Il compleanno di Trump (e Caso Rossi)
Eccoci finalmente al pezzo geopolitico tanto rimandato: siamo alfine giunti ad un anno pieno dall’insediamento di The Donald (20 gennaio 2025), quell’evento con i giganti della big tech ad omaggiare l’allora neo Presidente e la bellissima moglie (peraltro vestita come la first lady di un boss mafioso); gli eventi sono stati e sono talmente tanti ed importanti, che bisogna fare una dolorosa cernita: di Venezuela (neanche venti giorni fa, il sequestro di Maduro: sembra almeno il triplo!) o di Iran, per dire, si sarebbe voluto parlare molto, moltissimo di più, ma come si fa ad approfondire – si fa per dire – tutto?
Meno male, poi, che c’è il Caso Rossi, che ci fa divertire un pochino; e non si dica che si ironizza su una tragedia, eh: chi manca davvero, e da anni, di rispetto rispetto al suicida, ed alla sua ben nota riservatezza caratteriale, non lo cercate qui, date retta…
GROENLANDIA: CHE SI FA?
Fino agli inizi del XXI secolo, della Groenlandia ben pochi parlavano: geograficamente, l’importanza c’era già tutta quanta, ma mancava la componente – oggi cruciale – delle terre rare, e molti giacimenti di gas e petrolio non erano ancora noti. La Russia putiniana è stata la prima ad accorgersene, dipoi la Cina, con infine Trump, il quale – già nella versione I – aveva più volte dichiarato di volere la Greenland per gli USA. Solo che il Trump I parlava di acquistarla (cosa non inedita, per l’America: c’è il precedente dell’Alaska nel 1867, ottimo acquisto ai danni della Russia zarista), mentre ora non si esclude ogni altra opzione, compresa quella militare. A Davos, oggi, avrebbe negato i boots on the ground, ma chissà…
Fra l’altro – come già scritto, ma repetita iuvant – con il clamoroso paradosso che gli States – da accordo del 1951, in piena Guerra fredda – già possono manovrare truppe ed avere basi in Groenlandia, oltre al fatto che tanto la Cina quanto la Russia non hanno alcuna voglia di una escalation in loco. Lavrov ha detto ieri che “la Groenlandia non è territorio naturale della Danimarca”, frase che rappresenta il lasciapassare per The Donald. Si assiste così ad un altro paradosso della politica estera trumpiana: dove la Russia dovrebbe fare davvero paura (Europa orientale), Trump minimizza, anzi colpevolizza chi cerca di difendersi come l’Ucraina (a Davos ha perfino tirato fuori che le elezioni vinte da Zelensky non fossero valide, sic); ove invece la Russia fa certo i suoi interessi ma non manu militari, allora enfatizza il pericolo. Diciamo che nella sua Dottrina Donroe, la Groenlandia rientra nella sua sfera di influenza, punto e basta.
Tutti i lettori sanno che quelle terre sarebbero europee – per il tramite danese, per quanto di derivazione coloniale -, nonché, e soprattutto, appartenenti alla Nato: ma tutto, a questo punto, può accadere, ahinoi. Anche perché l’impressione è che Trump – a differenza di ciò che ha fatto per ora con Panama – sul dossier in questione si sia davvero già spinto troppo oltre, per potere fare retromarcia.
Ed anche perché lo strike del 3 gennaio contro Maduro e signora in Venezuela, dal punto di vista prettamente operativo, è stato un successo totale: minimizzazione delle perdite statunitensi – pari a zero, a quanto pare! -, a fronte di un’ottantina di guardie del corpo del dittatore venezuelano fatte fuori (circa la metà cubane, peraltro). Pura chirurgia militare e poliziesca.
Un grande, strepitoso successo, quindi, che può avere ulteriormente vellicato il senso di onnipotenza – in effetti, cresciuto e crescente negli ultimi tempi – dell’uomo già più potente del mondo: wait and see, all’insegna dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione.
Ad un anno dall’insediamento, si ribadisce quanto già scritto varie volte: il fallito attentato del luglio 2024, non solo ha dato una mano decisiva in campagna elettorale (e di questo lui non è certo colpevole), ma ha come slatentizzato certe pulsioni interiori. Discorsi tipo quelli sul Nobel mancato, oppure autentici deliri di onnipotenza, nel Trump I non esistevano, o comunque erano solo accennati. Oggi, invece, ci sono: ed è più facile che aumentino, piuttosto che diminuiscano…
MINNEAPOLIS: PROVE TECNICHE DI GUERRA CIVILE?
Ciò che sta accadendo in Minnesota non può e non deve essere sottovalutato: tutto lascia intravedere che in loco sia in germinazione quella che – parafrasando Papa Francesco – si potrebbe definire una sorta di “Guerra civile a pezzi”, il cui primo pezzo esplicito sarebbe appunto Minneapolis.
L’omicidio – se non a sangue freddo, quasi: e non certo come legittima difesa – dell’attivista (bianca) Renee Good segnerà un punto di non ritorno? Difficile a dirsi, ma di certo una milizia di pretoriani al servizio del Presidente degli States, paragonabile all’attuale Ice, non si era mai vista prima; qui, pare che le posizioni antitrumpiane a priori ci entrino poco: questi sono davvero assai ben pagati, coperti politicamente e, assai spesso, con un passato a dir poco ambiguo.
In passato, eventi drammatici, in qualche misura paragonabili a quelli del Minnesota, vedevano tutt’altra dinamica: la Polizia locale, in qualche modo collusa o comunque vicina agli estremisti (anche per frequentazione relazionale, magari familiare), la quale veniva giustamente messa in riga dagli odiatissimi federali (debitamente guarniti dalla Guardia nazionale), i quali – mandati da Washington – ristabilivano l’ordine ed il Diritto; era insomma il centro, a ristabilire le regole costituzionali, infrante dalla periferia. Questo, quando l’America era l’America che abbiamo amato, con tutti i suoi errori e la sua protervia.
Oggi, questa dinamica si è rovesciata tout court: siamo all’autentico paradosso concernente l’Fbi che interviene, ma per mettere in sordina le doverose indagini della polizia locale sulla morte dell’attivista. Totale ribaltamento prospettico, dunque: con il centro, il quale si attiva ancora, ma a quanto pare per coprire, invece che per scoperchiare…
UN ANNO DI TRUMP, PER GLI AMERICANI
Banane, più 7%; carne rossa (quella degli iconici hamburger, per capirsi), più 15%; caffé, più 20% (invece che rendere nervosi, rende poveri, se non lo si è già…): l’inflazione – specie sugli alimentari, come peraltro, in forma minore, anche in Italia – galoppa già piuttosto forte, in Trumplandia, e gli analisti scrivono che il peggio – o il meglio, a seconda dei punti di vista – deve ancora arrivare. Specie se la Corte suprema dovesse bocciare la politica tariffaria, dando il via libera alle enormi richieste risarcitorie degli altri Stati. Per uno che in campagna elettorale, nel 2024, si faceva riprendere accanto ai prodotti rincarati, dicendo che con lui non sarebbe mai accaduto, non è proprio ciò che si dica un successone, ecco.
Il costo della benzina è invece diminuito, questo va detto e rimarcato, ma il trend è mondiale: vedasi anche in Italia, senza andare troppo lontano; e la questione di fondo è che si rischia un eccesso di offerta, nell’imminente futuro.
Fra politica estera – che sarebbe dovuta essere all’insegna dell’isolazionismo, eh – e guai interni (non solo Minneapolis), la popolarità di Trump è dunque in caduta libera negli States, in attesa delle classiche elezioni di Midterm (a novembre: può ancora succedere di tutto, e di più); pare che anche da noi, il gradimento riferibile a Trump sia intorno al 20, dopo essere partito un anno or sono intorno al 40%.
Già si intravedono corifei del trumpismo vincente, quantomeno iniziare ad usare parole prudenziali su di lui, con distinguo prima impensabili (Pietro Senaldi, per dirne uno); noi – che Trump lo abbiamo sempre criticato – ne prendiamo atto, e ce ne stiamo seduti sulla riva del fiume, sperando bene.
Noi, abbiamo il pieno privilegio di poterlo fare, con il sedere bene al caldo; gli ucraini, lasciati a se stessi, a 20 gradi sottozero – senza luce e gas, grazie alla sinergia fra Trump e Putin -, non lo possono fare, e neanche i giovani – coraggiosi e determinatissimi – di Teheran e di altri centri iraniani, ai quali Trump aveva twittato che i buoni stavano finalmente arrivando, ma poi non sono arrivati (ma saranno di certo contenti delle moltitudini di italiani, i quali hanno riempito le piazze per mostrare loro solidarietà, sic): perché non c’è niente di peggio che promettere ad un popolo di usare la propria smisurata potenza per liberarlo dal giogo dell’oppressione, tirandosi poi indietro…
Ps 1 Breaking news sul Caso Rossi, partendo dai lavori della Commissione bis (in attesa della ter, dopo il 2027): la settimana prossima sarà ascoltata una persona segretissima, la quale confermerà o smentirà – a quanto sembra dire il Presidente, onorevole Vinci – se il montepaschino Francesco Giusti sia stato il palo dell’omicidio (sic) di David Rossi. Non si sa neanche – all’insegna del giallo più giallo – chi sia la persona la quale sarà audita, tutta in modalità segretata. Oh, qui si fanno le cose serie, come in un giallo di altri tempi.
Nel frattempo, ieri Ferdinando Minucci è stato sentito in Commissione; ha ribadito ciò che dice – ed anche scrive, nella sua autobiografia – sulla morte di Rossi, dicendosi d’accordo con la famiglia. Curiosamente, però, Minucci ha fornito due elementi i quali sarebbero del tutto compatibili con il suicidio: sostenendo che Rossi, negli ultimi suoi tempi, fosse assai isolato, abbandonato da chi lo aveva osannato per anni ed anni, da potente; in secondo luogo, che anche tutta la questione delle sponsorizzazioni in casa MPS non dipendeva solo da Rossi, ma c’era anche – per non dire soprattutto – Valentino Fanti, a dire la sua e ad attivare certe dinamiche. Ergo, due elementi – uno di contesto psicologico, l’altro esplicitamente fattuale -, i quali vanno in modo chiarissimo verso la tesi suicidaria, del tutto però negata da Minucci. Forse, con abilissima mossa minucciana, degna dei tempi d’oro; o, forse, anche no…
Ps 2 Martedì 27 gennaio, ore 17,30, libreria Mondadori: altra presentazione (dopo quella in Sala storica a dicembre, e quella di venerdì scorso a Ravacciano, con Maurizio Bianchini ed Andrea Biasion) del mio “Quattro croci a Siena”; in questo caso, ad introdurre e relazionare sarà Francesco Ricci. A martedì, per chi lo vorrà.
Ps 3 Coltelli in classe (con morto annesso), e ferimenti gravi davanti ai luoghi scolastici; liste-stupri in varie scuole, fra cui anche il nostro Sarrocchi: mi sa che, a breve, dovrò tornare a scrivere di squola, dopo tanto che non lo faccio…









Caro Eretico, credo che il Trump della lettera al Premier norvegese (destinatario sbagliato a prescindere, fra l’altro), all’insegna del “o gioco (vinco) o do noia”, sia la spia di un disagio psichico piuttosto evidente, di cui prendere atto, sapendo bene che il coltello dalla parte del manico ce lo ha lui, purtroppo.
Sul Caso Rossi, chissà: ci sono ormai tutti gli ingredienti di un grande giallo. Magari potrebbe essere uno che sa qualcosa delle tre lettere suicidarie scritte da David Rossi, di cui spesso giustamente scrivi…
Il consenso di Trump è in caduta libera, ma le elezioni di mid-term si svolgeranno regolarmente? Anche perché la nostra attenzione è concentrata sul fronte man Trump, personaggio sulla cui lucidità spesso ci interroghiamo. Dietro a lui però ci sono una serie di personaggi: Peter thiel, vance, Stephen Miller, questi sí lucidissimi, per molti versi inquietanti (anche la loro fisiognomica è parlante) dai quali è lecito aspettarsi la realizzazione di un progetto autocratico. Tra l’altro questo progetto è cognito, esiste sulla carta (si chiama project 2025) e molte azioni dell’attuale amministrazione usa sono coerenti col progetto. Siamo sicuri, con una recita di questo tipo, e attori ancora peggio, che il problema sia Trump, e che rimosso lui le cose possano procedere diversamente?
Caro Superciuk,
il problema che poni è assai importante: il Trump che abbiamo davanti agli occhi, che occupa il palcoscenico mondiale pressoché ogni giorno (con fra gli altri Putin che gongola, potendo continuare indisturbato il suo progetto imperialistico in Europa), è solo la punta di un iceberg che annovera cotanti personaggi, i quali una volta si sarebbero chiamati i falchi dell’amministrazione. Che dire? Siccome per ora siamo ancora in democrazia (border line), complimentoni a chi nel 2024 lo ha votato, ed ancora di più a chi lo difende a tutt’oggi…
All’amico di Strove: mi accontenterei che delle lettere suicidarie si parlasse tout court, in qualche trasmissione; ma non accadrà, giacché altrimenti l’ipotesi fantacronastica, dell’aggressione degli invisibili capaci di non lasciare DNA sulla “vittima”, non può più reggere, in tutta evidenza.
L’eretico
Ed eccoci qua con un nuovo truce assassinio eseguito dalla Gestapo in salsa USA…il paragone con le squadracce fasciste è ovvio. Come altrettanto ovvio è che l’amministrazione USA stia cercando di provocare una reazione su cui innestare una repressione sistematica. Leggo anche del grande attivismo della procuratrice generali Bondi, che in particolare ha ordinato al governatore democratico del Minnesota la consegna delle liste elettorali. Bye bye alla più grande democrazia del mondo….mi incuriosisce molto vedere quale sarà la reazione a tutto questo dell’opinione pubblica italiana e della politica, sembrandomi abbastanza chiara quale dovrebbe essere quella delle persone obiettive o semplicemente sane di mente.
Caro Superciuk, che dire?
Siamo tutti preoccupati, inquieti, allarmati: come ogni persona vagamente sensibile ai valori della democrazia e della sua tenuta dovrebbe essere.
Sarebbe facile – da queste colonne, dalle quali anche un anno or sono si criticava, in modo documentato, il modus operandi di Trump – cavarsela con un “lo si era detto (e scritto)”, ma sarebbe soddisfazione magra, e solo intellettuale…
In attesa di riparlarne, leggo che Trump sta meditando di ritirare i suoi pretoriani da Minneapolis: non sarebbe cosa da poco. Colui al quale si dovrebbe dare il Nobel alla Pace, sic, non solo è del tutto incapace di fare finire la guerra in Ucraina (se non con la resa di Kiev: belle forze, eh!), ma sta creando le premesse per una “guerra civile a pezzi” a casina sua: chapeau. Invece che nordisti contro sudisti, trumpisti contro antitrumpisti: massima soddisfazione, per la sua egolatria.
Come scrive Ginocacino, mala tempora currunt, pejora parantur…
Buona settimana a tutti i lettori!
“Non ho bisogno del diritto internazionale… ci sono la mia morale personale e la mia mente, sono le uniche cosa che possano fermarmi”
Il concetto lo applicherebbe, e magari lo applica o lo applicherà, anche in politica interna. Migliaia di anni di evoluzione della civiltà e del diritto, e poi la maggiore democrazia del mondo, faro di civiltà per l’occidente produce questa roba qua. Ma forse forse anche prima il faro era un po’ fioco??
Beato il popolo che può dedicarsi al pacifismo e al diritto internazionale: non ha grandi sfide esistenziali da affrontare.
In Italia, al netto dell’utilizzo pretestuoso dei neocomunisti, pacifismo & diritto internazionale sono le foglie di fico per nascondere la nostra inadeguatezza.
Il furbesco 104ismo:
Lo stato che fa??
Leuropa che fa??
Lamerica che fa??
Per essere autonomi bisognerebbe dotarsi di una deterrenza: togliere fondi a pensioni & sanità per la spesa militare, essere disposti al sacrificio (anche estremo).
Morire per la Groenlandia?
Meglio incontrarsi in piazza Tolomei per la prossima manifestazione (coprendosi bene perché fa ancora freddino).
Alcuni temi (spesa militare, Cina) erano già presenti nelle ultime presidenze americane, ma noi europei abbiamo sempre fatto orecchie da mercante. La guerra in Ucraina ha rafforzato le loro convinzioni. Con un altro presidente cambierebbero i modi, ma la sostanza resta la stessa.
50 anni fa i comunisti “culo al caldo e pancia piena” prevedevano il sol dell’avvenire con l’URSS. Oggi rilanciano con la Cina. Tutti gli imperi sono destinati ad una fine. Le probabilità di assistere al crollo degli Usa, nel resto della nostra vita, sembrano ancora ridotte.
Un pensiero per Valentino Garavani. Alla sua capacità di realizzare i propri sogni. Alla sua capacità di produrre ricchezza.
Un plauso all’eretico per l’incontro di ieri sera in comunale
Caro Ics,
per intanto, grazie del plauso: è stato un autentico piacere, ed anche un onore, quello di ricordare e di fare conoscere meglio e più da vicino una figura di intellettuale come quella di Romanello Cantini (il quale – da testimonianza della vedova – leggeva tutti i giorni questo blog). Una figura che ha meritato in tutto e per tutto la Sala storica, come sarà per il notaio Nanni Guiso lunedì prossimo (ricordato da Maurone Civai e Luca Verdone, oltre che dallo scrivente).
Hai poi fatto bene a ricordare Valentino, fra l’altro residente (anche) nel nostro territorio: come noto, villa nel cuore di Cetona.
L’eretico
Trump sulla Groenlandia fa un clamoroso passo indietro e naturalmente lo racconta come fosse un successo personale (questo ormai fa parte del personaggio). Non si è certo fatto intimidire da quei quattro militari mandati dagli europei a supporto del governo Danese ma qualcosa deve essere andato storto per il presidente USA. Ho appena ascoltato l’analisi dell’economista Veronica de Romanis e penso che sulla questione Groenlandia abbia centrato il punto: Trump ragiona (e non delira) solo quando si parla di economia, sull’argomento è ben orientato, e sa bene che la BCE è proprietaria di una bella fetta di debito pubblico americano, basterebbe poco ed una Europa incattivita potrebbe mettere in crisi la già non brillante economia USA e Trump è ben consapevole del fatto che il suo successo elettorale dipende in gran parte dall’andamento economico statunitense. Ritiro dei paventati dazi e più miti consigli sulla gestione del protettorato di ghiaccio danese. In fondo per calmare i bollenti spiriti del bullo USA basta colpirlo dove è più sensibile ovvero nel portafoglio.
Sull’amicizia di Trump con Putin: anche qui c’entrano molto i denari e probabilmente un po’ meno le affinità politiche tra l’autocrate e l’aspirante tale. Finchè governava in Germania la cancelliera Merkel la sinergia tra risorse russe e l’industria europea rendevano la nostra economia solida e competitiva, anche a scapito dell’economia USA, basta guardare i movimenti di merci che Trump ha tentato di calmierare con l’introduzione dei dazi. Poi la guerra in Ucraina (dove ribadisco Putin ha la responsabilità maggiore, a scanso di equivoci, ma dove gli americani non si sono certo adoperati per stemperare le tensioni, anzi) rompe l’idillio e impone all’UE un costo maggiore dell’energia più altri diktat legati agli armamenti. In questo preciso momento siamo alla ricerca di un ennesimo tentativo di accordo USA-Russia-Ucraina che probabilmente darà il Donbass ai russi e tenterà di emarginare gli europei.
Ribadisco, provo a fare solo una lettura economica, che poco ha a che vedere con le categorie morali del giusto e dello sbagliato.
Occorre prendere atto che il mondo (anche occidentale) sta cambiando, i rapporti tra gli Stati, fino ad ora costruiti sui valori, vengono ad essere regolati dalla forza e Trump in ciò è stato ed è come un ciclone.
Come ha reagito la UE a tale ciclone? Per ora con il nulla, muovendosi sempre in bilico tra la federazione di Stati e l’implosione. Solo muovendosi ad esempio, in ottica federativa degli Stati – considerando il numero complessivo della popolazione europea ( superiore a qualsiasi altro paese al mondo), la sua capacità economica complessiva ( superiore a qualsiasi altro paese al mondo) ed anche un certo grado di deterrenza militare – l’Europa potrebbe avere un peso. Se viceversa si resta legati ai vecchi Trattati ed al carrozzone burocratico di Bruxelles , l’Europa conterà zero in questo nuovo mondo .
Non resta che vedere il futuro, anche se le avvisaglie, ripeto, non sono positive.
Caso Rossi: preso atto che anche le tv senesi, con il buon Magrini, si sono scatenate sulla vicenda, ti chiedo: neppure lì sarà ascoltata la tua versione?
Fausto
Caro Fausto,
ti rispondo volentieri sul Caso Rossi, che hai sempre seguito con attenzione e lucidità (quelle che, purtroppo, spesso sono mancate e mancano): giusto in settimana, Simona Sassetti mi ha invitato alla puntata del prossimo 4 febbraio (non la prossima, dunque, bensì la successiva).
Non è in diretta, né soprattutto ci sarà il confronto con qualche corifeo omicidiarista, come mi piacerebbe tanto fare: ma diamo atto del fatto in sé, suvvia…
L’eretico
Caro Raffaele,
come succedeva con le puntate di Beautiful, ormai anche con la telenovela del povero David Rossi, anche se ne perdi qualcuna, mi pare che siamo sempre più o meno allo stesso punto …
Personalmente, lo sai, la modalità di caduta non mi ha mai del tutto convinto, ma in mancanza di un possibile indagato, a me pare veramente ormai un vero e proprio accanimento giudiziario.
L’immagine di questa storia, però, che mi è rimasta più impressa è la mamma di David, povera donna, che in piazza del Campo in occasione del congresso dell’ANM a Siena, avrebbe voluto parlare un attimo col Presidente Mattarella e fu invece inesorabilmente bloccata e respinta dalla scorta.
Magari costui potrà non esersi accorto di nulla …
Io però sono da sempre favorevole all’elezione diretta di ogni carica pubblica, perché dovrebbe costringere le istituzioni a scendere dal pulpito e magari talvolta a doversi confrontare con i cittadini.
Anche solo per un conforto.
Caro Paolo,
ti sei invece perso una puntata davvero importante, a proposito della Garlascheide in salsa senese: ormai – anche se non indagato – abbiamo per certo il “palo” degli assassini, il buon Francesco Giusti. Una autorevolissima teste – sentita dalla autorevolissima Commissione bis – lo ha riconosciuto, e ormai non si scappa più: il Giusti è stato sgamato. Lo consideravamo tutti un tipo innocuo e pacifico, qualche volta magari aggressivo sui social (chi non lo è?), ma certo non capace di tanto: ed invece, guarda un po’…
Mi pare che un concreto passo in avanti, dunque, lo si sia pur fatto: ora c’è rimasto solo il minuscolo particolare che, dopo il palo, bisognerà pur trovare l’assassino materiale (ricordando – non solo per caso personale, ma per fare capire certe cose – che l’istigatore era stato lo scrivente, illo tempore).
Aspettiamo di vedere se la Procura riapre il Caso, dopo il lavoro della Commissione II (antitetico – a livello di Ris – rispetto a quello della Commissione I, nonché a quello della consulenza Cattaneo-Zavattaro).
Il Presidente Mattarella credo si sia accorto della presenza della madre, quel giorno: e con lei, il suo comportamento non fu quello che tanti, fra cui lo scrivente, si sarebbero da lui aspettati; faccio comunque notare un altro dettaglio: la anziana madre non era sola, e non aggiungo altro…
L’eretico
A dire il vero avevo dato ben poco credito alla cosa … forse l’ho sottovaluatata allora …
Vero è che per la legge italiana chi fa il palo risponde del delitto e c’è pure a Perugia chi è stato condannato in concorso con se stesso, ma sinceramente mi parrebbe eccessivo fare del povero Giusti un capro, anzi un palo espiatorio.
Toccherà aspettare il seguito.
Caro Eretico,
su quello che riguarda il Caso Rossi sono d’accordo con te: una Garlascheide in salsa senese, con l’aggravante che almeno, alla fine, forse a Garlasco si troverà l’assassino (per me, Stasi), e comunque una assassinata in quel caso c’è stata, la povera Chiara.
Qui, per un manager caduto in disgrazia, neanche tre lettere di suicidio e uno stato di profondissima prostrazione riconosciuto da tutti sono sufficienti a giustificare un ovvio suicidio: mi dispiace dirlo, ma non siamo un popolo di persone dotate di grande intelligenza.
A proposito di popoli intelligenti, ma che il Trump II sarebbe stato peggio del primo, non si poteva capire? Ciò che accade a Mineeapolis con l’Ice è davvero più che inquietante, e il fatto che questi avanzi di galera vengano in Italia per le Olimpiadi non mi gratifica per niente.
… buongiorno e buona domenica ai lettori del blog ed al suo redattore; che dire, questa storia dell’Europa e dei rapporti con gli Usa mi sembra come “la novella dello stento, che dura tanto tempo” … l’unica possibilità che ha l’EU per rimanere in vita e per avere una qualche influenza in questo panorama (e per carità sempre secondo la mia ininfluente opinione) è dotarsi di un esercito europeo, passo questo che ci farebbe fare un balzo verso la costituzione di uno stato federale come dice qualcuno che per davvero potrebbe tener testa sia socialmente che politicamente che militarmente allo zio Sam, ai russi e soprattutto ai cinesi altrimenti rimarremo cosi come siamo ora, una accozzaglia di stati litigiosi e reciprocamente diffidenti tenuti insieme e senza nemmeno molta convinzione solo dalla moneta e da una valanga di regolamenti comunitari che, a vari livelli, scontentano tutti e un territorio di scorrerie già colonizzato militarmente dagli americani economicamente dalle merci cinesi e in fase di colonizzazione silente da parte dei paesi del sud del mondo prevalentemente islamici … esatto, è in atto una “colonizzazione anche religiosa”, inutile negarlo (proprio in questi giorni leggevo della costituzione a Roma di un non meglio specificato “Partito Islamico” (MuRo 2027))
mala tempora currunt sed peiora parantur
A mio modestissimo parere l’Europa di Frau Blucher Von der Waffen non ha nessuna speranza di sopravvivere e Dio ci scampi da un esercito europeo a trazione francese o magari tedesca.
Gli USA ne hanno ancora qualcuna un più e se la stanno giocando con modi a volte molto discutibili, ma almeno ci provano.
Penso, quindi, che solo tutti insieme potremmo provare a salvare la civiltà occidentale per come l’abbiamo conosciuta con tutte le sue libertà ed i suoi diritti (che non possono essere mai gratis) dal comunismo schiavista cinese e dalla sottomissione/conversione all’Islam rampante.
Dalla padella nella brace, ma c’è chi in realtà per ideologia o convenienza invoca la brace …
… “Penso, quindi, che solo tutti insieme potremmo provare a salvare la civiltà occidentale per come l’abbiamo conosciuta con tutte le sue libertà ed i suoi diritti” … se l’esercito europeo senza trazione francese o tedesca o … ma europeo ovvero gestito da parlamento ed esecutivo europei alternativo a quelli nazionali magari ridimensionati e con competenze diverse (senno che balzo sarebbe) è utopico, il tuo pensiero pur condivisibile è pura fantascienza allo stato attuale; saluti
L’imperialismo americano ha radici antiche e non è inventato da trump… finalmente ve ne siete accorti tutti… e a proposito di Minneapolis:
Barack Obama deported more than 3 million people during his presidency, making him the president with the highest number of deportations in U.S. history
Niente di nuovo sotto il sole
Interessante il commento di Caracciolo. Groenlandia, oltre a essere ricca di risorse minerarie, è anche ricca di acqua. L’acqua è una risorsa sempre più scarsa, fondamentale per raffreddare i data center dell’ IA che hanno bisogno di quantitativi di energia di cui al momento nessuno dispone, e di enormi quantitativi di acqua. Inoltre lo scioglimento dei ghiacci polari in atto renderà possibile spostare le rotte commerciali navali verso latitudini prossime al circolo polare, riducendo i viaggi di 10-15 gg.
OT; da La Stampa
… “quando è troppo, è troppo: quello che è successo in Cisgiordania a due carabinieri italiani, fatti inginocchiare e minacciati da un colono in una zona gestita dall’autorità palestinese (e non sotto controllo militare israeliano), è vergognoso” … “Dal 23 gennaio oltre 700 famiglie palestinesi, principalmente beduini e allevatori, sono state sfollate a causa di attacchi dei coloni, almeno 44 comunità sono state costrette ad abbandonare le loro case.
Due notti fa, sono state attaccate famiglie cristiane nei pressi di Ramallah, con due persone ferite. Coloni hanno poi vandalizzato auto, lasciando scritte come «felice Ramadan» e inneggiando al capo dell’esercito, che pure ha più volte condannato gli atti di violenza dei coloni nell’area” …
questo sono gli Israeliani, questo è il faro di democrazia in medioriente
Quando gli amici che ci siamo scelti ci trattano a pesci in faccia, del resto chi si fa pecora il lupo se lo mangia: caso ICE in Italia e caso carabinieri umiliati da un criminale coloro Israeliano.
Hai ragione Roberto, ma gli amici (padroni) non ce li siamo scelti, piuttosto ci hanno scelto loro come colonia parzialmente autogestita. Nessun politico di nessun partito potrà mai governare se non terrà ben presenti i limiti reali del proprio mandato.
Ricordo che abbiamo 33 basi americane con 13000 militari usa, un centinaio di atomiche, sottomatini nucleari, bombardieri strategici ecc… una forza di occupazione ereditata dalla ‘liberazione’ del 1945
Tutto quello che vuoi, ma, a parte il fatto che almeno prima una parvenza di rispetto tra “alleati” esisteva, la schiena un pò più dritta no?
Onore a Sanchez!
La Spagna non ha partecipato alla guerra e non è occupata… la schiena dritta con gli usa forse l’hanno avuta solo Moro e Craxi.
Punirne due per educarne cento
Allora il governo nostro farebbe bene a raccontare che siamo sotto dominio USA e che hanno le mani legate. Ma secondo me non è come tu dici.
Secondo me esistono solo due tipi di governo possibili… quelli che sono sotto il dominio Usa, come questo, e quelli che ne sono espressione diretta (tipo monti, draghi ecc…)