Eretico di SienaBufala Rossi: il doppio pop corn del 14 aprile (e 2 Ps libreschi)... - Eretico di Siena

Bufala Rossi: il doppio pop corn del 14 aprile (e 2 Ps libreschi)…

Questa settimana, duplice appuntamento bloggeristico-sabbatico: non si poteva non dedicare un pezzo monografico ai lavori della Commissione Rossi (oltre al resto del materiale, che si mette da parte per un qualcosa di complessivo, per così dire); al contempo, però, come tralasciare il tantissimo di altro – almeno una parte di – che sta accadendo, in giro per l’Italia ed il mondo? Ergo, fra pochi minuti, andrà on line anche un secondo pezzo; ma non ci fate l’abitudine, cari lettori: questa doppietta, questo uno-due così ravvicinato, è davvero un primum, che resterà un unicum…

 

L’AUDIZIONE DI SERGIO RIZZO: LA VALIGETTA NERA

Martedì scorso, a Palazzo San Macuto, è andata in scena un tipico esempio di “ribollita”: è stata tirata fuori una cosa che è vecchia di 9 anni (2017!), non di 9 settimane o giorni; si tratta della incredibile – a livello prettamente etimologico – storiella fornita dall’avvocato Luca Goracci sia alle Iene – le quali ovviamente la ripresero in pompa magna (novembre 2017) -, che al pur valido Sergio Rizzo.

Il quale la ha ripercorsa per filo e per segno, pur con i legittimi “non ricordo” dati dal trascorrere del tempo; credo di potere dire che Sergio Rizzo – giornalista di lunghissimo corso, fra Corriere della sera e Repubblica; saggista, autore fra gli altri, insieme a Stella, del fortunatissimo “La casta” -, se potesse tornare indietro nel tempo quell’articolo non lo riscriverebbe: ma questa – sia ben chiaro – è una mia impressione, ci mancherebbe altro. Quandoque bonus dormitat Homerus: qualche volta anche i migliori padellano, per tradurre in modo maccheronico…

Per cercare di difendere una vicenda che non a caso non è mai stata presa seriamente in considerazione da alcun investigatore (non di quelli da salotto o da social), giustamente Rizzo ha cercato di valorizzare l’unico elemento potenzialmente (molto potenzialmente) salvabile in quel marasma di inverosimiglianza (Antonio Muto – il quale secondo Goracci poi non era neanche la persona che gli si era presentata davanti, ma questo lo capì dopo, sic – che si divincola dalla morsa degli aggressori nel vicolo, è forse il momento apicale, l’apogeo del tutto): la famosa valigetta nera, di cui l’avvocato Goracci parla da anni ed anni (lo ha detto anche con me, illo tempore, come avrà fatto con decine di altre persone), la quale sarebbe stata vista all’ospedale, al capezzale del padre, anche dal fratello Ranieri.

Goracci ne parla, Ranieri lo riprende, sul punto della valigetta: e allora? Mettiamo anche che questa valigetta nera sia esistita (peraltro dentro ci poteva essere di tutto): e allora? Vedere un manager con una valigetta nera al polso, è come scorgere uno studente con una cartella con qualche libro dentro: e allora, si chiede per la terza volta? Che prova, che indizio sarebbe, di grazia?

L’idea sottesa – neanche poi tanto – era quella che David Rossi fosse dunque un autentico spallone, manovrato dal gruppo della birreria ed utilizzato dalla ‘ndrangheta (tesi esplicitata, proprio così, dalla Ricci, per esempio): ed è così che – grazie a questi popò di input investigativi – David Rossi passerà alla Storia, ormai. Come uno spallone, facente la spola fra Roma, Siena, Mantova e la Svizzera.

La famiglia – la quale dovrebbe querelare chiunque adombrasse solo la metà di ciò che in questa Commissione è stato sdoganato – invece di fare fuoco e fiamme per difendere l’onorabilità del defunto, per salvaguardarne la memoria post mortem, sentitamente ringrazia: l’unicità assoluta del Caso Rossi si nota anche da questi particolari…

 

L’AUDIZIONE (CULT) DEL GEOMETRA MANTOVANO

L’audizione cult della settimana – forse non solo della settimana – è stata senza alcuna ombra di dubbio quella che è venuta subito dopo l’intervento di Sergio Rizzo di cui sopra: si sta ovviamente parlando di quella del mitico “geometra Fiorenzo”, evocato ex abrupto dalla superteste Giovanna Ricci nei giorni pregressi. Subito individuato dai solerti funzionari della Commissione, il povero Fiorenzo Gili è stato dunque audito, in videoconferenza.

Dividiamo il tutto in due parti: prima quella seria, poi quella davvero faceta.

Per quanto concerne quella seria, l’averlo chiamato è stato l’ennesimo, tafazziano, boomerang, giacché ha smentito – dall’alfa all’omega – tutto ciò che, con la consueta sicumera, Giovanna Ricci aveva affermato; ha chiarito di avere conosciuto Marco Montesano solo molto dopo avere parlato con la Ricci, e giusto per meri motivi professionali (lei aveva invece istituito un link fra Montesano e Muto, dicendo di averlo saputo da lui, sic); ha poi detto di avere conosciuto Antonio Muto, come è ovvio che sia: lui, geometra ed amministratore di condomini, mantovano; l’altro, costruttore edile da anni residente a Mantova: pensate un po’ che clamorosa stranezza, il conoscersi.

Fiorenzo in seguito ha detto, papale papale, di non avere mai conosciuto Rossi – se non dopo la sua morte, come milioni di italiani -, né di avere avuto alcun sentore delle cose che avrebbe riferito la superteste. Quanto alla “andrangheta” (dizione come noto prevalente in Commissione, eh), il mantovano riferisce solo che – dopo che la Ricci insisteva su Siena città in mano alla malavita calabrese – lui forse le disse che anche dalle sue parti se ne parlava, visto che c’era un processo in corso. Bastava avere uno smartphone o leggere distrattamente un quotidiano al bar, per esserne informati. Non esiste una singola circostanza legata potenzialmente a ciò che avvenne il 6 marzo 2013, la quale sia stata confermata dal geometra mantovano: neanche una.

Ah, per finire la parte seria ci sarebbe questo duplice particolare: la Ricci – a sentire Gili – si spacciava per dipendente MPS, o almeno dava a lui questa impressione (la Commissione non tarderà a chiedergliene conto, si immagina); in più, fra i due non c’è stato nessun incontro faccia a faccia, solo 3,4 telefonate dopo contatti in una non meglio precisata chat: ed allora come faceva a dire Giovanna Ricci che il geometra sarebbe stato alto un metro e ottanta centimetri? Anche su questo, immaginiamo che la Commissione – ed a strettissimo giro di posta – chiederà lumi alla superteste: la quale è capace di riconoscere – da lontano, al buio, con immagini certo non nitide – uno dalle “movenze degli arti inferiori” (Francesco Giusti), ed è capace financo di dirci l’altezza di un tizio, senza averlo mai visto dal vivo. Fenomenale: che le Procure italiane prendano Giovanna Ricci come consulente fissa!

C’è infine la parte definibile come faceta (per noi che la osserviamo da lontano, soprattutto, visto che la privacy qui è morta e sepolta): mettiamoci nei panni di questo povero uomo qualunque, il quale si vede all’improvviso sbattuto sulle pagine della stampa della sua città, nonché convocato da una Commissione parlamentare di inchiesta. E per cosa, di grazia?

Il tutto, per riferire – per esclusivo “merito” di lei – dei contatti telefonici di una decina di anni prima con una pressoché sconosciuta, la quale – invece di parlargli delle bellezze di Sienina, della sua arte pittorica, della sua meravigliosa Cattedrale o magari dei pici all’aglione – non fa altro che fracassargli gli zibidei parlando di infiltrazioni malavitose, birrerie corrotte, gente scaraventata dalla finestra del proprio ufficio e complottismi di ogni genere. Un incubo, autentico.

Fiorenzo dice che, in quel frangente, stava concretamente pensando di venire a fare una gita a Siena, mai vista prima (era stato a Casciano di Murlo, che gli era piaciuto tantissimo): guarda caso, dopo le 3,4 telefonate con Giovanna Ricci, ha prudentemente desistito, ha rinunciato a venire a Sienina. Come dargli torto, di grazia?

 

PREVISIONE DI UNA AUDIZIONE DELLA PROSSIMA SETTIMANA…

Se confermato, lunedì prossimo il giornalista professionista – oggi, però, nello staff comunicativo di Salvini –  Davide Vecchi sarà audito dalla Commissione sul Caso Rossi: e già il fatto che venga audito uno che di fatto svolge oggi un ruolo politico attivo, nella sua quotidianità professionale, basterebbe per fare capire tutto e per finirla qui. Di che si parla, insomma?

Ma noi vogliamo provare a fare una sorta di scoop, addirittura uno scoop preventivo: vi diciamo – e ve lo diciamo con più di 48 ore di anticipo – quale sarà l’argomento principale dell’audizione. Certo, si parlerà anche di altro, va da sé: Vecchi conosce l’argomento, ci ha scritto un paio di libri sopra ed altro ancora; ma state tranquilli: la ciccia sarà quella che vi stiamo per dire…

Vale a dire che la chiacchierata con Vecchi avrà come momento decisivo questo: cercare di retrodatare la scrittura dei tre (dicasi tre!) bigliettini, inequivocabilmente suicidari, scritti da David Rossi – la prova inconfutabile del suicidio, di ogni suicidio – ad un paio di giorni prima, cioè al 4 marzo 2013. Perché proprio al 4 marzo? Perché quello è il giorno della famosa mail – da Vecchi ben conosciuta – in cui il povero Rossi scrive a caratteri cubitali che “questa volta mi ammazzo sul serio”, con caterva di punti esclamativi a rafforzare il tutto.

Il Vecchi, sin dal suo primo libro, adombra il fatto che quei bigliettini siano stati scritti non nei minuti pregressi del suicidio – come ogni tipo di esperienza e mera logica investigativa impongono -, bensì prima. Tesi a dir poco esilarante, ma più che necessaria per depotenziare la verità suicidaria; e tesi che, infatti, non solo nessun magistrato – né inquirente, né giudicante – ha mai preso neanche alla lontana in considerazione, ma che nella Commissione I si era qualche volta al massimo affacciata, ma senza concreta convinzione e soprattutto successivo sviluppo (se ne parlò anche durante la mia audizione – 16 settembre 2021 -, in uno scontro verbale con Sherlock Migliorino, sic).

Oggi, invece, questa straordinaria (nel senso davvero etimologico del termine) ipotesi torna di dirompente attualità: ergo, il Vecchi andrà in Commissione, e confermerà che, per lui, quei biglietti erano del 4 marzo, comunque non del 6. Si accettano scommesse: come sempre, pronti anche a perderle…

Ps 1 Qualche suggerimento libresco per i prossimi giorni: essendo un galantuomo, mi permetto di pubblicizzare l’ultima, meritoria fatica editoriale della non figlia di David Rossi, Carolina Orlandi. Dopo un paio di altre prove editoriali (fra cui ovviamente un libro sul non padre, in cui – come più volte segnalato – smentisce la madre su un punto chiave del 5 marzo 2013), la Orlandi approda allo sport, al calcio in particolare: non sapevamo che ne fosse un esperta, ma in Italia in fondo chi non lo è, di grazia? Recensito financo dalla Gazzetta dello sport, infatti, è da poco nelle librerie (solo nelle migliori, però) “Fabrizio Miccoli, gloria e peccato di un campione”, scritto da lei e da Lorenzo Avola, in cui si ripercorre la vita di questo calciatore, assai talentuoso ma dalla vita travagliata. Carolina, ormai sempre più siciliana, pare essere proprio nell’isola a presentarlo: nei ritagli del tempo in cui rilascia interviste per chiedere a gran voce la riapertura del Caso Rossi, si capisce…

Ps 2 Per quanto riguarda invece lo scrivente, ecco il tris senese di appuntamenti per il romanzo “Quattro croci a Siena”; venerdì prossimo 24 aprile, nell’Oca (ore 18, Sala delle tira, Via Santa Caterina 81), introdotto dal Governatore Claudio Laini, da Enrico Toti e da Piero Fabbrini; martedì 28, alla libreria Rebecca in Pantaneto, in dialogo con Simona Merlo; infine, mercoledì 29 aprile (giorno dei tre simultanei delitti – immaginari – narrati nel giallo), nell’Aula magna storica dell’Università (Palazzo del Rettorato, per intendersi), ospite della benemerita Università popolare, introdotto da Mauro Civai. That’s all…

2 Commenti su Bufala Rossi: il doppio pop corn del 14 aprile (e 2 Ps libreschi)…

  1. Mr_MFD scrive:

    Se tu avessi ragione allora sarebbe davvero un copione già scritto.

    La storia dei biglietti scritti il 4 marzo Vinci l’ha anticipata nella conferenza stampa dello scorso 6 marzo…insomma, pare quasi vogliano avvicinare pian pianino il pubblico alla loro “verità”, già predisposta (malamente) a tavolino…

    • Eretico scrive:

      Caro amico,
      la prevista audizione di Davide Vecchi del 20 pare proprio non esserci stata tout court, e francamente non mi pare neanche sia stata fornita motivazione del perché: forse ho sic et simpliciter guardato male on line, figuriamoci.
      Di certo, ove fosse saltata, un Presidente dovrebbe ben motivare il perché dell’annullamento, o del semplice rinvio: ma siamo nella Commissione bis, nevvero?

      La notizia di ieri, 20 aprile, è stata dunque soprattutto un’altra: come si vedrà a breve, la strategia difensiva del povero Francesco Giusti cambia, e parecchio; dalla difesa attiva (la querela per calunnia era già ben partita, a tempo debito), si passa all’attacco a tutto campo.

      Ripeto il già detto: pop corn a volontà per gli appassionati, ma senza ingozzarsi troppo, perché il meglio – date retta allo scrivente – deve ancora venire…

      L’eretico

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