo, dedicato al Palio di mezzo agosto…
L’eretico