Zanardi, Biennale, Bufala-Rossi (e 3 Ps)
Eccoci all’appuntamento settimanale con il blog: ancora in pieno stallo la questione Hormuz (e meno male che, secondo Trump, l’Iran ha la Marina militare completamente distrutta, altrimenti…), e con il tour papalino-governativo del Segretario di Stato USA Rubio che è andato come da copione (con Rubio che si prepara alla futura competizione con Vance per la leadership del post Trump), noi ci dedichiamo ad altri tre argomenti…
ALEX ZANARDI: COME MORIRE (E RISORGERE) DUE VOLTE
In questi tempi perigliosi e sommamente divisivi, pur nel lutto è cosa davvero rinfrancante, il trovare una persona che metta d’accordo tutti (chissà se qualche poveretto avrà fatto comunque il bastian contrario, sui social…): Alex Zanardi, con la sua morte, ci è riuscito.
L’uomo che è morto due volte, ma ha saputo risorgere in entrambe le occasioni; la prima volta, dopo l’incidente da pilota – non in Formula 1, dove era stato un onesto mediano e niente di più -, quel 15 settembre 2001, in Germania: il mondo era ancora frastornato dalla tragedia delle Torri gemelle, ma quell’incidente, che gli costò entrambe le gambe, ce lo ricordiamo tutti. Gli fu data financo l’estrema unzione, poi – dopo 16 operazioni e 7 arresti cardiaci! – piano piano tornò alla vita. Non poteva certo più fare il pilota di Formula 1, lui che l’aveva frequentata a lungo, pur provenendo da una famiglia semplice, senza i soldi che danno più facile accesso a quel circo.
A quel punto, uno si trova davanti di fatto due strade, due vite antitetiche fra cui scegliere: l’autocommiserazione, il non uscire più da casa, il richiudersi in se stesso; ovvero il darsi, con slancio ed ogni energia, ad una seconda vita. Pensando a se stessi e agli altri, anche solo con l’esempio. Zanardi scelse la seconda via, diventando come ben noto un campione paraolimpico di handbike: non aveva drammaticamente più le gambe? In compenso, aveva sviluppato una muscolatura straripante della parte superiore, dalla cintola in su. Ex malo bonum. Le lacrime delle due vittorie a Rio de Janeiro, nel 2016, furono l’apice del successo della sua seconda vita. Ma era riuscito a fare anche gare di triathlon: nuoto, handbike e 42 chilometri di maratona in carrozzella. Giusto per non farsi mancare alcunché…
Poi, l’incidente in handbike del 19 giugno 2020, verso Pienza: il camionista che lo travolge – del tutto incolpevolmente, peraltro -, la lunga e laboriosissima degenza alle senesi Scotte, seguita da tutta l’Italia appena uscita da quel lock down che proprio lo sport all’aria aperta, invece che sollecitare, aveva ottusamente vietato; in qualche modo, Zanardi ha sfangato anche questa, anche se, poi, l’ultimo lustro è stato quasi tutto un passaggio fra ospedali e cliniche varie, ma sempre con al fianco l’amato figlio e la moglie Daniela, capace come poche – a quanto si sa – di tutelare ad un tempo privacy e vicinanza al marito.
Retorica, certo, il dire che è stato un autentico esempio; con Zanardi, però, il rischio della retorica si può anche correre: perfino con l’handbike…
POLEMICHE SULLA BIENNALE: L’ESEMPIO DEL 1977
Che la questione della Biennale non sia stata gestita al meglio da Pietrangelo Buttafuoco, pare non si possa dubitare (nonostante l’incondizionato appoggio di Salvini e della nutrita fila di filoputiniani all’amatriciana); la questione non è certo la russofobia (si voleva discettare di Tolstoj o Cechov, di grazia?), come vogliono fare credere in tanti furbettini: si tratta della elementare distinzione fra Arte e propaganda, oggi in Russia coincidenti. Buttafuoco – intellettuale che leggiamo sempre volentieri – ha fatto finta di non capirlo, pur sapendolo benissimo.
Oggi – sulla Piazza Rossa – va in onda l’ennesima parata militare che falsifica furbescamente la Historia, presentando Mosca come il Bene vittorioso sul Male nazifascista (giustissimo militarmente, ci mancherebbe), ma senza alcun cenno al Patto fra Hitler e Stalin di quel 23 agosto 1939 (espunto dai programmi scolastici putiniani, non a caso): Patto che toglie ogni valenza etica al sacrificio di milioni e milioni di russi (ed ucraini, peraltro) contro il nazifascismo; quei russi sono morti – per capirsi – solo per difendere la loro Patria, invasa da quell’Hitler di cui, fino al giugno 1941, erano stati leali alleati. Che Putin prenda per il sederino i suoi, nulla quaestio; che lo faccia con gli altri, anche no…
A chi poi dice “no alla Russia, ma diniego anche per Israele”, ai pro Pal che anche ieri hanno manifestato in laguna, si può agevolmente rispondere che in Israele il dissenso è democraticamente garantito: nell’Arte, e financo nelle piazze, come dimostrano le manifestazioni che si susseguono, fin davanti a casa del Premier Netanyahu (da criticare su tantissimo, ed in modo forte ed incisivo: ma non risulta essere censore di intellettuali ed artisti). In Russia, questo non accade, proprio no.
In più, questa Biennale è stata una occasione perduta: che bello, se Buttafuoco avesse organizzato una programmazione tipo quella voluta da Carlo Ripa di Meana, nel 1977; la Biennale che aprì agli artisti della dissidenza sovietica, suscitando l’opposizione del Pci di allora (inizialmente favorevole, poi richiamato all’ordine da Mosca), nonché del Pcus stesso. Facendo sapere al mondo che esistevano artisti ed intellettuali che si mobilitavano contro il potere dittatoriale comunista. Un colpo da maestro per Bettino Craxi, nella sua fase politica ascendente e pregovernativa. Questa sì – se Buttafuoco avesse avuto davvero coraggio -, che sarebbe stata una Biennale memoranda, come ancora viene ricordata quella del 1977: questa, passerà invece alla Historia per altro, e ce ne dispiace assai…
BUFALA ROSSI: LEZIONE DI ‘NDRANGHETA (MA CHE CI AZZECCA?)
Martedì c’è stata una audizione davvero significativa (per il più volte richiamato “pop corn moment”), all’interno dei lavori della Commissione parlamentare sul Caso Rossi: quella del collaborante di ‘ndrangheta, il pluriomicida Angelo Salvatore Cortese. Uno che ha avuto un ruolo fondamentale nel fare conoscere l’invasiva penetrazione della mafia calabrese in Emilia e Lombardia (Processo Aemilia): è uno che conosce le persone, i luoghi, le dinamiche. Sa bene (peraltro, cosa nota a chiunque si occupi giornalisticamente di questi argomenti) che la ‘ndrangheta non ha tanto il problema di fare soldi, ma di riuscire a riciclarli al meglio. E a Viadana c’era una filiale di una banca – non Monte dei Paschi, peraltro – che a suo dire era specializzata in tutto ciò. Pensate un po’…
Benissimo, anzi malissimo, perché sono cose assai brutte: ma cosa ci possa azzeccare, in concreto, con la morte di David Rossi, davvero non si capisce, se non prendendo per buona la ormai notissima “elucubrazione” di Maurizio Montigiani – datata 2015, dice lui – sul mitico 4099009, frutto delle sue fole da investigatore autoproclamato, ma purtroppo smentita fragorosamente non solo da due tecnici dell’ufficio legale della Tim (mai sentiti in nessuna Commissione, perché avrebbero fatto chiudere i lavori, verosimilmente), ma ancora più sfacciatamente sputtanato – in tutto e per tutto: basta sapere leggere l’Italiano – dalla stessa consulenza finale della Commissione di inchiesta I. Tre fonti qualificatissime demoliscono la teoria del Montigiani (raccattata per sua stessa ammissione su Google, sic), ma la Commissione bis (smentendo la prima, fra l’altro) gli crede: contenti loro, contenti tutti.
Ah, incidentalmente cercando, viene fuori che questo Cortese era stato arrestato nel 2005: 8 anni (anni, non settimane) prima del suicidio di Rossi; e lui stesso, ci ha tenuto subito a precisare che di Siena e di Rossi niente di niente sa, come era del tutto ovvio che fosse. Nemmeno se glielo dice Davide Vecchi – il giornalista responsabile della prima riapertura del Caso Rossi -, che la pista mantovana non ci azzecca niente con la morte di Rossi, il Presidente Vinci si smuove: non c’è verso, la chiave di tutto, per lui, è Viadana. La “elucubrazione” del Montigiani omnia vincit…
Bene, continui pure così, Presidente ed onorevole Vinci: che a noi non fa altro che un gran piacere; fra qualche mese, Deo juvante, si farà uscire un libercolo, con tutte le autentiche chicche della Commissione bis e dei suoi autorevolissimi supertestimoni (impossibili da smentire, fra l’altro, essendoci verbalizzazioni ed audioregistrazioni, autentica manna dal cielo): più si continua con queste piste, dunque, più lo scrivente se ne rallegra. Ottima anche l’ideona di ascoltare la donna sopravvissuta al serial killer De Pau: chapeau!
Se poi anche alla famiglia Rossi va bene che il proprio congiunto sia abbinato a brutte storie di mafia, se loro non hanno niente da eccepire sul fatto che, di Rossi stesso, si chieda conto a chi si è autoaccusato di 8 omicidi, che dire? Altre famiglie, farebbero fuoco e fiamme per tutelare l’immagine del defunto congiunto, questi invece cercano solo la Verità, eh: meglio loro, dunque. Di certo, da lassù, il riservatissimo – in vita – David Rossi sarà oltremodo lieto, di essere accostato di continuo alla ‘ndrangheta, a soldi laidi in valigette nere e a robetta similare. Di nuovo complimentoni, a tutti.
Continuate pure così, e buon pop corn agli altri; ricordando solo una cosetta: non esagerate, che i pop corn sono pregni di insano sale e giacché il meglio – date retta allo scrivente – deve ancora venire…
Ps 1 Garlascheide: si va verso la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, a questo punto certa (la richiesta, si intende); le captazioni, da parte della cimice, dentro la sua stessa macchina – quella in cui dice di avere visto i video intimi della vittima e di Stasi – è senza dubbio assai suggestiva, per quanto non certo risolutiva; ed anche l’intercettazione ambientale del padre di Sempio sullo scontrino di Vigevano è davvero mortifera, nei confronti del figlio…
Staremo a vedere. Di certo, c’è una cosa: quando ci sono casi come questo, il segreto istruttorio non esiste più, facciamocene una santa ragione. Tutto viene dato in pasto alla opinione pubblica. Il contenuto di quelle captazioni dell’indagato Sempio, nonché quella del padre, non sarebbero dovute venire fuori, se non eventualmente in una aula di Tribunale. La Legge non è uguale per tutti, neanche in questo senso…
Ps 2 Ci ha lasciato Evaristo Beccalossi, regista dell’Inter anni Ottanta: fantasista estroso, amante del dribbling, centrocampista che non trovò spazio in Nazionale (chissà se lo troverebbe oggi: un po’ lento era, in effetti); celebre la gag del comico Paolo Rossi, per ricordargli i due rigori sbagliati – nello spazio di una manciata di minuti- in una partita di coppa nel 1982. Beccalossi sapeva stare al gioco, con l’autoironia delle persone intelligenti: oggi – come scrive Gramellini sul Corriere della sera di giovedì – se un comico prendesse di mira un calciatore, chissà la canizza dei social, nonché la reazione del giocatore stesso: querela o vittimismo ad oltranza?
Ps 3 Giovedì, intorno all’ora di pranzo, è uscita la notizia – piuttosto clamorosa, sia consentito dire – della candidatura a Mangia d’oro, da parte dell’Università, dell’Amministratore delegato di Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio. Il quale era rimasto del tutto isolato nel momento in cui Caltagirone lo aveva estromesso dalla banca; poi, dopo la vittoria del 15 aprile – della quale tutti ci siamo rallegrati, sia chiaro – è stato invece tutto una gara a chi si dimostrava più lovaglista degli altri. Mah.
Parlando anche per interesse personale (qualcuno ricorderà che, dalla Sala storica, lo scrivente aveva lanciato la candidatura di Mauro Lusini, nell’ottobre 2025, poi propugnata dalla sua Giraffa), non si può non essere almeno un po’ amareggiati: Lovaglio si è di certo meritati i complimenti, e merita da parte del territorio tutto l’appoggio, personale ed istituzionale, di cui necessita per il suo complesso lavoro. Il Mangia, però, sarebbe un’altra cosa…









Ma, a proposito del libretto al portatore 4099009 a qualcuno é venuto in mente che i libretti al portatore sono aboliti da anni? Ma di che si parla?
Si tratta del numero di un certificato di deposito al portatore emesso da Interbanca (gruppo Antonveneta) quando i certificati di deposito al portatore si potevano ancora emettere
Benissimo, caro anonimo: siamo tutti con te.
Procedi con un ulteriore sforzo, chiunque tu sia: tu credi a due consulenti della Tim (ufficio legale, non due bischeri, si immagina), abbinati alla perizia dei Racis, oppure credi al ragioniere Maurizio Montigiani?
Grazie della risposta: specie se sarà chiara, perché qui non si può stare nel mezzo: o hanno ragione gli uni, o l’altro…
Buona domenica -laica, financo paganeggiante – a tutti i lettori!
Non è più reperibile in rete il documento di Interbanca che elenca i certificati predormienti; resta ben spiegato qui: https://www.scienzeforensi.net/blog/?la-morte-di-david-rossi–omicidio-o-suicidio al punto 3.4
Caro Maurizio,
come al solito cerchi di allargare e divagare, invece di andare al punto (il “tuo” numero: sbugiardato senza pietà da tre fior di consulenti, per capirsi, e difeso solo da te e dalla Commissione, peraltro neanche tutta); invece di ammettere di avere creato – con le tue fole da investigatore – materiale forse ottimo per la Commissione e per qualche trasmissione televisiva, ma giusto per quelle: quanto al fatto che ci siano di mezzo persone che non ci entrano un fico secco, è evidentemente un qualcosa che non ti tocca.
Sei tu, che la mattina hai da guardarti allo specchio: forse tu, in quello specchio, vedi colui che ha disvelato un arcano criminal-finanziario, mentre dovresti vederci sic et simpliciter qualcuno, il quale – senza alcuno straccio di prova e mezzo indizio concreto – ha tirato in ballo almeno due persone innocenti, per un inesistente omicidio. Contento tu…
A Matteo: concordo, fra le tante domande fatte (del tutto inutili), quelle sul modus operandi degli assassini della ‘ndrangheta, ad una auctoritas come Cortese, si sarebbe dovuta fare. Ma – come benissimo sai – magari fosse questo il problema o il difetto maggiore di questa Commissione: la quale – come dimostrano le audizioni previste per oggi stesso – continua ad inseguire i fantasmi cui va dietro da mesi.
Auguroni alla Commissione e ai Montigiani di turno, nonché grazie di cuore per il materiale che mi stanno fornendo: non saprei cosa altro dire…
L’eretico
Caro Eretico, come sempre pezzo magistrale.
Dilungarmi sul Montigiani e le sue “elucubrazioni” mi pare infierire, vorrei invece congratularmi per le intense parole su Zanardi: c’è veramente bisogno di persone e di figure della sua tempra. Sapeva soffrire, sudare per il piacere di sudare. Non si è mai abbattuto, quantomeno fino all’incidente senese. Per me, un esempio che non dimenticherò, e spero anche tanti altri.
Vicenda Garlasco trasformata (da magistrati & giornalisti) in una twin peaks: ogni puntata, un colpo di scena.
Indipendentemente dall’esito, che tu sia stasi o sempio, una delle più grandi fortune nella vita l’è non avere a che fare con codesta magistratura.
Caro Ics,
che il Caso Garlasco sia diventato una sorta di Twin peaks, nulla quaestio: ti do ragione piena; a me pare, però, che la colpa prevalente sia dei media, più che dei magistrati (pur con il fatto delle fughe di notizie, come evidenziato nel mio pezzo); la Magistratura – se ovviamente il lavoro della Procura di Pavia reggerà al vaglio della Magistratura giudicante, cosa tutta da verificare – avrebbe risolto un clamoroso errore giudiziario.
A Garlasco, almeno (e purtroppo), un efferato omicidio ci fu davvero, a palese differenza che a Siena: non sembri cosa da poco, eh…
A proposito: da più di 24 ore stiamo attendendo una risposta del solerte anonimo che ha difeso il modus operandi di Maurizio Montigiani sul mitico numero del conto dormiente: essendo un anonimo assai indaffarato, restiamo tutti in trepidante attesa…
Buona settimana a tutti i lettori!
Certo che Siena ha avuto tanti Sindaci con un vero e proprio caratteraccio, spesso ai limiti dell’intrattabilità, con sfuriate eccessive e cose simili. Credo non ci sia bisogno di fare grandi nomi. Se però penso che si era candidato a fare il primo cittadino Maurizio Montigiani, tendo a vedere le cose in tutt’altra prospettiva. Consiglio a tutti di guardare le sue due audizioni in Commissione per farsi una mezza idea: ad un certo punto, anche i commissari si spazientiscono, chiedendogli di andare finalmente al punto, senza fare commenti e divagazioni personali. Allora si va in segretato: grande coraggio, il Montigiani.
La commissione Rossi si è avventurata lungo una strada senza uscita, chi lo sa se per incompetenza o per altre ragioni; ma parliamoci chiaro, ormai la presidenza non può tornare sui suoi passi, continuerà fino a fine legislatura a rincorrere fantasmi ignorando i fatti, e lascerà all’opinione pubblica più dubbi di quanti ne avesse prima.
Nel merito dell’audizione mi stupisce una cosa: non capita tutti i giorni di poter interrogare una persona come Cortese, che di quell’organizzazione ha indossato il grado di “Crimine”, un po’ come un ministro per un governo; dato che di omicidi per la ‘ndrangheta pare averne commesso più di qualcuno, e altri li ha pianificati o ordinati, sarebbe stato interessante chiedergli se riconosce l’impronta della ‘ndrangheta di quello che la commissione ha “deliberato” essere un omicidio. (sul “deliberato”, usato da Vinci, ci sarebbe davvero troppo da dire). Ma sarebbe stata una domanda banale forse, e non è venuta in mente a nessuno.
Sull’intervento dell’anonimo che ci ha tenuto a correggere “certificato di deposito” e non “libretto di deposito” (mmhh…mi ricorda qualcuno…), io penso che ci sono circostanze opinabili e altre tecniche, e le seconde ahimè (o ahilui), le secondo vincono sempre sulle prime.
Matteo “Fidelio”
In ogni caso chi lavora in Banca dovrebbe sapere che le norme antiriciclaggio esistono da tempo e se anche ci fosse un deposito o un certificato al portatore in giro, per poterlo riscuotere anche nel 2013 bisognava farsi riconoscere con documento di riconoscimento valido, con registrazione della transazione ecc. ecc. Ripeto, ma di che si parla?
Caro Roby,
tu scrivi “ma di che si parla?”.
Beh, ne parla Maurizio Montigiani: a questo punto, mi pare non ci sia molto da aggiungere, se non che il meglio deve ancora venire…
Peraltro, anche il Direttore illo tempore della filiale di Viadana ha oggi smontato il teorema Montigiani, ma in tutta franchezza non c’era proprio alcun bisogno di lui.
In ogni caso, tanti, tantissimi auguri alla Commissione: come scritto stamattina, facciamola lavorare in santa pace, che il lavoro che sta portando avanti è sempre più proficuo. Quantomeno per lo scrivente…
L’eretico
Non ha smontato nulla: ha confermato che quell’elenco di certificati predormienti veniva inviato alle filiali depositarie dalla Direzione Centrale dell’emittente; ha smontato semmai la tesi dei contanti facili espressa dal pentito… leggi bene.
Bravo Maurizio, continua pure così, che sei lanciatissimo: nell’agosto del 2021, in Fortezza, ti lamentarsi -in modo francamente patetico – perché nel mio libro sul Caso Rossi non avevo scritto di te (tipico dei megalomani).
I fatti degli ultimi mesi, comunque, ti possono rinfrancare: sarai uno dei più citati, con nome e cognome e virgolettati, fra la varia umanità presente nel mio secondo (e definitivo) libro sulla bufala Rossi…
L’eretico
Ho l’impressione che la “manina” che è dietro questa operazione (un regolamento dei conti all’interno della Lega, cioè tra la vecchia e la nuova Lega) creda (o ci voglia far credere) che questo certificato al portatore non sia mai stato riscosso perchè in mano proprio a David Rossi. Questa “manina” ha fatto dire a terze persone facilmente manipolabili che Rossi fosse nientemeno che uno “spallone” (ipsa dixit) in tasca alla ‘ndrangheta. In effetti ancora non si è trovato chi ha incassato questo certificato, il che vuol dire che o veramente non è stato incassato, o non si ha voglia di trovarlo perchè sennò il complotto si sgonfia. In ogni caso, questo è un caso all’interno di un altro caso e va chiarito.
Comunque un conto è provare dimostrare che ci sono state malversazioni, tangenti, distrazioni di fondi, finanziamenti illeciti ecc… (molto probabili, ma che riguarderebbero principalmente le stranamente inconcludenti indagini sul crack di banca e fondazione), un conto è dimostrare che un tizio avrebbe ciondolato dalla finestra il Rossi per le braccia per poi mollarlo, che mi pare assurdo
Caro Gp,
questo direbbero la logica, la razionalità ed anche il buon senso (financo le indagini, ma lasciamo stare che bisogna dire che “sono state fatte male”, per essere cool): il Presidente Vinci, però, la pensa assai diversamente da te e da me, e con lui l’allegro gruppo di autoproclamati investigatori senesi, capitanati da Maurizio Montigiani. Non solo il nesso causale è sic et simpliciter ridicolo, ma tutto il link legato a Rossi fra Siena e Mantova è stato – non lo si dirà mai a sufficienza! – smentito da ben tre persone, tutte e tre parecchio, parecchio, parecchio più autorevoli del Montigiani: il Presidente Vinci, però, dà credito a lui.
A questo punto, visto che i soldi pubblici sono stati spesi, facciamoli continuare: il materiale raccolto è davvero da manuale, per squadernare agli occhi di chi lo voglia l’attuale temperie politico-mediatica (e ci dice moltissimo anche sulla forma mentis di molti che si fanno abbindolare, ci permettiamo di dire, pur amareggiati che poi questi si offendano).
Che i Vinci ed i Montigiani e le Ricci continuino fino a scadenza, mi raccomando…
L’eretico
Vorrei solo ricordare il valore di quel certificato: di 2.500 euro!
Ma per piacere…mai vista una bufala del genere.
Insomma, prima la Lega, adesso addirittura la ‘ndrangheta … la Yakuza no?
Dopo aver studiato i files desecretati da Trump, verrà forse il momento degli alieni? Gli ultracorpi nei loro baccelloni? Magari i famosi rettiliani modello Visitors?
Suicidio oppure omicimicidio … a cocchio di chi/cosa mai potrà essere la responsabilità, quantomeno morale?
Ah proprio non saperlo …
Non sapevo che si trattasse di appena 2.500 euro, una miseria. Strano che molti articoli su questo certificato di deposito associato al numero 4099009 non abbiano spesso (o mai?) parlato del suo valore irrisorio. Sa poco di giornalismo, speriamo non puzzi di propaganda.
Siamo invece certi ci siano molti più soldi nell’azienda Usa, BJ Industries, settore noleggio e spedizioni, anch’essa, come nel caso del certificato di deposito, identificabile dal numero 4099009.
Dopo questa rivelazione non escluderei che l’indagine della commissione possa finalmente assumere una dimensione quanto meno transatlantica.
Se poi, tra Google India e Google Thailandia dovessero comparire altre imprese, persone e persino
animali associati al numero 4099009, bisognerà rompere gli indugi e puntare ad una indagine a livello planetario.
Carissimo Pino,
grazie del tuo contributo, come al solito prezioso: niente sapevo di questa BJ industries, ma certo che un approdo oltre Oceano sarebbe meraviglioso, darebbe una patina di interesse e credibilità ulteriore ai lavori della Commissione. I pop corn, poi, li hanno inventati da quelle parti, no?
Rispondendo a Paolo Panzieri: per me, nonostante tutto, la pista più intrigante resta in assoluto quella delle orge, con i magistrati senesi analizzati, sulle loro performance, dal mitico Trojo, poi uscito fragorosamente di scena (ci sarebbe da scrivere un libro solo su di lui, ci sarebbe…).
A Ginocacino, con il suo cui prodest: la Commissione – quella stessa che salì a Sienina, il 6 marzo scorso, annunciando trionfalmente che il Caso era definitivamente chiuso, grazie ai suoi lavori: omicidio sicuro, garantito al limone – non può certo ammettere di avere sbagliato. Godiamoci dunque questo annetto che manca, senza crucciarci dei soldi pubblici (se ne sprecano tanti, dai): settimana dopo settimana, audizione dopo audizione, arrampicata sugli specchi dopo arrampicata sugli specchi.
E permettetemi di ricordare quanto detto e scritto già svariate volte: best has yet to come, giusto per tornare ai pop corn…
L’eretico
Si, però, scusate, dove sono le fonti che indicano il valore di 2500 euro? Tra l’altro credo che nessuno sia assolutamente sicuro che quel certificato al portatore sia mai esistito, altrimenti ce lo avrebbero spiattellato un milione di volte. Qui c’è qualcuno che sa qualcosa che noi non sappiamo o si gioca a chi la tira più grossa?
Caro Ottavio,
io del valore (2500 euro, pare) non sapevo niente di niente, ma so per certo l’unica cosa che conta, a prescindere dal valore economico dello stesso: che non ha assolutamente nulla a che vedere con la morte di David Rossi, essendo solo e soltanto una fola elucubrativa del mitico smanettone Maurizio Montigiani.
E questa deve essere l’unica cosa che conta: il resto è roba per la Commissione di inchiesta, quella – per capirsi – sulla penetrazione della ‘ndrangheta nel Mantovano…
L’eretico
Effettivamente Raffaele la pista del Trojo è la più importante.
Parecchio meno, invece, anche qui il tema di chi li pagasse i famosi festini …
Forse la Cia, il Mossad, Soros?
Ah non saperlo.
… e comunque e ancora la domanda è sempre la stessa … “cui prodest?” sembra ormai che il caso Rossi viva di vita propria come un serial anzi una telenovelas; la famiglia non si sente e non si legge più da tempo o perlomeno non sui media mentre continuano indiscrezioni, millanterie e ricostruzioni più o meno strampalate: personalmente, e l’eretico potrà agevolmente confermarlo, mi ero fermato al dubbio nel senso che questo, sincero, poteva giustificare l’ostinazione nel cercare la verità fino in fondo quindi giustificare la commissione di inchiesta e finanche la seconda ma mi pare che, oramai e come detto sopra, questo caso viva di vita propria e scollegato da quella ragione e dalla necessita di ricercare la verità vera quindi ripeto la retorica domanda, tutto sta bailamme cui prodest?
Ho visto che la foto del certificato di deposito 4099009 è disponibile sul web , andare su Google digitare David Rossi certificato di deposito e cliccare su immagini. Appare la foto del certificato mostrata in un programma Rai (Lo stato delle cose). Il certificato è del valore di 2.500.000 di vecchie lire, era stato sottoscritto nel 1997 (c’era ancora la lira) , cioè 1250 euro. Più che bufala, come già sottolineato da Mr MFD, direi Bufalona..