Lettera agli okkupanti ed ai vigilanti (e Mamdani)
Eccoci al pezzo settimanale del blog: avremmo voluto scrivere – lo faremo, ovviamente – di Mamdani, neosindaco di NYC, con le sue assai controverse ricette (soprattutto nel senso della loro concreta realizzabilità); avremmo voluto commentare l’ennesima uscita della portavoce del Ministero della Difesa Lavrov (il quale pare essere uscito dalle putiniane grazie, ma vedremo), la quale, per il crollo della romana Torre dei Conti, ha incolpato gli italici aiuti all’Ucraina, rassicurando la graziosa signora: citando Gramellini (ed il buon senso), si può dire alla Zakharova che l’incuria in Italia – crolli compresi – è ben anteriore alla invasione dell’Ucraina stessa.
Il fatto però di essere stati attaccati in modo pubblico un paio di volte, in settimana, ci spinge a rispondere; cosa che facciamo, dunque, e subito: maximo cum gaudio, peraltro…
LA PALESTINIZZAZIONE DELLA SCUOLA
Prima di iniziare a scrivere sul merito specifico di chi mi ha attaccato in questa intensa settimana, sia consentita una considerazione generale sul mondo attuale della scuola (del quale facevo parte fino a pochissimo tempo or sono, peraltro).
Stiamo assistendo ad una autentica “palestinizzazione della scuola”, di cui le occupazioni sono solo il fenomeno più appariscente, non certo non l’unico. Al Liceo Piccolomini – come era già emerso da alcuni commenti settembrini – era stato installato a settembre uno schermo per seguire le gesta della Global sumud flotilla: cosa davvero – sia consentito scriverlo sine ira ac studio – a dir poco opinabile, e di certo atta a strumentalizzazioni di vario genere (rivolgendomi a lettori consapevoli, non c’è neanche bisogno di spiegare il perché, si immagina e spera).
In altre scuole senesi, mi dicono che sia stata organizzata per gli studenti una proiezione del film – straziante, inevitabilmente – sulla bambina palestinese di sei anni, la quale telefona in cerca di aiuti prima di morire (“La voce di Hind Rajab”), Leone di argento a Venezia: benissimo, veramente; chissà però se le scuole organizzeranno spedizioni di massa anche per vedere il film – premiato con Palma aurea a Cannes, uscito questo fine settimana – del regista iraniano dissidente Panahi “Un semplice incidente”: pellicola, la quale denuncia i metodi della dittatura teocratica iraniana, incidentalmente grande e diretto sponsor di Hamas. Ad occhio e croce, spedizioni di massa a questo giro non ci saranno (lietissimo di essere smentito): nel magico mondo manicheo che piace oggi a molti ragazzi (non certo a tutti, ci mancherebbe) e a molti docenti (non certo a tutti, ci mancherebbe), qualunque cosa possa fare deragliare rispetto all’aprioristico dogmatismo filopalestinese non è ben accetto. Destabilizza, come accade quando si portano avanti posizioni ideologicamente dogmatiche, o che rendano semplicemente la complessità: cosa dire per esempio di Abu Mazen – leader dell’Anp -, il quale ieri – davanti al Papa ed al Presidente Mattarella – ha condannato Hamas come invece, nelle scuole italiche, non si sente per niente fare? Se uno è filopalestinese, dovrebbe essere amico di Abu Mazen e nemico di Hamas, nevvero?
Quando insomma nelle scuole arrivano circolari che esortano i docenti a parlare di certe questione geopolitiche – evidentemente, più che di altre – non siamo di fronte ad un bello spettacolo, lo si lasci dire: si tratta di (tentativo di) indottrinamento, e la cosa vieppiù preoccupante è che se uno va davanti a centinaia di studenti (nonché qualche docente) a dire cose divergenti rispetto a quelle che pensano loro, viene fatto passare – lui, non loro! – per conformista. Una autentica barzelletta, anche rispetto al buon senso.
Sembra dunque arrivato il momento – stimolante dal punto di vista intellettuale, assai amaro per il resto – di intervenire in modo puntuale sulla lettera del “Collettivo” del Piccolomini, pubblicata sulla Nazione (che ha legittimamente deciso di non pubblicare, sulle sue colonne, una mia replica, per non creare un ping pong dilatato e dilatabile) di giovedì, a pagina 9…
LA LETTERA DEL COLLETTIVO
Per intanto, a livello meramente preliminare: perché pubblicare – in risposta ad un nome e cognome ben precisi -, una lettera vergata in maniera del tutto anonima? Certo, chi siano i leader del Collettivo non è molto difficile sapere, ma perché allora non inserire – soprattutto per facilità dei lettori del giornale, più che dello scrivente che i nomi ovviamente li conosce – il cognome ed il nome, nonché magari la scuola di appartenenza (Classico, Formazione o altro ancora)?
A proposito, giacché ci siamo: è possibile sapere con quali procedure – sicuramente democraticissime, ci mancherebbe – siano stati individuati i predetti leader del prefato Collettivo? Quando c’è stata la votazione che li ha resi tali? Spero che il tutto sia avvenuto con procedure più democraticamente avanzate di quelle usate per indire una occupazione, rispetto alla quale si è votato il giovedì mattina, dopo che la stessa era iniziata il pregresso martedì, 48 ore prima: come se – per restare alla scuola – un docente desse un voto il martedì, per poi interrogare due giorni dopo, suvvia…
Alcuni mi hanno detto: ti piace vincere facile, dai; lascia stare questi ragazzini, che sono per l’appunto tali; obiezione in sé corretta, ma da ampliare: se qualcuno pretende di “occupare” una scuola (senza votazione iniziale, per l’appunto), poi deve anche sapere come gestire un contraddittorio. A fortiori – mi sia consentito – se poi, in una lettera pubblica vergata giustamente sul principale quotidiano della città, si affermano cose false. Come sto per documentare. A quel punto – se l’interlocutore ha superato la soglia del biberon -, uno ha tutto il diritto di replicare: anche sperando che questo possa servire loro per crescere e maturare (non sono più un docente, ma sacerdos semper sacerdos…): imparando che si cresce parecchio di più grazie ai docenti che criticano il loro comportamento, che non con quelli che lo lusingano..
La lettera che La Nazione ha pubblicato giovedì è scritta piuttosto bene, e questa – immaginando che nessun adulto, specie docente, ci abbia messo in alcun modo le mani – è cosa importante, tale da essere rimarcata in modo pubblico: chapeau al Collettivo, da questo punto di vista.
Ciò detto, cari ragazzi, iniziano le dolenti note; salto per esigenza di tempo tutta una serie di questioni, e mi soffermo su un paio di cose: nella lunga lettera, oltre a non avere inserito ciò su cui vi avevo “provocato” (mancata collaborazione con gli studenti antigovernativi ebrei, l’osceno slogan “dal fiume al mare”, ed altro: tutto abraso, cancellato, non credo casualmente), vergate che lo scrivente vi avrebbe “messo in bocca parole mai dette”, ed affrontate soprattutto due temi: la Giornata della Memoria e Hamas.
Sulla prima, scrivete che il vostro ospite “ci accusa di non portare rispetto alla Giornata della Memoria”, aggiungendoci che “nessuno si è espresso contrariamente verso le commemorazioni del 27 gennaio” (ci mancherebbe anche quello, sic); i casi sono due: o non siete proprio state attenti, ovvero è peggio ancora: c’è da sperare la prima che ho scritto. Anche perché lo scrivente – fra le sue tante attività – ha fatto per anni il giornalista di inchiesta, ed ha l’abitudine di registrare gli incontri – almeno quelli più delicati – cui partecipa: ebbene, mai nessuno vi ha detto neanche lontanamente ciò che scrivete. Registrazione canta.
Si è solo detto – facendo un discorso fra l’altro generale – che brandire la bandiera della Palestina, metterla a destra e a manca, può creare qualche ambiguità fra la Gaza di oggi e l’Auschwitz di ieri l’altro. Nessuno ha dunque detto che voi manchereste di rispetto rispetto alla Giornata della Memoria, ma capite che, se ad ottobre urlate per strada che Israele andrebbe annientata (“Palestina libera, dal fiume al mare”), poi a fine gennaio qualche dubbio sulla genuinità della celebrazione può anche venire, eh. Non c’è da fare tanto gli offesi, date retta…
Peggio ancora, ciò che segue: “ci sono state messe in bocca parole mai dette come il fatto che consideriamo Hamas una forma di resistenza partigiana”; se non considerate Hamas una forma di resistenza, ne prendo atto con grande, anzi enorme, piacere. Resta purtroppo il fatto che – al minuto 37 della registrazione – il secondo ragazzo intervenuto ha detto testualmente che “il fronte interno della Palestina” (furbescamente non chiamato Hamas, ma ovviamente di ciò si parla, fino a plausibile prova del contrario) non dispone delle stesse armi di Israele, e “pratica la resistenza”. Al punto che, subito dopo, io stesso gli ho detto che lui stava offendendo la Resistenza italiana del 1943-1945, la quale mai sarebbe andata a sgozzare bambini come Hamas il 7 ottobre (data da voi rimossa: non a caso mai citata!). Il ragazzo non si è scomposto. E questo studente – di cui ho il nome, che non scrivo per eccesso di privacy -, dopo il suo intervento in cui esaltava ciò che abbiamo detto, ha ricevuto uno degli applausi più calorosi ed intensi dell’Aula magna.
Insomma, in conclusione: sul pogrom antisemita (sì, antisemita) del 7 ottobre, sullo slogan “dal fiume al mare” che prevede l’eliminazione di Israele (non del Governo Netanyahu, dello Stato di Israele tout court), sull’unilateralismo aprioristico delle vostre posizioni, non vi si schioda; e va anche bene così: cercate almeno – in vista della prossima occupazione – di non scrivere cose non vere nei documenti che rendete pubblici, e – unico consiglio che ho da darvi, oltre a quello di pensare un po’ di più con le vostre teste – provate a stare un po’ più attenti verso chi parla (invitato da voi). Oppure, usate finalmente lo smartphone per qualcosa di davvero utile: per esempio, per registrare ciò che viene detto…
COLUI CHE VIGILA: ANTONIO VIGILANTE
L’esperienza della mia presenza al Liceo okkupato, fra le altre stimolanti cosette, mi ha dato l’opportunità di conoscere – non in modo personale, bensì attraverso il suo augusto pensiero filosofico – il professor Antonio Vigilante; classe 1971, insegna Filosofia e Scienze umane al Piccolomini. Definisce se stesso uno che “si occupa di teoria della nonviolenza”, e ci tiene giustamente a precisare di essere “abilitato all’insegnamento universitario della filosofia morale”: un mix di Gandhi e Platone, ordunque.
In un suo imperdibile pezzo vergato il 3 novembre, cui faccio volentieri gratuita pubblicità (“Una lezione dagli studenti”), mi definisce “polemista” (giustissimo), “Presidente della Biblioteca Comunale degli Intronati” ( davvero informatissimo, il Vigilante), aggiungendo poi “le cui posizioni pro Israele ho avuto modo di conoscere in occasione di un altro intervento al Piccolomini”: guardandosi bene, però, dallo specificare che sono anche decisamente critico verso il Governo Netanyahu, che sono a favore del riconoscimento dei due Stati (e non da ora), nonché tanto altro. Più comodo etichettare: senza evidentemente sapere, ovvero sapendo, ma senza specificare lo stesso (meglio la prima, suvvia).
Ma lo capiamo, il mix di Gandhi e Platone: lui preferisce il Tomaso nazionale (posizione legittima, ci mancherebbe), e chi come il Tomaso nazionale non è, è automaticamente uno che va a cena con Ben Gvir; inoltre, il buon Vigilante ci tiene a dire che lui conosce, e dunque cita, la Scuola di Palo Alto, con la “pratica della disconferma”, e non può perdersi in troppe cose bagatellarie. Anche se – dispiace dirlo – nel tentativo di mettere lo scrivente contro il corpo docente del Piccolomini, ha preso una padella: cerco di non generalizzare mai, e comunque i “cattivi maestri” cui facevo riferimento erano quelli di livello nazionale, sia ben chiaro a tutti (anche a Vigilante, giacché non lo ha capito, ovvero lo ha capito, ma ha fatto finta di).
Per me, per esempio, ci sono stati fior di pacifisti, in Italia: di uno come Alexander Langer, per esempio, mi sono occupato lo scorso 29 ottobre, in Sala storica. Per quello che posso dire (i social non esistevano, prima di quel 1995 in cui ci ha lasciato), Langer ci avrebbe messo la sua faccia – lì, in Aula magna -, invece di affidarsi alla sua “camera dell’eco” digitale.
Siccome comunque mi sono convinto che il Vigilante sia uno che merita senz’altro molto più della “camera dell’eco”, quantitativamente non enorme, in cui passano i suoi augusti e soprattutto documentatissimi scritti, da queste colonne mi permetto – anche per poterlo conoscere de visu – di invitarlo ad un confronto pubblico, pluralista, aperto a tutti. Direi di escludere gli spazi del Piccolomini, che sarebbero atti soprattutto a fare lezione (comunque per me nessun problema a tornarci, ovviamente); da parte mia, posso offrire la bellissima Sala storica, per l’incontro pubblico succitato, accettando senza problemi una soluzione terza. Attendo la decisione del Vigilante.
Visto che è due volte che il mix di Gandhi e Platone mi ascolta, senza poi intervenire di persona, forse è il momento di farlo davvero, questo incontro: altrimenti si rischia di restare solo capaci di criticare con i polpastrelli, senza metterci la faccia. Quella che uno come Gandhi (su Platone non saprei, lo ammetto) metteva sempre…
Ps 1 Mamdani, per l’appunto: ce ne occuperemo, certo, magari dopo i primi 6 mesi dal suo insediamento, ergo dopo che si sarà visto se sarà stato capace di realizzare il 5% di ciò che ha promesso. Se lo avrà fatto, bisognerà non solo fargli i complimenti, ma dedicargli un monumento equestre in vita.
Ps 2 Turbolenze politiche da Finanziaria: ciò che sostengono Banca d’Italia e Istat – in sintesi: manovra pro benestanti – non può essere liquidato con fastidio; per ora, fateci comunque sottolineare una cosa: la proposta – divisiva anche per la maggioranza – di innalzamento dal 21 al 26% della tassa per gli affitti brevi, perché non è difesa a spada tratta dai “compagni” dell’opposizione? Trattasi di misura da autentica Sinistra: a favore di chi si vede sbarrare la strada all’affitto, contro i centri storici respingenti per chi non abbia il portafoglio gonfio. Non alla Mamdani (che magari l’aliquota la metterà al 90%), ma quasi: perché l’opposizione dunque non la difende in tutti i modi?









Carissimo Eretico, grazie per questo brillante pezzo sulla “palestinizzazione” della italica scuola, e per averci fatto conoscere la figura davvero significativa del professor Vigilante.
Chissà cosa avrebbero detto i giovani morti per l’Italia, o durante il Risorgimento o durante la Resistenza, a vedere i loro coetanei di oggi sempre con la bandiera palestinese in mano, a sputare sul piatto in cui mangiano e sui valori che gli garantiscono libertà e benessere…per me, siamo alla frutta: amara, invece che dolce…
… ciao e buongiorno a lettori del blog ed al suo redattore …
… l’ho scritto nel precedente post e lo riconfermo … secondo me è un po’ esagerato trarre queste conclusioni e attribuire ai ragazzi etichette come quelle da piu lettori espresse (addirittura antisemiti ed antidemocratici) che , in ogni caso, non possono essere sintetizzate dalle parole sopra … dato che si parla di Palestina, Hamas e Israele … i valori di cui parli sono quelli che porta Israele? dunque nello scenario mediorientale l’empatia, la solidarietà per i gazawi è uguale a “sputare nel piatto in cui mangiano e che gli garantiscono liberta è benessere”? e quindi, di contro, per non “sputare ecc.” bisogna essere filo Israeliani perchè faro di liberta e democrazia in quel paese di bruti? gli Israeliani?? se è cosi resto senza parole ma prima che qualcuno mi salti addosso, abbasso hamas e condanno piu che fermamente il 07 ottobre … in questo giorno e sempre secondo la mia modesta e ininfluente opinione, Israele ha perso la sua occasione storica di mostrare al mondo chi erano davvero gli uni e chi gli altri (i capi e i fiancheggiatori di hamas avrebbero potuto stanarli e terminarli ad uno ad uno e con i mezzi più letali come sono maestri da sempre nel fare) e infatti l’hanno fatto, hanno dimostrato al mondo intero di che pasta sono fatti radendo al suolo Gaza e uccidendo decine di migliaia di civili senza distinzione di sesso, di eta, di stato sociale facendo riemergere paurosamente sentimenti antisemiti (altro che antisionisti) nei cittadini di mezzo mondo e finendo con Hamas che è sempre li a dare le carte per i Palestinesi … davvero un gran bel risultato …. per completare il tutto manca solo la realizzazione di Gaza Beach e di fiorenti Gaza Resort e la antipatica ma comunque necessaria ripulitura dai topi e scarafaggi in ciabatte infradito
… voglio aggiungere anche un altra cosa, un alro pensiero via … e qualcuno credo ne converrà …prima che si scatenasse la furia cieca di Netanhyau gli stessi ragazzi (non parlo nello specifico del Piccolomini e di Siena ma di “liceali” per età, dai 15 ai 20 anni che poi sono i più che sono presenti in tutte le manifestazioni) manifestavano pro ucraina con tanto di striscioni e bandiere giallo azzurre o sbaglio? … la solidarietà, l’empatia, le accorate mannifestazioni con tanto di slogan (perchè questo sono, degli slogan ne più ne meno di quelli cantati negli stadi tipo “Vesuvio erutta tutta Napoli distrutta”) i redivivi sentimenti antisionisti (imperanti) ed antisemiti (in rapida espansione) l’hanno innescati Israele e i suoi leader con la spropositata, cieca ed inumana reazione a quel nefasto 07 Ottobre … dice un famoso detto “chi è causa del suo mal pianga se stesso”! … ebbene ai Palestinesi in seguito a quella tragica giornata non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere … agli Israeliani invece qualche centinaio di KM quadrati in più … tutte le colonie che si sono ingrandite in questi ultimi 3 anni in tutta la Cisgiordania in attesa della costruzione dei famosi resort di cui sopra …dice l’Eretico che urlando, cantando o scrivendo Palestina libera dal fiume al mare (sono pronto a scommettere che molti degli stessi liceali non sanno manco che significa) i ragazzi postulano la distruzione dello stato di Israele mentre lo stesso slogan (che piace tanto anche agli Israeliani se non a tutti a tanti, troppi) questi ultimi l’hanno messo in pratica ..anzi no diciamo che lo stanno realizzando per espandere ed ingrandire quel faro di liberta, democrazia e giustizia che rappresenta in medioriente …
buona domenica
100% d’accordo. Tutto quanto hai scritto è una lucida analisi obbiettiva e inconfutabile, almeno da chi è intellettualmente onesto.
Viva l’Eretico, mente pensante ed abbasso ai cultori del trovare ogni scusa per fare festa a scuola protestando contro Israele, dimenticando la delinquenza di Hamas ed abbasso la Meloni, che ci sta sempre bene. Emuli dei disgraziati sessantottini; la differenza è che tra questi c’era qualcuno (pochi) con il sogno, iniziale e poi abortito, di migliorare il mondo; gli attuali invece non hanno nessuna idea della realtà usando due pesi e due misure col disprezzo delle donne islamiche maltrattate e dei morti in tante altre zone della terra a cominciare dall’Ucraina. Il loro fine ultimo è solo fare confusione e festa a scuola. Tutto fa brodo, basta non studiare, abbasso le interrogazioni, abbasso Israele ed abbasso la Meloni.
Al piccolomini dovrebbero invitare il compagno iacchetti (correlatori il gabibbo & le veline).
Titolo della lectio magistralis: “C’è una mafia giudia che mette spavento”.
La sinistra italiana tra mamdani & vanzina.
Il socialismo garba in quanto ideologia del livellamento (inevitabilmente verso il basso).
La variante moderna prevede l’accoppiata con l’islamismo.
Nel comunista pancia piena & culo al caldo c’è la convinzione di poterli laicizzare, convertire alla causa.
Le probabilità che ciò avvenga sono zero.
Sul suo blog Raffaele Ascheri ha replicato al mio articolo a proposito dell’occupazione del “Piccolomini”. Tre quarti di quello che scrive sono un tentativo di mettermi in ridicolo. Piuttosto goffo, a dire il vero: dopo avermi etichettato come “un mix di Gandhi e Platone” – ho scritto due libri di critica di Gandhi e detesto Platone – accusa me di etichettare lui perché non so che, bontà sua, è “decisamente critico verso il Governo Netanyahu”. E non manca di fare ironia sul mio cognome: una cosa di cui credevo – speravo – di essermi liberato con la fine della scuola elementare.
Non lo seguirò, naturalmente, su questo campo: abbiamo tutti modi migliori di impiegare il nostro tempo.
Ma Ascheri non si limita alla ridicolizzazione:
>Siccome comunque mi sono convinto che il Vigilante sia uno che merita senz’altro molto più della “camera dell’eco”, quantitativamente non enorme, in cui passano i suoi augusti e soprattutto documentatissimi scritti, da queste colonne mi permetto – anche per poterlo conoscere de visu – di invitarlo ad un confronto pubblico, pluralista, aperto a tutti.
Mi invita dunque a parlarne nella “bellissima Sala storica” della Biblioteca degli Intronati, “altrimenti si rischia di restare solo capaci di criticare con i polpastrelli, senza metterci la faccia”.
Una osservazione, prima di rispondere all’invito. Ho sempre trovato insopportabile la retorica del “metterci la faccia”. Quando scrivo un articolo, e lo firmo con il mio nome, mi assumo pienamente la responsabilità di quello che dico, e la stessa cosa avviene quando scrivo un post su un social network. Cerco di presentare i miei argomenti nel modo più chiaro possibile e di evitare fallacie logiche; e mi sforzo, anche, di seguire il principio dell’onestà intellettuale. Questo è quello che offro ai miei cinque lettori. I polpastrelli, che ad Ascheri sembrano ben poca cosa, sono in realtà un veicolo del nostro pensiero non meno della lingua. Se così non fosse, dovremmo smetterla tutti di scrivere libri e articoli, e andarcene in giro a mostrare la nostra bella faccia. Che a dire il vero è un po’ quello che sta succedendo. Ma non sono sicuro che sia un bene.
Vengo all’invito. Una frase come “un confronto pubblico, pluralista, aperto a tutti” è musica per le mie orecchie. Non chiedo di meglio. Faccio però una controproposta sul tema. Mi pare di capire che Ascheri voglia confrontarsi sulla Palestina. Che si può fare, ci mancherebbe. Non so con quanta utilità: è una partita di cui si conoscono già tutte le mosse e per i più si tratta di stare da una parte o dall’altra; e su questo Montanari è senz’altro più preparato di me (1). Un tema urgente mi sembra, dopo l’occupazione, quello della scuola, che è anche il tema reale del mio articolo cui Ascheri ha replicato. Ho letto sui social network, nei giorni dell’occupazione, commenti spesso atroci per la violenza e il disprezzo nei confronti degli studenti. Commenti particolarmente deprimenti perché contemporaneamente ascoltavo gli studenti dell’Artistico occupato, con la loro richiesta di una scuola diversa. Credo che questa sia una cosa importante di cui discutere. Che scuola vogliamo? Che cosa ci aspettiamo che accada in un’aula scolastica? E a che serve, in definitiva, la scuola? Ho su questi temi le mie idee, come le avrà, immagino, Ascheri. Ma soprattutto è importante aprire uno spazio di confronto perché a esprimersi siano gli altri. A partire da studenti, genitori, insegnanti.
(1) Ascheri mi attribuisce una predilezione per Tomaso Montanari (“lui preferisce il Tomaso nazionale”) che, come altre cose, è tutta nella sua fantasia. Apprezzo Montanari come intellettuale, ma trovo politicamente inaccettabile la sua posizione sull’Ucraina. ↩
https://antoniovigilante.pages.dev/posts/2025-11-08-risposta-a-raffaele-ascheri/
Caro professor Vigilante,
saluto con favore questo suo pubblicare su un blog – aperto, del tutto pluralista ed anche piuttosto seguito -, allontanandosi almeno in parte dalle “camere dell’eco”: benissimo così (come accolgo con grande piacere il fatto che lei trovi “politicamente inaccettabile” la posizione del Tomaso nazionale sull’Ucraina).
Commenti sul suo scritto li farò, e ben volentieri, in seguito, non avendo oggi tempo; mi limito per adesso a dire che io l’ho invitata ad un confronto sulla questione di Gaza, con annessi e connessi, non su altro: francamente mi stupisce che lei si dica meno preparato del Tomaso nazionale (storico dell’Arte, andrebbe ricordato) su una questione così importante e dirompente (nonché effettiva causa della – non votata in modo preventivo – occupazione del Piccolomini e dell’Artistico).
Ergo, per non andare fuori tema: lei mi dia la disponibilità per un confronto a due su Gaza, Hamas ed Israele, dopodichè ben volentieri si farà – se del caso, ovviamente – un dibattito pubblico sulla attuale scuola. Stia pure tranquillo che, su entrambi gli argomenti, mi pare di capire che siamo agli antipodi: cosa, questa, assai stimolante per un dibattito. Pubblico, veramente pluralista ed aperto a tutti: non nelle solite e stantìe camere dell’eco, ma in sale aperte a tutti (e con parole che vengono correttamente registrate, per evitare che poi qualche Collettivo scriva cose dimostrabili come false)…
In attesa di una sua disponibilità, la saluto e le auguro – come sempre a tutti i lettori – una proficua settimana…
Mi spiace che lei abbia poco tempo: perché non sono sicuro di riuscire a essere breve. Si prenda il tempo che le serve per leggere e replicare.
Cominciamo dalle “camere dell’eco”. Per qualche tempo ho sostenuto la necessità di abbandonare social network come Facebook, passando a strumenti più aperti come Mastodon (ne ho parlato su “MicroMega”: https://www.micromega.net/un-altro-mondo-virtuale-e-possibile). Le ragioni sono evidenti: social come Facebook estraggono valore economico dalla nostra vita personale e dai nostri dati privati e ci spingono a polarizzarci sempre più, di fatto facendo degenerare la nostra vita sociale e politica. Ho dovuto ricredermi, almeno parzialmente, per due motivi. Il primo è, appunto, la questione dell’echo chamber. In una istanza Mastodon si sta a meraviglia: tutti sono educati e gentili, non occorre litigare con nessuno e tutti la pensano più o meno allo stesso modo. Ma nessuno è mai spinto a vedere le cose in modo diverso, e questo è un pericolo. Il secondo è che la qualità della nostra vita collettiva dipende in misura determinante dal *discorso pubblico*, ossia dalle cose che le persone si dicono quotidianamente. Per semplificare: se gli appartenenti a una minoranza etnica o religiosa sono oggetto di discorsi di odio, prima o poi si giungerà alla violenza diretta o istituazionale. Per questo è fondamentale intervenire nel discorso pubblico. E il discorso pubblico si costruisce, oggi, su social come Facebook.
Per questo passo non poco tempo a discutere su Facebook con gente che la pensa diversamente da me. Non è una cosa facile. Davvero si tocca con mano giorno dopo giorno come i social ci abbiano deformati e sia ormai quasi impossibile discutere attenendosi solo agli argomenti.
Ora, a me sta molto a cuore la democrazia. E penso che questa polazzazione, questa trasformazione del cittadino in tifoso, siano il pericolo più grande per la nostra democrazia.
Credo che la scuola abbia il dovere di farsi carico di questo problema, educando gli studenti al confronto aperto ma rispettoso, al dialogo, alla considerazione rigorosa degli argomenti. Mi deprime che si stia diffondendo la pratica del Debate, che considero diseducativa. Ho usato per una decina di anni la Maieutica Reciproca, sulla quale ora cerco di formare i docenti di Filosofia. Nella Maieutica Reciproca, creata da Danilo Dolci, non si tratta di cercare di aver ragione; c’è una domanda, e si cerca insieme una risposta. In dieci anni di pratica della MR a scuola non è mai successo una sola volta che vi sia stato un litigio e più di una volta qualcuno ha ammesso di aver cambiato idea.
Questa premessa, dunque, è sul metodo. Possiamo parlare di qualsiasi cosa, ma il format, per così dire, del “confronto a due” mi appassiona poco. Si tratterebbe di portare anche nella cosiddetta vita reale la logica dei social network: vediamo chi ha ragione, o è più brillante, o ha studiato meglio *L’arte di ottenere ragione* di SSchopenhauer. Una cosa da maschi alfa che non farà crescere nessuno, se non nel proprio ego.
La mia proposta è di discutere partendo da una domanda e cercando insieme qualche risposta. Senza la pretesa di avere ragione, cercando di capire le ragioni dell’altro. Meglio se seduti in cerchio, in modo che ognuno senta di avere diritto di parola.
Quanto al tema, per me è urgente parlare di scuola. O meglio: di scuola e comunità. Perché avverto da tempo uno scollamento e mi sembra che a pagarne le conseguenze siano i nostri studenti – quelli cui qualcuno vorrebbe sparare. Conosco da tempo il malessere degli studenti e sono stato ieri l’altro al funerale di una mia ex studentessa caduta dalla Torre del Mangia. Mi sembra che dietro l’occupazione ci sia soprattutto questa richiesta, forse disperata, di confronto. Questo, almeno, ho percepito confrontandomi con gli studenti dell’Artistico. Mi chiedo se possiamo continuare a rispondere con la ferocia di certi commenti sui social.
Caro Vigilante, a questo punto passerei al “TU”, vista la frequenza dei tuoi interventi sul blog: ergo, caro Antonio…
sarà che la figura del maschio alfa non la ritengo poi così disprezzabile ed additabile (converrai che non si può essere etichettati come vannacciani, per scrivere ciò), a me invece il confronto a due è sempre garbato, proprio parecchio (quasi come l’uno contro tutti, di cui ho fatto lunga pratica qualche anno or sono).
In più, visto che al 99% la okkupazione era motivata da Gaza (vedasi bandiera della Palestina brandita maldestramente dagli okkupanti), io il confronto te l’ho chiesto su quella questione, altrimenti si sarebbe andati fuori tema: prendo dunque atto che non te la senti (se ritieni più preparato sull’argomento il Tomaso nazionale – storico dell’Arte -, posso dire che questo mi dà un pochino da riflettere?).
Ciò detto, figuriamoci – garbandomi per l’appunto la figura del maschio alfa – se mi tiro indietro rispetto ad un dibattito sulla scuola: non avendo il tempo ed il modo di organizzarlo (e non sembrandomi adatta la Sala storica, in questo caso), pensa tu alla logistica dell’evento; dal gennaio 2026 in avanti, una data la si troverà senz’altro…
Buon lavoro, ordunque!
Va benissimo il tu; sono anzi senz’altro più a mio agio. *Caro* però anche no. Io non ti sono caro e tu non mi sei caro. Cerchiamo di preservare il significato delle parole, soprattutto quelle importanti.
Non mi fa particolarmente piacere venire sul tuo blog, che peraltro non è ottimizzato per il cellulare, oltre ad avere un bel po’ di problemi tecnici.
Prendo atto che ti ritieni un maschio alfa. Lo sospettavo. Sospetto anche che tu ti ritenga un grande intellettuale. Succede. E’ grave, però, quando nessuno ti ridimensiona: la cosa diventa patologica. Ecco, io sono quello con lo spillo.
Il maschio alfa, dunque, decide il luogo. La *sua* biblioteca – e sua, purtroppo, nel senso più pieno del termine. Poi decide il tema. Sei venuto nella mia scuola. Sei stato ascoltato con rispetto e civiltà. Poi sei andato sui giornali ad offendere gli studenti, dando loro, sostanzialmente, dei decerebrati. Di questo ti ho chiesto conto. Ma tu di questo non vuoi discutere. Vuoi invece riprendere la infinita tua conferenza pro-Israele. E vuoi decidere anche il modo. Non un confronto circolare, dialogico, a più voci, ma il duello, o qualcosa del genere. A lasciarti fare, mi diresti anche come devo vestirmi per l’occasione.
Anche mio figlio ha atteggiamenti simili. Ha tre anni, quasi quattro. Gli dico che il mondo non gira intorno a lui. Sta cominciando a capirlo.
Di scuola abbiamo parlato con Simone Giusti qualche giorno fa da Rebecca. Capiteranno altre occasioni. E sono sicuro che verrai a spiegarci perché consideri gli studenti incapaci di un pensiero autonomo.
PS: Non sono sicuro che sia legale registrare dei minori a scuola, senza il preventivo consenso dei genitori. Certo è sciocco poi vantarsene anche pubblicamente.
Ti rispondo, oh Antonio Vigilante (il “caro” non si può, dunque si ricorre al buon, vecchio vocativo), giusto con alcune precisazioni:
1) i supposti problemi tecnici del blog – che io sappia – li hai solo tu, visto che gli altri non li segnalano; e comunque vedo che al blog stesso ti stai appassionando (tu diresti che uno è in cerca di visibilità, essendo questo sito piuttosto letto);
2) quanto al maschio alfa, non ho certo detto di esserlo (basterebbe rileggere il passaggio, con un minimo di attenzione): ho solo detto di non disprezzare affatto il modello culturale in quanto tale, cosa che riconfermo in pieno anche adesso;
3) sulla questione del discutere, francamente mi pareva di essere stato io a chiedere una discussione aperta, pluralista e pubblica, e tu – come del tutto confermato da questo intervento – a rifiutare il confronto (mentre io non ho nessun problema a parlare pubblicamente di scuola, anzi: ho solo posto una questione logistica);
4) contento che tu abbia un figlio così piccolo, cui dici spesso che “il mondo non gira intorno a lui”: se permetti, questo sarebbe il mio blog (preciso, proprio così), e dunque mi sembri tu, a cercare di ritagliarti uno spazio, fruendo di una struttura che ha una sua audience quantitativa e qualitativa (nel senso per l’appunto di pluralista). I lettori come sempre giudicheranno, chi fra i due sembri volere guadagnare visibilità…
Sul Ps, infine, viene francamente da ridere: uno va a parlare durante un’okkupazione – mai votata da alcuno prima del suo stesso inizio (circostanza su cui curiosamente non mi pare tu scriva mai niente)-, parlando di argomenti indubbiamente incandescenti (altrimenti non ci sarebbe stata l’okkupazione, no?), ed uno non si dovrebbe potere registrare, interventi di minorenni compresi?
Scusami, ma in questo caso siamo davvero alla barzelletta, peraltro riuscita male: il “consenso preventivo dei genitori”, andava magari chiesto ai genitori degli studenti contrari. All’okkupazione, però, non a chi era stato invitato dagli okkupanti stessi a parlare…
Oh Antonio, io se continui a scrivere ti pubblico ancora (con le regole di ingaggio di tutti gli altri), ma dammi retta: prenditi una salutare pausa…
L’eretico
Io ormai sono convinto che l’appoggio della sinistra alla Palestina sia un esempio perfetto di “Virtue signaling”, cioe’ “L’artefatta, talvolta esasperata, ostentazione di aderenza a valori morali che riscuotono consenso nella società del tempo, al fine di ottenere visibilità o facile approvazione dagli altri”
Mi rendo conto che posso apparire un cinico o un amorale, ma pensateci bene; cosa e’ la sinistra oggi? Quali sono i suoi valori, per cosa combatte? Ogni velleita’ di rivoluzione e’ cessata, la lotta di classe e’ ormai un ricordo lontano, in economia le vecchie idee marxiste sono ormai obsolete e contadini ed operai – una volta le classi di riferimento dei comunisti- votano Salvini e Meloni.
Che cosa resta? Un po’di buonismo, un po’ di terzomondismo e un generico rifiuto del capitalismo. Ed ecco che i Palestinesi – vecchie mascotte della Guerra fredda- tornano in primo piano sullo scenario internazionale: quale occasione migliore per fare casino e per sentirsi i buoni, uniti per difendere la “parte giusta”? Ed ecco i cortei, i proclami, le occupazioni ed i sit-in, tutto per dimostrare di esserci e di contare ancora qualcosa. E intanto ai problemi veri ci pensera’ qualcun altro…
Io, da anticomunista, mi chiedo perché essere di destra debba comportare negare un genocidio.
Nessuno nega il genocidio. Nessuno giustifica Israele per avere esagerato nella risposta dei terroristi palestinesi, tra l’altro la netta maggioranza dei civili di Gaza erano innocenti. Nessuno giustifica Netaygnau, ma condanniamo anche Hamas. Ambedue sono colpevoli e da incarcerare. Il problema è che queste manifestazioni pro Gaza giustificano l’esistenza di Hamas e chiedono un’alternativa di governo democratico e non teocratico. Difendere gente col cencio in testa ed il viso coperto che propugna una religione antistorica e disumana con le donne ed i diversi mi rende molto diffidente. Israele ed anche il suo alleato USA dovrebbero prediligere le forze moderate sia arabe che israeliane. Molti israeliani vorrebbero la fine della guerra a cominciare dai familiari degli ostaggi che temono la morte dei restanti ostaggi in mano ad Hamas ed anche diversi militari ne preferirebbero la fine. L’odio alimenta l’odio. Dovrebbero essere favoriti gli stati arabi che sembrano più moderati (Arabia Saudita, Giordania, Egitto) e formare un gruppo arabo che faccia da tutore a Gaza, isolando gli estremisti di Hamas. Ridare Gaza ai loro abitanti, ma senza Hamas. Le nostre anime “candide” invece protestano indossando gli emblemi del perriore terrorismo; ed è qui il grande sbaglio. Questo in buonafede, ma sospetto anche un po’ in malafede per fare un po’ di festa senza sapere veramente come vanno le cose in quelle terre sfortunate.
Correggo: Il problema è che queste manifestazioni pro Gaza giustificano l’esistenza di Hamas e non chiedono un’alternativa di governo democratico e non teocratico.
Io ho condannato subito Hamas. Senza nessuna ambiguità. Qui, esattamente due anni fa: https://antoniovigilante.pages.dev/posts/2023-11-05-palestina-libera/
Condanno Hamas come condanno qualsiasi forma di fascismo. Il problema è che oggi, 2025, i vertici di Hamas sono sotto terra. Nethanyahu, che ha la responsabilità di almeno sessantamila civili massacrati, è al suo posto.
Concordo, parole sante da condividere ad occhi chiusi. Semmai sarebbe bene che la sinistra attuale, se ancora la possiamo chiamare così, aprisse bene gli occhi per rendersi conto della realtà.
Potrei dire una cosa inesatta non conoscendo le regole organizzative del mondo della scuola, ma direi, a naso, che di fronte ad una occupazione di un edificio scolastico, un preside dovrebbe condannare l’iniziativa presa da alcuni studenti senza se e senza ma, per tutelare il sacrosanto diritto di chi è contrario all’occupazione e vuole seguire le lezioni di farlo senza problemi.
Ecco perché – e vengo all’occupazione del Piccolomini – mi suonarono “strane” le parole del Preside riportate dai giornali in cui, in soldoni, si criticava la forma pur ritenendo condivisibile la sostanza…..
Fausto
Vorrei dire delle banalità su cui sfido chiunque a non essere d’accordo
1. Condanna assoluta del 7 ottobre
2 Condanna assoluta delle violente occupazioni da parte dei coloni
3 Condanna assoluta delle uccisioni indiscriminate di civili palestinesi
4 Diritto per i palestinesi vivere nelle terre che hanno abitato per secoli
5 diritto di Israele di vivere in pace
Non credo che qualcuno non lo sia.
Il resto è soltanto contorno ideologico alimentato dai faziosi di ogni parte.
Dici che questo è il tuo blog, ma sembra più la tua stanza dei giochi: inviti a parlare, aprendo i commenti, ma con moderazione, eh, altrimenti vuol dire che cerchiamo visibilità, essendo il tuo blog noto a livello nazionale. In realtà da epicureo io seguo il λάθε βιώσας: me ne sto per lo più quieto nel mio orto. Se ne esco, è solo per seguire il principio di piacere. Nel caso specifico, il piacere – che è istruttivo – di vederti arrancare, una fallacia logica dopo l’altra.
Procediamo.
1) Problemi tecnici
È confortante sapere che tu non hai riscontrato problemi sul tuo stesso blog. Visto che usi il blog come pulpito per inseguire il “confronto pluralista”, ti suggerirei di assicurarti almeno che la gente riesca a leggerlo senza dover zoomare con due dita dal cellulare. Se sei soddisfatto di un sito che ogni tre per due dà problemi di Bat Gateway sono affari tuoi: sono quisquilie tecniche. Ma c’è un dettaglio che forse ti è sfuggito: hai l’obbligo legale di informare gli utenti che raccogli i loro dati. Un blog su piattaforma WordPress lo fa sempre — anche solo con i commenti. Niente informativa, niente consenso: sei fuori norma.
2) Modelli culturali
Non sei un maschio alfa, ma non disprezzi il modello culturale. Io non direi mai, che so: non sono fascista, ma non disprezzo il modello culturale.
Ragioniamo allora di modelli culturali. Devo darti ragione, le registrazioni sono una gran cosa, quando sono fatte legalmente. E’ grazie alla registrazione che ho potuto seguire su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=4CSm31vaIhM&t=2462s) la tua incisiva partecipazione alla presentazione del libro “Nil impossibile volenti in nomine Dei” di Giorgio Fineschi Sergardi. Un libro – al confronto del quale quello di Vannacci è puro progressismo – in cui si legge che “Il Fascismo è stato un periodo eroico della nostra Patria” (capitolo 27); che “Il comunismo sovietico non potendo conquistare l’Italia con i carrarmati, lo ha fatto con gli insegnanti ed i Giudici” (capitolo 2); che gli studenti “sono specie di scimmie” (ibidem); che i giudici “Sono dei criminali pericolosissimi per le vostre famiglie, per il futuro dei vostri figli, per la Patria” (cap. 3); che bisognerebbe creare delle città-penitenziario in Libia per deportare i detenuti (ibidem); che “Se una donna decide di ritrovarsi senza veli, in posizione orizzontale con chicchessia, è una sua scelta e se ne deve assumere la responsabilità” (ibidem), a proposito di violenza sessuale; che – a proposito di guerra – “Se dobbiamo combattere contro qualcuno, è all’interno dei nostri singoli paesi, contro anarchici, nichilisti, comunisti (questi sempre di meno, per fortuna), ateisti” (cap. 22). E, riguardo agli omosessuali: “se distruggi la famiglia, annienti lo Stato. Chi agisce per ottenere tale risultato è un terrorista, che va giudicato, condannato e rinchiuso in galera fino a quando non più ritenuto pericoloso per la società civile” (cap. 9).
Ora, che dirà l’Ascheri, invitato a presentare questo libro, alla presenza, peraltro, di un bel po’ di militari? Protesterà per l’apologia del fascismo? Per l’aberrazione riguardo alla violenza sessuale? O, magari, per l’istigazione all’odio nei confronti degli omosessuali? Niente. L’Ascheri si limita a notare “la distanza della mia formazione personale” (minuto 40:51); una distanza che non lo porta a condannare pubblicamente nessuna di quelle affermazioni.
Se questa è la tua idea di cultura, non mi sorprende che sia così difficile intendersi.
3) L’idea di cultura
Hai chiesto un confronto a due (formato talk-show da seconda serata), non un confronto pluralista. Ciò che io ho proposto è esattamente il contrario: un incontro circolare, dove chiunque abbia voce. Capisco che l’idea ti turbi, perché non consente il palcoscenico frontale e la brillante uscita da trascrivere con orgoglio nel blog, ma a qualcuno interessa davvero ascoltare gli altri.
E questa è la mia idea di cultura. Non prendere un microfono a mostrare quanto siamo colti e brillanti, ma prendere la parola per sollevare domande e poi dare la parola ad altri per cercare risposte. Insieme. Riconosco che può essere sconcertante; non si usa troppo. Ma io questo faccio.
Bisognerebbe ragionare – ma sei impaziente di chiudere, a quanto pare ti dà noia rispondere sul tuo stesso blog – sulle ragioni per le quali ritieni inadatta la Biblioteca per un incontro sulla scuola. A me sembra una cosa tristissima. La Biblioteca è frequentata per lo più da studenti, non c’è posto migliore per discutere del sistema scolastico. Ma il suo presidente la pensa diversamente. Magari puoi spiegarci perché.
5) Il GDPR, questo sconosciuto
Davvero credi che, siccome ti ha invitato un gruppo di studenti, tu sia autorizzato a registrare liberamente chiunque parli? La legalità non funziona a invito. Per lavoro sto seguendo una ricerca di dottorato. Bisogna raccogliere il consenso preventivo dei genitori anche per interviste trattate in modo anomimo. Tu invece arrivi in una scuola, accendi il cellulare e via. E te ne vanti anche.
Oh Antonio,
il giochino del presentare l’interlocutore come (presunto) arrancante è vecchio quanto il mondo, ergo mi aspettavo, da un filosofo come te, di meglio: giudicheranno comunque i lettori, come sempre.
Per il discorso tecnico del blog: esiste da 15 anni, ha avuto denunce varie, ma ciò che segnali tu non è mai emerso in alcuna sede, neanche davanti alla Polizia postale: rispetto alla quale, in tutta evidenza, tu sei evidentemente più informato.
Avendo anche altro da fare, sarò breve: ti segnalo che all’incontro sul libro del Fineschi Sergardi erano presenti non solo militari, ma Prefetto e Questore di allora, nonché un noto sacerdote senese che mi era accanto: spero che – con la determinazione che ti contraddistingue – manderai anche a loro una missiva di protesta per la loro presenza quella sera; fra l’altro, io ero lì non da Presidente (non lo ero ancora), ma solo da conoscente dell’autore, dal quale – come peraltro tu stesso scrivi – presi le distanze. Essendo un suo conoscente nonché ospite, come si fa per cortesia non dissi fino in fondo ciò che pensavo di quel criticabilissimo libro: così come per esempio adesso non dico tutto ciò che penso di te, cerca di capirmi.
Quanto alla seduta di autocoscienza collettiva sulla scuola, più che darti la disponibilità per presenziare, che dire? La Sala storica non mi pare proprio adatta per happenings collettivi, che infatti non ci sono mai stati, neanche prima di quando sono stato nominato Presidente; quindi scegli tu il posto, ed io volentieri sarò presente, per squadernare la mia idea gerarchica e paternalistica – financo nozionistica – della somministrazione del Sapere.
Infine, sulla registrazione: se qualcuno si è sentito danneggiato (di essere registrato per quello che ha detto, alla faccia della trasparenza!), vada pure in Procura; io, dopo una dozzina di querele su cose un po’ più complesse e serie, mi sono fatto le spalle ben larghe, vediamo i potenziali querelanti: tutti facenti parte, dal primo all’ultimo, di una Okkupazione nata in modo del tutto antidemocratico. Con te a non scrivere mezza riga su questo minuscolo “dettaglio”: perché registrare chi parla, sarebbe un crimine, interrompere le lezioni, invece, no…
Ed ora, oh Antonio, scusami: come ho fatto in passato con molti altri lettori (non sei il primo, tranquillo), ti chiedo – per rispetto degli altri lettori e commentatori – di prenderti giusto una pausa, su questo blog; per poi ricominciare, più in forma che mai…
Ad majora!
Buongiorno, caro Eretico: ho visto che questo esimio filosofo, il professor Antonio Vigilante, ti ha scritto per 6 volte in pochi giorni, con una infatuazione da neofita del blog degna forse di maggior causa…
In tutto questa abbondanza di parole, di frasi, di citazioni ad effetto (addirittura vergate in Greco antico, impreziosendo il blog), mi pare si sia dimenticato di scrivere la cosa direi di gran lunga più importante, da te infatti richiesta almeno un paio di volte: l’occupazione del Liceo Piccolomini e dell’Artistico, prima del loro inizio, da chi sarebbe stata democraticamente votata? Su questo, silenzio veramente tombale: anche per i grandi filosofi, talvolta la realtà effettuale fa brutti scherzi.
Sulla questione della registrazione non a norma, hai giustamente parlato di barzelletta: in un contesto di oggettiva interruzione di pubblico servizio (scolastico), su cui immaginiamo le autorità stenderanno un pietoso velo, l’esimio filosofo si mette ad eccepire che un ospite – che parlava solo contro tutti, sebbene giovani ed inesperti – si permetta di registrare se stesso e ciò che gli viene detto (contro). Una autentica barzelletta, c’è poco da aggiungere, ma di quelle che fanno capire l’aria che tira…
Volevo segnalare che anche il mio smartphone a volte ha problemi tecnici per caricare la pagina del blog.
Cara M.C.,
allora, almeno su una cosa, aveva senz’altro ragione il filosofo! Farò presente a chi di dovere, sperando di risolvere il problema, Deo juvante…
L’eretico