Tre considerazioni sul Referendum (e bufala-Rossi)
Eccoci al pezzo sul Referendum, con la netta vittoria del No, e le conseguenti ripercussioni e fibrillazioni. Nel frattempo, ci ha lasciato il grande Gino Paoli: difficile stilare classifiche, ma “Il cielo in una stanza” è pura poesia in musica (ed uno che arriva a 91 anni con due pacchetti di sigarette ed una bottiglia di whisky al giorno, nonché una pallottola calcificata nel pericardio dal 1963, deve pur possedere qualcosa di non ordinario); in più, l’Italietta di Gattuso vince – convincendo per solo un tempo – contro l’Irlanda del Nord: vediamo se ci riesce di andare ai Mondiale senza fare i furbetti, vale a dire facendosi ripescare al posto dell’Iran, che ai Mondiali non andrà…
LA VITTORIA DEL NO
La netta vittoria del No al quesito referendario dello scorso fine settimane si presta – come sempre, peraltro – ad essere contestualizzata in svariati modi: c’è la questione Nord-Sud, con il Lombardoveneto nettamente a favore del Sì ed il Meridione schierato (anche con punte, le quali si sarebbero definite illo tempore “bulgare”, vedasi Napoli); c’è – all’interno della stessa analisi del Nord – la questione della divaricazione fra grandi città e piccoli centri: il caso lombardo – con Milano per il No, e buonissima parte del resto della Regione per il Sì – è quello più evidente. Va da sé che la stampa meloniana enfatizzi questo elemento, il quale però resta, nella sua macroscopica evidenza: l’asse produttivo, esportatore, del Nord Est (non del Nord Ovest, va detto) ha votato in modo netto per il Sì.
Va altresì aggiunto che comunque il dato sociologico e politologico più evidente è il grande afflusso di giovani, in maggioranza netta schierati per il No: e questo – diciamocelo subito – è un dato positivo. Partecipazione democratica alla politica, voglia di votare: abbiamo spesso battuto sul menefreghismo giovanile, in questo caso venendo smentiti. E non vale più di tanto neanche l’elemento, pur sacrosanto, che i giovani non hanno certo votato pensando allo sdoppiamento del CSM, alle modalità del sorteggio fra politici e Magistrati, o ad altre specifiche tecnicalità: per il semplice motivo che così è accaduto anche per moltissimi adulti, per non parlare degli anziani.
Voto politico, di fatto referendum sulla Meloni, era diventato (anche per colpa sua), ergo è stato questo il fattore decisivo. Aggiungendo che molti di Destra (da sempre tendenzialmente legalitaria e giustizialista) non hanno mai digerito la svolta, simil-berlusconiana, sulla Giustizia: Fini, con tutte le sue leggerezze, su questo aveva tenuto la barra ben dritta, la Meloni meno. E al Referendum questo le è costato – secondo l’Istituto Cattaneo – circa il 20% dei suoi stessi voti. Se vi sembrano pochi…
COSA POTREBBE (AVREBBE POTUTO) FARE LA MELONI
La Premier Giorgia Meloni avrebbe (rectius: avrebbe avuto) una possibilità per uscire dal pantano in cui oggettivamente adesso si trova, dopo il per lei infausto risultato referendario (infaustissimo, giacché la percentuale dei votanti è stata decisamente alta: i referendum ottengono il quorum, ormai, solo quando non necessario): dare le dimissioni, e sfidare il campo largo ad elezioni anticipate.
Dubitiamo che il Presidente Mattarella potrebbe trovare una maggioranza alternativa, tecnica o giù di lì; se si andasse al voto entro poche settimane, il centrodestra avrebbe una leadership da tutti accettata come tale – ancorché ammaccata -, dunque chiaramente spendibile: tanto a livello nazionale, quanto a livello internazionale.
Di là, invece, non c’è neanche chiarezza sul fatto se vi saranno o meno le Primarie, e non è escluso che fra i due litiganti (Schlein e Conte, entrambi decisi ad asfaltarsi l’uno con l’altro, pur di prevalere), spunti un terzo incomodo, quel “Papa straniero” che potrebbe togliere le castagne dal fuoco.
Se così la Meloni facesse (rectius: avesse fatto), fra l’altro, si risparmierebbe (si sarebbe risparmiata) questa autentica Via crucis politica e relazionale in atto da martedì, compreso il muro, inizialmente invalicabile, della Ministra Santanché: tutti a casa, per avere buone possibilità di tornare in auge dopo qualche mese.
Per fare questo, però, ci vuole un decisionismo, ed un coraggio politico, che in questo frangente stanno gravemente facendo difetto alla Premier: la quale, in tutta evidenza, preferisce limitarsi a cercare di galleggiare – con modalità pressoché andreottiane, come ha chiosato Marcello Veneziani – in qualche modo fino al 2027, invece che prendere in mano, da par suo, il timone della situazione.
Certo, con il rischio poi di perdere la leadership dell’esecutivo, non c’è dubbio; senza al contempo rendersi conto, però, che fra un anno (con il campo largo che un leader o leaderino avrà pur trovato, in quel momento) il rischio, per lei, sarà ancora più alto, molto più alto. E chissà fra un anno in quale pantano – medio orientale, o altro – il suo grande amico Trump ci avrà portato; fornendo un aiuto ai suoi oppositori, impossibile da quantificare, ma di certo assai alto. Perché è bene ribadire come la partita referendaria Giorgia Meloni la ha iniziata a perdere il 28 febbraio, quando Trump faceva ammazzare l’ajatollah Khamenei, ed il prezzo del tandem gas-petrolio iniziava ad andare alle stelle…
IL TERREMOTO NEL CENTRODESTRA, L’ERRORE DELL’OPPOSIZIONE
Nel post Referendum, sono saltati la “zarina” di Via Arenula Bartolozzi (difesa a spada tratta, fino a poche ore prima, dal Ministro Nordio, sic), il sottosegretario Delmastro Delle Vedove (per una questione gravissima, la quale promette ulteriori sviluppi), infine la Ministro Santanché; per guarnire il tutto, Maurizio Gasparri è stato fatto dimettere da Capogruppo di Forza Italia, sotto pressione di Marina Berlusconi (sempre partito familiar-padronale, dunque, Forza Italia: peccato…).
Se la Premier avesse fatto dimettere i tre della compagine governativa verso il 10 o 15 marzo, verosimilmente avrebbe vinto la partita referendaria: quel 20% circa di elettori suoi (Destra legalitaria, law and order), andati invece in uscita libera domenica e lunedì scorsi (nel senso di votare per il No), li avrebbe probabilmente dirottati sul Sì. Errore grave, gravissimo, da matita blu di una volta: tattico e strategico ad un tempo.
Con i due fratelli di Italia – Delmastro e Santanché -, fra i quali ormai volano stracci; e con la Garnero Santanché, la quale, mentre si dimette, attacca duro, per poi vergare un garibaldino “Obbedisco”, che è un autentico e sfacciato insulto alla sacra memoria di Garibaldi.
A proposito della Garnero (la quale – a dirla proprio tutta – non doveva neanche essere giammai nominata a cotanto ruolo): vediamo chi fra i (tantissimi) lettori si ricorda in che modo lei stessa era entrata nella Bufala Rossi (senza andare su Google, però!), per poi uscirne alla chetichella, zitta zitta….
In tutto questo, mentre insomma il centrodestra se non all’implosione è comunque sull’orlo di una crisi di nervi, l’opposizione – giustamente contenta del risultato – rischia di non riuscire a capitalizzare alcunché. Strano, eh?
In primo luogo, perché esplode la contraddizione di uno – Conte -, il quale è in netta minoranza come Partito, ma pensa di essere il designato naturale per la candidatura a Premier: ci aspettano Primarie all’ultimo sangue politico, e non è da escludere che fra i due litiganti (i quali poi, in effetti, sono entrambi due miracolati politici già ad essere i leader dei due primi Partiti di opposizione) spunti il terzo incomodo, senza neanche ricorrere alle Primarie (la Salis genovese, se del caso). In secondo luogo, per ciò che abbiamo già scritto sopra: un bel gruzzolo di No, non sono assolutamente voti afferenti al centrosinistra. In terzo – giusto per non farla troppo lunga -, il volersi appropriare di una vittoria referendaria a fini di elezioni politiche è un errore da dilettanti, tanto grave quanto clamoroso (ergo, non meraviglia che lo compiano Schlein e Conte): altrimenti, Marco Pannella – dopo due Referendum ancora più trionfali di questo (divorzio, 1974; aborto, 1981) – sarebbe dovuto diventare Presidente del Consiglio, o della Repubblica. Non funziona proprio così, ma andate a farlo capire alla Schlein e a Conte…
Ps 1 Ieri giornata densa, per il Caso (bufala) Rossi: a livello mediatico, tanto per non farsi mancare alcunché, le Iene con Roberta Rei sono tornate a riproporre un servizio ad hoc: vittima dell’intervista on the road il povero Massimo Riccucci, custode del Monte di servizio in Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. Dopo anni che viene inseguito e braccato dalle telecamere – da Monteleone prima, oggi da questa Roberta Rei -, ieri anche davanti ai suoi ragazzini del Marciano calcio, si è un sinsino stufato, e ha reagito male all’intervistatrice on the road. Mah…
Novità scoppiettanti, invece, dalla Commissione parlamentare: al termine della riunione di mercoledì, sono state decise varie audizioni (è rispuntato l’ennesimo pentito di ‘ndrangheta, che verrà sentito: si immagina che la famiglia sarà finalmente pronta a querelare, visto il continuo accostamento del congiunto con la ‘ndrangheta, no?), anche se manca quella cruciale per smontare tutta la narrazione dell'”ottimo” Maurizio Montigiani, vale a dire Lorenza Pieraccini, colei la quale – secondo Montigiani – avrebbe aperto all’assassino dopo le 18 di quel 6 marzo, dal portone di Via dei Rossi 17. Perché neanche calendarizzarla in Commissione, di grazia? Ma non si voleva tutta la Verità?
L’aspetto più gustoso, comunque, è stato decisamente un altro: il Presidente Vinci (il quale ex silentio ho capito che non verrà mai a presenziare ad un confronto pubblico – come da me propostogli – a Siena, preferendo le agevoli passerelle televisive), a fronte di una esplicita richiesta dell’avvocato Miceli – legale di Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi – di fare entrare suoi consulenti di fiducia all’interno dei lavori della Commissione, ha risposto fermamente picche. Granitico, inamovibile. “Non vogliamo dare l’idea di un appiattimento su una determinata posizione” (Corriere di Siena, 26 marzo, pagina 5): dopo avere detto, in tutte le sedi pubbliche e mediatiche, che è financo la scienza a dimostrare che si tratterebbe di un omicidio, come si potrebbe solo pensare una siffatta cosa, caro Presidente? Ma figuriamoci, suvvia.
Dopo avere audito in Commissione pressoché esclusivamente persone convinte della pista omicidiarista (nessun Giudice; né Cattaneo né Zavattaro, e neanche Ilaria Dalla Riva o altri ancora), chi mai potrebbe solo pensare una cosa simile, di grazia? Iddio ci conservi dunque il Presidente Vinci, supremo baluardo di imparzialità…
Ps 2 Post scriptum in aggiunta, ma – dato come va tristamente il mondo – più che legittimo. Per chi volesse saperne qualcosa in più sulla attuale geopolitica, in Sala storica per aprile sono calendarizzati ben tre incontri (su Iran, Palestina e Russia-Ucraina): on line, trovate il programma completo con gli ospiti, ma per intanto segnalo che mercoledì 1 aprile – e non è un pesce! – ci sarà il ricercatore Alessandro Fanetti (il quale l’Iran lo conosce assai bene, e c’è stato abbastanza di fresco) a parlare di questa area del mondo, dallo scrivente debitamente introdotto. Prima ancora – lunedì prossimo, 30 marzo – Daniele Pasquinucci e Duccio Balestracci presenteranno, sempre in Biblioteca, il volume di Daniele Magrini “Intelligenza artificiale e dazi. La guerra fredda di Trump all’Unione europea” (Effigi). Per chi volesse saperne di più – e magari essere di conseguenza un po’ più consapevole del mondo in cui si trova a vivere – sono eventi da non mancare…









Sul Referendum: in effetti hai ragione, caro Eretico, qui sta sbagliando di brutto la Meloni (che cerca capri espiatori, invece di fare autocritica per la sua campagna elettorale perdente e semmai di rimuovere Nordio), e stanno sbagliando i sinistrorsi, che si intestano una vittoria solo in parte merito loro (oltre ai da te richiamati destrorsi che hanno votato No, si pensa che i giovani siano di nuovo irreggimentabili, in queste dimensioni, per le politiche?).
Sul Caso Rossi, mi sento di potere dire questo, leggendo i resoconti di stampa (che sembrano veline, purtroppo) ed il tuo più che meritorio blog: la pista della ‘ndrangheta, con Giusti palo di chi verrà sentito mercoledì prossimo, è farina del sacco di due persone, che a Siena sono entrambe ben conosciute. Forse meno a Roma…
Guardi, su certe ‘piste’ basterebbe davvero poco: informarsi su chi le ha costruite e portate avanti. A Siena quei nomi sono tutt’altro che sconosciuti. Poi però succede che, appena la storia esce dai confini locali, diventa improvvisamente una rivelazione da prima pagina. Il problema è che senza conoscere le fonti e il contesto si rischia di scambiare per verità quello che è, semplicemente, il prodotto delle solite mani.
Caro Francesco,
sono contento che tu sia intervenuto sul blog, dicendo – facile immaginare – solo una minima parte di ciò che avresti voluto e potuto, dato che, da novembre scorso, sei stato fatto entrare in questa surreale, kafkiana vicenda della bufala Rossi: la tua analisi è del tutto condivisibile, e voglio sperare che, in settimana prossima, l’audizione del Fava possa evidenziare almeno certi passaggi dei teoremi costruiti in questi anni (spero che venga fuori per esempio la figura della ormai mitica “Lorenza” – Pieraccini, sia chiaro -, e che si parli di Via dei Rossi 17, tanto per citare due esempi: se questa Lorenza viene chiamata, e smentisce ciò che ha detto Maurizio Montigiani, come si procede, di grazia?).
Quanto al fatto di essere stato fermato per strada, con prole al seguito, da questa Roberta Rei, non ti lamentare, suvvia: manca ancora il top del modus operandi delle Iene, le domande insistenti ed insistite davanti alla porta di casa…
Quanto al Referendum, sul quale si tornerà: a Cecco, a proposito dei giovani (il cui impegno civico ho messo in evidenza nel pezzo), posso dire che molti di questi sono in effetti gli stessi dei Fridays for future, dei grandi eventi Pro Pal (e giammai pro Ucraina o manifestanti iraniani pre 28 febbraio); su questo, le analisi sociologiche possono senz’altro differire, ma il dato di fatto resta tutto.
Così come quello evidenziato da Fausto: la stampa governativa (Il Giornale in particolare) ha enfatizzato il fenomeno, ma che gli islamici siano circa il 30% fra i nuovi italiani, è un altro dato di fatto, così come il loro cercare uno spazio politico che li rappresenti. Cosa peraltro sacrosanta, comunque inevitabile: da parte loro, però, ci dovrebbe essere l’accettazione, piena ed incondizionata, di certi principi, su cui spesso si glissa. E si torna – come in una ring composition – ai giovani di cui prima: reclamano nelle piazze (e nelle urne, in caso di referendum) i diritti civili, manifestando però sistematicamente a favore di chi tende a negarli…
L’eretico
Caro Eretico,
per prima cosa, da persona che ne è politicamente lontanissima, porgo in modo convinto la mia solidarietà a Francesco Giusti, come anche a Massimo Riccucci che è stato braccato, davanti a dei ragazzini, in un modo che dovrebbe coinvolgere la dignità di chi lo fa. Amareggia in modo ulteriore che sia stata una giornalista donna a farlo.
Da attivista del No, sono ovviamente molto contenta della vittoria, anche perché vorrei ricordare che a gennaio si era sui venti punti percentuali a favore del Sì, nei sondaggi. Qualcosa poi si è incrinato…
Non si preoccupi, è successo anche a me: sono stato braccato mentre ero con mia figlia di sei anni. Evidentemente la decenza, oltre che il senso del limite, non sanno nemmeno dove stia di casa. Più che giornalismo o satira, a volte sembra solo un modo molesto e sguaiato di fare scena.
Mi ero dimenticato la cosa più importante: ringrazio per la solidarietà!
Non ci conosciamo e non ci siamo mai conosciuti, ma solidarietà anche da parte mia. . Posso capire come ci si senta quando il mondo é tutto contro di te. Io non sto tanto bene. Non so come reagirei io se quest’assurdità capitasse a me.
Caro Ottavio,
sono molto contento che tu sia intervenuto, offrendo la tua solidarietà a Francesco Giusti (cosa non fatta da alcuno, se non da privati come te: cosa della quale, a suo tempo, bisognerà pure fare tesoro).
Ciò che dici nell’altro tuo intervento – che preferisco non pubblicare -, è del tutto vero: non riguarda peraltro l’audizione di chi citi, in questo caso fai confusione con un’altra cosa, ma – per evitare inutili, potenziali guai – meglio metterlo in naftalina (credo e spero che capirai…).
Questa che si apre, per la bufala Rossi, è una settimana decisamente importante: domani ci sarà l’audizione dei medici legali della Commissione I, i quali – se ovviamente resteranno fedeli a ciò che avevano detto illo tempore – quantomeno butteranno parecchia acqua sul fuoco delle certezze di Robbi Manghi, accettate dogmaticamente dal Presidente Vinci e dalla famiglia; mercoledì, poi, ecco che arriva quel Fava, il quale viene implicitamente accusato di avere avuto l’appuntamento pre-omicidiario – secondo la vulgata mediatica – con David Rossi, nel pomeriggio del 6 marzo: non ci vuole molto, dunque, a capire l’importanza di questa audizione…
Buona settimana a tutti i lettori, ordunque!
Non ho capito cosa non si poteva dire nel mio intervento, ma, come disse la “Santa”, obbedisco!
Apropos commissione, o le audizioni erano secretate, o io non sono riuscito a scaricarmi il video:
https://webtv.camera.it/evento/30805
C’è scritto “video completo” ma non c’è il file.
Referendum: mi sembra importante ricordare che – dopo i vari appelli antigovernativi ed a favore del No di leader islamisti – è stato il banco di prova per sondare il peso del voto mussulmano ( quantificato in circa un milione ed ottocento per il No).
Che si cominci a comprendere il “lassismo” di sinistra verso il fenomeno migratorio?
…….porte aperte per chi porta….
Fausto
Mi scusi Fausto….la sinistra?? Ma lei da che parte sta?
Concordo su molto. Solo una cosa non mi torna: la Destra legalitaria. Immagino volessi intendere ‘giustizialista’. Perché sennò se il 20% è destra legalitaria, il rimanente sarebbe ‘non legalitaria’ ovvero? Illegale? Antilegalitaria? Eversiva?
A me pare che comunque dal periodo del lancio delle monetine a Craxi fino all’allenatore con Forza Italia, la destra poteva dirsi giustizialista, ma da quando hanno assaporato il potere siano diventati estremamente garantisti, ovviamente nei confronti dei politici amici, non certo dei polotici avversari e dei criminali comuni, extracomunitari e no: In questi casi giustizialisti fino al midollo.
Probabilmente esistono analisi sociologiche serie che riescono a comprendere i comportamenti dei ventenni di oggi (i cosiddetti giovani), io mi permetto di tentare “a naso”: ogni generazione ha sempre tentato di comprendere le generazioni successive non riuscendoci mai veramente fino in fondo. Intanto sono idealisti, molto di più di come lo eravamo noi negli anni ’80 (gli anni del riflusso), ma hanno idealità meno conformiste di allora, difficilmente si riconoscono in un partito ma sono pronti a movimentarsi in blocco, magari informandosi sui social. seguono vari podcast e su quelli formano le loro opinioni politiche, difficilmente leggono giornali (in compenso leggono molto) e di tanto in tanto seguono i Tg ma commentando continuamente le notizie, individuando faziosità e parzialità, hanno sviluppato un sesto senso per le fake news, molto più dei miei coetanei. Non sperano più come noi in un mondo migliore ma sperano comunque di poter invertire la rotta a questo per non schiantarsi in qualche guerra che possa decretarne la fine o in un disastro ambientale irreversibile. Sono fragili ma anche concreti, sono in fondo la prima generazione ad usare in massa gli strumenti informatici e forse anche la prima che sa come usarli, con buona pace di noi anzianotti che magari dovremmo lasciare loro più spazio (e potere). Buona giornata!
Questi giovani, belli e simpatici (sig) con i loro cortei Pro Pal, ma non Pro Ucraina, difensori di un paese infestato da terroristi e con una religione retrograda. Seguaci, un po’ meno di prima, della Tumberg; bravi, anche se poi intasano le circonvallazioni impedendo a chi deve andare a lavoro o a fare un importante esame medico poco importa. Salviamo il paguro della Tasmania, l’olmo della Lapponia, ma basta con questa gente che inquina per divertimento alzandosi presto la mattina per lavoro o appuntamenti sanitari o altri sempre troppo seri e terra terra per questi idealisti. Hanno un punto debole: quello dello smartphone, il loro cordone ombelicale alla vita sociale, la loro, non quella reale. Toglietegli quell’aggeggio e saranno naufraghi nel mondo reale dove c’è gente che si rompe per andare a lavorare, che deve affrontare veri problemi. Diversi ce l’hanno con gli anziani, chiamati con disprezzo “boomers” dimenticando che questi, in gran parte, gli hanno garantito una vita abbastanza comoda. Insomma questi nuovi virgulti, mi sembrano la brutta copia dei sessantottini, che già di danni ne hanno fatti abbastanza nel passato. Quest’ultimi un’attenuante almeno ce l’avevano perché i loro obiettivi iniziali erano buoni, ma poi abortiti in una grande delusione; questi attuali non mi sembra che abbiano imparato molto al riguardo. Allora almeno c’era più solidarietà reciproca o almeno vi si tendeva, ora c’è tanta superficiale ipocrisia ed isolamento reciproco.
Caro Vedo Nero, mi dispiace ma non sono d’accordo con te. Credo che sia una bella generazione con molti più problemi di quella precedente e con una percezione del futuro quasi disperata, non pretendo di essere io a comprenderla ma a quanto pare nemmeno i suoi detrattori, chi avrebbe mai pensato che sarebbero stati capaci di un atto politico concreto come quello di andare in massa a votare?
Sul caso Rossi,
mi permetto una riflessione, forse è solo una mia impressione, ma la difesa di
Ricucci, di Giusti, e di tutti quelli che loro malgrado sono finiti nel
tritacarne (e a stilarne un elenco son davvero tanti), è ormai un qualcosa di nicchia, un po’ come il jazz.
Perchè il mainstream li distrugge, i social, con i commenti sotto le notizie, li hanno già condannati. Nella migliore delle ipotesi saranno dei criminali che l’hanno fatta franca.
La “contronarrazione” è davvero di nicchia, forse come il tuo blog Eretico (il che s’intenda, vuol essere un complimento)…però tant’è…
In ogni caso ci prepariamo all’audizione dei “vecchi” medici legali. Da un lato incuriosisce, dall’altro le parole di Vinci che l’annuncia come occasione per i vecchi consulenti per “prendere atto” delle nuove risultanze, mi fa pensare che ci sarà solo un diplomaticissiomo scambio di complimenti.
Staremo a vedere.
Matteo.
Voto che conferma le potenzialità del campo largo a trazione meridionale.
Per il lombardo-veneto (il nord ovest è ormai in declino strutturale) il federalismo è una questione di legittima difesa.
Il popolo invoca, la politica risponde: la meloni, più facilmente, proverà a comprare consenso, elargendo mance & bonus.
È il chiagni&fotti che traccia il solco, ma è il reddito di cittadinanza che lo difende.
Quale federalismo però, visto che sdal referendum del 22 ottobre 2017 di acqua sotto i ponti ne è passata……
Quello che permetta ad una collettività che produce surplus di ricchezza di beneficiarne in via prioritaria & prevalente.
Penso sia comunque un problema dei lombardo-veneti. In Toscana siamo impegnati con il reddito di reinserimento.
Il meridione è un luogo dell’anima.
Buongiorno.
Da sostenitore, informato (divido lo studio con 7 avvocati e nel mio piano c’è ne sono altri 8 ed ho chiesto lumi a tutti!), del NO considero le dimissioni in massa imposte a destra una vera e propria vergogna.
I vari improponibili sono stati difesi a spada tratta (nessuno si dimette per una foto, cit.) fino a due ore prima dalla PdC e da tutti i suoi sodali.
Poi ad urne chiuse lo scalpo dei reietti è stato esposto al popolo bue.
Trovo tutto questo ingiustificabile e ne chiederei conto alla Signora italiana-madre-cristiana.
Detto ciò penso che la fortuna di questa destra cialtrona stia nell’altra parte che è molto peggio con i galli di Manzoni che hanno cominciato a beccarsi inconsci del futuro che li aspetta.
Con amarezza.
Francesco
Fra le tre soluzioni possibili, cioè dimissioni subito, dopo o mai, quella praticata in questo caso (dopo) è meno peggio della terza e quasi inedita in Italia (per entrambi gli schieramenti).
La posizione degli avvocati è relativa… in teoria potrebbero trarre vantaggi da una giustizia lenta e complessa.
Lo scandalo vero è la suddivisione in correnti della magistratura, uno sconfinsmento perenne e pericoloso del potere giudiziario (almeno i politici possiamo non votarli) che comunque il referendum non avrebbe abolito… se nel quesito avessero inserito il divieto di associazione in correnti politiche i SI avrebbero vinto a mani basse
Se nel quesito avessero il divieto di associazione in correnti politiche non avrebbe vinto il SI: semplicemente la norma sarebbe stata cassata prima ancora di arrivare alle urne in quanto anticostituzionale. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale: lo dice la Costituzione stessa all’art. 18. Fondamentale: grazie a quell’articolo magistrati come Caliendo, Mantovano e lo stesso Presidente Mattarella, tra gli altri, hanno potuto assurgere a cariche politiche e istituzionali pur avendo una forte appartenenza politica.
Sulle dimissioni, francamente, sogno un mondo “normale” dove certa gente non viene invitata a dimettersi, semplicemente perché quando i loro comportamenti sono in contrasto con l’art.54 della solita, noiosa, vecchia Costituzione, non dovrebbero proprio essere nominati e – nel caso – rimossi immediatamente e automaticamente.
Un referendum costituzionale, per definizione, servirebbe proprio a cambiare la costituzione… eccezioni alla libertà di associazione esistono già per i militari (e per i fascisti). Comunque era una provocazione
Secondo il Dottore Orsini, politologo ospite di “Sempre Cartabianca”, l’affluenza notevole dei giovani al referendum passato hanno deciso la vittoria del “no” sottolineando il fatto che il loro voto era un messaggio esclusivamente contro la Meloni e non alla riforma della legge della giustizia. La Meloni è stata punita per i suoi atteggiamenti troppo docili con Trump ed il socio Nethyagnau, colpevoli del genocidio del popolo di Gaza. E’ la conferma dei numerosi cortei Pro Pal con sventolio di bandiere palestinesi anche quando c’entrava come “il cavolo a merenda”. Bella iniziativa, certo, peccato che i giovani virgulti abbiano dimenticato un certo Hamas, anche lui colpevole della guerra, come i morti israeliani nel raid del triste 7 ottobre 2023. Tutti sono solidali per i poveri palestinesi, Trump e Nethyagnau cattivi, ma degli innocenti giovani israeliani, dell’Ucraina e del malvagio Putin cosa si dice? Cosa fanno i bravi ragazzi? Pochissimi cortei e meno partecipazione. Ritornando al referendum perso dalla Meloni, io considero una occasione persa per migliorare la giustizia italiana. Ricordiamo il povero Tortora e il povero Beniamino Zuncheddu, un ex pastore sardo che ha trascorso 33 anni in carcere da innocente, prima di essere assolto in via definitiva. L’elenco di altre vittime di errori giudiziari è lunghissimo, ma i responsabili non saranno mai puniti secondo le attuali leggi garantiste per certi giudici che sbagliano, le caste resistono. Consideriamo che se nel referendum avesse vinto il “SI”, ci saremmo allineati a tutti i Paesi democratici. Siamo gli unici i migliori? L’unico e decisivo errore della Meloni, secondo me, è che doveva fare dimettere certi personaggi prima del referendum e non dopo la sconfitta. Parere personale. Comunque i sinistrorsi non cantino vittoria perché il Governo non cadrà e ci sono ancora tanti mesi alle elezioni; poi dubito che l’ “Armata Brancaleone” dei sinistrorsi buonisti resteranno concorsi, l’avvocatuccio Conte e la radical chic Schlein sono due galletti in un solo pollaio, ambedue voglio prevalere e quindi quante beccate ci saranno nel cosiddetto “campo largo”. Per caso Rossi che dire? L’interesse di qualcuno è quello di fare tanto fumo e poco arrosto, confondere l’opinione pubblica, distogliere l’attenzione da problemi più grossi. La cosa più evidente che i media nazionali vogliono appiccicare a Siena una pessima etichetta morale. Mi spiace solo per la famiglia del povero Rossi che è l’unica che porta il lutto.
Fuori tema, ma nemmeno troppo. Questa guerra sta dimostrando quanto sia deleterio per la nostra economia dipendere in grande parte da petrolio e gas. Ebbene, a fronte di questa crisi qualcuno taglia gli incentivi alle imprese per gli investimenti nella transizione energetica e qualcun altro chiede all’Europa di cancellare quel che resta del green deal. Invece dovremmo andare nella direzione opposta. Siamo folli.
Vallo a dire agli ecologisti che si oppongono alle pale eoliche ed ai pannelli solari perché deturpano il paesaggio e occupano terre coltivabili. Volevano mettere qualche pala eolica nel Deserto d’Accona, altro nome delle Crete Senesi, e si è scatenato un uragano di proteste. Le Crete sono poco abitate e poco coltivate, ci cresce solo il grano o poco più, un posto un po’ più nascosto e isolato, per non sciupare il panorama, lo si sarebbe trovato. Come si dice? Tutto, ma non nel mio giardino!
Lo dico a chiunque, in primis ai nostri governanti da strapazzo.
Credo invece che la scelta della Meloni sia azzeccata: nel pantano c’è giá, e rinnegare sodali che aveva difeso fino a ieri, oltre che marcare le distanze da Trump (vedi Sigonella) potrebbe essere il modo di tirarsene fuori. Temporeggiare e galleggiare (attività in cui si è dimostrata maestra, oltre al mentire) le permetterebbero anche di far scivolare nell’oblio la sconfitta referendaria. Tanto dall’altra parte c’è il nulla, e rischi di logoramento non ne corre.
Concordo.
Tanto è abituata a sostenere tutto e il contrario di tutto, purché rimanga a galla. Ma alla fine la gente si stanca e anche i più innamorati si disamorano.
Confronto ( scontro) tra consulenti in commissione parlamentare, ma, anche leggendo e confrontando i rispettivi curriculum professionali, le conclusioni del Prof. Vittorio Fineschi sembrano inoppugnabili……..
In attesa delle tue.
Fausto
Indovinello:
cosa hanno in comune Meloni, Salvini, Marine Le Pen, Alice Weidel di AfD, Netanyau, Milei, Putin e Trump?
Tutti insieme pronti a prendere una sonora tranvata (speriamo)?
Mettici anche: Schlein, Boldrini, Fratojanni, Von der Leien, La Garde, Salis, Sala, Appendino, Conte, tutti i Pro-Pal con Hamas, i radical chic e tanti altri. Comunque ovunque uno si gira sarà sempre un insuccesso, una tranvata per la gente comune. Comunque l’attuale Governo sarà sempre meno peggiore di quello dei buonisti, con quest’ultimo avremmo subito la legge dello jus solis così l’invasione islamica sarebbe esponenziale; ma tanto ai radical chic interesserebbe poco, loro dalle loro case isolate e controllate, non avrebbero problemi e tranvate; quelle toccherebbero a noi.
L’Italia è stata eliminata nelle qualificazioni ai Mondiali? La colpa è della Meloni. Ormai anche se piove è sempre colpa sua. Dateci Conte e la Schlein e tornerà il sole (e con i barconi dei migranti tante nuove risorse) e saremo più felici e tranquilli, specie di notte!
Non vorrei rovinarle la serata ma i barconi con le risorse sono arrivati ininterrottamente anche in questi anni di governo meloni.
Per quanto riguarda le risorse per i 10-100-1000 che delinquono ce ne sono migliaia che fanno lavori che noi, italiani-genitori-cristiani, schifiamo tipo raccogliere frutta e verdura nell’agropontino o in Calabria a 2-3€/ora.
Saluti
Le risorse sono il 9% della popolazione e compiono quasi il 40% dei reati, con punte di vera eccellenza come negli scippi (60%), delle rapine (54%), stupri (44%).
Non so voi, ma io mi sarei un pò rotto i cabbasisi per questi ministri che si fanno le amanti e poi c’è le ritroviamo con incarichi pubblici affidati dal loro amato.
Lo dicevo io da bambino che volevo fare il ministro